Mamba
di
SandroBi
genere
trans
Sandro era arrivato a Milano da due giorni per un lavoro di installazione di impianti idraulici. Trentotto anni, sposato da dieci con una moglie che amava, ma che non aveva mai capito quel fuoco che gli bruciava dentro da sempre: il desiderio di un cazzo vero, grosso, maschile, da succhiare fino a farsi riempire la bocca. Fino a quel momento aveva solo fatto pompini furtivi, in qualche autogrill o in macchina con sconosciuti anonimi. Niente di più. Ma quella sera, chiuso nella stanza d’albergo economica vicino a Lambrate, la noia e la solitudine gli erano entrate nelle vene come una droga.
Aveva aperto il laptop, caricato un porno di black cocks e si era messo a segarsi lentamente. Sullo schermo un ragazzo bianco in ginocchio davanti a un nero enorme, lucido di saliva, che gli scopava la gola. Sandro sentiva il cuore battere forte. Il cazzo gli pulsava in mano, ma non bastava. Voleva gustare. Voleva sentire quell’odore forte, maschio, quel sapore salato e muschiato sulla lingua. Voleva essere lui, quel ragazzo in ginocchio.
Aprì Grindr. Profilo anonimo, foto solo del torso. Scrisse: «Cerco nero dotato per succhiare stasera, zona Milano». Messaggi su messaggi. Rifiuti, ghosting, uno che voleva soldi subito. Dopo un’ora di frustrazione chiuse l’app. «Vaffanculo» mormorò. Si vestì in fretta: jeans scuri, maglietta nera, giacca. Sapeva dove andare. La app gli aveva indicato il posto: un piazzale dietro via Padova, noto tra chi cercava trans a pagamento. Gay, trans, puttane di colore.
Parcheggiò la sua Fiat Tipo in fondo al piazzale sporco, illuminato solo da un lampione rotto. L’asfalto era pieno di buche e rifiuti. Tre macchine ferme nella zona più buia. In una, un vecchio grasso si faceva segare da una figura femminile troppo truccata. In un’altra, un uomo di mezza età stava chiaramente ricevendo un pompino: si vedeva la testa che andava su e giù tra le sue gambe. Sandro sentì un brivido di eccitazione misto a paura. Scese dall’auto, fece due passi, guardò. Due vecchi. Nella terza, il tizio gemeva piano mentre veniva ingoiato.
Tornò in macchina, il cuore a mille. Subito una trans si avvicinò ancheggiando. Alta, magra, capelli lunghi finti, minigonna di latex. Si chinò al finestrino. «Ciao bello, vuoi compagnia?» Aprì la bocca e mostrò un cazzetto piccolo, già mezzo duro. Sandro scosse la testa. «No… voglio succhiare. E forse altro. Cerco qualcosa di grosso.»
La trans rise, una risata rauca. «Ah, maschietto goloso. Aspetta.» Fece un cenno con la mano. «Mamba! Vieni qua, questo è per te!»
Dall’ombra emerse lei. Mamba. Un metro e ottanta di maschio nero travestito. Poco di femminile: spalle larghe, braccia muscolose, mascella squadrata. Solo i vestiti – minigonna rossa aderente, top striminzito che lasciava vedere il petto piatto e depilato – e il trucco pesante, rossetto scarlatto, eyeliner nero, parrucca riccia lunga fino alle spalle. Camminava con sicurezza, tacchi alti che battevano sull’asfalto.
Si appoggiò al finestrino, voce profonda, accento africano. «Ciao, piccolo. Mi hanno detto che vuoi assaggiare. Sono cinquanta per il pompino, ottanta se vuoi di più. E io sono specializzata in maschietti timidi come te.»
Sandro deglutì. Il cazzo gli era diventato di marmo nei pantaloni. «Ottanta. E voglio succhiare fino in fondo.»
Mamba sorrise, denti bianchissimi. «Bravissimo.» Aprì la portiera, entrò, richiuse. L’odore di lei – profumo da due euro, sudore, sesso vecchio – riempì l’abitacolo. Si tirò su la minigonna senza cerimonie. Niente mutande. Il cazzo nero saltò fuori come un animale: non lunghissimo, diciotto centimetri circa, ma grosso da far paura. Circonferenza impressionante, venoso, la cappella grossa come una prugna, già lucida di liquido preseminale. La pelle era ebano puro, lucida, con un odore forte, animale: sudore, piscio leggero, sesso non lavato da ore. Un odore che fece venire l’acquolina a Sandro all’istante.
«Cazzo…» sussurrò Sandro, gli occhi incollati lì.
Mamba gli mise una mano grande dietro la nuca. «Vieni, piccolo. Gustalo.»
Sandro si buttò. Niente preliminari. Aprì la bocca e inghiottì la cappella. Il sapore lo colpì come uno schiaffo: salato, amaro, muschiato, con quel retrogusto di uomo non lavato che lo fece gemere di piacere. La lingua leccò sotto, sentì la vena pulsare. Mamba grugnì, spinse i fianchi. «Bravo… succhia forte.»
Sandro lo prese più profondo. Le labbra si tendevano al massimo attorno a quella circonferenza. La bocca gli si riempiva completamente. Sentiva il cazzo caldo, vivo, che gli premeva sulla lingua, sulla gola. L’odore era ovunque: gli saliva dal pube rasato, dalle palle pesanti che gli sbattevano sul mento. Succhiava con voracità, facendo rumori bagnati, osceni. Saliva gli colava sul mento, sul sedile. Mamba gli teneva la testa, scopandogli piano la bocca.
«Mmmh… hai fame, eh? Prima volta con un nero vero?»
Sandro annuì senza togliere il cazzo, mugolando. Le emozioni gli esplodevano dentro: vergogna per essere lì, sposato, a succhiare una trans in un piazzale di merda… e un’eccitazione feroce, liberatoria. Il cazzo gli pulsava nei pantaloni, bagnato di pre-eiaculato. Si sentiva sporco, umiliato, e proprio per questo felice come non mai.
Mamba accelerò. «Più profondo, maschietto. Ingoialo tutto.»
Sandro rilassò la gola, sentì la cappella forzargli l’esofago. Gli occhi gli lacrimavano, il naso gli colava, ma non si fermò. Il cazzo di Mamba era un oggetto perfetto: caldo, duro, pulsante. Ogni spinta gli riempiva la bocca di sapore sempre più intenso. Le palle nere gli sbattevano sul labbro inferiore. L’odore di sesso era denso, quasi soffocante.
«Sto per venire…» grugnì Mamba, la voce roca. «Ingoia tutto, capito?»
Sandro mugolò di sì. Voleva. Voleva il suo sperma caldo, denso, salato. Sentì il cazzo gonfiarsi ancora di più nella sua bocca. Mamba spinse un’ultima volta, tenendogli la testa bloccata. Il primo schizzo fu potente: un getto denso, caldo, che colpì direttamente in gola. Sandro deglutì convulsamente, il sapore esplose sulla lingua – amaro, salato, un po’ dolciastro, maschio puro. Poi un secondo, un terzo getto. La bocca gli si riempì. Qualche goccia gli sfuggì dalle labbra, colando sul mento.
Mamba gemette forte, tremando, svuotandosi completamente. Sandro continuò a succhiare piano, pulendo ogni goccia, assaporando l’ultimo residuo mentre il cazzo si ammorbidiva lentamente nella sua bocca. L’odore era ancora più forte adesso, mescolato a sperma fresco.
Quando Mamba uscì dalla sua bocca con un “plop” bagnato, Sandro rimase lì, ansimante, le labbra gonfie, il mento lucido di saliva e sperma. Il sapore gli restava in bocca, forte, indelebile. Il cazzo gli faceva male nei pantaloni, ancora duro.
Mamba gli sorrise, sistemandosi la minigonna. «Bravo, piccolo. Hai ingoiato tutto come una troia brava. Vuoi che ti scopo adesso? O torni un’altra sera?»
Sandro si leccò le labbra, assaporando ancora. Il cuore gli batteva come un tamburo. Per la prima volta nella vita non si sentiva in colpa. Si sentiva vivo con una voglia che lo divorava dentro.
«Non un’altra sera, scopami ora» rispose, la voce roca.
Sandro tirò fuori dal portafoglio altri cinquanta euro con le mani che tremavano. Li passò a Mamba senza dire una parola. Il nero sorrise, piegò le banconote e se le infilò nel reggiseno finto. «Bene, maschietto. Adesso andiamo a giocare sul serio.»
Scesero dall’auto. Il piazzale era ancora più buio, l’aria fredda della notte milanese gli fece venire la pelle d’oca. Mamba lo prese per un braccio con la mano grande e lo trascinò verso la zona più nera, dietro un muro di cemento crepato, lontano dalle macchine e dalle altre trans. C’era solo un lampione rotto e l’eco lontano delle auto sulla tangenziale. Odore di piscio, immondizia e sesso vecchio impregnava tutto.
Mamba lo spinse contro il muro, poi gli mise una mano sulla spalla e lo costrinse in ginocchio. L’asfalto era sporco, ghiaia sotto le ginocchia. «Prima succhiamelo di nuovo. Voglio essere duro come il marmo quando ti apro.»
Sandro non esitò. Aprì la bocca e ingoiò di nuovo quel cazzo nero. Era ancora mezzo duro, sporco di saliva e del suo stesso sperma di prima. Il sapore era ancora più intenso: salato, muschiato, con quel retrogusto di culo e sudore. Lo succhiò con fame, lingua che girava intorno alla cappella grossa, labbra tese al massimo. Mamba gli teneva la testa con entrambe le mani e spingeva piano, scopandogli la bocca. Il cazzo si gonfiò rapidamente, diventando di nuovo una barra di ebano caldo e venosa. Sandro sentiva le vene pulsare sulla lingua, le palle pesanti che gli sbattevano sul mento. Gemette di piacere mentre lo ingoiava fino in gola, gli occhi lacrimanti, il naso che colava.
«Bravo… così. Adesso sei pronto per prendermelo nel culo.»
Mamba lo tirò su di peso. Lo fece girare, lo spinse contro il muro freddo e umido, facendogli piegare la schiena a novanta gradi. Sandro si appoggiò con le mani aperte sul cemento ruvido, i jeans calati fino alle caviglie, il culo bianco e peloso esposto all’aria fredda. Il cuore gli batteva così forte che lo sentiva nelle orecchie. Era terrorizzato ed eccitatissimo nello stesso tempo. Sposato, padre, e adesso lì, in un vicolo di merda, a farsi sfondare da una trans nera.
Mamba gli allargò le natiche con le mani grandi. «Vuoi il profilattico o lo vuoi nudo, maschietto?»
Sandro rispose con voce rotta: «Senza… voglio sentirti dentro davvero.»
Mamba rise piano, una risata bassa e cattiva. «Come vuoi.» Tirò fuori un tubetto di gel dal reggiseno, ne spremette una dose generosa sulle dita e la spalmò direttamente sul buco di Sandro. Il gel era freddo, viscido. Mamba infilò un dito, poi due, girando, allargando. Sentì quanto era stretto. «Cazzo, sei vergine qua sotto… stretto come una verginella. Vuoi che entri piano, delicato… o vuoi che te lo ficchi dentro deciso?»
Sandro ansimò, la fronte appoggiata al muro. «Dentro… lo voglio dentro. Tutto.»
Mamba non se lo fece ripetere. Si sputò sulla mano, unse il cazzo nero già lucido, poi appoggiò la cappella grossa contro il buco contratto. «Allora goditelo.»
Spinse.
La prima spinta fu decisa, senza pietà. La cappella forzò l’anello stretto con un colpo secco. Sandro urlò, un lamento acuto di dolore puro. Sentì come se gli stessero strappando il culo: un bruciore feroce, una pressione immensa che gli toglieva il fiato. Le lacrime gli salirono agli occhi. «Ahhh… cazzo… fa male!»
Mamba grugnì di piacere, tenendolo fermo per i fianchi. «Shhh… rilassati, troia. Lo senti? È dentro.» Spinse ancora, centimetro dopo centimetro, il cazzo grosso che apriva le pareti strette. Sandro tremava, le gambe molli, il dolore era lancinante, come se lo stessero squarciando. Gemiti di sofferenza gli uscivano dalla gola: «Piano… dio… è troppo grosso…» Ma sotto il dolore c’era già qualcosa di diverso, un calore profondo, una sensazione di pienezza oscena che gli faceva pulsare il cazzo tra le gambe, duro come non mai.
Mamba decise di goderselo fino in fondo. Non rallentò. Affondò con spinte lunghe e potenti, fino a far sbattere le palle nere contro quelle di Sandro. Il cazzo entrava e usciva quasi completamente, il gel e la saliva facevano rumori bagnati, osceni. «Lo senti, eh? Ti sto sfondando il culo vergine.»
Poi il dolore cominciò a trasformarsi. A ogni spinta il bruciore si scioglieva in un piacere caldo, profondo, elettrico. Sandro iniziò a gemere in modo diverso: lamenti di sofferenza diventavano mugolii di godimento. «Ohhh… sì… cazzo… più forte…» Il suo buco si era abituato, si apriva, stringeva intorno a quella verga nera. Sentiva ogni vena, ogni pulsazione dentro di sé. Il cazzo di Mamba gli massaggiava la prostata a ogni affondo, mandandogli scariche di piacere fino alla punta del suo uccello, che gocciolava pre-eiaculato sull’asfalto.
Mamba accelerò, scopandolo come un animale. Le mani grandi gli stringevano i fianchi, lo tiravano indietro per impalarlo meglio. «Adesso sì che godi, puttanella. Senti come ti piace il cazzo nero nel culo?»
Sandro non riusciva più a parlare. Solo gemiti rochi, continui. Il piacere era diventato una marea. Il dolore era ancora lì, ma mescolato al godimento più sporco e intenso della sua vita. Sentiva le palle di Mamba sbattere, l’odore forte di sesso che saliva, il suo stesso culo che faceva ciac-ciac bagnato intorno al cazzo. Le gambe gli tremavano, il cuore esplodeva.
Mamba ringhiò: «Sto per venire… ti riempio il culo, maschietto.»
Spinse un’ultima volta, fino in fondo, e venne. Sandro sentì gli schizzi caldi, potenti, che gli inondavano le viscere: getti densi, caldi, che lo riempivano fino a colare fuori. Mamba tremò contro di lui, svuotandosi completamente dentro il suo culo stretto.
Sandro venne senza toccarsi. Il suo cazzo schizzò contro il muro, lunghi fiotti bianchi mentre il piacere gli esplodeva dentro come mai prima.
Mamba uscì lentamente, lasciando un vuoto bruciante e un rivolo di sperma che colava lungo le cosce di Sandro. Gli diede una pacca sul culo. «Bravo. Prima volta e hai preso tutto senza guanto. Torna domani, troia. Ti aspetto.»
Sandro rimase lì, piegato, ansimante, il culo dolorante e pieno, le labbra ancora sporche del pompino di prima. Si sentiva distrutto, umiliato, sporco… e più vivo che mai.
«Domani» rispose con voce spezzata. «Domani torno.»
Aveva aperto il laptop, caricato un porno di black cocks e si era messo a segarsi lentamente. Sullo schermo un ragazzo bianco in ginocchio davanti a un nero enorme, lucido di saliva, che gli scopava la gola. Sandro sentiva il cuore battere forte. Il cazzo gli pulsava in mano, ma non bastava. Voleva gustare. Voleva sentire quell’odore forte, maschio, quel sapore salato e muschiato sulla lingua. Voleva essere lui, quel ragazzo in ginocchio.
Aprì Grindr. Profilo anonimo, foto solo del torso. Scrisse: «Cerco nero dotato per succhiare stasera, zona Milano». Messaggi su messaggi. Rifiuti, ghosting, uno che voleva soldi subito. Dopo un’ora di frustrazione chiuse l’app. «Vaffanculo» mormorò. Si vestì in fretta: jeans scuri, maglietta nera, giacca. Sapeva dove andare. La app gli aveva indicato il posto: un piazzale dietro via Padova, noto tra chi cercava trans a pagamento. Gay, trans, puttane di colore.
Parcheggiò la sua Fiat Tipo in fondo al piazzale sporco, illuminato solo da un lampione rotto. L’asfalto era pieno di buche e rifiuti. Tre macchine ferme nella zona più buia. In una, un vecchio grasso si faceva segare da una figura femminile troppo truccata. In un’altra, un uomo di mezza età stava chiaramente ricevendo un pompino: si vedeva la testa che andava su e giù tra le sue gambe. Sandro sentì un brivido di eccitazione misto a paura. Scese dall’auto, fece due passi, guardò. Due vecchi. Nella terza, il tizio gemeva piano mentre veniva ingoiato.
Tornò in macchina, il cuore a mille. Subito una trans si avvicinò ancheggiando. Alta, magra, capelli lunghi finti, minigonna di latex. Si chinò al finestrino. «Ciao bello, vuoi compagnia?» Aprì la bocca e mostrò un cazzetto piccolo, già mezzo duro. Sandro scosse la testa. «No… voglio succhiare. E forse altro. Cerco qualcosa di grosso.»
La trans rise, una risata rauca. «Ah, maschietto goloso. Aspetta.» Fece un cenno con la mano. «Mamba! Vieni qua, questo è per te!»
Dall’ombra emerse lei. Mamba. Un metro e ottanta di maschio nero travestito. Poco di femminile: spalle larghe, braccia muscolose, mascella squadrata. Solo i vestiti – minigonna rossa aderente, top striminzito che lasciava vedere il petto piatto e depilato – e il trucco pesante, rossetto scarlatto, eyeliner nero, parrucca riccia lunga fino alle spalle. Camminava con sicurezza, tacchi alti che battevano sull’asfalto.
Si appoggiò al finestrino, voce profonda, accento africano. «Ciao, piccolo. Mi hanno detto che vuoi assaggiare. Sono cinquanta per il pompino, ottanta se vuoi di più. E io sono specializzata in maschietti timidi come te.»
Sandro deglutì. Il cazzo gli era diventato di marmo nei pantaloni. «Ottanta. E voglio succhiare fino in fondo.»
Mamba sorrise, denti bianchissimi. «Bravissimo.» Aprì la portiera, entrò, richiuse. L’odore di lei – profumo da due euro, sudore, sesso vecchio – riempì l’abitacolo. Si tirò su la minigonna senza cerimonie. Niente mutande. Il cazzo nero saltò fuori come un animale: non lunghissimo, diciotto centimetri circa, ma grosso da far paura. Circonferenza impressionante, venoso, la cappella grossa come una prugna, già lucida di liquido preseminale. La pelle era ebano puro, lucida, con un odore forte, animale: sudore, piscio leggero, sesso non lavato da ore. Un odore che fece venire l’acquolina a Sandro all’istante.
«Cazzo…» sussurrò Sandro, gli occhi incollati lì.
Mamba gli mise una mano grande dietro la nuca. «Vieni, piccolo. Gustalo.»
Sandro si buttò. Niente preliminari. Aprì la bocca e inghiottì la cappella. Il sapore lo colpì come uno schiaffo: salato, amaro, muschiato, con quel retrogusto di uomo non lavato che lo fece gemere di piacere. La lingua leccò sotto, sentì la vena pulsare. Mamba grugnì, spinse i fianchi. «Bravo… succhia forte.»
Sandro lo prese più profondo. Le labbra si tendevano al massimo attorno a quella circonferenza. La bocca gli si riempiva completamente. Sentiva il cazzo caldo, vivo, che gli premeva sulla lingua, sulla gola. L’odore era ovunque: gli saliva dal pube rasato, dalle palle pesanti che gli sbattevano sul mento. Succhiava con voracità, facendo rumori bagnati, osceni. Saliva gli colava sul mento, sul sedile. Mamba gli teneva la testa, scopandogli piano la bocca.
«Mmmh… hai fame, eh? Prima volta con un nero vero?»
Sandro annuì senza togliere il cazzo, mugolando. Le emozioni gli esplodevano dentro: vergogna per essere lì, sposato, a succhiare una trans in un piazzale di merda… e un’eccitazione feroce, liberatoria. Il cazzo gli pulsava nei pantaloni, bagnato di pre-eiaculato. Si sentiva sporco, umiliato, e proprio per questo felice come non mai.
Mamba accelerò. «Più profondo, maschietto. Ingoialo tutto.»
Sandro rilassò la gola, sentì la cappella forzargli l’esofago. Gli occhi gli lacrimavano, il naso gli colava, ma non si fermò. Il cazzo di Mamba era un oggetto perfetto: caldo, duro, pulsante. Ogni spinta gli riempiva la bocca di sapore sempre più intenso. Le palle nere gli sbattevano sul labbro inferiore. L’odore di sesso era denso, quasi soffocante.
«Sto per venire…» grugnì Mamba, la voce roca. «Ingoia tutto, capito?»
Sandro mugolò di sì. Voleva. Voleva il suo sperma caldo, denso, salato. Sentì il cazzo gonfiarsi ancora di più nella sua bocca. Mamba spinse un’ultima volta, tenendogli la testa bloccata. Il primo schizzo fu potente: un getto denso, caldo, che colpì direttamente in gola. Sandro deglutì convulsamente, il sapore esplose sulla lingua – amaro, salato, un po’ dolciastro, maschio puro. Poi un secondo, un terzo getto. La bocca gli si riempì. Qualche goccia gli sfuggì dalle labbra, colando sul mento.
Mamba gemette forte, tremando, svuotandosi completamente. Sandro continuò a succhiare piano, pulendo ogni goccia, assaporando l’ultimo residuo mentre il cazzo si ammorbidiva lentamente nella sua bocca. L’odore era ancora più forte adesso, mescolato a sperma fresco.
Quando Mamba uscì dalla sua bocca con un “plop” bagnato, Sandro rimase lì, ansimante, le labbra gonfie, il mento lucido di saliva e sperma. Il sapore gli restava in bocca, forte, indelebile. Il cazzo gli faceva male nei pantaloni, ancora duro.
Mamba gli sorrise, sistemandosi la minigonna. «Bravo, piccolo. Hai ingoiato tutto come una troia brava. Vuoi che ti scopo adesso? O torni un’altra sera?»
Sandro si leccò le labbra, assaporando ancora. Il cuore gli batteva come un tamburo. Per la prima volta nella vita non si sentiva in colpa. Si sentiva vivo con una voglia che lo divorava dentro.
«Non un’altra sera, scopami ora» rispose, la voce roca.
Sandro tirò fuori dal portafoglio altri cinquanta euro con le mani che tremavano. Li passò a Mamba senza dire una parola. Il nero sorrise, piegò le banconote e se le infilò nel reggiseno finto. «Bene, maschietto. Adesso andiamo a giocare sul serio.»
Scesero dall’auto. Il piazzale era ancora più buio, l’aria fredda della notte milanese gli fece venire la pelle d’oca. Mamba lo prese per un braccio con la mano grande e lo trascinò verso la zona più nera, dietro un muro di cemento crepato, lontano dalle macchine e dalle altre trans. C’era solo un lampione rotto e l’eco lontano delle auto sulla tangenziale. Odore di piscio, immondizia e sesso vecchio impregnava tutto.
Mamba lo spinse contro il muro, poi gli mise una mano sulla spalla e lo costrinse in ginocchio. L’asfalto era sporco, ghiaia sotto le ginocchia. «Prima succhiamelo di nuovo. Voglio essere duro come il marmo quando ti apro.»
Sandro non esitò. Aprì la bocca e ingoiò di nuovo quel cazzo nero. Era ancora mezzo duro, sporco di saliva e del suo stesso sperma di prima. Il sapore era ancora più intenso: salato, muschiato, con quel retrogusto di culo e sudore. Lo succhiò con fame, lingua che girava intorno alla cappella grossa, labbra tese al massimo. Mamba gli teneva la testa con entrambe le mani e spingeva piano, scopandogli la bocca. Il cazzo si gonfiò rapidamente, diventando di nuovo una barra di ebano caldo e venosa. Sandro sentiva le vene pulsare sulla lingua, le palle pesanti che gli sbattevano sul mento. Gemette di piacere mentre lo ingoiava fino in gola, gli occhi lacrimanti, il naso che colava.
«Bravo… così. Adesso sei pronto per prendermelo nel culo.»
Mamba lo tirò su di peso. Lo fece girare, lo spinse contro il muro freddo e umido, facendogli piegare la schiena a novanta gradi. Sandro si appoggiò con le mani aperte sul cemento ruvido, i jeans calati fino alle caviglie, il culo bianco e peloso esposto all’aria fredda. Il cuore gli batteva così forte che lo sentiva nelle orecchie. Era terrorizzato ed eccitatissimo nello stesso tempo. Sposato, padre, e adesso lì, in un vicolo di merda, a farsi sfondare da una trans nera.
Mamba gli allargò le natiche con le mani grandi. «Vuoi il profilattico o lo vuoi nudo, maschietto?»
Sandro rispose con voce rotta: «Senza… voglio sentirti dentro davvero.»
Mamba rise piano, una risata bassa e cattiva. «Come vuoi.» Tirò fuori un tubetto di gel dal reggiseno, ne spremette una dose generosa sulle dita e la spalmò direttamente sul buco di Sandro. Il gel era freddo, viscido. Mamba infilò un dito, poi due, girando, allargando. Sentì quanto era stretto. «Cazzo, sei vergine qua sotto… stretto come una verginella. Vuoi che entri piano, delicato… o vuoi che te lo ficchi dentro deciso?»
Sandro ansimò, la fronte appoggiata al muro. «Dentro… lo voglio dentro. Tutto.»
Mamba non se lo fece ripetere. Si sputò sulla mano, unse il cazzo nero già lucido, poi appoggiò la cappella grossa contro il buco contratto. «Allora goditelo.»
Spinse.
La prima spinta fu decisa, senza pietà. La cappella forzò l’anello stretto con un colpo secco. Sandro urlò, un lamento acuto di dolore puro. Sentì come se gli stessero strappando il culo: un bruciore feroce, una pressione immensa che gli toglieva il fiato. Le lacrime gli salirono agli occhi. «Ahhh… cazzo… fa male!»
Mamba grugnì di piacere, tenendolo fermo per i fianchi. «Shhh… rilassati, troia. Lo senti? È dentro.» Spinse ancora, centimetro dopo centimetro, il cazzo grosso che apriva le pareti strette. Sandro tremava, le gambe molli, il dolore era lancinante, come se lo stessero squarciando. Gemiti di sofferenza gli uscivano dalla gola: «Piano… dio… è troppo grosso…» Ma sotto il dolore c’era già qualcosa di diverso, un calore profondo, una sensazione di pienezza oscena che gli faceva pulsare il cazzo tra le gambe, duro come non mai.
Mamba decise di goderselo fino in fondo. Non rallentò. Affondò con spinte lunghe e potenti, fino a far sbattere le palle nere contro quelle di Sandro. Il cazzo entrava e usciva quasi completamente, il gel e la saliva facevano rumori bagnati, osceni. «Lo senti, eh? Ti sto sfondando il culo vergine.»
Poi il dolore cominciò a trasformarsi. A ogni spinta il bruciore si scioglieva in un piacere caldo, profondo, elettrico. Sandro iniziò a gemere in modo diverso: lamenti di sofferenza diventavano mugolii di godimento. «Ohhh… sì… cazzo… più forte…» Il suo buco si era abituato, si apriva, stringeva intorno a quella verga nera. Sentiva ogni vena, ogni pulsazione dentro di sé. Il cazzo di Mamba gli massaggiava la prostata a ogni affondo, mandandogli scariche di piacere fino alla punta del suo uccello, che gocciolava pre-eiaculato sull’asfalto.
Mamba accelerò, scopandolo come un animale. Le mani grandi gli stringevano i fianchi, lo tiravano indietro per impalarlo meglio. «Adesso sì che godi, puttanella. Senti come ti piace il cazzo nero nel culo?»
Sandro non riusciva più a parlare. Solo gemiti rochi, continui. Il piacere era diventato una marea. Il dolore era ancora lì, ma mescolato al godimento più sporco e intenso della sua vita. Sentiva le palle di Mamba sbattere, l’odore forte di sesso che saliva, il suo stesso culo che faceva ciac-ciac bagnato intorno al cazzo. Le gambe gli tremavano, il cuore esplodeva.
Mamba ringhiò: «Sto per venire… ti riempio il culo, maschietto.»
Spinse un’ultima volta, fino in fondo, e venne. Sandro sentì gli schizzi caldi, potenti, che gli inondavano le viscere: getti densi, caldi, che lo riempivano fino a colare fuori. Mamba tremò contro di lui, svuotandosi completamente dentro il suo culo stretto.
Sandro venne senza toccarsi. Il suo cazzo schizzò contro il muro, lunghi fiotti bianchi mentre il piacere gli esplodeva dentro come mai prima.
Mamba uscì lentamente, lasciando un vuoto bruciante e un rivolo di sperma che colava lungo le cosce di Sandro. Gli diede una pacca sul culo. «Bravo. Prima volta e hai preso tutto senza guanto. Torna domani, troia. Ti aspetto.»
Sandro rimase lì, piegato, ansimante, il culo dolorante e pieno, le labbra ancora sporche del pompino di prima. Si sentiva distrutto, umiliato, sporco… e più vivo che mai.
«Domani» rispose con voce spezzata. «Domani torno.»
1
voti
voti
valutazione
9
9
Commenti dei lettori al racconto erotico