Meddy, schiava del compagno di mamma (parte 22)
di
Kugher
genere
sadomaso
Passarono alcune settimane senza che Meddy ed il Padrone si incontrassero sotto il profilo erotico, mentre ebbero modo di vedersi velocemente per un caffè, nel corso dei quali i dialoghi, tutti incentrati sull’aspetto sessuale, le procuravano una sorta di eccitazione nella quale era la fantasia a trovare ampio sfogo.
L’assenza di sottomissione per quel periodo poteva dare dispiacere per il lato erotico dormiente ma, d’altro canto, per Meddy significava che la madre avrebbe potuto tranquillizzarsi, perché vedeva che tornava più serena dagli appuntamenti con Enrico, anche se c’era sempre una vena di tensione.
Evidentemente il sentimento della donna per quell’uomo era andato più avanti di quanto inizialmente avessero previsto e, sicuramente, la progressione non era stata pari per entrambi.
Fiona non aveva quindi modo di recuperare quella serenità che aveva caratterizzato i primi tempi della frequentazione e, anzi, la tensione sarebbe sempre più salita. A volte sfociava con reazioni fuori luogo, anche con lei.
D’altro canto, Meddy cominciava a sentire forte il formicolio del desiderio erotico, di entrare nelle stanze della sua anima ed esplorarne altri angolo, con la possibilità di entrare in altre stanze e, da lì, proseguire ancora, per sondare sempre più nel profondo i propri desideri.
Ne avevano giovato anche gli altri rapporti sessuali che aveva con uomini, però, più vicini alla sua età.
Con questi provava forte eccitazione nell'avere un ruolo opposto a quello che, invece, le dava sconvolgimenti dell’anima.
Anche il lato dominante, però, sapeva regalarle grandi emozioni. Adorava vedere quegli uomini letteralmente strisciare ai suoi piedi. La faceva bagnare moltissimo mettersi come una regina in poltrona e, da lontano, far stendere a terra sul ventre l’amante di turno e costringerlo a strisciare, anche baciando o leccando il pavimento nel tragitto.
Quanti arrivavano a destinazione, infilava la punta della decollete nera in bocca. Il cazzo dell’amante di turno era bello duro e a sua disposizione, così come, con Enrico, era il suo corpo a totale disposizione del Padrone.
Amava far stendere l’uomo sulla schiena e camminargli sopra, sia a piedi nudi, sentendo il corpo sotto di sé, sia con le scarpe, provando forte eccitazione nel loro dolore.
Si chiese anche come avrebbe potuto provare ad essere calpestata da Enrico.
Sostanzialmente usava gli uomini per provare le emozioni tipiche del dominate ma, poi, con Enrico desiderava solo la sottomissione. Aveva capito che, conoscendo le emozioni del dominate, riusciva ad amplificare anche le proprie, sapendo cosa in quel momento stava provando l’uomo che aveva il potere su di lei.
Voleva provare anche cose nuove.
Un ragazzo dotato di un ottimo fisico atletico, le aveva stimolato la fantasia dell’animale da trasporto.
Lo faceva mettere, nudo, a 4 zampe e lo cavalcava, sedendosi sulla sua schiena. Lo spronava ad andare avanti anche quando era stanchissimo e, maggiore era lo sfinimento della bestia sotto di lei, maggiore era la sua eccitazione. Le sembrava di inondare di umori la schiena del cavallo umano.
Provò ad immaginarsi nel ruolo di cavalla, ma difficilmente sarebbe riuscita a portare il Padrone sulla schiena.
Lei gli aveva raccontato di queste sue esperienze e delle emozioni provate.
Le piaceva moltissimo questa cosa. La possibilità di confidarsi e di esplorare le proprie sensazioni parlandone ad alta voce con il Padrone, negli occhi del quale, fortunatamente, non vedeva alcuna gelosia ma, al contrario, divertimento ed eccitazione nell’immaginare in un ruolo dominante colei della quale poteva fare tutto ciò che voleva.
Anzi, paradossalmente, maggiore era l’attività da Padrona di Meddy, maggiore era il suo desiderio di degradarla e di usarla in maniera sempre più forte.
Lui si limitava ad ascoltarla e a parlare delle sensazioni di lei. Non le parlava, invece, delle proprie, che lasciava nel suo animo, in un angolo, come fossero in sedimentazione.
Le chiedeva, invece, cosa provasse lei quando lui la usava come schiava.
Ad Enrico piaceva moltissimo conoscere le sue sensazioni erotiche. Lo aveva sempre affascinato sapere cosa albergasse nell’anima di colei che viene frustata, usata, scopata per il piacere egoistico e sadico del dominante.
Mai come con lei era riuscito a far dialogare quelle parti di anime e la cosa rappresentava la tipica benzina sul fuoco dei suoi desideri, scoprendosi maggiormente eccitato nel sottometterla.
Qualche volta, ancor prima che lei usasse gli uomini come cavalli, lui l’aveva fatta mettere a 4 zampe e si era seduto sulla sua schiena.
Aveva provato molto piacere nella comodità e nella fatica della schiava a reggerlo.
Dalla comoda posizione, la teneva al guinzaglio o le penetrava la figa con oggetti, quali, ad esempio ed oltre all’ormai classico e spesso presente ovetto vibratore, un plug dal quale si dipartiva una coda.
Lui amava tenerla più come cagna che come cavalla.
Si chiese, però, se fosse stata in grado di portarlo, anche solo per qualche metro.
L’assenza di sottomissione per quel periodo poteva dare dispiacere per il lato erotico dormiente ma, d’altro canto, per Meddy significava che la madre avrebbe potuto tranquillizzarsi, perché vedeva che tornava più serena dagli appuntamenti con Enrico, anche se c’era sempre una vena di tensione.
Evidentemente il sentimento della donna per quell’uomo era andato più avanti di quanto inizialmente avessero previsto e, sicuramente, la progressione non era stata pari per entrambi.
Fiona non aveva quindi modo di recuperare quella serenità che aveva caratterizzato i primi tempi della frequentazione e, anzi, la tensione sarebbe sempre più salita. A volte sfociava con reazioni fuori luogo, anche con lei.
D’altro canto, Meddy cominciava a sentire forte il formicolio del desiderio erotico, di entrare nelle stanze della sua anima ed esplorarne altri angolo, con la possibilità di entrare in altre stanze e, da lì, proseguire ancora, per sondare sempre più nel profondo i propri desideri.
Ne avevano giovato anche gli altri rapporti sessuali che aveva con uomini, però, più vicini alla sua età.
Con questi provava forte eccitazione nell'avere un ruolo opposto a quello che, invece, le dava sconvolgimenti dell’anima.
Anche il lato dominante, però, sapeva regalarle grandi emozioni. Adorava vedere quegli uomini letteralmente strisciare ai suoi piedi. La faceva bagnare moltissimo mettersi come una regina in poltrona e, da lontano, far stendere a terra sul ventre l’amante di turno e costringerlo a strisciare, anche baciando o leccando il pavimento nel tragitto.
Quanti arrivavano a destinazione, infilava la punta della decollete nera in bocca. Il cazzo dell’amante di turno era bello duro e a sua disposizione, così come, con Enrico, era il suo corpo a totale disposizione del Padrone.
Amava far stendere l’uomo sulla schiena e camminargli sopra, sia a piedi nudi, sentendo il corpo sotto di sé, sia con le scarpe, provando forte eccitazione nel loro dolore.
Si chiese anche come avrebbe potuto provare ad essere calpestata da Enrico.
Sostanzialmente usava gli uomini per provare le emozioni tipiche del dominate ma, poi, con Enrico desiderava solo la sottomissione. Aveva capito che, conoscendo le emozioni del dominate, riusciva ad amplificare anche le proprie, sapendo cosa in quel momento stava provando l’uomo che aveva il potere su di lei.
Voleva provare anche cose nuove.
Un ragazzo dotato di un ottimo fisico atletico, le aveva stimolato la fantasia dell’animale da trasporto.
Lo faceva mettere, nudo, a 4 zampe e lo cavalcava, sedendosi sulla sua schiena. Lo spronava ad andare avanti anche quando era stanchissimo e, maggiore era lo sfinimento della bestia sotto di lei, maggiore era la sua eccitazione. Le sembrava di inondare di umori la schiena del cavallo umano.
Provò ad immaginarsi nel ruolo di cavalla, ma difficilmente sarebbe riuscita a portare il Padrone sulla schiena.
Lei gli aveva raccontato di queste sue esperienze e delle emozioni provate.
Le piaceva moltissimo questa cosa. La possibilità di confidarsi e di esplorare le proprie sensazioni parlandone ad alta voce con il Padrone, negli occhi del quale, fortunatamente, non vedeva alcuna gelosia ma, al contrario, divertimento ed eccitazione nell’immaginare in un ruolo dominante colei della quale poteva fare tutto ciò che voleva.
Anzi, paradossalmente, maggiore era l’attività da Padrona di Meddy, maggiore era il suo desiderio di degradarla e di usarla in maniera sempre più forte.
Lui si limitava ad ascoltarla e a parlare delle sensazioni di lei. Non le parlava, invece, delle proprie, che lasciava nel suo animo, in un angolo, come fossero in sedimentazione.
Le chiedeva, invece, cosa provasse lei quando lui la usava come schiava.
Ad Enrico piaceva moltissimo conoscere le sue sensazioni erotiche. Lo aveva sempre affascinato sapere cosa albergasse nell’anima di colei che viene frustata, usata, scopata per il piacere egoistico e sadico del dominante.
Mai come con lei era riuscito a far dialogare quelle parti di anime e la cosa rappresentava la tipica benzina sul fuoco dei suoi desideri, scoprendosi maggiormente eccitato nel sottometterla.
Qualche volta, ancor prima che lei usasse gli uomini come cavalli, lui l’aveva fatta mettere a 4 zampe e si era seduto sulla sua schiena.
Aveva provato molto piacere nella comodità e nella fatica della schiava a reggerlo.
Dalla comoda posizione, la teneva al guinzaglio o le penetrava la figa con oggetti, quali, ad esempio ed oltre all’ormai classico e spesso presente ovetto vibratore, un plug dal quale si dipartiva una coda.
Lui amava tenerla più come cagna che come cavalla.
Si chiese, però, se fosse stata in grado di portarlo, anche solo per qualche metro.
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