Meddy, schiava del compagno di mamma (parte 23)

di
genere
sadomaso

“Venerdì, h. 19”.
Meddy rimase a guardare a lungo quel messaggio whatsapp.
Era lunedì. Non aveva senso. O, forse, proprio perché aveva un senso a lei ignoto si sentì salire l’eccitazione che, sapeva, l’avrebbe avvolta per tutta la settimana.
Solitamente veniva chiamata con un preavviso di poche ore. Solo una volta il messaggio le era arrivato la mattina presto, trovandolo sul cellulare al risveglio ma, aveva pensato, la giornata del Padrone sarebbe stata troppo piena e, così, aveva preferito mandarglielo prima di entrare nel vortice delle riunioni.
Così tanti giorni di preavviso non potevano non avere un significato ben preciso. Si interrogò anche se, ad un certo punto, prese il sopravvento l’eccitazione, anche alimentata dall’ignoto perché, sicuramente, vi era un disegno ben preciso.
Meddy non poteva saperlo, non doveva saperlo, quale fosse il programma per la serata.
Avendo coinvolto altri due amici, il preavviso era necessario per essere certi che meddy non fosse mancata.
Non aveva mai rifiutato nessuna convocazione, anche se comunicata all’ultimo momento. Tuttavia per quella volta voleva avere la certezza prima di impegnare altre persone.
Inoltre, conoscendo Meddy, quell’eccessivo preavviso le avrebbe fatto trascorrere tutto il tempo in tensione sessuale.
Nel frattempo, sarebbero cessate tutte le comunicazioni tra loro due, così che l’assenza di qualsiasi tipo di contatto o informazione potesse amplificare quella sensazione che l’avrebbe accompagnata fino al momento dell’incontro.
Anche Enrico, però, aveva l’eccitazione alta in previsione dell’appuntamento. Voleva evitare di giungere quella sera in uno stato tale da portarlo a godere in poco tempo.
La serata sarebbe stata lunga e voleva essere in grado di gestirla con i dovuti tempi.
Già il giorno prima sentiva il bisogno di scaricare la tensione.
Aveva mandato un sms a Fiona di raggiungerlo in ufficio.
Era arrivata anche un po’ in anticipo. Voleva percorrere gli ambienti con la sicurezza di poter essere vista così da affermare che era lei la donna del capo, come al solito, mettendosi al centro di una passerella della quale i presenti ne avrebbero riso.
I suoi atteggiamenti erano sempre più marcati, senza rendersi conto che i dipendenti, di entrambi i sessi, l’avevano posta al centro di battute.
Qualche voce aveva iniziato ad arrivare prima a Simona, la fidata segretaria, poi anche ad Enrico. Questi sapeva che sarebbe stato inutile parlarne a Fiona e, anzi, se lo avesse fatto avrebbe potuto essere interpretato come ammissione che vi fosse qualcosa da nascondere.
In ogni caso, non avrebbe certo affrontato la questione quella sera.
Era vestita in maniera sensuale, con gonna sopra il ginocchio che le fasciava i fianchi. Indossava anche una camicetta bianca adeguatamente scollata ed una giacca che evidenziava il suo bel corpo.
“Spogliati ed inginocchiati. Intanto finisco”.
Quando la donna fu nella posizione che le era stata ordinata, Enrico le fece incrociare le mani dietro la nuca, così da renderle difficoltosa la posizione e, in ogni caso, avrebbe esposto i seni.
Sul capo le mise 3 libri.
“Se cadono prendi 5 frustate per libro”.
Riprese a lavorare, dedicando, ogni tanto, una fintamente distratta occhiata alla donna in attesa.
La posizione non era facile. La donna iniziò a tremare e mantenere fermo il busto divenne un’impresa, complice anche la tensione emotiva.
I libri caddero.
Enrico fece finta di nulla e questo silenzio mise ancor più in agitazione la schiava che rimase immobile.
“Devo rimettermi i libri in testa?”
Non ricevette risposta, nemmeno uno sguardo e, questo, le creò maggiore agitazione.
Al termine del lavoro, il Padrone arretrò un poco la sedia e si fermò a guardarla.
Era eccitato, ma lo era anche a causa dell’impegno previsto per il giorno dopo, con la figlia di quella schiava che adesso stava attendendo la punizione e di essere usata.
Gli venne in mente lo scambio di battute avute con Meddy, quando era stato ipotizzato un coinvolgimento di Fiona nel loro rapporto. Enrico non sapeva se l’argomento da Meddy fosse uscito per eccitazione o per riuscire, così, a tranquillizzare la madre, rassicurandola sul fatto che il rapporto tra loro due era esclusivamente di dominio.
Forse anche per l’eccitazione che in quel momento stava provando, l’idea lo solleticò.
Mise da parte quei pensieri e raggiunse la schiava.
Le girò intorno un po’ di volte, accarezzandole capo e seni.
Fiona si aspettava l'ordine di mettersi, inginocchiata, con le mani appoggiate al bracciolo della poltrona, così da offrire la schiena.
Invece Enrico, dopo avere preso il frustino dall’armadio chiuso a chiave, si sbottonò i pantaloni e le mise il cazzo già duro in bocca.
“Ti frusto mentre mi succhi. Se per il colpo mi farai male con i denti, avrai ulteriore punizione, proporzionata al dolore che mi avrai procurato”.
Fiona, avendo già in bocca il cazzo, non poteva parlare e si limitò ad un breve cenno con la testa, guardandolo, per quanto possibile vista la posizione, con occhi preoccupati.
I colpi di frusta le vennero dati sulla schiena, sulle cosce, sulle natiche. Tutti intervallati per prolungare il più possibile il gioco erotico.
Erano arrivati a 14 colpi. Fiona era tesissima e dava il meglio di sé nel pompino.
Aveva paura. Non era mai riuscita ad abituarsi al dolore del frustino che sopportava solo per accontentare le esigenze dell’uomo. Lui sapeva questa cosa che lo eccitava maggiormente.
Quella sera aveva approfittato a lungo della sua paura nonché della sua devozione.
Aspettò di sentire salire l’eccitazione e l’orgasmo sino al momento in cui non avrebbe più potuto trattenerlo, complice anche l’eccitazione maturata nella settimana in attesa della serata che avrebbe coinvolto Meddy.
Quando sentì che stava per godere in bocca alla schiava, diede sulla coscia la quindicesima frustata, così da provare quell’ulteriore piacere che lo portò a eiaculare.
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2026-03-18
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