Meddy, schiava del compagno di mamma (parte 6)
di
Kugher
genere
sadomaso
Enrico aveva visto Meddy solo in fotografia, peraltro era ritratta con abbigliamento invernale ed informale.
Fiona, quasi casualmente, si era fatta “capitare” sul cellulare l’immagine della ragazza.
L’aveva osservata distrattamente, troppo allergico a tutto ciò che puzzava, anche solo lontanamente, di famiglia o di rapporto che stava nei dintorni.
“Mh, carina, tutta la sua mamma”.
Fiona si era accorta che l’argomento era stato trattato più con distacco che superficialmente.
Aveva imparato a conoscere Enrico ed aveva capito che non era il caso di insistere.
“Sono un attimo in ritardo, scusatemi, arrivo”.
Enrico aveva anticipato tramite whatsapp la conseguenza del tempo perso in ufficio.
“Dai mamma, andiamocene, è già tardi ed io ho appuntamento con Federica. Poi dai, che modo è di arrivare tardi così”.
Anche Meddy non si era approcciata positivamente a quell’incontro. Non era il primo uomo che sua madre le presentava e non aveva voglia di persone che giravano per casa in mutande la mattina, peggio se poi il tutto si fosse trasformato in una convivenza con qualcuno che per lei sarebbe sempre stato visto come un estraneo.
“Meddy dai, fallo per me. Ci tengo a questa persona. Avvisa Fede che arrivi tardi e dai pure la colpa a me”.
Si erano dati appuntamento per un aperitivo. Nulla di impegnativo come una cena, nemmeno tanto sbrigativo come un semplice caffè.
Un buon compromesso per avere il tempo utile per iniziare a conoscersi senza la costrizione di dovere attendere i tempi della cucina qualora la cosa fosse andata male.
Enrico arrivò trafelato, giusto per dare l’impressione di avere fatto tutto il possibile per arrivare quanto prima, nonostante l’impedimento.
Si sedette e, solo dopo, strinse la mano alla ragazza.
La sensazione provata da entrambi fu particolare. Le mani furono reciprocamente trattenute qualche attimo più del necessario, nel silenzio che può seguire la presentazione.
Il corpo, la postura, l’atteggiamento, gli occhi, lo sguardo, la voce, l’insieme delle cose che compongono una persona e la rendono unica, non raffigurabili in una immagine necessariamente bidimensionale, muovono ciò che nell’anima di ciascuno alberga ed è in condizione di percepire sensazioni ed emozioni.
Qualcuno ricorre alla chimica, per definire tale sensazione. In realtà è qualcosa di ancora più complessa, in quanto attiene alle cose umane, impalpabili, non descrivibili né conoscibili dalla scienza, che restano inspiegabili e, per tale motivo, unicamente da vivere.
L’attrazione fu, per entrambi, solo erotica, avendo sentito qualcosa nelle parti incorporee deputate a produrre tali sensazioni.
Immagini fugaci, che durano quell’attimo di troppo e destinate e compromettere tutte le successive attività interpersonali, che possono consolidare o smentire la prima impressione.
La parte dominante di Enrico “annusò” qualcosa nell’aria che circondava Meddy.
Parimenti, questa avvertì una personalità che avrebbe potuto essere compatibile con il soddisfacimento delle proprie esigenze.
La ragazza aveva avuto esperienze volte ad esplorare la propria sessualità. Non erano mancati rapporti saffici, né la partecipazione al sesso con due uomini.
Uno di questi, Matteo, che da tempo aveva smesso però di frequentare, l’aveva introdotta alla sottomissione.
Le era piaciuta l’esperienza. Matteo si era però limitato al dominio fisico, nel quale l’uomo usa la donna come oggetto di piacere. Solo in alcuni episodi si era avventurato nella dominazione psicologica, in situazioni erotiche anche prive di sesso. In quelle occasioni lei aveva imparato a conoscere sé stessa nel provare quel piacere che deriva da una situazione o da un comportamento, più che da un fatto.
Purtroppo Matteo non era riuscito ad andare oltre su quella strada che, però, le aveva lasciato il senso della curiosità, della ricerca di sé più che del piacere effimero dell’orgasmo.
Forse inesperto in questo aspetto, non aveva saputo comprendere le esigenze di Meddy che aveva provato particolare eccitazione proprio in queste.
Terminata la relazione con Matteo, Meddy si era interrogata su quanto provato e che le aveva suscitato emozioni forti, che andavano al di là del piacere fisico dell’orgasmo, come se avessero una collocazione autonoma nell’erotismo nel quale, alla fine, confluivano nell’atto fisico.
La rete è un mondo che offre tanto, se ci si approccia con intelligenza e buon senso. I siti a tema sono tantissimi. Aveva iniziato con racconti nei quali si scopriva eccitata nell’immaginare le scene nelle quali la donna era schiava dell’uomo, anche in situazioni forti che vedevano l'uso di catene, manette, fruste ed altri strumenti di dolore, ma anche immagini di dominio, sottomissione, umiliazione, prostrazione, obbedienza.
La sua esperienza con la sofferenza si era limitata a qualche sculacciata e ad un paio di cinghiate che, nell’immediato, le avevano dato solo dolore ma che, successivamente, aveva elaborato meglio e, nei successivi incontri, quasi sperato di provare nuovamente, soprattutto se associate ad una situazione di costrizione.
Ciò che maggiormente la eccitava erano il collare ed il guinzaglio, oggetti che trasudano appartenenza, che è cosa ancora diversa dalla mera sottomissione. La sottomissione può essere una forzatura, anch’essa con grande valenza erotica, ma l’appartenenza presuppone qualcosa di diverso e di ulteriore, nel quale il gioco di ruolo assume una sensazione più piena, che può arrivare all’orgoglio del possesso per chi regge il guinzaglio e dell’appartenenza in chi indossa il collare.
In una community a tema, aveva iniziato a dialogare con un uomo dominante che le aveva fatto scoprire tanto di sé e delle proprie esigenze. Erano arrivati ad un soffio dalla realizzazione fisica, dopo essersi incontrati per un caffè conoscitivo.
Tanto aveva fatto l’inesperienza di Meddy e la sua età troppo giovane rispetto a quella dell’uomo. In lei si era generata una sorta di timore nel pensare di realizzare la consegna di sé ad un uomo al punto di cedere a lui il potere sulla sua persona.
Nel frattempo aveva conosciuto Gianni, con il quale aveva avuto una relazione sentimentale che, dopo nemmeno un anno, si era conclusa in malo modo.
Da allora aveva deciso di lasciare in un angolo i sentimenti e, invece, di divertirsi provando sempre cose nuove.
Nell’osservare la persona di Enrico, sentì istantaneamente riemergere nell’anima quelle sensazioni che aveva accantonato ma che, evidentemente, erano rimaste latenti, come brace sotto la cenere che col tempo si era formata sopra al fuoco.
L’aperitivo proseguì più del previsto, con grande gioia di Fiona che aveva notato come Enrico e Meddy dialogassero bene tra loro.
Dopo quella sera, non si videro per alcune settimane, durante le quali, però, Meddy si scoprì a ricercare siti a tema BDSM. Anche Enrico, nei pochi momenti in cui ripensò alla ragazza, avvertì interessanti vibrazioni alla bocca dello stomaco che, inevitabilmente, raggiungevano il basso ventre.
Fiona, quasi casualmente, si era fatta “capitare” sul cellulare l’immagine della ragazza.
L’aveva osservata distrattamente, troppo allergico a tutto ciò che puzzava, anche solo lontanamente, di famiglia o di rapporto che stava nei dintorni.
“Mh, carina, tutta la sua mamma”.
Fiona si era accorta che l’argomento era stato trattato più con distacco che superficialmente.
Aveva imparato a conoscere Enrico ed aveva capito che non era il caso di insistere.
“Sono un attimo in ritardo, scusatemi, arrivo”.
Enrico aveva anticipato tramite whatsapp la conseguenza del tempo perso in ufficio.
“Dai mamma, andiamocene, è già tardi ed io ho appuntamento con Federica. Poi dai, che modo è di arrivare tardi così”.
Anche Meddy non si era approcciata positivamente a quell’incontro. Non era il primo uomo che sua madre le presentava e non aveva voglia di persone che giravano per casa in mutande la mattina, peggio se poi il tutto si fosse trasformato in una convivenza con qualcuno che per lei sarebbe sempre stato visto come un estraneo.
“Meddy dai, fallo per me. Ci tengo a questa persona. Avvisa Fede che arrivi tardi e dai pure la colpa a me”.
Si erano dati appuntamento per un aperitivo. Nulla di impegnativo come una cena, nemmeno tanto sbrigativo come un semplice caffè.
Un buon compromesso per avere il tempo utile per iniziare a conoscersi senza la costrizione di dovere attendere i tempi della cucina qualora la cosa fosse andata male.
Enrico arrivò trafelato, giusto per dare l’impressione di avere fatto tutto il possibile per arrivare quanto prima, nonostante l’impedimento.
Si sedette e, solo dopo, strinse la mano alla ragazza.
La sensazione provata da entrambi fu particolare. Le mani furono reciprocamente trattenute qualche attimo più del necessario, nel silenzio che può seguire la presentazione.
Il corpo, la postura, l’atteggiamento, gli occhi, lo sguardo, la voce, l’insieme delle cose che compongono una persona e la rendono unica, non raffigurabili in una immagine necessariamente bidimensionale, muovono ciò che nell’anima di ciascuno alberga ed è in condizione di percepire sensazioni ed emozioni.
Qualcuno ricorre alla chimica, per definire tale sensazione. In realtà è qualcosa di ancora più complessa, in quanto attiene alle cose umane, impalpabili, non descrivibili né conoscibili dalla scienza, che restano inspiegabili e, per tale motivo, unicamente da vivere.
L’attrazione fu, per entrambi, solo erotica, avendo sentito qualcosa nelle parti incorporee deputate a produrre tali sensazioni.
Immagini fugaci, che durano quell’attimo di troppo e destinate e compromettere tutte le successive attività interpersonali, che possono consolidare o smentire la prima impressione.
La parte dominante di Enrico “annusò” qualcosa nell’aria che circondava Meddy.
Parimenti, questa avvertì una personalità che avrebbe potuto essere compatibile con il soddisfacimento delle proprie esigenze.
La ragazza aveva avuto esperienze volte ad esplorare la propria sessualità. Non erano mancati rapporti saffici, né la partecipazione al sesso con due uomini.
Uno di questi, Matteo, che da tempo aveva smesso però di frequentare, l’aveva introdotta alla sottomissione.
Le era piaciuta l’esperienza. Matteo si era però limitato al dominio fisico, nel quale l’uomo usa la donna come oggetto di piacere. Solo in alcuni episodi si era avventurato nella dominazione psicologica, in situazioni erotiche anche prive di sesso. In quelle occasioni lei aveva imparato a conoscere sé stessa nel provare quel piacere che deriva da una situazione o da un comportamento, più che da un fatto.
Purtroppo Matteo non era riuscito ad andare oltre su quella strada che, però, le aveva lasciato il senso della curiosità, della ricerca di sé più che del piacere effimero dell’orgasmo.
Forse inesperto in questo aspetto, non aveva saputo comprendere le esigenze di Meddy che aveva provato particolare eccitazione proprio in queste.
Terminata la relazione con Matteo, Meddy si era interrogata su quanto provato e che le aveva suscitato emozioni forti, che andavano al di là del piacere fisico dell’orgasmo, come se avessero una collocazione autonoma nell’erotismo nel quale, alla fine, confluivano nell’atto fisico.
La rete è un mondo che offre tanto, se ci si approccia con intelligenza e buon senso. I siti a tema sono tantissimi. Aveva iniziato con racconti nei quali si scopriva eccitata nell’immaginare le scene nelle quali la donna era schiava dell’uomo, anche in situazioni forti che vedevano l'uso di catene, manette, fruste ed altri strumenti di dolore, ma anche immagini di dominio, sottomissione, umiliazione, prostrazione, obbedienza.
La sua esperienza con la sofferenza si era limitata a qualche sculacciata e ad un paio di cinghiate che, nell’immediato, le avevano dato solo dolore ma che, successivamente, aveva elaborato meglio e, nei successivi incontri, quasi sperato di provare nuovamente, soprattutto se associate ad una situazione di costrizione.
Ciò che maggiormente la eccitava erano il collare ed il guinzaglio, oggetti che trasudano appartenenza, che è cosa ancora diversa dalla mera sottomissione. La sottomissione può essere una forzatura, anch’essa con grande valenza erotica, ma l’appartenenza presuppone qualcosa di diverso e di ulteriore, nel quale il gioco di ruolo assume una sensazione più piena, che può arrivare all’orgoglio del possesso per chi regge il guinzaglio e dell’appartenenza in chi indossa il collare.
In una community a tema, aveva iniziato a dialogare con un uomo dominante che le aveva fatto scoprire tanto di sé e delle proprie esigenze. Erano arrivati ad un soffio dalla realizzazione fisica, dopo essersi incontrati per un caffè conoscitivo.
Tanto aveva fatto l’inesperienza di Meddy e la sua età troppo giovane rispetto a quella dell’uomo. In lei si era generata una sorta di timore nel pensare di realizzare la consegna di sé ad un uomo al punto di cedere a lui il potere sulla sua persona.
Nel frattempo aveva conosciuto Gianni, con il quale aveva avuto una relazione sentimentale che, dopo nemmeno un anno, si era conclusa in malo modo.
Da allora aveva deciso di lasciare in un angolo i sentimenti e, invece, di divertirsi provando sempre cose nuove.
Nell’osservare la persona di Enrico, sentì istantaneamente riemergere nell’anima quelle sensazioni che aveva accantonato ma che, evidentemente, erano rimaste latenti, come brace sotto la cenere che col tempo si era formata sopra al fuoco.
L’aperitivo proseguì più del previsto, con grande gioia di Fiona che aveva notato come Enrico e Meddy dialogassero bene tra loro.
Dopo quella sera, non si videro per alcune settimane, durante le quali, però, Meddy si scoprì a ricercare siti a tema BDSM. Anche Enrico, nei pochi momenti in cui ripensò alla ragazza, avvertì interessanti vibrazioni alla bocca dello stomaco che, inevitabilmente, raggiungevano il basso ventre.
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