Frammento 3.2: Piacere, gemiti e parolacce: la dichiarazione senza vergogna di una donna rispettabile.

di
genere
sentimentali

4. Durante il sesso, l'uso del linguaggio si trasforma, in un certo senso, in corpo, si incarna di nuovo come un attore sul palcoscenico in un nuovo ruolo. Le parole non sono più solo significati, ma respiri fisici, grida... Il linguaggio volgare, in un contesto simile, può essere una forma di espressione che, lontano dal rispetto della correttezza, si fa nettamente più potente e libera. Non è questione di shockare, ma di un'esplosione di sincerità bruta. Quando il corpo sperimenta l'intensità, il linguaggio deve adattarsi a questa forza, trovare una forma in grado di resistere alla sua potenza. E spesso è proprio la parola volgare, cruda, che possiede quell'energia viscerale necessaria per arrivare a toccare la carne dell'esperienza fisica. La parola eccita, indurisce... come alcuni vogliono vederla in una forma semplificata. In questo contesto, il linguaggio volgare non è tanto una provocazione, quanto una risposta istintiva, capace di riflettere l'essenza e l'estasi del momento. La lingua corretta, raffinata, non è in grado di contenere la violenza di un'esperienza che travolge ogni razionalità. È solo la parola volgare, nuda, cruda e carica di forza, a penetrare più profondamente e con maggiore autenticità. La parola eccita, brucia, diventa un veicolo che spinge l'energia sessuale in dimensioni sconosciute. È forse anche come una prostituzione verbale, sì, ma una prostituzione che può essere incredibilmente sensuale e liberatoria.
Ma la volgarità non è solo una questione di desideri. È una battaglia per il potere. Per secoli, il linguaggio sessuale è stato il dominio di una voce maschile, che ordina, dirige, definisce il giusto cammino, dettando comandi alla donna. Ma quando è la donna a prendere in mano il linguaggio, quando lei esprime il suo piacere con la stessa forza cruda di un uomo, il velo di passività che le è stato cucito addosso si strappa. La volgarità, a quel punto, diventa una rivendicazione. La donna non è più il semplice oggetto del desiderio, ma il soggetto che esprime e rivendica il proprio piacere. Il linguaggio volgare diventa uno strumento per riscrivere le dinamiche di potere, una sfida che smonta le convenzioni e gioca con le identità. È il potere di sedurre e sfidare, di rompere le regole, di demolire i confini esistenti. Perché il sesso è un gioco di ruoli in costante evoluzione, una danza fatta di fantasie e maschere. Il linguaggio volgare è solo uno degli input in questo teatro, dando voce a un "io" che diventa sempre più audace e libero.
5. E la volgarità non si limita alla provocazione. C'è un aspetto psicologico profondo, che riguarda il rilascio di tensione. Il divieto di usare certe parole può innescare un'esplosione di adrenalina, una sensazione di trasgressione che amplifica il piacere. Il sesso stesso è una zona liminale, un'area dove la vulnerabilità, la perdita di controllo e l'estasi si fondono. Il linguaggio volgare può intensificare questo stato di "oltrepassamento", conferendo al piacere una profondità ed intensità unica. Non dimentichiamo che la sessualità è estremamente personale e soggettiva.
Non tutte le donne si sentono libere nell'usare un linguaggio volgare durante il sesso, e ciò non le rende né più oppresse né meno libere. Alcune preferiscono l'intimità che nasce dal silenzio o dalla tenerezza, un'intimità che nessuna parola, potrebbe mai restituire. La chiave è che ogni persona dovrebbe sentirsi libera di esplorare la propria sessualità come meglio crede, senza essere vincolata dalle aspettative altrui. L'uso della volgarità da parte della donna durante il sesso può essere un atto di auto-espressione, una rottura delle convenzioni culturali, una rivendicazione di potere e desiderio. Non esistono forme giuste o sbagliate di espressione sessuale, solo una ricerca di autenticità, connessione e libertà. Il linguaggio, in quei momenti intimi, non è mai neutrale. È vivo, pulsante, una forza che scorre nelle vene della vita stessa, e a volte, è proprio lì che trova la sua forma più vera e pura.
scritto il
2026-02-28
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