La cessione di Annette - Storia di una coppia (parte 6)

di
genere
sadomaso

Istintivamente, Fausto ed Annette si diressero verso colui che era accanto alla portiera corrispondente al guidatore, come se colui che avesse guidato l'auto fosse in effetti colui destinato ad avere un grado maggiore tra i due.
Qualche auto rallentò, per consentire agli occupanti di rubare immagini di ciò che evidentemente appariva come situazione intima, come se loro fossero fuori luogo, ospiti curiosi ed inopportuni di un momento privato.
Quegli spettatori non sapevano di avere invece un ruolo fondamentale nel far sentire ad Annette maggiormente la propria nudità, come se fosse visibile a tutti la sua condizione di schiava che stava andando a consegnarsi ai suoi Padroni.
Annette si fermò un paio di metri distanti da Matteo, come se non volesse compiere l’ultimo passo o, forse, in attesa di ricevere il primo ordine e di essere ammessa all’area del Padrone.
“Girati”.
Matteo aspettò che la donna fosse illuminata da altre luci delle autovetture di passaggio, prima di dare il primo ordine.
Entrambi volevano vedere e che fosse vista anche da altri la merce della quale loro avrebbero goduto, affidando alla fantasia dei curiosi il completamento di ciò che per loro sarebbe stato solo un sogno.
Istintivamente la donna tenne lo sguardo tanto basso da far chinare anche il capo, forse più di quanto avrebbe in effetti voluto fare.
Il Padrone parve soddisfatto. Fausto poté desumere questo gradimento dal suo sguardo, precluso alla moglie in quanto i suoi occhi erano sulle proprie scarpe, che si muovevano in senso orario, facendole compiere due giri su sé stessa, in attesa dell’ordine di fermarsi.
“Inginocchiati”.
Quest’altro ordine, quasi la prosecuzione del primo, arrivò da Sergio il quale provava una sorta di piacere nel potersi inserire in un rapporto, inconsciamente per vedere quanto fosse solido, forse per dimostrare a sé stesso, se così non fosse stato, che è sempre meglio stare alla larga da cose simili.
Era sempre un momento particolare quello, un momento in cui prende forma e corpo la resa e l’effettiva cessione, come se quello fosse il rubicone, attraversato il quale si veniva proiettati verso altra dimensione, dove il mondo si capovolge e la libertà veniva sostituita da un universo parallelo in cui esiste la schiavitù, alla quale lei stessa, accompagnata dal marito il cui cuore batteva fortissimo, si era consegnata.
Matteo e Sergio erano dalla parte opposta del Rubicone, in attesa che la schiava, inginocchiandosi, attraversasse il fiume oltre il quale non era più possibile tornare.
Alea iacta est, il dado è tratto. Interessante che la parola latina “alea”, all’epoca “dado”, significhi anche “rischio”, rischio qual è il gioco, il gioco dei dadi o qualsiasi altro gioco. Il rischio dell’ignoto, della cessione, di essere nelle mani non del destino ma del piacere altrui.
Solo in quel momento Annette si rese conto che Matteo aveva tra le mani il guinzaglio, come se avesse potuto sapere che la donna si sarebbe diretta verso di lui.
Le mise il collare di pelle, nero, spesso, un colore ed una cosistenza che stonavano con la delicatezza ed il candore dell’abito. Per un attimo si chiese se altri uomini avrebbero messo il collare alla sua ex, cercando subito di scacciare quel pensiero, come se non fosse mai esistito ma che, sapeva, lo avrebbe tormentato ancora.
“Vieni qui”.
Annette, carponi, con quella sensualità che gli uomini avevano apprezzato la sera dell’asta, si diresse verso Sergio, il quale, completando l’azione dell’amico, attaccò il guinzaglio, lasciando che il suono metallico si insinuasse in quel rapporto solido in cui lui stesso non credeva.
Annette accennò ad alzarsi ma ricevette uno schiaffo.
“Giù”.
Un’auto illuminò il momento in cui la schiava si pose a quattro zampe e si diresse, carponi, nuovamente verso Matteo.
Si chiesero se il cazzo (o la figa) dell’autista avesse subito variazioni e reazioni alla vista di ciò che evidentemente era un gioco erotico, nuovamente rubando immagini intime, come se stessero assistendo ad un rapporto sessuale che aveva luogo oltre la finestra.
Avevano aspettato l’arrivo di qualcuno per farle fare quei pochi metri. Ancora l’esibizione di una situazione, piuttosto che di una persona.
Annette sentì il ruvido dell’asfalto e dei sassolini che inevitabilmente si trovavano lungo il percorso che stava facendo.
"Baciagli le scarpe, poi bacia anche le mie”.
Eccola, la sottomissione totale.
Fausto era rimasto fermo, nell’immobilità che avrebbe caratterizzato il suo ruolo, spettatore della cessione e della schiavitù della moglie, conscio che il dado era ora nelle mani di quei due, lasciando a lui ed alla moglie il filo invisibile ma forte della loro complicità.
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2026-09-12
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