La fabbrica abbandonata (parte 4)

di
genere
sadomaso

(Il giorno prima)
Fabrizio, come suo solito, si era presentato a casa sua all’ora di pranzo. L’istinto o, meglio, la conoscenza del suo Padrone, l’aveva messa in forte sospetto quando la mattina l’aveva chiamata per salutarla.
Infatti il suo scopo era solo quello di sapere se era a casa o in giro per il mondo a vedere i suoi amati edifici.
Si era presentato con Arturo. Lei ne aveva sentito parlare ma non conosceva quell’uomo grosso, robusto, silenzioso e con l’espressione di chi sa di avere un potere che lei ancora non conosce.
Fu la vista dei suoi occhi che iniziò a farle girare il sangue, presagendo che sarebbe successo qualcosa noto a tutti, tranne che a lei.
Fabrizio rideva, sicuro di sé, con quell’aria arrogante tipica.
Non la salutò nemmeno appena entrati, ma si voltò appena indietro per guardare Arturo, dopo essere entrato quel tanto da consentire anche a lui di accedere e chiudere la porta per prendersi quello spazio domestico che nelle prossime ore sarebbe stato sottratto alla sua proprietaria.
“Ti avevo detto che è una bella gnocca”.
Fabrizio la prese per i capelli e la baciò mettendole la lingua in bocca.
Istintivamente Arianna avanzò i seni per offrirglieli, guidata dall’eccitazione che si era sentita montare dentro di colpo.
Porca puttana, quanto detestava il potere di quell’uomo di farle scatenare quella parte della sua anima che conteneva la lussuria e prendeva subito il sopravvento sul raziocinio ed il controllo pieno di sé stessa.
Non era la prima volta che la usava assieme ad altro uomo e questa cosa la faceva impazzire, facendola sentire puttana e cagna, un oggetto, una schiava da usare.
Arturo allungò la mano per prendere confidenza con quel corpo che gli avrebbe dato piacere.
“Quest’oggi, questa sera, questa notte, sarai nostra”.
In quel momento si ricordò dell'appuntamento con Marco, che da tanto le stava dietro e al quale l’aveva fatta penare a lungo. Con lui era già uscita una sera, nella quale gliel’aveva solo fatta annusare con discrezione, vestita con un abito casto ma aderente, giusto per fargli vedere la mercanzia che non sarebbe stata da toccare.
Quella sera aveva deciso di farci sesso, quello normale, in cui reciprocamente i due amanti si danno piacere, ricercando il proprio e quello altrui.
Il sesso sporco, quello duro, forte, quello che la riempie di energia e di emozioni contrastanti, era destinato a prendere vita solo con quel bastardo di Fabrizio.
Accennò un inutile tentativo per dire che aveva già altri impegni.
Fabrizio non le rispose nemmeno e la guardò con quei suoi occhi irritanti, che la accompagnarono nella breve strada verso il pavimento, sul quale si posarono le ginocchia della donna.
L’uomo si aprì i pantaloni e le infilò in bocca un cazzo già duro.
Lui aveva il potere di scatenarle l’eccitazione, ma anche lei sapeva di provocare in lui una subitanea eccitazione, quella di pelle, di carne, animalesca che sa solo di sesso senza ulteriori implicazioni.
Le tenne ferma la testa e mosse il bacino, prima lentamente e poi un po’ più velocemente, per fermarlo sul limitar della gola, assaporando il piacere della paura in lei dei conati che sarebbe sorti con solo qualche millimetro di avanzamento.
“Provala”.
Fabrizio uscì dalla bocca. Arturo la prese per i capelli in sostituzione dell’amico e, col cazzo già fuori, le provò la bocca.
Era grosso quel cazzo, proporzionato a quell'uomo che, visto dal basso, era ancora più imponente.
Parlava poco e aveva lo sguardo tipico del Padrone.
Si mosse nella sua bocca facendo crescere ancor più il cazzo.
Mentre aveva iniziato a scoparle la bocca, si rivolse all’amico.
“Eccitante questa cagna, usa bene la lingua”.
Estrasse il cazzo e spinse a terra Arianna.
Col piede la fece stendere a terra, sulla schiena.
Arturo le posò la scarpa sulla gola, schiacciando quel tanto da renderle difficoltoso il respiro.
Fu lei ad abbassare lo sguardo, verso quella calzatura che le opprimeva il fiato.
Il piede si mosse e con la punta le fece appoggiare la guancia sul pavimento.
La scarpa dell’uomo si poggiò sulla guancia esposta e schiacciò.
Arianna sentì sui seni un altro piede, quello di Fabrizio. Anche lui schiacciò e, col tacco, le procurò dolore ai capezzoli.
“Preparaci il pranzo”.
Dalla scarpa sul viso, si sentì Arianna che, a bassa voce, disse che aveva preparato solo per una persona.
Arturo schiacciò il piede sul bel viso.
“Preparaci il pranzo”.
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scritto il
2026-01-23
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