Meddy, schiava del compagno di mamma (parte 18)

di
genere
sadomaso

Fiona adorava soddisfare sessualmente Enrico. Se lo sentiva legato a sé se fosse riuscita a dargli quello che soddisfava i suoi forti appetiti sessuali.
Capiva che il sentimento amoroso fosse più forte in lei che in lui. Sentiva che le voleva bene, ma la quantità di sentimento che lei pensava lui provasse, non era sufficiente per garantire stabilità al rapporto.
Aveva iniziato a subire anche il frustino, la ball gag che teneva a lungo mentre lui la voleva accucciata ai suoi piedi, nuda come un cane.
Non si era tirata indietro quando le aveva anticipato che avrebbe trovato molto eccitante farla usare da un altro uomo in sua presenza.
Quindi, la chiamata mentre era al cinema con le amiche, non la fece pensare due volte nel prendere la decisione di correre a soddisfare il suo amato.
Sapeva già che avrebbe fatto tutto ciò che lui le avesse ordinato.
Temette che quella sera avrebbe trovato un altro uomo, ma l’affermazione che era già eccitato col cazzo duro, l’aveva indotta ad escludere quella possibilità, trovando difficile che la presenza di altra persona di sesso maschile avrebbe potuto portarlo al turgore.
Enrico terminò tranquillamente il pasto mantenendo il cazzo durissimo. La schiava, anche se agitata, non smise di leccargli il culo.
Questo gli fece capire il grado di sottomissione raggiunta da quella ragazza, figlia della sua compagna.
Quando la liberò, Meddy lo guardò con preoccupazione ed attese maggiori informazioni. Gli occhi denunciavano tutta la sua agitazione.
Enrico decise di non anticiparle nulla, anche se sapeva che era troppo presto per coinvolgere madre e figlia in un rapporto sessuale a tre. Peraltro la fantasia gli era venuta solo quella sera, quando si era immaginato Fiona che lo scopava a smorzacandela mentre Meddy gli leccava il culo.
Le cose dovevano ancora essere elaborate e preparate. Non sicuramente quella sera, ma era un obiettivo che si era posto.
Decise però di non dirle nulla, al momento. Voleva tenerla in tensione, riuscendoci molto bene, peraltro. Per lui era anche un test. Voleva capire fino a che punto quella ragazza gli era schiava, situazione che andava ben oltre alla semplice sottomissione erotica.
Lo eccitava terribilmente l’idea di avere schiava proprio quella ragazza che ancora aveva il potere di fargli girare il sangue al solo pensiero. A questo si aggiungeva il camminamento di entrambi sul filo del rasoio, atteso il fatto che la schiava era la figlia della compagna.
Una situazione di pericolo che rendeva ancor più eccitante il rapporto in sé.
Voleva eccitarsi bene, senza però esagerare, altrimenti appena lo avesse infilato nella figa di Fiona, avrebbe goduto.
Tirando il guinzaglio si fece seguire dalla cagnetta, la cui resistenza dovuta alla tensione per ciò che stava per accadere, fu vinta da 3 colpi forti di frustino sulle natiche.
Enrico, tenendola carponi, si sedette sulla sua schiena, lasciandosi cadere pesantemente. Si sistemò bene nella sella naturale della schiena e la prese per i capelli, tirandole indietro la testa, con decisione.
Si chinò in avanti fino a raggiungerle l’orecchio, che leccò inserendo bene dentro la lingua.
“Dovrai eccitarmi moltissimo, questa notte”.
Si alzò senza attendere risposte o, nelle intenzioni della ragazza, domande.
Si sedette sul bordo della poltrona, in modo che le palle fossero fuori dalla seduta.
“Sdraiati sulla schiena sotto i miei coglioni”.
La ragazza obbedì, completamente stesa ma, così lontana, la sua lingua era inutile.
“Alzati sui gomiti e leccami le palle da sotto”.
Posizione scomodissima che, però, si apprestò ad assumere.
Gli occhi di Meddy erano sotto il culo, così non poté vedere cosa stesse facendo il Padrone mentre aveva iniziato a leccare le palle e, per quanto possibile, a prenderle in bocca.
Capì poco dopo cosa stava per succedere, quando sentì che l’uomo aveva acceso un accendino.
La ragazza si agitò appena, mentre attendeva che la prima goccia di cera della candela che sicuramente era stata accesa, le colasse sul corpo.
Avendo gli occhi coperti dalle natiche, non era in grado di vedere a quale altezza del corpo fosse messa la candela piegata.
L’attesa la fece irrigidire ma anche bagnare, avendo imparato ad apprezzare e ad eccitarsi nel tempo intercorrente tra l’attesa del dolore e la manifestazione dello stesso.
La prima goccia cadde sui seni.
Meddy sapeva quale sarebbe stata la strada che il Padrone avrebbe fatto fare alla cera, avendo già sperimentato quel gioco.
Le gocce successive caddero un po’ più in basso fino, piano piano, con eccessiva lentezza, ad arrivare all’ombelico.
Fatta una piccola tappa per riempire bene il buco, le gocce proseguirono il percorso fino a cadere sulla figa, provocando tensione e irrigidimento, ma anche eccitazione nel sentirsi il sesso infuocato.
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scritto il
2026-03-12
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