La sfida (parte 3)

Scritto da , il 2021-12-20, genere sadomaso

Marzio organizzò una prima sfida tra le due contendenti.
Due suoi colleghi (dei quali gli era nota la loro disistima nei suoi confronti) offrirono i loro cazzi alle due donne che, in ginocchio, avrebbero dovuto far godere.
Solo uno dei due avrebbe goduto, quello cui era toccata la schiava più brava di bocca.
Il secondo, rimasto insoddisfatto, avrebbe potuto scaricare la propria frustrazione con 5 colpi di frusta.
Vinse Viola.
In realtà questo fu il risultato. Di fatto Simona volle perdere. Non le interessavano certo le frustate, ne aveva ricevute tante e la schiena raccontava a tutti quanta eccitazione avesse già avuto.
Voleva solamente che la sua concorrente si sentisse in vantaggio, che assaporasse la vittoria.
Si eccitarono tutti nel contare fino a 5 e applaudirono quando, vigliaccamente, l’uomo ne diede una in più, senza sapere che aveva regalato altro piacere alla donna.
Ci si stava avvicinando al momento clou.
Tutti sapevano cosa sarebbe successo ed erano elettrizzati.
Marzo le fece strisciare a terra, ai piedi degli invitati fino alla vasca contenente il fango.
Chi avesse vinto nella lotta, sarebbe stata la sua schiava sessuale, trofeo da esibire.
Chi avesse vinto avrebbe potuto stare al suo fianco, godere della posizione, degli agi e del divertimento che quell’uomo sapeva offrire.
L’eccitazione dei presenti, alimentata dallo champagne, aumentò nel vedere due donne che, infangate, lottavano tra loro.
Il fango ha l’effetto di spersonalizzare, rendendo quasi inconfondibili le due persone che divengono solo dei corpi che si fanno male per il divertimento altrui.
Non era un incontro corretto. Le due donne miravano a farsi male per vincere, alla ricerca di una palma che sarebbe stata tale solo per una di loro.
Viola salì con le ginocchia sopra il petto di Simona la quale era sempre in grado di evitare la sconfitta.
Vi fu un momento in cui la lotta parve arrivata alla fine. Un istante strano, inosservato da tutti, presi dall’eccitazione nel vedere Viola che, dopo un attimo in cui la lotta sembrò sospesa nell’aria, prendeva la rivale per la gola e la sbatteva a terra, nel fango, schiacciandola col suo peso.
Gli ospiti applaudirono nel vedere Simona battere tre volte nel fango la mano in segno di resa.
La gente prova piacere nell’assistere alla resa altrui, come se le sconfitte possano evidenziare il fatto che non è toccata a loro.
Viola si alzò e posò un piede sulla gola della sua rivale per evidenziare la sua vittoria.
Eppure Simona stava sorridendo.
Colei che agli occhi dei presenti era la vincitrice, non riusciva a togliersi dalla testa gli ultimi momenti della lotta.
Gli istanti dell’acclamazione le avevano restituito la possibilità di pensare ed il suo cervello stava mettendo rapidamente in fila una serie di puntini sparsi lungo il percorso iniziato la sera in cui la sua rivale si era presentata come una questuante ai piedi di Marzio.
Durante la lotta improvvisamente Simona aveva fermato ogni difesa esponendosi alla forza avversaria che l’avrebbe travolta.
“Ora sei solo un animale da esposizione. Hai perso”.
A questa frase pronunciata da Simona, inascoltata da tutti, era seguita la rabbia di Viola e la vittoria.
Solo ora poteva pensare mentre col piede teneva sotto di sé la sua rivale.
Osservò Marzio, seduto in poltrona col cazzo fuori, duro, che la guardava vittorioso.
“Vieni a farmi un pompino, schiava”.
In quel momento lei capì cosa le aveva detto Simona.
Viola pensava di avere vinto, ma si stava sbagliando.
Marzio pensava che, comunque fosse andata, avrebbe vinto.
Simona invece aveva vinto quando, qualche sera addietro, prostrata ai loro piedi, aveva ottenuto la sfida.
In quel momento aveva messo un cuneo nella porta e, quando questo accade, quella porta non si chiuderà più perché due mondi sono stati messi in comunicazione e, dopo, non potrà più essere come prima.
Nel momento dell’accettazione della sfida da parte di Marzio, la posizione di Viola era divenuta precaria. Lei sarebbe stata lì non per sé stessa, ma in funzione di ciò che avrebbe potuto fare per divertire il Padrone.
Era così già da prima, ma non lo sapeva.
Ecco il cuneo, la conoscenza, che si insinua sottopelle e non ti lascia più, entra in circolo per andare a toccare tutti i punti sensibili che, una volta sfiorati, cominceranno a provare altre sensazioni, il più delle volte negative.
Quindi, se avesse vinto Simona, lei sarebbe stata la sua donna, se invece avesse vinto Viola, avrebbe avuto dentro di sé il senso della precarietà, che le avrebbe rovinato ogni sensazione.
Ma Simona voleva perdere perché perdendo avrebbe vinto. Ci si dimentica dei perdenti, quindi i presenti (e gli assenti) non avrebbero più pensato a Simona ma avrebbero sempre guardato Viola come un animale da esposizione, così come quella sera era stata trattata da Marzio davanti a tutto il suo mondo.
Ecco il motivo della frase della sua rivale.
Lo stesso suo uomo, divenuto ufficialmente Padrone, la voleva a fargli un pompino, ma come schiava, non più come compagna di giochi sessuali particolari.
La sua posizione era ormai definitivamente compromessa.
In due avevano vinto: Simona e Marzio.
La prima non aveva mai avuto intenzione di ritornare in auge.
Ora restava a lei la scelta, in quei pochi secondi, mentre aveva ancora il piede sulla gola dell’altra donna che con rabbia si mise a schiacciare, scaricando la frustrazione.
“La sola bellezza non paga”.
Le sembrò di sentire queste parole provenienti dai suoi piedi.
Marzio era tronfio, col cazzo duro esposto.
Era al punto più alto, davanti a tutto il suo mondo fatto di amici, nemici, amici che erano nemici, colleghi, rivali.
I riflettori erano puntati su di lui, non su di lei.
Non poteva essere che l’unica soccombente fosse lei.
Non poteva essere una pedina nelle mani di Simona e, da quel giorno in poi, nelle mani di Marzio.
Non poteva essere.
Aveva pochissimi secondi per decidere. Fece l’errore di guardare ai suoi piedi il viso soddisfatto di Simona, l’unica vera vincitrice di quella farsa da lei architettata.
Rabbiosamente le diede un calcio in faccia e questo fu un ulteriore errore.
La gente ama vedere perdere ma, paradossalmente, una certa ipocrisia la porta a non volere che la vincitrice si accanisca sulla sconfitta.
Così Viola venne fischiata.
Quella stronza aveva vinto ancora, con il suo sorrisetto del cazzo mentre se ne stava sotto i suoi piedi, mentre tutti quelli intorno non avevano capito che erano parte di una commedia dal regista occulto.
Stronza, stronza, stronza.
“Muoviti schiava”.
Marzio premeva, ricordando a tutti il suo nuovo ruolo di Padrone di un animale esposto.
In quel momento le restava una cosa sola da fare: non essere l’unica a perdere, trascinare con sé l'altro attore che non sapeva di essere pedina.
Quello era il momento più alto di Marzio e, come è noto, più si sale più fa male la caduta.
Viola guardò rabbiosa Simona, poi alzò lo sguardo verso l’uomo col cazzo duro che l’aspettava e capì che quello era il momento per far precipitare l’aquila: “Fottiti, coglione!”.
E se ne andò.

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