La star del cinema (parte 1)
di
Kugher
genere
etero
Michelle si spruzzò un po’ di quel profumo che l’aveva accompagnata per anni e che lei stessa considerava come parte di sé.
La boccetta aveva di poco superato la metà. Avrebbe dovuto comprarne un’altra. Da sempre, non appena arrivava a quella soglia, provvedeva a munirsi della scorta.
Si era vestita elegante, quasi come se avesse dovuto andare ad un ricevimento.
Lo specchio le restituì una immagine ancora bella, seducente e giovanile ma, purtroppo, non più giovane come era invece ritratta nel poster pubblicitario dell’ultimo film, al quale aveva preso parte come attrice protagonista.
Adorava guidare la sua Chevrolet sportiva, gialla fiammante con una striscia nera che la attraversava longitudinalmente.
Il padre, meccanico, le aveva fatto conoscere e apprezzare la differenza tra i motori e quel 3000 di cilindrata le dava emozioni.
Suo papà aveva appena fatto in tempo a vederla quando l’aveva acquistata. Le aveva detto che quell’auto era sempre stato il suo sogno. Infatti voleva essere un suo regalo, acquistata con i guadagni di quell’ultimo film il cui poster era appeso in casa.
Era riuscito a godersela pochi mesi, prima di lasciarle nel cuore la sua mancanza che, ancora oggi, le faceva male.
Si ripromise, lasciato il supermercato, di andare a fare un giro sul lungomare, tenendo giù i finestrini, accompagnata dalla musica country di Johnny Cash. L’ultima volta che aveva abbracciato Johnny era stato al funerale della sua amata June.
Quanto tempo era passato, quanta vita era cambiata. Allora era giovane, bella e ricercata. Ormai da circa 10 anni si era ritirata dalle scene, non riuscendo più a reggere il ritmo e lo stress di quella vita sempre a mille all’ora.
Ai primi tempi si era sentita bene. Qualche anno dopo, però, cominciò a mancarle l’adrenalina, le attenzioni del pubblico, il jet set.
Aveva provato a rientrare nel mondo dal quale si era autoesclusa. Si era recata personalmente dai suoi amici produttori che, però, si erano negati. Solo Matthew (il suo primo produttore) l’aveva ricevuta e le aveva detto che, in ogni caso, la sua bellezza era sfiorita. Anzi, era stato ancor più sincero, la sua stella era già calante quando lei si era volontariamente allontanata e, quindi, aveva solo accelerato la sua uscita dalle scene.
Questo per lei fu un brutto colpo che la mandò in depressione.
Parcheggiò l’auto gialla un po’ distante dall’ingresso del supermercato. Era una bella giornata e avrebbe preso volentieri un po’ di sole.
Nessuno la riconobbe lungo il tragitto a piedi. Qualche uomo la guardò. Con i suoi 42 anni era ancora una bella donna e conservava quella classe che la danza classica le aveva dato prima di diventare attrice.
Le aveva sempre fatto piacere essere riconosciuta e, perché no, anche fermata per un autografo, un selfie, due chiacchiere, crogiolandosi negli occhi ammirati dell’interlocutore.
Non era ancora riuscita ad abituarsi all’anonimato, all’essere dimenticata, come se di lei non potesse restare traccia se non qualche poster appeso in casa sua.
Cazzo quanto odiava adesso quella vita piatta che, anni addietro, aveva desiderato.
Nel negozio ebbe un moto di stizza perché, ancora una volta, nessuno l’aveva riconosciuta. Giusto quell’uomo l’aveva guardata, ma più con sguardo lussurioso che ammirato.
Si avvicinò all’espositore dei profumi. C’era quello che lei usava solitamente.
Senza saperne il motivo, pensò che, se nessuno la guardava, avrebbe anche potuto rubarlo.
Immediatamente avvertì l’adrenalina in corpo, l’eccitazione per il rischio.
Si sentì per un attimo viva ed un formicolio si diffuse alla nuca.
Si allontanò quasi spaventata dalla sua stessa idea, ma il cervello là tornava e, visualizzando la boccetta esposta, si sentiva l’eccitazione.
Tornò, questa volta guardandosi in giro, per accertarsi di non essere notata. Fu proprio il fatto che nessuno la guardò che, per una stupida ed infantile ripicca, ritenne di autorizzata al furto.
Quando fece finta di leggere l’etichetta, avendolo già in mano, si sentì appena tremare le gambe. Si guardò in giro con la coda dell’occhio e fece scivolare l’oggetto in borsetta.
Cazzo quanto era stato eccitante. Il formicolio e l’adrenalina la fecero sentire viva e quella sensazione sarebbe durata fino a quando, pensava, non avesse raggiunto l’auto.
Si immaginava, una volta salita, che avrebbe dovuto scappare via per allontanarsi da eventuali inseguitori e, a tal pensiero, provò maggiore eccitazione.
La boccetta aveva di poco superato la metà. Avrebbe dovuto comprarne un’altra. Da sempre, non appena arrivava a quella soglia, provvedeva a munirsi della scorta.
Si era vestita elegante, quasi come se avesse dovuto andare ad un ricevimento.
Lo specchio le restituì una immagine ancora bella, seducente e giovanile ma, purtroppo, non più giovane come era invece ritratta nel poster pubblicitario dell’ultimo film, al quale aveva preso parte come attrice protagonista.
Adorava guidare la sua Chevrolet sportiva, gialla fiammante con una striscia nera che la attraversava longitudinalmente.
Il padre, meccanico, le aveva fatto conoscere e apprezzare la differenza tra i motori e quel 3000 di cilindrata le dava emozioni.
Suo papà aveva appena fatto in tempo a vederla quando l’aveva acquistata. Le aveva detto che quell’auto era sempre stato il suo sogno. Infatti voleva essere un suo regalo, acquistata con i guadagni di quell’ultimo film il cui poster era appeso in casa.
Era riuscito a godersela pochi mesi, prima di lasciarle nel cuore la sua mancanza che, ancora oggi, le faceva male.
Si ripromise, lasciato il supermercato, di andare a fare un giro sul lungomare, tenendo giù i finestrini, accompagnata dalla musica country di Johnny Cash. L’ultima volta che aveva abbracciato Johnny era stato al funerale della sua amata June.
Quanto tempo era passato, quanta vita era cambiata. Allora era giovane, bella e ricercata. Ormai da circa 10 anni si era ritirata dalle scene, non riuscendo più a reggere il ritmo e lo stress di quella vita sempre a mille all’ora.
Ai primi tempi si era sentita bene. Qualche anno dopo, però, cominciò a mancarle l’adrenalina, le attenzioni del pubblico, il jet set.
Aveva provato a rientrare nel mondo dal quale si era autoesclusa. Si era recata personalmente dai suoi amici produttori che, però, si erano negati. Solo Matthew (il suo primo produttore) l’aveva ricevuta e le aveva detto che, in ogni caso, la sua bellezza era sfiorita. Anzi, era stato ancor più sincero, la sua stella era già calante quando lei si era volontariamente allontanata e, quindi, aveva solo accelerato la sua uscita dalle scene.
Questo per lei fu un brutto colpo che la mandò in depressione.
Parcheggiò l’auto gialla un po’ distante dall’ingresso del supermercato. Era una bella giornata e avrebbe preso volentieri un po’ di sole.
Nessuno la riconobbe lungo il tragitto a piedi. Qualche uomo la guardò. Con i suoi 42 anni era ancora una bella donna e conservava quella classe che la danza classica le aveva dato prima di diventare attrice.
Le aveva sempre fatto piacere essere riconosciuta e, perché no, anche fermata per un autografo, un selfie, due chiacchiere, crogiolandosi negli occhi ammirati dell’interlocutore.
Non era ancora riuscita ad abituarsi all’anonimato, all’essere dimenticata, come se di lei non potesse restare traccia se non qualche poster appeso in casa sua.
Cazzo quanto odiava adesso quella vita piatta che, anni addietro, aveva desiderato.
Nel negozio ebbe un moto di stizza perché, ancora una volta, nessuno l’aveva riconosciuta. Giusto quell’uomo l’aveva guardata, ma più con sguardo lussurioso che ammirato.
Si avvicinò all’espositore dei profumi. C’era quello che lei usava solitamente.
Senza saperne il motivo, pensò che, se nessuno la guardava, avrebbe anche potuto rubarlo.
Immediatamente avvertì l’adrenalina in corpo, l’eccitazione per il rischio.
Si sentì per un attimo viva ed un formicolio si diffuse alla nuca.
Si allontanò quasi spaventata dalla sua stessa idea, ma il cervello là tornava e, visualizzando la boccetta esposta, si sentiva l’eccitazione.
Tornò, questa volta guardandosi in giro, per accertarsi di non essere notata. Fu proprio il fatto che nessuno la guardò che, per una stupida ed infantile ripicca, ritenne di autorizzata al furto.
Quando fece finta di leggere l’etichetta, avendolo già in mano, si sentì appena tremare le gambe. Si guardò in giro con la coda dell’occhio e fece scivolare l’oggetto in borsetta.
Cazzo quanto era stato eccitante. Il formicolio e l’adrenalina la fecero sentire viva e quella sensazione sarebbe durata fino a quando, pensava, non avesse raggiunto l’auto.
Si immaginava, una volta salita, che avrebbe dovuto scappare via per allontanarsi da eventuali inseguitori e, a tal pensiero, provò maggiore eccitazione.
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