Cara mamma

di
genere
incesti

Sono Marisa, vicina ai cinquanta, ma abbastanza ben portati. Non sono la classica milfona, ma una donna normale: una terza di seno, un paio di chili in sovrappiù, un marito, un figlio, un amante. E proprio dall’amante vorrei partire. Riccardo: quasi trent’anni meno di me è il mio uomo. Non si è preso solo il mio corpo, ma anche il mio cuore: lo amo da morire e se non lascio mio marito per lui è solo perché vorrei che si facesse una sua vita, anche se ci soffro tantissimo al solo pensiero. Riccardo è anche l’uomo c a cui ho concesso di prendere la mia verginità anale, l’unica che potessi ancora offrire. Riccardo è anche il migliore amico di mio figlio Marco. Sono cresciuti insieme, simbioticamente fin dai tempi delle materne, per arrivare all’università. Ed ora hanno uno studio di consulenza insieme. Non hanno mai avuto segreti tra di loro, così, quando due anni fa, Riccardo ed io abbiamo iniziato la nostra relazione, Marco è stato il primo a saperlo. Da uomo maturo qual è, ha accettato la situazione ed i rapporti tra lui e Riccardo non sono minimamente cambiati. Cone me, a dire il vero, un po’ sì, nel senso che mi sentivo guardata da lui diversamente. Nient’altro! Il bello di avere un figlio che è a conoscenza del fatto che ci sia un amante della mamma sta nel non doversi preoccupare di essere scoperta da lui. Io e riccardo ci vedevamo a casa mia, tranquillamente, nelle ore in cui mio marito era al lavoro, senza preoccuparci che Marco potesse rientrare. Quando qualche volta succedeva, io mi limitavo a chiedere:
“Marco, sei tu? Sono a letto con Riccardo, arrivo tra un po’!”
Per la verità, Riccardo mi raccontava di come spesso Marco gli chiedesse di come fossi a letto: la cosa mi imbarazzava, ma non più di tanto.
Dieci masi fa, circa, mentre eravamo nei giardini di un paese lontano dal nostro, dove nessuno potesse conoscerci, per prendere un gelato e fare una passeggiata insieme, Riccardo mi dice:
“Sai? Credo che Marco sia un po’ geloso!”
“Perché lo dici?”
“In realtà me lo ha confessato lui. Non voglio che lui stia male.”
“Quindi?”
“Marisa, io non posso fare a meno di te: ti amo da impazzire. Ma non voglio perdere neanche lui.”
“Cosa possiamo fare?”
“I credo che lui sia geloso di te come donna, non come madre.”
“Ma che dici?”
“Ne sono sicuro: me lo ha detto lui che ti desidera da sempre:”
“Questo è un problema serio.”
“Forse no!”
“Cosa vuoi dire?”
“Potremmo coinvolgerlo, no?”
“Ma sei impazzito? Non ti dà fastidio?”
“Vuoi dirmi che con tuo marito non scopi? Dovrebbe darmi fastidio?”
“Come faccio a dirgli di no? È mio marito!”
“Quindi devo accettare che tu scopi con un altro, giusto? Perché dovrebbe darmi fastidio se scopi con Marco?”
“Non è la stessa cosa!”
“Perché?”
“Perché non è mio marito, ma mio figlio.”
“Fuori dal letto. Ma nel letto sarebbe un uomo e sarebbe la soluzione al nostro problema. Non dico che sia facile accettarlo, ma pensaci!”
Nei giorni successivi, notai come Marco era più freddo con me. Ne parlai con Riccardo, che mi confermò di avergli raccontato tutto della mia reazione.
“Quindi ora lui sa che io so che lui vorrebbe scoparmi?”
“Sì! Così come tu sai che lui vorrebbe farlo.”
“Che situazione imbarazzante. Davvero non so cosa fare.”

Passai una settimana di puro nervosismo, creando situazioni difficili anche con mio marito, al punto che mi chiese se tra noi andasse tutto bene. In altre parole, stavo mettendo a rischio anche la mia storia con Riccardo. Decisi, quindi, di affrontare Marco.
“Riccardo mi ha detto delle tue strane fantasie…”
“Non sono fantasie, mamma. Mi piaci da sempre, ti desidero da quando ero ragazzo.”
“Ma ti rendi conto che sono voglie insane? Che quel che mi chiedi non è normale’”
“Cosa c’è di normale nel fatto che un figlio sappia che la madre ha un amante e che non dica nulla al padre? “Cosa c’è di normale che una madre si incontri con l’amante e scopi anche quando il figlio è in casa?”
“Ma sei mio figlio: non so se riuscirei…”
“Non ci provi neanche.”
Se ne andò senza dire altro.
Quel giorno stesso ne stavo parlando con Riccardo. Avevamo fatto l’amore e ci attardavamo nel letto, sapendo che mio marito ne avrebbe avuto ancora per un paio d’ore. Sentimmo la porta aprirsi:
“Marco sei tu?”
“Si, mamma!”
Guardai Riccardo e presi una decisione improvvisa.
“Siamo a letto. Vieni!”
Ci raggiunse in un attimo. Io e Riccardo eravamo coperti dal lenzuolo dalla vita n su. Mio con la testa appoggiata sul suo torace ed il mio seno premuto contro il suo fianco. Mi sollevai, appoggiando la schiena alla testiera del letto. Il mio seno, ora, era offerto alla sua vista e la cosa non lo lasciò indifferente.
“Siedi, amore! Dissi, indicando il letto accanto a me. Lui, invece, si stese, lasciandomi in mezzo a loro.
Cercai, inutilmente, parole che potessero essere un sentiero poco scosceso per arrivare al dunque. Poi, mi decisi ad affrontare di petto la situazione. Già! Proprio di petto, visto che avevo le tette al vento.
“Ragazzi, amori miei! Perché siete i miei amori, ognuno a modo suo. Ci sono tre relazioni a cui io tengo tantissimo. E tutte e tre, ora, sono in pericolo. La mia con te, Marco, il mio unico figlio, il bambino che ho cullato ed allettato al mio seno, che ho cresciuto e guardato crescere passo dopo passo, quello per cui da sempre avrei dato la vita. Poi c’è la vostra. Siete cresciuti insieme, siete più che fratelli, al punto che io ora sono qui, tra voi, con mio marito ignaro, perché suo figlio non ha tradito né me né te, Riccardo. Siete due corpi, ma vi muovete e pensate come foste uno solo. Infine, c’è la mia con te, Riccardo! L’uomo che amo, il mio uomo, quello a cui non vorrei mai rinunciare, perché sono tua. E oggi, queste tre relazioni sono in pericolo, minacciate da un qualcosa che non si tocca, ma fa male. Messe a rischio da un tabù che, a quanto pare, è solo mio. Allora, oggi proverò a vincerlo, se volete. Ma perdonatemi se non sarà così semplice.” Mi sfuggirono de lacrime, che prontamente Riccardo asciugò con un dito, per poi baciarmi. Marco si piegò, impossessandosi di un mio capezzolo, che prima strinse tra le dita, poi prese a ciucciare. Ripercorsi mentalmente gli anni, quando le sue labbra si attaccavano al mio seno per allattare ed ebbi un brivido di raccapriccio, anche se non posso dire che non mi provocasse piacere. Anche Riccardo si abbassò a leccare l’altro seno, mentre la mano di Marco scivolava sotto le lenzuola, a cercare il mio sesso. Istintivamente, serrai le gambe, per poi schiuderle lentamente e non senza dubbi. Sentì le dita di mio figlio indugiare sulla mia fica, stimolare il clitoride: sembrava non avere alcuna intenzione di penetrarmi. Cominciavo a godere, ma questo mi provocava anche tanta vergogna, mentre Riccardo si alternava tra le mie labbra ed il mio seno.
“Voglio che sia un’avventura meravigliosa tra noi tre!” mi sussurrò nell’orecchio
“Lo desidererei tanto anch’io!” risposi, mentre le sue dita percorrevano il mio corpo, scivolando sempre più in basso, fino ad incontrare la mano di mio figlio, con le sue dita intente a masaggiarmi il clitoride.
“Ora tu vai dentro! Qui ci penso io.” Scambiarono uno sguardo di intesa e due dita mi allargarono le labbra per incunearsi dentro di me: mio figlio stava esplorando l’antro che lo aveva partorito ed a me stava procurando piacere. Stavo perdendo ogni freno e sentivo l’orgasmo montare: lo liberai in un urlo spaventoso, seguito da convulsioni incontrollate
Loro attesero, standomi fermi accanto, che il mio corpo cessasse di fremere senza controllo, poi ripresero a l’unisono a giocare con il mio corpo. Ora erano le labbra di Marco vicino alle mie, troppo vicine perché non si sfiorassero, troppo morbide perché le mie non si schiudessero, troppo umide per non cercare di asciugarle con la mia lingua. Non ne potevo più: avevo voglia di cazzo nella mia fica. Mi misi a cavalcioni di Riccardo e mi impalai sul suo. Avevamo appena finito di fare l’amore, ma ora quel nuovo amplesso aveva un gusto tutto nuovo, con mio figlio che ci stava guardando, masturbandosi accanto a noi. Lo vidi sollevarsi, senza capire dove stesse andando, finché non sentì il suo corpo alle mie spalle fare pressione contro il mio, cercando di intrufolarsi tra le mie gambe.
“Marco, che fai?” ma un dito sulla bocca da parte di Riccardo mi indusse al silenzio. Il cazzo di Marco si accomodò dentro di me, nello stesso spazio occupato da quello del suo amico. Era la prima volta che la mia fica si allargava per poterne accogliere due, ma non provai dolore, solo un enorme piacere. Continuarono così, a scoparmi: io non smisi di gemere un solo attimo: il mio corpo vibrava sotto i loro colpi. Era una musica che si spandeva nel mio cervello. Poi Marco uscì da me, solo per un attimo. Mi leccò il buco del culo e mi penetrò anche da lì. Non so dire se mi piacesse più il prima o il dopo: mi piacevano entrambi come hanno continuato a piacermi.
“Com’è tua madre quando scopa, Marco!”
“Proprio come l’hai descritta tu: fantastica! Ti amo mamma!”
“Ti amo anch’io, tesoro! Vi amo tutti e due!”
Mi sembrò volgare dire di continuare a scoparmi come stavano facendo, che un altro orgasmo stava arrivando: quella volta, quella prima volta, mi limitai a pensarlo.
Poi si fece di nuovo buio, intorno a me, mentre lanciavo il mio urlo disumano di piacere. Quando mi ripresi, volli che scendessimo dal letto; mi inginocchiai tra di loro.
“Voglio il vostro seme in bocca, voglio sentire il vostro sapore fondersi sul mio palato”
La mia bocca completò il lavoro che la mia fica ed il culo avevano fatto fino a quel momento e fu la loro volta di venire, liberandosi in rantoli, mentre svuotavano le loro palle nella mia bocca. Li guardai, mentre inghiottivo la loro sborra. Poi mi alzai felice e li bacia entrambi.
Ora hi due amanti ed un marito con cui continuo a scopare, anche perché lo sa fare molto bene.
Se oggi ho dei sensi di colpa?
Sì: di non aver cominciato prima!


di
scritto il
2026-03-19
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