Sottomesse ai servi (parte 2)

Scritto da , il 2022-01-04, genere sadomaso

Alle due donne si chiuse lo stomaco ed il cuore iniziò cambiò il battito a causa della tensione che d’improvviso si era impadronita di loro. Se si fossero guardate avrebbero visto il venir meno del colore alle guance nonostante la cura messa nel trucco.
Ettore ed Ivo, spesso si incontravano con Simona e Viola in amicizia e in serate a sfondo sessuale. Le donne dipendevano sessualmente dai due uomini. Non era inusuale che venissero reciprocamente mandate a casa dell’amico, come non era inusuale che Ettore le mandasse a sottomettersi alla loro “servitù” (come Simona chiamava Matteo e Luisa, loro domestici).
Sapevano cosa sarebbe loro successo, non era la prima volta.
Sarebbero state sottomesse, umiliate ed abusate sessualmente.
Il battito cardiaco e la tensione si trasformarono sempre più in eccitazione, quella che iniziò a circolare velocemente unitamente al sangue.
Le sensazioni che avrebbero provato sarebbero state forti, fortissime. Entrambe vivevano di emozioni forti, ne avevano bisogno, al punto da accettare l’umiliazione che, avevano da tempo scoperto, è tremendamente eccitante.
L’umiliazione come la paura, perché sapevano che avrebbero anche sofferto. I domestici non si facevano certo mai sfuggire l'occasione di divertirsi ed eccitarsi con la loro “padrona” ma, soprattutto, con quelle bellissime donne altere e snob, vendicandosi del modo in cui spesso venivano trattati.
Da tempo, ormai, vivevano questo rapporto come fosse una bilancia.
Simona non era gentile con la “servitù” e non perdeva occasione per umiliarli, sapendo che, a scelta di Ettore, sarebbe stata loro ceduta per una sera e gli equilibri si sarebbero ricomposti.
Tutti i rapporti sono il frutto di un equilibrio che cresce e si perfeziona col tempo.
Così, umiliandoli a parole e a gesti, altro non faceva che creare i presupposti per la loro “vendetta” che, sapeva, avrebbe regalato l’espiazione per le angherie e, soprattutto, ore di forti emozioni, cariche di adrenalina e “vita”.
Per Viola era pura eccitazione. Non aveva nulla da farsi perdonare ma aveva tanto da
godere in quelle situazioni estreme.
Il percorso fino alla casa ove si sarebbe consumata l’espiazione, sembrava sempre lungo, complice anche il tremolio alle gambe e la torsione dello stomaco che impediva loro di parlare.
Lo sapevano, lo sapevano benissimo a cosa sarebbero andate incontro, al fatto che i due domestici non avrebbero avuto alcuna pietà ed avrebbero scaricato la loro libido senza falsi scrupoli.
L’odio che in quel momento provavano per quelle due persone era pari al desiderio di vivere ogni istante di quanto sarebbe capitato.
Alla porta di casa, il respiro affannato non era dovuto alla camminata di breve durata.
A Simona tremava la mano quando suonò il campanello.
1 minuto, 2, 5.
Che cazzo stava succedendo?
Quello stronzo di Matteo non apriva.
Per un attimo, irrazionalmente pensarono che si fossero dimenticati della serata che, sicuramente, Ettore aveva loro anticipato.
10 minuti, ferme, sulla porta di quella cazzo di casa.
Solo i loro compagni potevano permettersi di farle aspettare.
Matteo questo lo sapeva.
Quel bastardo si stava affinando nella tortura psicologica. Lo sapevano, lui e sua moglie, che le due schiave avevano tanta paura quanta eccitazione in una improbabile mistura nella quale, in quel momento, sicuramente prevaleva la prima che, tuttavia, stava creando aspettative per la seconda.
Avrebbero forse dovuto suonare un’altra volta?
Lo sguardo che si scambiarono sembrava contenesse proprio quella domanda la cui
risposta si diedero da sole senza pronunciarla.
Se lo avessero fatto con buone probabilità i loro Padroni per la serata si sarebbero infastiditi.
Finalmente Matteo venne ad aprire.
Fecero fatica a percorrere i tre scalini che le separava da altrettante ore di tensione, paura, eccitazione, voglia, desiderio sessuale e tutto quel vaffanculo che quelle sere portavano loro, o anche solo a Simona, non essendo escluso che a volte solo lei vi andasse.
L’uomo sorrideva e non si spostò dal varco della porta finchè le due “schiave” non
abbassarono spontaneamente lo sguardo.
Quante volte nella vita può capitare che i domestici possano avere a loro completa
disposizione la “Padrona” per divertirsi?
“Luisa, sono arrivate le due schiave”.
Quella frase fu come un pugno nello stomaco.
Era impossibile non registrare eccitazione nella voce dell’uomo che annunciava alla moglie l’arrivo delle due Signore.
“Falle camminare come cagne, quelle puttane”.
Come cagne?
Si sentirono come sollevate come da un turbine sentendo, in nemmeno 15 secondi, tre parole che avrebbero fatto da sfondo all'intera serata: schiave, cagne e puttane.
Era una situazione nuova, non lo avevano mai fatto.
Sarebbe stato umiliantissimo.
La porta era ancora aperta e si voltarono per guardarla quale potenziale via di fuga, spinte da quella contraddizione che albergava nel loro stomaco.
Il desiderio di adrenalina fu più forte della voglia di scappare e, condannando loro stesse a ciò che serviva per le emozioni desiderate, chiusero la porta a chiave, togliendola dalla serratura e simbolicamente consegnandola a Matteo e, con essa, consegnando loro stesse.
Quante volte i domestici le avevano ammirate in quegli abiti raffinati, eleganti e sexy che l’uomo, lentamente, cominciò a stracciare per spogliarle.
Restarono bloccate dalla sorpresa per quell’atto al quale, per la prima volta, venivano sottoposte.
La mente era in un vortice fortissimo di emozioni che le isolava dal mondo esterno e le facevano vivere solo il momento, senza pensare alle prossime ore o a quelle precedenti.
Non ebbero modo di pensare che ci doveva essere stato un accordo tra i domestici ed
Ettore e, così, non poterono nemmeno chiedersi cos’altro avevano concordato a loro danno…o vantaggio, perché ogni cosa ha sempre almeno due punti di vista.
Restarono ferme e tremanti davanti a quel gesto che confermava la forza che avrebbe
caratterizzato quella serata.
Non avevano reggiseni, non li indossavano mai con quei vestiti, trovando ineleganti i segni sotto l’abito.
Avevano però i perizomi che, stranamente, vennero lasciati.
Simona ebbe l’irrazionale tentazione di toglierselo, quasi a completare l’operato del suo “Padrone” e della consegna di sé stessa.
Accennò il movimento che venne fermato con uno schiaffo.
“A terra puttane”.
Ancora quella parola che, in essa, conteneva le altre due con ancor più forza.
Simona si inginocchiò subito, timorosa di un altro schiaffo.
Viola, invece, restò ferma un attimo più del dovuto e Matteo ne approfittò per non privarsi del piacere di afferrarla per i capelli e spingerla giù.
Non ci fu bisogno di pronunciare alcuna parola che, comunque, risuonò nella testa della donna che si abbassava.
Se avessero potuto tenere lo sguardo più in alto dal pavimento che in quel momento
stavano fissando, avrebbero avuto modo di vedere il rigonfiamento nei pantaloni dell’uomo che denunciava il cazzo duro per l’umiliazione di quelle due splendide donne inginocchiate davanti a lui.

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