La setta (parte 26)

di
genere
sadomaso

Mattia stava consultando alcuni documenti riguardanti l’attività della setta. Era seduto alla scrivania di teak lavorata a mano, donatagli da uno dei residenti, un noto antiquario della zona che da anni aveva abbracciato il loro modo di vivere. La maggior parte dei suoi mobili era stata venduta ed i soldi confluiti nelle casse della comunità.
Accanto alla propria sedia, a terra, c’era accucciata Elena. Il guinzaglio era legato ad una gamba del mobile. Era una precauzione inutile, in quanto la schiava non si sarebbe di certo allontanata, ma a lui piaceva saperla legata.
Controllava le donazioni che i singoli membri facevano dai loro patrimoni. Quel mese era andato un po’ meno bene rispetto a quelli scorsi.
In quel periodo si era concentrato su tre adepti per convincerli a trasferire le loro abitazioni ad una società da lui controllata che la gente credeva fare capo alla comunità.
Erano persone che da anni facevano parte della setta e prestavano gratuitamente il loro lavoro.
Ormai avevano perso ogni autonomia e si erano assuefatti alla vita lì dentro. Mattia era riuscito a convincerli a dare in affitto le loro proprietà e a versare, quale contributo, i canoni di locazione.
Quei tre non avrebbero saputo vivere fuori dalla comunità, divenuti schiavi psicologici. Stava cercando da tempo di farsi intestare gli immobili. Per uno di loro il rogito era fissato il mese prossimo.
Una adepta bussò alla porta annunciando l’arrivo del Dott. Filzeri, il Notaio al quale solitamente si rivolgeva. Il professionista aveva contribuito a convincere molti donanti della regolarità delle operazioni e della totale gestione della società in capo alla comunità invece che a Mattia.
“Vieni Francesco, accomodati".
L’uomo, abbastanza anziano, fece cadere tutta la sua notevole massa corporea sulla poltrona in pelle.
All’entrata aveva adocchiato la schiava, nuda.
Mattia si accorse dello stato di eccitazione dell’uomo. Questa era un’arma con la quale lo teneva ad un guinzaglio figurato. Gli diceva sempre che lui era malato di sesso, cosa ovviamente negata dal professionista. Tuttavia aveva la mente sempre a ciò che accadeva dentro a quel campo, al quale faceva visita spesso.
Mattia lo teneva in mano. La sua capacità di convincimento sugli adepti era preziosa.
“Un attimo di pazienza, devo finire di leggere questo documento”.
Mattia sapeva che doveva tenerlo in tensione, fargli desiderare la schiava che in quel momento aveva accucciata ai suoi piedi. Lo faceva attendere spesso. Sapeva che arrivava già eccitato. Il suo stato iniziava a cambiare la sera prima e per tutta la notte faceva fatica a dormire in attesa di entrare lì dentro.
Per quel giorno aveva in mente una sorpresa, ma voleva che soffrisse ancora un poco.
Dopo dieci minuti che al Dott. Filzeri sembrarono un'eternità, Mattia si alzò. L’uomo pensava che avrebbe liberato Elena. Gli piaceva tantissimo quella biondina.
Invece Mattia si diresse verso una porta che conduceva ad un ripostiglio. Il Notaio sgranò gli occhi quando, aperta la porta, gli apparve una ragazza inginocchiata, nuda, con lunghi capelli rossi, appena mossi. Il seno pieno come può esserlo quello di una di 25 anni. Ai capezzoli aveva due fiocchetti rossi attaccati ad altrettanti morsetti. Le polsiere e le cavigliere di pelle nera, spessa, erano unite da catenelle.
Al Notaio non interessò sapere che quella schiava si chiamava Simona.
Mattia attaccò il guinzaglio al collare e si fece seguire dalla ragazza a quattro zampe. Il rumore delle catene alimentava l’eccitazione già prodotta dall’incedere flessuoso della cagna.
Mattia, prima di portarla all’ospite, le fece fare un giro molto largo nell’ampia sala.
L’uomo era evidentemente eccitato ed aveva iniziato a sudare. La respirazione si era accorciata. La mano tremante aveva slacciato il primo bottone della camicia e allentato la cravatta.
Il Padrone fece fermare Simona a distanza. Le ordinò di restare inginocchiata seduta sui talloni.
La ragazza, evidentemente istruita, mosse il busto per far ballare i seni. Sotto i fiocchi e anch’esse attaccate ai morsetti, vi erano due campanelline.
Ad un comando, la ragazza si rimise a quattro zampe e si voltò, cominciando a scodinzolare. Solo in quel momento il Notaio si accorse che nel culo aveva un plug al quale era attaccata una coda.
Quando Mattia si accorse che l’eccitazione dell’uomo era salita notevolmente, al punto da vederlo agitato e sudato, andò a sedersi su una poltrona a fianco facendosi seguire dalla ragazza.
Si mise comodo e, slacciatosi i pantaloni, ordinò alla schiava di succhiarglielo.
Il Notaio, che già pregustava il suo cazzo dentro quella magnifica bocca, si sentì come un bambino che, ormai prossimo al parco giochi, si vede portato via dalla madre strattonato per mano, mentre con lo sguardo continua a guardare tutti i divertimenti che si sarebbe perso.
“Caro Francesco, non ti stai impegnando tanto. A parte il rogito della settimana prossima, gli altri donanti ancora non si sono decisi. Cosa devo fare con te?”
Seguirono lunghissimi 15 minuti nel corso dei quali il Notaio cercò di convincere Mattia delle insormontabili problematiche emerse.
Il leader stava zitto e, con gli occhi chiusi, si godeva il pompino. Ogni tanto usava il frustino da cavalli sulla schiena della ragazza, il cui gesto e suono sapeva che avrebbe provocato scariche di eccitazione nell’ospite.
Mentre ancora il professionista accampava improbabili lungaggini burocratiche, Mattia assunse la tipica posizione di chi si avvicina all’orgasmo fino a eiaculare.
Simona ingoiò ogni testimonianza del piacere appena ricevuto.
Con gran naturalezza, Mattia fece accucciare a terra la schiava, le pose un piede sopra e si rivolse al Notaio.
“Caro Francesco, scusami, a breve ho un altro appuntamento. Ci vediamo la settimana prossima o quando avrai aggiornamenti più concreti. Intanto ti faccio parlare con gli altri adepti nella speranza che tu riesca a convincerli”.
Mentre il Dott. Filzeri si avviava all’uscita in uno stato confusionale, Mattia iniziò a frustare la schiava a beneficio del Notaio, le cui reazioni erano quelle tipiche di un affamato che osserva dalla vetrina la gente al ristorante con i tavoli riccamente imbanditi.
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2026-08-07
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