Meddy, schiava del compagno di mamma (parte 2)

di
genere
sadomaso

(alcuni mesi prima)
“Enrico è libero?”
Fiona rivolse il suo solito sorriso alla segretaria del suo compagno.
“Buongiorno Fiona, sì, e non ha appuntamenti per la prossima ora".
La donna, conoscendo Fiona, anticipò la domanda successiva che sapeva le sarebbe stata rivolta.
“Simona, non riesci proprio a darmi del tu?”
“Sì, scusami, non ce la faccio proprio. Sei la compagna del capo”.
“Sì, ma il capo è lui, non io”.
Fiona sorrise. Cercava sempre di mettere a proprio agio la segretaria di Enrico. Si fermava spesso a parlare con lei, senza cercare di disturbarla se la vedeva troppo impegnata.
Discorrevano volentieri, anche Simona, che, agli occhi di Fiona, non era una minaccia con i suoi anni e chili più di lei.
Fiona sapeva di essere ancora una bellissima donna, nonostante la gravidanze di oltre 20 anni addietro. Si curava moltissimo, ma temeva sempre la concorrenza di donne giovani o più belle di lei che, se destinavano sguardi troppo espliciti al suo compagno, le procuravano stizza.
La segretaria non entrava volentieri in confidenza con i parenti o le compagne del capo. Preferiva sempre tenere le distanze, rispettose, ma distanze.
Fiona però insisteva tanto su questo aspetto, come se dovessero essere amiche. Era troppo invadente e, volendo fare l’amica, non capiva che stava eccedendo nell’approfittare del suo rapporto col capo per imporsi sulla donna, invece di lasciare che il rapporto proseguisse alla pari.
A Simona, Fiona non piaceva proprio. Si frequentavano da sei mesi e, a suo parere, lei voleva correre troppo, anche con Enrico.
Simona aveva una grandissima stima del suo capo dal punto di vista lavorativo. Gli voleva bene in quanto lavorava per lui da oltre 20 anni. O meglio, da oltre 20 anni lavoravano nella stessa azienda e lei lo aveva visto crescere lavorativamente, sino a diventare direttore. Era la sua segretaria personale da 7 anni ormai.
Fiona si fermò a parlare ancora un poco e Simona, per cortesia, la stette a sentire, avendo cura di sforzarsi e di usare la seconda persona singolare nei dialoghi così come richiesto, o imposto, dalla donna.
Fiona indossava un elegantissimo soprabito, tenuto allacciato e chiuso con la zip. Le scarpe avevano il tacco alto.
Simona sapeva che lei puntava sull’appetito sessuale del suo capo per tenerselo stretto.
Ne era evidentemente innamorata, molto innamorata, e voleva legarselo in tutti i modi.
Fiona finalmente la lasciò al suo lavoro ed entrò nell’ampio ufficio di Enrico, senza farsi annunciare. D’altro canto lei non era né una dipendente né un cliente, quindi voleva che in azienda fosse ben chiara questa cosa.
C’erano tante belle donne, anche giovani, e lei faceva di tutto perché fosse chiaro che era lei la donna del capo.
Simona sapeva che faceva bene a preoccuparsi.
Il capo aveva avuto molte relazioni con giovani donne in azienda. La posizione, i soldi e anche il fatto che fosse un bell’uomo, lo hanno sempre aiutato ad avere rapporti.
Si era sparsa la voce degli appetiti sessuali forti di Enrico, a volte anche estremi.
Da quando frequentava Fiona, però, in azienda aveva cessato il corteggiamento.
A lei stessa non sarebbe spiaciuto avere una o più notti di sesso, anche attratta da ciò che si narrava di manette, frustini, corde. Non sapeva se fossero solo esagerazioni o se, invece, fosse solo una parte delle realtà.
Lei era stanca del menage col marito. Oddio, qualche relazione extra anche lei l’aveva avuta, ma ormai aveva smesso di interessare agli uomini giovani e belli.
“Ciao caro”.
Enrico, che non si aspettava che qualcuno entrasse, era al telefono.
Manifestò piacere nel vederla, come sempre. Anche questo a lei piaceva tantissimo di quell’uomo. Ogni qual volta la vedesse, manifestava sempre il suo piacere. La faceva sentire importante, desiderata, anche viziata, sempre affamata di attenzioni che, dal canto suo, cercava di ricambiare sessualmente, lasciando che lui potesse soddisfare con lei i suoi gusti.
Enrico era sempre attratto dall’eleganza sensuale ma non sfacciata. Adorava essere sempre stimolato e sapere di averla disponibile.
Si era vestita o, meglio, svestita come sapeva che a lui sarebbe piaciuto e lo sguardo che le dedicò fu eloquente.
Non ripose la cornetta, impegnato nella sua conversazione, ma con la mano inviò un bacio e le fece segno di avvicinarsi.
Era evidente che stesse ammirando il corpo e lei, civettuolamente, si tolse il leggero soprabito abbottonato, facendolo scivolare a terra, avendo cura che l’operazione svelasse lentamente il suo corpo nudo.
Rimase solo con autoreggenti e perizoma. Fosse stato per lei nemmeno quest’ultimo indumento avrebbe indossato, ma sapeva che a lui piaceva moltissimo. Le diceva che, coprendola appena, evidenziava la sua nudità. E poi gli piaceva moltissimo levarglielo o, come a volte accadeva se preso tanto dall’eccitazione, strapparglielo.
Mentre Enrico parlava, si mise in ginocchio e, carponi, si diresse verso di lui, guardandolo negli occhi.
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2026-02-24
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