Meddy, schiava del compagno di mamma (parte 21)

di
genere
sadomaso

“Dottore, c’è la signorina Maddalena”.
Solo quando erano da soli, Simona lo chiamava con il termine “capo” che, tra loro, era confidenziale.
“Un attimo, ti dico io quando farla passare”.
Gli piaceva saperla in ansia, seduta, là fuori, davanti ad estranei nei confronti dei quali non avrebbe dovuto e potuto far trasparire nulla.
La conosceva e immaginava che si stava trattenendo dal contorcersi le mani.
Reputò che 20 minuti fossero più che sufficienti.
Andò lui ad aprire la porta, come faceva solitamente con le persone di riguardo.
Lei non poteva saperlo, ma Simona sì e ci teneva che la sua collaboratrice sapesse quale grado di confidenza avessero i singoli ospiti.
Sicuramente quella donna aveva capito che c’era qualcosa di particolare tra Meddy e lui, ma non si era mai fatto problemi dei giudizi di Simona sui suoi rapporti. Si era invece sempre fatto problemi sui rapporti tra lui e Simona.
“Spogliati e mettiti in ginocchio”.
L’ordine le venne dato distrattamente, come se le avesse detto di sedersi e attendere che finisse.
In effetti, Enrico si mise alla scrivania e continuò a lavorare, apparentemente ignorando la ragazza inginocchiata.
“Non sederti sui talloni, stai dritta”
Le diede l’ordine senza alzare la testa, volendo farle capire che la teneva d'occhio anche se non la guardava.
Meddy stette in quella posizione, con i polsi dietro la schiena legati dalla sua immaginaria corda, la schiena dritta, i seni esposti e le ginocchia leggermente divaricate.
Dovette stare tanto tempo in quella posizione che, alla lunga, si rivelò dolorosa.
Al termine di un tempo infinito, Enrico si alzò, le si avvicinò e le diede una carezza delicatissima sul viso. Si chinò e le baciò, altrettanto delicatamente, le labbra, con un bacio casto ma affettuoso, senza entrarle con la lingua in quella bocca che, istintivamente, si era aperta pronta per accoglierlo.
“Vestiti ed andiamo”.
Il luogo verso il quale erano diretti era un ristorante appena fuori città: Il Cortile. Molto bello, intimo. Dava quasi l’impressione di trovarsi in una fattoria. Mancava solo il pergolato e l’aia appena fuori. Era semplice e ricercato al medesimo tempo.
I camerieri sembravano i componenti della famiglia proprietaria e si muovevano tra i tavoli con modi affabili, come se le persone sedute non fossero clienti ma ospiti.
L’atmosfera era rilassata tra i tavoli non stipati e i mobili in legno massiccio, che conferivano solidità anche ai rapporti che potevano essere intrattenuti con i proprietari o tra gli ospiti.
Meddy si sentì subito a proprio agio e sentì le spalle sciogliersi da quella tensione erotica che accompagnava sempre gli incontri con il suo Padrone.
Le sembrava lontano quel tempo trascorso in ginocchio in attesa nel suo ufficio.
Quell’uomo la teneva continuamente sulle montagne russe, con lente ed estenuanti salite, seguite da cadute vertiginose con giri della morte frequenti, per passare, poi, ad un ambiente calmo, come fossero in una barca su un laghetto con l’acqua ferma che li circondava.
Tutta la sera parlarono senza una meta precisa.
Si erano sempre visti nella clandestinità, rubando il tempo per potersi incontrare di nascosto da Fiona, complice inconsapevole della loro eccitazione in quanto, se non avessero avuto quel comune denominatore, probabilmente avrebbero comunque avuto un rapporto simile, ma con minore piccante che lo condisse.
Momenti di confronto umano, caratterizzato sia dalla profondità sia dalla leggerezza, non erano mai mancati.
Tuttavia sino a quel momento il maggior collante era stato il desiderio erotico, quella fame di sesso che entrambi si trasmettevano in una di quelle relazioni destinate a terminare dopo alcuni mesi, posto che l’elemento che maggiormente li univa era qualcosa che non presupponeva altro.
Enrico voleva conoscerla un po’ di più, non certo per valutare approfondimenti emotivi, sicuramente non voluti da nessuno dei due. L’intento era guardarsi comunque dentro un po’ più di quanto avessero fatto sino ad allora, anche sotto l’aspetto erotico, in quanto l’uomo aveva pensieri ancor più forti da esaudire con lei ma, per questo, prima di spingersi oltre, sentiva la necessità di un confronto umano.
Il sesso stava divenendo un disegno dai contorni sempre più forti. Enrico non riusciva a fermare i pensieri peccaminosi che coinvolgevano quella ragazza, capace di fargli sempre più sangue.
Meddy, con lui, aveva iniziato a sondare quell’anima che non sapeva essere così profonda e carica di emozioni. Gliene parlò. Tante domande si era fatta per guardarsi, conoscersi, capirsi, capire come quei desideri fossero rimasti latenti forse al punto da venire inconsciamente repressi e, ora, erano esplosi, con la volontà di sondarli e sondarsi maggiormente.
Meddy gli confidò che mamma era sempre più nervosa. Non sospettava del loro rapporto ma temeva che lui ne avesse un’altra che lo coinvolgesse sentimentalmente.
Enrico sapeva che Fiona era lontanissima dalla realtà. Lui non era interessato a rapporti sentimentali che andassero oltre a quanto stava vivendo con lei, con la quale aveva trovato, per lui, un equilibrio perfetto. Sapeva che lei voleva un maggior coinvolgimento ma, d’altro canto, lui non le aveva mai fatto promesse. Forse era questa la fonte dell’insicurezza della donna, che temeva la rivalità di un'altra donna, la quale avrebbe potuto entrare maggiormente nel suo cuore.
In altro giorno organizzò un'altra cena, solo con Fiona ma, questa, fece uscire ciò che da tempo teneva dentro, al punto da essere divenuta come una pentola a pressione. Non arrivarono nemmeno al ristorante perché lei ebbe una reazione fortissima già in auto, nella quale gli esternò tutto il proprio disagio.
Apposta per evitare situazioni di quel tipo, Enrico non voleva più sentimentali stretti. Smise di ascoltarla e la riportò a casa, senza, quindi, farle sbollire tutta la pressione che continuò a covarle dentro.
Meddy seppe subito della serata andata male tra Enrico e sua madre, perché era a casa quando Fiona era ritornata.
Sapeva di essere la causa di quella situazione, ma non riusciva a fermarsi nel rapporto di sottomissione, tanto la prendeva dentro e la eccitava.
Si era trovata altre volte con il Padrone, ma avevano principalmente parlato dell’erotismo. Solo verso la fine, Meddy ipotizzò di dire alla madre che lei era la sua schiava, rassicurandola che non vi era nulla di sentimentale.
Enrico la guardò con l’espressione tipica di colui che pensa che la pazzia abbia avuto la meglio sulla ragione.
Non toccarono più quell’argomento.
di
scritto il
2026-03-16
7 3
visite
2
voti
valutazione
5.5
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.