Il desiderio

Scritto da , il 2021-12-22, genere dominazione

Il buongiorno si vede dal mattino.
Un detto popolare col quale spesso ci si confronta. Tante volte viene rievocato quando si presenta un fatto negativo che, con superstizione, proiettiamo verso la giornata aspettandoci altri eventi simili.
Non sempre però.
La mattina o, meglio, il risveglio, potrebbe essere un momento particolare se è vissuto con la calma che, purtroppo non frequente, merita di essere apprezzata e gustata.
Simona si era svegliata per prima e si era portata col corpo aderente a quello di Ettore che, nel dormiveglia, vi aveva istintivamente aderito.
Lo stato che accompagna dal sonno alla veglia è stato sufficientemente breve al contatto col caldo corpo della donna.
Simona sapeva come fare, conosceva il proprio corpo e sapeva l’effetto che faceva sugli uomini e, in questo caso, su Ettore che vi aderì il più possibile, cominciando ad avere reazioni all’inguine ed alle mani posate sui capezzoli che, con leggerezza, cominciò a passare tra le dita.
Simona sapeva come giocare col desiderio e, siccome era una stronza, appena sentito l’indurimento del cazzo tra le sue natiche, decise di alzarsi.
Sapeva che lo stava provocando e, soprattutto, sapeva che c’era “il tempo”.
Il tempo oggi è una risorsa, quasi una ricchezza e il tempo, quando c’è, va usato perchè è il tempo a dare modo di apprezzare e gustare le cose.
Si pensi ad un viaggio in autostrada e, lo stesso viaggio, tra le colline toscane sulle stradine secondarie nelle quali il tempo trasforma lo stesso viaggio in piacere.
Ecco, quella era una mattina da viaggio sulle stradine toscane.
Simona, che era una stronza, sapeva come fare quel viaggio e decise di condurre lungo il primo tratto.
Ettore non si oppose.
Ettore sapeva viaggiare.
Ettore la osservò mentre, uscita dal letto, si infilava il perizoma.
Il desiderio. Il piacere nasce da lì, dal desiderio, dal tempo che separa l'inizio del viaggio dalla sua conclusione, che è poi solo una tappa in attesa del prossimo viaggio.
Simona era bella, sapeva di esserlo e ci giocava, come è giusto che sia perché la bellezza è parte della vita di tutti, in ogni angolo l’uomo, come genere, crea bellezza e la cerca.
Simona traeva piacere dall’essere guardata e desiderata ed Ettore si eccitava nel desiderio che procurava quell’eccitazione soffusa, che circola sottopelle fino a concentrarsi nel luogo che le è naturale.
Il viaggio tra i filari toscani quella mattina era costituito dal percorso che conduceva dal letto alla vasca.
Ettore la seguiva ed ammirava. Apprezzava persino la presenza del perizoma che aveva lo scopo di evidenziare ciò che nascondeva, suscitando il desiderio perché a volte è meglio non vedere, anticipando così il momento in cui il tutto sarà rivelato alla vista.
Così l’uomo osservava da dietro le curve, le natiche, le gambe, i capelli che Simona spostava e si sistemava, cercando di distogliere l’attenzione dell’uomo dalle sue natiche ma solo per consentirgli, dopo, di posare nuovamente su esse il suo sguardo desideroso.
Il perizoma, infilato per essere tolto, venne levato davanti alla vasca, e, per fare ciò, la donna si piegò quel tanto da stimolare la vista di sé all’uomo che restò, per tutto il tempo, a debita distanza, perché con la giusta lontananza è possibile avere la visione di insieme di quei particolari che, più tardi, saranno visti da vicino.
Simona, la stronza, sapeva l'effetto che faceva e la lentezza della spugna sulle lunghe gambe non aveva solo lo scopo di lavarle dal riposo notturno.
Era il gatto che giocava col topo o, forse, il topo che giocava col gatto. Non è dato saperlo. Ciò che importava era il gioco perché, in esso, entrambi sono gatto e topo contemporaneamente.
Per asciugarsi Simona pose un piede sul bordo della vasca, voltando la schiena ad Ettore e piegandosi ancora in avanti, mentre per asciugarsi il busto si girò verso di lui, senza guardarlo, sapendo che i suoi occhi erano su quel corpo il cui desiderio era già concretamente visibile in lui da tempo.
La donna si chiedeva quanto ancora avrebbe resistito.
Gatto, topo, topo, gatto, gatto che è topo e topo che è gatto.
Non si aspettava di arrivare al trucco che, invece, riuscì a compiere tranquillamente, sempre sotto lo sguardo silente dell’uomo.
Simona sapeva che lui era il vulcano che si stava preparando e giocava col suo corpo, vestita di bellezza e di perizoma, davanti allo specchio, in modo che fosse visibile completamente se osservata dal punto privilegiato dell’uomo che non si avvicinò.
Arrivò la colazione che Simona, ancora nuda, preparò.
Nemmeno la vestaglia ottenne reazioni (diverse da quelle al basso ventre) da parte di Ettore il quale, unicamente, le slacciò la cintura costringendola a tenerla aperta, in modo che solo metà seno fosse coperto.
La colazione avvenne in silenzio in quanto le parole erano nascoste dal desiderio di stimolare e di essere stimolati, dal piacere di essere ammirata e di ammirare, dal piacere di essere desiderata e di desiderare, dal piacere di non cercare nemmeno di nascondere il respiro eccitato che anticipava i prossimi momenti.
Fu al termine della colazione che il magma del desiderio di Ettore divenne troppo forte.
Era giunto il tempo in cui Simona avrebbe dovuto raccogliere ciò che aveva seminato e, spogliata più velocemente del tempo che aveva impiegato per indossare il capo, venne fatta mettere in ginocchio, con la guancia a terra, esposta come lo era stata per tutto il tempo in cui aveva guidato lei la vettura durante il viaggio tra i filari che, ora, si stava concludendo in un casolare, nella stanza dei piaceri, dove lei era ai piedi dell’uomo che la osservava con desiderio sempre più forte, finchè la prese con la forza dettata dal piacere accumulato nel tempo.

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