Il maestro di sci 2

di
genere
sentimentali

La stagione invernale era quasi alle porte e non volevo perdermi l’ultima sciata dell’anno. Mio marito e mio figlio avevano intenzione di passare il fine settimana a visitare una città, così decisi di fare un borsone al volo e andare in montagna. Un weekend di sciate, sole e relax.

Arrivata a destinazione mi preparai, presi gli sci e mi diressi verso le piste. Il rumore degli attacchi, lo scricchiolio della neve sotto gli sci e il vento sul volto. Una sensazione impagabile.

Ero in fila ad aspettare il mio turno sulla seggiovia quando all'improvviso, mi sentii strattonare all’indietro, perdendo così il mio posto. Mi girai per vedere chi fosse stato ed eccoli lì, quegli occhi verdi. Il maestro di sci di mio figlio. Ci scambiammo un sorriso. “Ehi, ciao! Dov’è Edo? Lo hai lasciato indietro o ti ha superata?” disse sorridendo. “Spiritoso! No, sto sciando da sola.” risposi io.
Nel frattempo arrivò il nostro turno. Sedendoci, le nostre gambe si sfiorarono per un istante e per tutta la salita lui tenne la sua gamba attaccata alla mia. Sentii le farfalle allo stomaco, emersero i ricordi del nostro ultimo incontro: le sue mani su di me, il suo respiro, il suo corpo.
“Quindi sei qua da sola?” mi chiese. Avevo la possibilità di rispondere in diversi modi per svincolarmi da quella situazione, ma nonostante qualche titubanza decisi di avvicinarmi a quel confine labile, quasi per mettere alla prova le sue intenzioni.
“Esatto, torno in città domani pomeriggio. Volevo godermi gli ultimi giorni di questa stagione e non pensare a nulla. Vedo che indossi la divisa… hai ancora molto lavoro nonostante la neve non sia il massimo?” “Si, sono le ultime lezioni, finisco con questo allievo e poi stacco.” Il suo allievo, un bambino di cinque o sei anni che cantava le stesse canzoncine che cantava mio figlio a quell’età. Quel dettaglio mi fece sorridere.


Arrivammo in cima. Quando la seggiovia rallentò, il silenzio tra noi si fece più denso. Nel momento di scendere sentii il suo braccio sulla mia schiena. “Allora buona sciata. Sei stupenda, come sempre.” E poi si allontanò con il suo allievo. Non riuscii a rispondere in tempo. Mi aveva colta alla sprovvista. Così, tra me e me, pensai: “Anche tu.” Ero contenta di averlo incontrato, ma anche delusa perché lui non aveva oltrepassato quel confine come avevo immaginato. Cercai di ricompormi e di godermi il resto della sciata.

Finito di sciare, tornai a casa. Feci una doccia calda e lasciai che l’acqua scorresse lentamente sulla pelle. Pensavo a lui. Al modo in cui mi aveva guardata, alle sue mani sul mio corpo… Terminata la doccia sapevo che avrei dovuto togliermi il suo pensiero dalla testa. Guardai nel borsone per vedere se avessi portato con me Rabbit per togliermi ogni voglia e mentre cercavo sentii suonare il campanello. Non ci feci caso. Non stavo aspettando nessuno e non avevo intenzione di rispondere. Poi una vibrazione. Guardai il cellulare. Comparve il suo nome. Il cuore batté all’impazzata.
“Sei a casa o in giro?” Rimasi a fissare lo schermo per un secondo.. Sorrisi. Mi sentivo come un’adolescente. Non ci pensai due volte. Lo volevo. Andai al citofono e aprii il portone e nel mentre risposi: “Sali”.
Nell’attesa, mi guardai in giro. La casa era un po’ in disastro, ma non ci pensai troppo. Bussò. Un’occhiata veloce allo specchio: capelli umidi, jeans e maglietta… il trucco non c’era più… Mannaggia, pensai. Aprii la porta, ed eccolo. Sorridente, un po’ rosso in volto e con in mano qualcosa da bere. “Ehi, ciao, posso entrare?” “Si, certo, entra pure.”
Lasciò le bottiglie sul tavolo, si tolse la giacca con un gesto lento, come se si sentisse a casa, poi prese due bicchieri e iniziò a versare da bere. Osservavo ogni suo movimento, come gli cadeva la maglietta, le sue movenze, il suo corpo. “Ero indeciso se venire… mi sono preso un rischio.” Per un attimo i nostri occhi si incrociarono. “Hai fatto bene,” risposi sorridendo mordendomi il labbro.
Allungò verso di me un bicchiere. Ci guardammo per un istante negli occhi. Feci un sorso mentre lui fece un passo verso di me, prese il mio bicchiere e lo appoggiò sul tavolo. Osservai il suo movimento sicuro e disinvolto. “Non sono riuscito a toglierti dalla mia testa…”. Poi prese il mio volto tra le mani, accarezzò la guancia e mi baciò. Il bacio era lento e dolce. Il respiro si fece affannoso per entrambi. Una sua mano scese verso il mio fianco per avvicinarmi. Io mi sciolsi. Sentivo il suo calore, le sue dita che mi sfioravano. Presi il suo volto per avvicinarlo a me. Volevo tutto di lui.

"So che avevamo detto che l’altra volta sarebbe stata l’ultima…ma ho voglia di te..appena ti ho visto in pista…ho pensato a cosa avrei voluto farti” disse con voce carica di desiderio.” Senza aver il tempo di rispondere mi appoggiò sul tavolo e iniziò a toccarmi e baciarmi il collo, le sue mani erano voraci, percorrevano tutto il mio corpo. Con un filo di voce dissi “potremmo replicare un’ultima volta..sarebbe divertente” e senza pensarci gli sfilai la maglietta. Il suo corpo pieno di tatuaggi, muscolo e sexy.. Lui rispose immediatamente, mi liberò dai vestiti con la stessa urgenza che provavo io. Mi spinse verso di lui e in quel momento sentii la sue eccitazione. Gonfia e dura. Mi scostò gli slip e lentamente entrò in me. Iniziò piano e poi aumentò il ritmo. Il piacere esplose. Lui era sicuro, determinato e ogni tocco mi faceva sentire sempre più viva. Le sue mani mi accarezzavano con un’intensità che mi toglieva il respiro. Lo scostai prima di venire, volevo godermelo per tutta la notte. Scesi dal tavolo e mi inginocchiai davanti a lui, lo presi in bocca “oh si … così…” lei mi stringeva i capelli, sentivo che stava perdendo il controllo. Mi tirò su e mi fece girare mi mise le mani sul tavolo e mi prese da dietro. Ogni spinta era un sussulto, ansimavo di piacere. Mi stringeva i capelli e le natiche, sentivo che gli piaceva e io lo volevo tutto. Uscì e mi portò in camera da letto, mi spinse sul letto, mi aprì le gambe ed entrò nuovamente, sempre più profondo. Più forte. Non ce la facevo più, stavo per godere “ti prego scopami…. fammi godere” lui sorrise avidamente e mi baciò. Le spinte si fecero sempre più veloci e godetti come mai prima…pochi istanti dopo disse ansimando “sto per venire”. Lo feci uscire e mi inginocchiai nuovamente, mi guidò per le ultime spinte con la mano…poi finalmente godette.

Terminato tutto ci distendemmo sul letto e guardandoci ridemmo, come se tra noi ci fosse una complicità innata. Il sesso con lui era davvero bello senza alcun impegno o aspettative. “Dio che scopata” disse lui. “peccato che la stagione invernale è terminata…magari l’anno prossimo potremmo replicare” risposi io. “sono sicuro che in un modo o nell’altro scoperemo ancora io e te”. Forse aveva ragione.

Ci rivestimmo e lo accompagnai alla porta. Prima di andare prese nuovamente il mio volto tra le mani e mi diede un ultimo bacio e mi disse “a presto”. Gli sorrisi e chiusi la porta.
scritto il
2026-02-28
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