La setta (parte 25)

di
genere
sadomaso

Vincenzo portò Fabrizio in casa. Ilaria gli aveva anche chiesto di metterlo nella gabbia in salotto.
L’uomo era sempre molto silenzioso e altrettanto attivo.
Prima di andarsene aveva cercato Mattia. Aspettò un’ora prima che arrivasse. Nel frattempo aveva visto Elena e Martina che, nude, stavano pulendo casa. In quel momento erano nel lungo corridoio, caratterizzato da una passatoia arricchita da disegni. Era il dono di uno dei clienti cinesi. Chiunque entrasse in quella casa sapeva che doveva prestare molta attenzione.
Le schiave si muovevano scalze. Erano in piedi e stavano spolverando gli innumerevoli oggetti, alcuno molti preziosi, di porcellana e di cristallo.
I Padroni avevano riferito essere tutti regali da persone che avevano lasciato la comunità ed avevano fatto pervenire un dono quale riconoscimento per il magnifico periodo trascorso lì dentro, precisando quanto si fossero arricchiti nell’anima.
In realtà erano doni di Padrone cinesi ai quali aveva venduto schiave o schiavi venduti. Lavoravano molto con quel mercato in espansione, nel quale i nuovi ricchi desideravano simboli di potere.
Elena era destinata ad essere venduta. Era stata adocchiata da un cinese che già aveva espresso il suo desiderio di comprarla.
Avevano anche pattuito il prezzo, altissimo. Tutti sapevano che lui vendeva merce buone, docile, addomesticata.
L’uomo sarebbe venuto in visita, per affari, in Italia e aveva avvisato che sarebbe passato a vedere il suo prossimo acquisto. Era contento del servizio di Mattia ed Ilaria (con la quale ci aveva anche provato, ricevendo un fermo ma cortese diniego). Aveva già acquistato due schiave. La prima, della quale si era stufato, era stata a sua volta venduta ad amici.
Stessa sorte sarebbe toccata a quella attuale, che avrebbe regalato ad un ministro che gli aveva fatto avere una interessante e lucrosa commissione per l'acquisto di prodotti militari.
Era ancora bella e giovane. Gli spiaceva disfarsene ma erano affari. Nel frattempo aveva visto Elena e da quel momento l’aveva desiderata.
Gli era stata prestata un paio di volte, giusto per fargli testare la qualità, e ne era rimasto entusiasta. Aveva una figa stretta che gli piaceva da impazzire, ma, soprattutto, succhiava il cazzo che era uno spettacolo. Inoltre lo eccitava il suo modo di muoversi, ancheggiare, eccitare col corpo e farsi desiderare. Ridendo, aveva detto a Mattia che era un classico esempio di “amore a prima vista”.
Quando Mattia arrivò, si chiuse, insieme a Vincenzo, nello studio, dove le schiave avevano già pulito.
L’aiutante era andato dritto al sodo.
“Voglio Elena come schiava, sono stufo degli scarti. Oppure me ne dai una fissa solo per me”.
Lui non sapeva della tratta delle schiave. Vedeva che ogni tanto qualcuna o qualcuno spariva ma non pensava a quella destinazione, anche perché ogni tanto arrivavano loro cartoline rassicuranti che Mattia mostrava in pubblico. Far capire che vi era la libertà di andarsene era un modo per convincerli a non farli sentire schiavi lì dentro.
“Non posso, proprio lei non posso”.
Lui trattava male le ragazze e rischiava di rovinarle per la vendita. Ogni tanto gliene faceva usare una, ma nessuna definitivamente a lui regalata.
Alla fine concordarono per un aumento sostanzioso di stipendio. Mattia, però, era preoccupato dalla posizione di quell’uomo.
Ne parlò con Ilaria quella sera, prima di addormentarsi.
Come erano soliti, mentre tenevano discorsi sulla comunità o sui problemi della stessa, si stendevano sul letto a pancia in giù. Loro sapevano benissimo il cinese, visti i commerci che avevano da anni con uomini facoltosi di quella nazione.
Tra le gambe allargate, avevano Elena e Martina.
Fabrizio era ancora nella gabbia. Ad Ilaria era venuto il desiderio di avere un animaletto in cattività e le piaceva sapere che quel ragazzo innamorato di lei se ne stava pazientemente rinchiuso.
Martina, non ancora abituata ad usare a lungo la lingua, aveva già preso una serie di frustate per essere richiamata all’ordine.
Ormai, al pari di Elena, anche per lei il frustino era divenuta cosa ordinaria, per piacere o per punizione non importava. Nonostante l’uso frequente, non si era ancora abituata al dolore che provocava e ne aveva sempre paura.
“Vincenzo sta diventando un problema”.
“Ho visto che ti aspettava per parlarti, cosa ha chiesto questa volta?”
Mattia le raccontò quanto era accaduto con la precisazione che, secondo lui, non sarebbe finita in quel modo. Avrebbe avanzato sempre più pretese.
Quell’uomo era in possesso di molte informazioni e stava diventando troppo ingombrante.
Non trovarono la soluzione pur sapendo che avrebbero dovuto cercarla.
Quella sera erano stanchi. Non avevano voglia di godere.
Legarono al guinzaglio le due schiave sul tappeto ai piedi del loro letto e si addormentarono.
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2026-08-06
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