Meddy, schiava del compagno di mamma (parte 17)

di
genere
sadomaso

Enrico, spostando l’asse sul quale c’era il cuscino che rendeva comoda la seduta della sedia, rivelò altro asse per sedersi ma nel quale vi era un buco e, appena sotto, si potevano vedere cinghie.
Immediatamente non capì la sua funzione. Sembrava più una “comoda” che una sedia.
In effetti, come scoprì dopo, comoda era comoda, ma per alta funzione.
Tirando il guinzaglio e dando ordini a voce, il Padrone la fece mettere in ginocchio dietro la sedia voltandole le spalle.
Meddy non capiva e questo le costò qualche colpo con l’immancabile frustino.
Poi, restando in ginocchio, si dovette piegare indietro con la schiena e infilare la testa sotto la sedia, mettendo il viso in corrispondenza del buco.
La posizione sarebbe stata molto dolorosa se non avesse avuto il corpo elastico per gli anni di ginnastica artistica.
Pose i gomiti a terra per reggersi.
La testa venne sorretta dalle cinghie che aveva visto e tirate abbastanza, non tanto per bloccarle testa e farla stare comoda in quella posizione che di comodo non aveva nulla, almeno per lei, quanto per fare aderire bene il viso al buco.
Meddy, da lì sotto, capì la sua funzione e si prefigurò una lunga cena in quella posizione scomoda e dolorosa, nonostante il suo corpo atletico.
La preoccupò anche il frustino che il Padrone mise sul tavolo, accanto al piatto.
Enrico si tolse i pantaloni e l’intimo, e si sedette sulla sedia avendo cura di far combaciare bene il culo con la bocca della schiava.
Non ci fu bisogno di ordine perché la schiava cominciasse a leccare l’ano.
Il Padrone si sistemò bene, allargandosi i glutei, ed iniziò la consumazione del pasto.
Non era la prima volta che la schiava doveva dare piacere al Padrone leccandogli il culo.
Solitamente Enrico si stendeva sul letto in posizione prona. Allargava le gambe e la schiava aveva così modo, allargando le natiche, di leccare l’ano all’esterno e di entrare.
Il Padrone lo definiva quale equivalente di una “limonata” per i vanilla. Gli dava quella giusta eccitazione senza eccedere, con un leggero aumento del battito cardiaco ed una lieve vibrazione costante al cazzo.
Se poi era in particolare astinenza, il cazzo si induriva. Accadeva anche che si facesse leccare il culo dopo la doccia o dopo avere goduto. In quest’ultimo caso lo trovava addirittura rilassante, seppure sempre con quel leggero aumento del battito cardiaco che, però, contrastava con la definizione tipica della rilassatezza.
Enrico solitamente non masticava molto ma, quella sera, la consumazione di ciascun piatto richiese molto tempo.
Ogni tanto, non soddisfatto delle prestazioni della schiava, si girava appena per darle un colpo di frustino sul fianco.
La sentiva muoversi per il dolore e per la posizione scomoda nella quale era costretta.
In quel caso, però, la leccata al culo ebbe l’effetto di eccitarlo e già all’inizio della consumazione della prima portata, si ritrovò con il cazzo duro.
L’ideale avrebbe visto lapresenza di altra schiava che succhiava il sesso mentre quella giovane, là sotto, leccava il culo.
Gli comparve davanti l’immagine di Fiona che, cavalcioni sulla sedia, si infilava il cazzo nella figa.
La fantasia lo portò a visualizzare la madre che prima glielo avrebbe succhiato, stando inginocchiata e, poi, si sarebbe fatta penetrare, mentre la figlia, sotto la sedia, gli leccava il culo.
A quella visione di fantasia corrispose un ulteriore indurimento del cazzo.
L’eccitazione lo portò a dare 3 colpi col frustino alla schiava la quale, avendo inteso le frustate quali incitamenti a fare meglio, dopo avere mugolato per il dolore, aumentò il ritmo delle leccate, cercando di penetrare il più possibile l’ano con la lingua.
Meddy aveva impedito l’uso della parola, ma le orecchie sentivano benissimo. Così si sentì gelare il sangue quando sentì il Padrone parlare al telefono con sua madre.
“Fiona, tesoro, dove sei?”
Meddy intuì la risposta dalla successiva frase del Padrone.
“Dai, lascia stare il cinema con le tue amiche e vieni da me. Sono fortemente eccitato ed ho voglia di te”.
La schiava, spaventata per l’evolversi della situazione, smise di leccare il culo. Cercò di dire qualcosa ma le cinghie la tenevano troppo stretta e attaccata all’ano e non riuscì a produrre altro se non mugolii.
Enrico le diede 5 colpi col frustino, in rapida successione, mentre parlava al telefono con la madre di lei, colpi dolorosissimi perché non consentivano di assorbire il colpo e di predisporsi al prossimo.
La schiava si dimenò scuotendo la sedia.
Altro colpo col frustino, uno solo, secco e forte.
“Continua a leccare, puttanella".
di
scritto il
2026-03-11
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