Meddy, schiava del compagno di mamma (parte 13)

di
genere
sadomaso

In macchina non parlarono. Ciascuno preso dai propri pensieri e, inoltre, non vi sarebbero stati argomenti da tenere in quella situazione, ma solo emozioni da elaborare, per entrambi.
Per Enrico non era stato solo sesso, dominio ed orgasmo. Era stato qualcosa di più, di forte, di travolgente, come se fosse stato investito da un turbine di emozioni che lo aveva sollevato da terra, facendolo vorticare così da perdere ogni senso della stabilità, per vivere solo le emozioni di quell’esperienza.
Aveva avuto tante schiave, ma quella ragazza era in grado di trasmettergli scosse forti ma, soprattutto, nuove.
Si interrogò se il fatto che fosse la figlia della sua compagna potesse avere un ruolo rilevante o esclusivo in quelle sensazioni, dando quel tocco di proibito, di segreto, di estrema complicità che sa donare quel pizzico in più, tale da far sembrare nuove emozioni già vissute.
Non seppe darsi risposta e accantonò il pensiero, ripromettendosi di studiarlo e di studiarsi più avanti, quanto le acque agitate si fossero chetate e avessero riacquistato quella limpidezza tale da far vedere bene il fondo.
Istintivamente appoggiò la mano sulla coscia sinistra di Meddy, osservando, con piacere, che la ragazza allargò le gambe quel tanto da fargli capire che il sesso era offerto.
La sua mano non si avvicinò alla figa ma le gambe non si richiusero.
Il ristorante era vicino ma, mancando quasi un chilometro, Enrico si fermò.
“Scendi”.
Lei lo guardò come se avesse detto qualcosa di insensato.
Poi capì che non potevano arrivare assieme. Ma mancava un chilometro, quasi. Aveva i tacchi alti ed era vestita in maniera sensuale.
Lui la guardò ed il sorriso era particolare.
"Sbrigati e vedi di non fare tardi”.
Meddy obbedì, scese ed iniziò a camminare.
Per i primi metri Enrico le stette dietro, a passo d’uomo.
La ragazza, sentendosi il suo sguardo addosso, iniziò ad ancheggiare appena a suo esclusivo beneficio.
Si sentì improvvisamente tremare nella figa.
Quello stronzo le aveva acceso l’ovetto vibratore.
Mancò qualche passo per la sensazione che provava nel sesso, non riuscendo a mantenere la camminata sensuale.
La vibrazione cessò e l’uomo accelerò, si portò davanti a lei e riprese ad andare a passo d’uomo.
Meddy si sentì come quelle schiave nel deserto, costrette a procedere a piedi con i polsi legati ad una corda attaccata alla sella del cavallo del Padrone o del rapitore.
Seguì la vettura e, quando l’uomo accelerò impercettibilmente, anche lei aumentò il passo.
Fino a che Enrico non accelerò definitivamente, per andare da sua madre, che li stava aspettando senza sapere, ovviamente, che erano stati assieme e lei aveva ancora in bocca il sapore dello sperma del suo compagno.
“Tesoro, sei in ritardo. Enrico è già qui da dieci minuti”.
Meddy non cercò nemmeno di scusarsi ma rivolse uno sguardo all’uomo che, nel salutarla con due baci sulle guance, sottovoce le disse
“Già, sei in ritardo di dieci minuti”.
Al secondo bacio sull’alta guancia, toccò a lei sussurrare al suo orecchio
“Stronzo”, con un alito carico di passione e di eccitazione.
di
scritto il
2026-03-07
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