Meddy, schiava del compagno di mamma (parte 20)

di
genere
sadomaso

Meddy era eccitatissima.
Questa cosa la stava prendendo in testa.
Non capiva se il Padrone l’avesse studiata in anticipo, oppure se fosse il frutto della fantasia del momento.
Non aveva importanza. Non aveva mai vissuto una situazione così eccitante e, la cosa bella, era che si stava rendendo conto di vivere quel momento sino ad allora unico, in quanto il più forte, perverso, emozionante.
Quella sera aveva infranto molti tabù, ad iniziare dall’urina ingoiata, poi la minaccia (ma a questo punto era più una promessa) di farle assolvere alla stessa funzione con altri uomini, non sapendo che significato dare a quella frase. Poi c’era stata la telefonata a sua madre mentre lei stava leccando il culo al suo Padrone. E, ancora, l’attesa, il dubbio, la paura e, più passava il tempo, il terrore, il tutto con la sua volontà paralizzata, completamente succube di quella del Padrone.
Una sensazione di gabbia nella quale, pur possedendo le chiavi, ci si era chiusa da sola, chiavi che custodiva gelosamente non volendo cederle, in quanto capiva che era proprio dove voleva stare.
Adesso era lì, legata sotto il letto del Padrone, invisibile agli occhi della madre. Lei era destinata ad essere cieca spettatrice di una situazione erotica attraverso i suoni, i mugolii, gli ordini e l’ubbidienza della madre, che non sapeva della sua presenza.
Il Padrone, poco prima che arrivasse Fiona, l’aveva fatta letteralmente strisciare sul ventre, accanto ai suoi piedi, fino alla camera da letto. Ancora non le aveva detto nulla. Solo quell’umiliante incedere tenuta costantemente al guinzaglio, quel cazzo di guinzaglio che era divenuto la propagazione del volere del Padrone.
Arrivati ai piedi del letto, l’aveva fatta stendere sulla schiena e, con un piede, incoraggiata dal frustino sul suo ventre e sulle sue cosce, era stata spinta sotto il letto.
Enrico le aveva legato polsi e caviglie ai lati del letto che erano un poco rientranti rispetto al bordo, coperto dal lenzuolo che il Padrone aveva fatto scendere fino a terra.
Fiona avrebbe dovuto inginocchiarsi con la faccia a terra per riuscire a vederla. Il rischio c’era e, come tutti i rischi, è fonte di emozioni e brividi nello stomaco. Vista la situazione, i brividi terminavano nella figa, bagnandola, e nel cazzo, tenendolo ben duro.
Ai capezzoli le aveva messo i morsetti, stretti abbastanza per farle sentire quel minimo di dolore che avrebbe potuto reggere per lungo tempo.
Fiona, sapendo quanto a lui piacesse farsi succhiare il cazzo mentre lei è in ginocchio, pensò di doversi dirigere verso la poltrona.
Il Padrone, attraverso la stretta ai capelli, la diresse altrove.
“Stenditi sul letto, cagna”.
Solitamente non usava, con lei, quell’epiteto, che preferiva, invece, per Meddy.
In quel frangente lo aveva utilizzato proprio a beneficio della schiava legata sotto il letto.
Voleva che sentisse la madre chiamata come veniva chiamata lei.
Questo eccitò Meddy che, con la ball gag forata in bocca, si vedeva precluso anche il solo rischio di emettere suoni che avrebbero potuto essere sentiti.
Enrico si sedette cavalcioni sul petto di Fiona e le mise il cazzo tra i seni. Simulò una cavalcata per eccitare ulteriormente il cazzo, facendolo scorrere tra quelle montagnette tenute strette in mano, mentre le dita, ogni tanto, si concentravano sui capezzoli.
Stringeva, stringeva in modo da stimolare in Fiona un lamento che avrebbe potuto essere udito dalla figlia.
Enrico si spostò avanti, così da infilare nuovamente il cazzo in bocca, stando seduto sul petto, a volte pesandosi così da togliere il respiro alla donna sotto di lui.
“Mi manca il fiato, aspetta, fammi respirare".
Anche quel lamento era a beneficio di Meddy.
Si piegò indietro e col dito cercò la figa della donna sulla quale stava seduto, trovandola, come immaginava, completamente bagnata.
Anche Fiona era eccitata dalla situazione abbastanza anomala.
Fu Enrico a stendersi.
“Vieni sopra e penetrami”.
Voleva che Meddy, ascoltando gli ordini, integrasse le informazioni che le arrivavano dal movimento del letto.
Cavalcioni, Fiona si fece penetrare e iniziò la cavalcata.
Enrico, preso dall’eccitazione, le stringeva i fianchi per raggiungere, ancora, i capezzoli e stringerli.
Voleva altri lamenti della donna che arrivassero alla figlia.
Una mano arrivò al collo cingendolo, come fosse il collare.
“Muoviti cagna, calati di peso sul cazzo, fallo arrivare più su possibile, nella tua figa bagnata da paura”.
Il letto reagiva alla scopata con una serie di molleggiamenti che lo avvicinavano al viso di Meddy, ignota testimone della scopata del suo Padrone con sua madre.
L’atto sessuale mantenne un ritmo elevato, fino a che il Padrone non godette nella figa della donna, tenendola giù e spingendo in alto il cazzo, in modo che uscisse tutto il getto.
Finalmente il letto calmò il terremoto.
Meddy aveva sentito godere solo il Padrone, cosa non certo insolita, abituata al fatto che l’uomo pensasse solo al proprio orgasmo.
“Stenditi accanto a me”.
“Fammi prima andare in bagno a lavarmi”.
“No!. Dormi così, piena di me, con lo sperma che cola dalla tua figa”.
Meddy fu sbalordita!
Quello stronzo voleva che sua madre passasse lì la notte. Quindi anche lei avrebbe dovuto stare legata così, per ore.
“Fammi avvisare Meddy che non rientro questa notte”.
Enrico non volle sentire altre scuse.
“Il cellulare è di là e non voglio che ti alzi. E poi, quella giovane gnocca di tua figlia, rischia di essere disturbata mentre, a sua volta, è al centro di una scopata colossale”.
A Fiona dette quasi fastidio il complimento evidentemente erotico rivolto a sua figlia. Non tanto perché fuori luogo, quanto perché le attenzioni avrebbero dovuto essere solo per lei.
Aveva visto come Enrico guardava Meddy, anche se lui lo dissimulava molto bene.
Non era infastidita perché quella era sua figlia.
Era infastidita perché era gelosa di sua figlia!
Soffriva di questa cosa, stava in ansia ogni qual volta Enrico poteva stare a casa solo con la figlia perché lei era in ritardo.
Cazzo, le andava in testa il fatto di essere gelosa della figlia, fino al punto di iniziare a vederla come concorrente o, peggio, come nemica.
Tra la figlia e le attenzioni di quell’uomo, lei quasi arrivava a preferire le seconde.
C’era qualcosa che non andava in questo, ma non riusciva ad arginare quelle sensazioni che la opprimevano.
di
scritto il
2026-03-14
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