Meddy, schiava del compagno di mamma (parte 15)
di
Kugher
genere
sadomaso
“Capo, mentre era in riunione ha telefonato due volte Fiona. Ha detto che verrà qui più tardi”.
“Perfetto, grazie”.
Simona avrebbe proseguito la frase con “viene a controllare il territorio”, ma si era trattenuta.
Fiona aveva intuito che ci fosse qualcosa nel rapporto con Enrico che non andasse.
Enrico scopava, anche con più energia di prima. Si spingeva in giochi erotici diversi, anche a seguito delle emozioni provate con Meddy.
Tuttavia, quando qualcuno ha un'altra persona in testa, nell’inconscio trasmette sensazioni diverse.
Fiona era nervosa.
Quando veniva in ufficio faceva sempre in modo di affermare, con maggiore insistenza e sfacciataggine, alle ragazze presenti che era lei la donna del capo.
Simona ed Enrico non parlavano mai di cose personali, ma non poteva sfuggire ad un occhio attento, soprattutto femminile, che Fiona stesse cercando di marcare il territorio, eccedendo nei modi, sfociando nel ridicolo.
Naturalmente, se ne erano accorte anche le altre donne e, come da copione, giravano battutine delle quali era all’oscuro solo Enrico.
Conoscendo lo stretto rapporto con il capo, quando c’era Simona, le colleghe cercavano di non farsi sentire, ma era praticamente impossibile.
Così, il nervosismo di Fiona si trasferiva ad Enrico che, a sua volta, non era sereno nel rapporto. Un po’ come il cane che si morde la coda. A sua volta ancora, avvertendo tensione in Enrico, Fiona si trovava confermati i propri sospetti.
La cosa positiva era che, per tenersi stretto il rapporto, la donna ricorreva a ciò che pensava fosse indispensabile per non lasciarsi scappare Enrico, cioè il sesso.
Lo stimolava molto, si vestiva con abiti seducenti e faceva di tutto per soddisfarlo, anche accettando giochi erotici particolari.
Enrico, ben contento di questo cambiamento, aveva iniziato a frustarla e a sottometterla, avevano anche ipotizzato la sua cessione ad altro uomo. Tuttavia con lei non riusciva a provare le stesse sensazioni che gli dava la figlia della donna, Meddy.
Questa aveva imparato ad apprezzare la dominazione sempre più forte oltre alla frusta e la scarica che ciascun colpo sa dare, così come l’eccitante tensione dell'attesa del colpo successivo e, la sera, si ammirava i segni rimasti sul corpo.
Reagiva bene anche ad atti di sottomissione diversi da quelli sessuali. Enrico adorava farsi leccare i piedi appena tolti dalle scarpe, dopo una giornata di lavoro. Lo faceva impazzire quella giovane lingua devota, nuda, prostrata davanti a lui che teneva nella mano rilassato il capo estremo di quel bellissimo guinzaglio artigianale di pelle intrecciata e, nell’altra mano, un calice di vino che gli scioglieva le tensioni, sentendo il calore che si diffondeva nel corpo mischiandosi all’eccitazione.
Enrico si eccitò nel pensare che, allontanatasi la madre, sarebbe arrivata la figlia di lei, sua schiava.
Le mandò un messaggio calcolando i tempi.
“Questa sera alle 19”.
I suoi messaggi erano sempre brevissimi.
Appena li riceveva, Meddy cominciava a sentire il sangue che aumentava la velocità della circolazione.
Cazzo, quella sera aveva deciso di uscire con Fulvio, che da tempo le stava dietro. Aveva comperato un nuovo paio di mutandine che si sarebbe fatta togliere da lui, coi denti.
Non potendo essere schiava di più uomini, con le altre avventure erotiche cominciava a provare piacere nell’essere dominante.
Si era eccitata ad immaginare Fulvio, inginocchiato, coi polsi legati dietro la schiena, bendato, mentre, coi denti, le toglieva le mutandine, attento a non rovinarle e a non toccarle coi denti la pelle della gamba.
Si sarebbe divertita a rendergli difficile l’operazione, per il piacere di vederlo faticare ed umiliarsi.
Tuttavia l’ordine del Padrone ebbe il sopravvento.
Mandò un messaggio a Fulvio senza inventare scuse, semplicemente per comunicargli che per quella sera l’operazione mutandine era saltata.
“Mi farò viva io, domani…forse”.
Adorava tirarsela, cosa che non poteva fare con Enrico al quale rispondeva subito a ciascun ordine ricevuto.
Era appena rientrata a casa dall’allenamento di ginnastica artistica. Osservò la borsa gettata davanti al letto. L’orologio sul comodino le diceva che era già tardi. Avrebbe disfatto il borsone al rientro, quella sera o domattina, dipendeva dalle voglie del Padrone e andò a farsi la doccia.
Si ammirò il corpo che sapeva essere bello, reso elegante e sinuoso dall’allenamento che faceva sin da bambina.
Enrico aveva apprezzato il modo in cui sapeva muovere il corpo mentre procedeva carponi, con la schiena incurvata verso il basso e il culo che scodinzolava, muovendo le ginocchia in modo da evidenziare ogni passo.
Non rispose ad Enrico, sapeva che era inutile in quanto l’uomo dava per scontata la sua esecuzione dell’ordine, trascinata sempre più in quel vortice del rapporto bdsm nel quale l’uomo l’aveva coinvolta.
Ecco, “vortice” era la definizione esatta, in quanto si sentiva preda di quel gioco forte, eccitante, prelevata da terra e trasportata senza la sua volontà che non fosse quella di partecipare, cedendo sempre più il potere di sé stessa.
“Perfetto, grazie”.
Simona avrebbe proseguito la frase con “viene a controllare il territorio”, ma si era trattenuta.
Fiona aveva intuito che ci fosse qualcosa nel rapporto con Enrico che non andasse.
Enrico scopava, anche con più energia di prima. Si spingeva in giochi erotici diversi, anche a seguito delle emozioni provate con Meddy.
Tuttavia, quando qualcuno ha un'altra persona in testa, nell’inconscio trasmette sensazioni diverse.
Fiona era nervosa.
Quando veniva in ufficio faceva sempre in modo di affermare, con maggiore insistenza e sfacciataggine, alle ragazze presenti che era lei la donna del capo.
Simona ed Enrico non parlavano mai di cose personali, ma non poteva sfuggire ad un occhio attento, soprattutto femminile, che Fiona stesse cercando di marcare il territorio, eccedendo nei modi, sfociando nel ridicolo.
Naturalmente, se ne erano accorte anche le altre donne e, come da copione, giravano battutine delle quali era all’oscuro solo Enrico.
Conoscendo lo stretto rapporto con il capo, quando c’era Simona, le colleghe cercavano di non farsi sentire, ma era praticamente impossibile.
Così, il nervosismo di Fiona si trasferiva ad Enrico che, a sua volta, non era sereno nel rapporto. Un po’ come il cane che si morde la coda. A sua volta ancora, avvertendo tensione in Enrico, Fiona si trovava confermati i propri sospetti.
La cosa positiva era che, per tenersi stretto il rapporto, la donna ricorreva a ciò che pensava fosse indispensabile per non lasciarsi scappare Enrico, cioè il sesso.
Lo stimolava molto, si vestiva con abiti seducenti e faceva di tutto per soddisfarlo, anche accettando giochi erotici particolari.
Enrico, ben contento di questo cambiamento, aveva iniziato a frustarla e a sottometterla, avevano anche ipotizzato la sua cessione ad altro uomo. Tuttavia con lei non riusciva a provare le stesse sensazioni che gli dava la figlia della donna, Meddy.
Questa aveva imparato ad apprezzare la dominazione sempre più forte oltre alla frusta e la scarica che ciascun colpo sa dare, così come l’eccitante tensione dell'attesa del colpo successivo e, la sera, si ammirava i segni rimasti sul corpo.
Reagiva bene anche ad atti di sottomissione diversi da quelli sessuali. Enrico adorava farsi leccare i piedi appena tolti dalle scarpe, dopo una giornata di lavoro. Lo faceva impazzire quella giovane lingua devota, nuda, prostrata davanti a lui che teneva nella mano rilassato il capo estremo di quel bellissimo guinzaglio artigianale di pelle intrecciata e, nell’altra mano, un calice di vino che gli scioglieva le tensioni, sentendo il calore che si diffondeva nel corpo mischiandosi all’eccitazione.
Enrico si eccitò nel pensare che, allontanatasi la madre, sarebbe arrivata la figlia di lei, sua schiava.
Le mandò un messaggio calcolando i tempi.
“Questa sera alle 19”.
I suoi messaggi erano sempre brevissimi.
Appena li riceveva, Meddy cominciava a sentire il sangue che aumentava la velocità della circolazione.
Cazzo, quella sera aveva deciso di uscire con Fulvio, che da tempo le stava dietro. Aveva comperato un nuovo paio di mutandine che si sarebbe fatta togliere da lui, coi denti.
Non potendo essere schiava di più uomini, con le altre avventure erotiche cominciava a provare piacere nell’essere dominante.
Si era eccitata ad immaginare Fulvio, inginocchiato, coi polsi legati dietro la schiena, bendato, mentre, coi denti, le toglieva le mutandine, attento a non rovinarle e a non toccarle coi denti la pelle della gamba.
Si sarebbe divertita a rendergli difficile l’operazione, per il piacere di vederlo faticare ed umiliarsi.
Tuttavia l’ordine del Padrone ebbe il sopravvento.
Mandò un messaggio a Fulvio senza inventare scuse, semplicemente per comunicargli che per quella sera l’operazione mutandine era saltata.
“Mi farò viva io, domani…forse”.
Adorava tirarsela, cosa che non poteva fare con Enrico al quale rispondeva subito a ciascun ordine ricevuto.
Era appena rientrata a casa dall’allenamento di ginnastica artistica. Osservò la borsa gettata davanti al letto. L’orologio sul comodino le diceva che era già tardi. Avrebbe disfatto il borsone al rientro, quella sera o domattina, dipendeva dalle voglie del Padrone e andò a farsi la doccia.
Si ammirò il corpo che sapeva essere bello, reso elegante e sinuoso dall’allenamento che faceva sin da bambina.
Enrico aveva apprezzato il modo in cui sapeva muovere il corpo mentre procedeva carponi, con la schiena incurvata verso il basso e il culo che scodinzolava, muovendo le ginocchia in modo da evidenziare ogni passo.
Non rispose ad Enrico, sapeva che era inutile in quanto l’uomo dava per scontata la sua esecuzione dell’ordine, trascinata sempre più in quel vortice del rapporto bdsm nel quale l’uomo l’aveva coinvolta.
Ecco, “vortice” era la definizione esatta, in quanto si sentiva preda di quel gioco forte, eccitante, prelevata da terra e trasportata senza la sua volontà che non fosse quella di partecipare, cedendo sempre più il potere di sé stessa.
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