La star del cinema (parte 3)

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genere
etero

Michelle si sistemò.
“Vieni con me”.
Trascinò Simon, tenendolo per mano, verso la sua auto, passando trafelati nel supermercato, sicura che tutti notassero il suo rossore e la sua evidente eccitazione, tanto si sentiva calda. Pensava che i clienti non potessero non notare anche il rigonfiamento del cazzo dell’uomo. Accelerò il passo per fuggire da quelle attenzioni che tempo addietro avrebbe invece desiderato.
Corse in mezzo agli scaffali e passò via alle casse, eccitata anche per questa sua convinzione che tutti vedessero le loro emozioni, ma sicura che nessuno avrebbe riconosciuto lei.
“Guida tu”.
Simon non aveva mai guidato un’auto così bella. Il rombo del motore gli diede piacere. Non era più abituato al cambio manuale e si stupì che una donna così potesse apprezzare quella meccanica.
La macchina rispondeva bene e si sentivano tutti i cavalli nelle ruote.
Michelle, mentre l’uomo guidava, si chinò e, slacciati i pantaloni di un uomo sempre più stupito, si prese in bocca quel cazzo che non aveva accennato a perdere nulla del suo turgore.
Simon fece un giro più lungo rispetto a quello necessario, eccitato dalla situazione che stava vivendo. L’aria estiva entrava dai finestrini abbassati. La musica era quella che anche lui conosceva.
Nei lunghi rettilinei, prese la testa della donna e diede il ritmo al pompino. Michelle si lasciava guidare e, mentre lui le spingeva giù la testa, muoveva la lingua intorno all’asta.
Lo stupore si impossessò di Simon quando vide, da lontano, aprirsi il cancello di quella villa che dall’esterno nulla lasciava vedere ma, appena entrati, era possibile apprezzare tutta la sua maestosità.
Lasciarono l’auto davanti all’ingresso e passarono di corsa davanti alla cameriera che era andata incontro alla sua datrice di lavoro.
L’uomo seguì Michelle lungo le scale. Alle pareti erano appese foto di lei con attori famosi, evidentemente di qualche anno addietro.
Dunque non aveva mentito quando si era presentata.
L’idea di fare sesso con una star del cinema lo eccitò ancor di più.
Nell’ampia camera da letto, si spogliarono velocemente gettando i vestiti sui numerosi tappeti di quella stanza bianca, luminosa, arredata con mobili in evidente legno massiccio, lavorati a mano, con vista su un parco curato, oltre al quale si vedeva il mare.
Le finestre erano aperte e si sentiva il trattorino del giardiniere.
Il letto era ampio e Simon vi gettò sopra la donna dopo averla spogliata.
"Guarda nel cassetto”.
Cazzo, delle manette.
Le legò i polsi alle testiera in ferro battuto e riccamente lavorato. Le si mise tra le cosce e, torcendo appena i capezzoli di quella donna imprigionata, la penetrò nuovamente.
Michelle si dimenticò della sua vita, del suo desiderio di essere ancora qualcuno e delle sue lamentele per essere caduta nell’oblio.
Si sentiva leggera nell’aver accettato di essere nel mondo degli anonimi, conosciuti solo dalle persone amiche, senza l’ansia o il desiderio di apparire dando una immagine costruita di sé.
Si sentiva riempire dal quel cazzo che le testimoniava la sua conferma di essere uscita da quel mondo che non la voleva più.
Simon invece stava scopando con un altro mondo, quello visto alla TV o sui giornali, un mondo nel quale si sentiva ospite e dal quale voleva prendere tutto il piacere possibile per il tempo nel quale gli sarebbe stato consentito di stare.
Ciascuno dei due scopava con un corpo estraneo e con sé stesso, con i propri desideri e le proprie emozioni, con una persona senza conoscere la sua storia.
Per lei era solo un cazzo e, per lui, solo un corpo di una diva.
“Girati”.
Simon uscì, la fece girare e, sempre ammanettata, le ordinò di mettersi in ginocchio, costretta a tenere la faccia sul cuscino dalle manette legate nella parte della tastiera vicina al cuscino.
In quel modo gli esponeva quel culo di una quarantenne in forma come ne poteva vedere solo da lontano, con una pelle morbida, liscia, un culo tonico ed una classe nei movimenti che, solo quelli, glielo facevano restare duro.
Si mise anche lui in ginocchio, dietro di lei, e la penetrò nuovamente.
Una mano le teneva giù la testa e l’altra la sculacciava, mentre spingeva il suo cazzo dentro a quel mondo, ancora incredulo che fosse così bagnato per lui.
Volle goderle in bocca ma lo tirò fuori troppo tardi.
Michelle si girò velocemente e aprì la bocca, ma il getto del piacere di Simon la colpì in parte sul viso e, solo in parte, entrò in bocca.
Non pensò più che qualcuno avrebbe potuto venire a sapere di quella scopata che, nella sua testa, definiva “sana”.
Si sentì libera.
Alzatasi dal letto, si sedette alla sua toeletta. Una gamba nuda, che usciva dalla vestaglia, era ripiegata sotto le natiche. Guardava Simon che si stava rivestendo. Lo faceva con la fretta tipica di chi sa di essere fuori posto, sapendo che la sua presenza in quel mondo patinato era finita. Si sentiva meno di un ospite, come un giardiniere che si trovava per sbaglio in un locale in cui non avrebbe dovuto accedere.
Michelle osservò nuovamente il suo naso rotto e la cicatrice sul petto che lasciava pensare ad un taglio. Le venne in mente una coltellata.
Gli sorrise, percependo il suo imbarazzo.
“Siediti, dai”.
La serenità di Michelle si trasferì all’uomo. Simon si voltò per vedere se sul letto c’era qualcosa e, trovandolo libero, si sedette sul bordo, cercando di restituire il sorriso. Si guardava intorno, in quella stanza che era grande quasi come metà di casa sua, sentendosi investito da quella ricchezza.
Lei lo fece sentire amico.
“Raccontami la storia del tuo naso e di quella cicatrice”.
Simon si sentì in imbarazzo, dovendo raccontare a quel mondo non suo, una parte del suo mondo, convinto che lei non l’avrebbe capito, troppo distante.
“E’ una storia di strada, una brutta storia”.
Michelle non aveva smesso di sorridere mettendolo a proprio agio.
“Ho tempo, fammela sentire”.
di
scritto il
2026-02-04
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