La cessione di Annette - Storia di una coppia (parte 4)
di
Kugher
genere
sadomaso
Matteo era eccitato quando, dopo lungo scambio di corrispondenza, vide arrivare la mail dalla coppia.
Sapeva che chi scriveva era il marito. Prima di aprirla temette che la comunicazione riguardasse il rifiuto della loro candidatura.
La speranza e il timore continuarono a spingersi reciprocamente sul confine del pensiero, così che a volte prevalesse la prima ed altre il secondo.
Il tutto nei pochi secondi necessari per aprire la mail il cui contenuto era laconico.
“Mia moglie sarà vostra. Attendiamo ordini”.
Matteo e Sergio erano da subito rimasti impressionati dalla profondità dei reciproci messaggi caratterizzati da altrettanta decisione nei propositi che contenevano. Comprendevano che la coppia, così come loro due, miravano ad aspetti dell’anima prima ancora che del corpo. L’eccitazione sarebbe nata dalla situazione creata, dall’ambientazione, mentre nell’uso della schiava vi sarebbe stata la concretezza conseguente.
Avevano desunto che i loro corrispondenti non fossero nuovi a queste iniziative, anche perchè le mail erano sempre mirate e presupponevano l’attesa di risposte precise.
La coreografia dell’esposizione della “merce” era stata eccezionale ed eccitantissima. Curata, bella, idonea a rappresentare la personalità.
Aveva fatto diventare duri immediatamente i loro cazzi nel pensare di avere quella donna a loro disposizione, evidenziando in maniera delicata gli eventuali aspetti che qualcuno avrebbe potuto considerare difetti, senza ricorrere all’ipocrisia della dissimulazione.
La bellezza e la cura dell’insieme avevano reso speciale il premio sul palco. A quel punto, chiunque in sala, non aveva desiderato un corpo a caso col quale divertirsi, ma, invece, ora desideravano “quella” donna, “quel” corpo, “quella” schiava.
La coppia era riuscita a creare nei presenti il desiderio. Con la loro presentazione, erano riusciti a rendere speciale Annette, pur conservando l’immagine di semplice schiava, oggetto di desiderio e col quale soddisfare le proprie voglie.
Matteo e Sergio, passata una settimana dall’ultima mail, avevano iniziato a pensare a quella schiava come ad un'occasione persa.
Chiamò subito l’amico.
“Sergio, abbiamo vinto la schiava”.
“Grande! Cosa dicono poi?”.
“Il messaggio, che adesso ti giro, è brevissimo ma inequivocabile: restano in attesa di ordini”.
Inizialmente avevano cercato di sapere qualcosa di personale di quella coppia, ma nessuna informazione era trapelata. Così, parimenti, nulla era stato chiesto a loro e, nel momento in cui avevano cercato di trasmettere qualche informazione, avevano ricevuto la risposta che comunicava il totale disinteresse per ogni aspetto personale. Annette sarebbe stata la schiava e loro due i Padroni. Non potevano e non dovevano essere amici.
Queste circostanze ebbero l’effetto opposto al raffreddamento delle fantasie che, anzi, si consolidarono assumendo ben altro spessore e consistenza.
Questa era la seconda volta che Matteo e Sergio condividevano una schiava. La precedente esperienza, però, vedeva Doriana, la loro partner di giochi, quale amica che, ogni tanto, si prestava ad essere usata come schiava.
Inevitabile che al momento dell’uso sessuale, il rapporto di amicizia avesse una certa importanza.
In questo caso, invece, quella sarebbe stata solo una schiava, quasi comprata al mercato, ad una fiera, in cui il “costo” per l’acquisto non era consistito in danaro ma in fantasie.
“Quando finisco in palestra passo da te, andiamo a mangiare una pizza e ci mettiamo d’accordo”.
Matteo aveva pensato di fermarsi in ufficio ancora qualche ora, ma l’eccitazione gli aveva fatto passare la concentrazione. Andò a casa a farsi una doccia mentre aspettava l’amico.
Sergio si definiva un perverso, in quanto provava eccitazione solo dominando una donna. Era stato lui ad introdurre Matteo in questa forma di sessualità.
Matteo aveva ancora un forte sentimento per la sua ex che, qualche mese addietro, aveva interrotto un rapporto che da troppo tempo si trascinava stancamente. Lui ne era ancora innamorato e, pur definendosi “scemo”, non aveva ancora provato il desiderio di invitare una donna per un appuntamento, in quanto gli sembrava di tradire la sua “ex”.
“Tu non sei scemo, sei un coglione”.
Sergio era molto più categorico, forte anche della sua “allergia” ai rapporti che trovava troppo claustrofobici. Figurarsi se poteva capire qualcuno che non frequentava altre donne per la motivazione addotta dal suo amico.
Matteo aveva accettato questo “gioco” perché, almeno, gli dava l’alibi di divertirsi con quella sessualità che aveva scoperto e apprezzato, senza avere un vero e proprio appuntamento. Andare con una sposata, alla presenza del marito poi, era solo sesso, anzi, era qualcosa che non sapeva definire ma, non potendoci essere interesse alcuno, non si sentiva in colpa con la ex, posto che nella sua testa il “tradimento” era quello emotivo, l’idea di poter provare interesse per altra donna.
La cosa che lo aveva maggiormente eccitato, era la totale freddezza dell’altra parte, di quella coppia che aveva sempre e solo parlato di sesso, dominio, umiliazione, pur alla presenza del marito.
Per Sergio era la relazione migliore, senza nessuna possibilità che la “tipa” potesse provare emozioni o far crescere sentimenti nei suoi confronti, posto che era sicuramente escluso che potesse essere lui a provarne per lei. Lo diceva sempre che quelle sposate sono le migliori, perché non creano problemi ed in un attimo il rapporto può essere interrotto senza conseguenze.
Matteo, che lo conosceva da anni, sapeva che dietro a questo comportamento vi era tutta la sofferenza dell’amico quando, intorno ai dieci anni, dovette assistere alla separazione dei suoi genitori. Non superò mai quel trauma e, cresciuto, rifuggì ogni possibile implicazione sentimentale per la paura di non sapere gestire le emozioni.
Sapeva che chi scriveva era il marito. Prima di aprirla temette che la comunicazione riguardasse il rifiuto della loro candidatura.
La speranza e il timore continuarono a spingersi reciprocamente sul confine del pensiero, così che a volte prevalesse la prima ed altre il secondo.
Il tutto nei pochi secondi necessari per aprire la mail il cui contenuto era laconico.
“Mia moglie sarà vostra. Attendiamo ordini”.
Matteo e Sergio erano da subito rimasti impressionati dalla profondità dei reciproci messaggi caratterizzati da altrettanta decisione nei propositi che contenevano. Comprendevano che la coppia, così come loro due, miravano ad aspetti dell’anima prima ancora che del corpo. L’eccitazione sarebbe nata dalla situazione creata, dall’ambientazione, mentre nell’uso della schiava vi sarebbe stata la concretezza conseguente.
Avevano desunto che i loro corrispondenti non fossero nuovi a queste iniziative, anche perchè le mail erano sempre mirate e presupponevano l’attesa di risposte precise.
La coreografia dell’esposizione della “merce” era stata eccezionale ed eccitantissima. Curata, bella, idonea a rappresentare la personalità.
Aveva fatto diventare duri immediatamente i loro cazzi nel pensare di avere quella donna a loro disposizione, evidenziando in maniera delicata gli eventuali aspetti che qualcuno avrebbe potuto considerare difetti, senza ricorrere all’ipocrisia della dissimulazione.
La bellezza e la cura dell’insieme avevano reso speciale il premio sul palco. A quel punto, chiunque in sala, non aveva desiderato un corpo a caso col quale divertirsi, ma, invece, ora desideravano “quella” donna, “quel” corpo, “quella” schiava.
La coppia era riuscita a creare nei presenti il desiderio. Con la loro presentazione, erano riusciti a rendere speciale Annette, pur conservando l’immagine di semplice schiava, oggetto di desiderio e col quale soddisfare le proprie voglie.
Matteo e Sergio, passata una settimana dall’ultima mail, avevano iniziato a pensare a quella schiava come ad un'occasione persa.
Chiamò subito l’amico.
“Sergio, abbiamo vinto la schiava”.
“Grande! Cosa dicono poi?”.
“Il messaggio, che adesso ti giro, è brevissimo ma inequivocabile: restano in attesa di ordini”.
Inizialmente avevano cercato di sapere qualcosa di personale di quella coppia, ma nessuna informazione era trapelata. Così, parimenti, nulla era stato chiesto a loro e, nel momento in cui avevano cercato di trasmettere qualche informazione, avevano ricevuto la risposta che comunicava il totale disinteresse per ogni aspetto personale. Annette sarebbe stata la schiava e loro due i Padroni. Non potevano e non dovevano essere amici.
Queste circostanze ebbero l’effetto opposto al raffreddamento delle fantasie che, anzi, si consolidarono assumendo ben altro spessore e consistenza.
Questa era la seconda volta che Matteo e Sergio condividevano una schiava. La precedente esperienza, però, vedeva Doriana, la loro partner di giochi, quale amica che, ogni tanto, si prestava ad essere usata come schiava.
Inevitabile che al momento dell’uso sessuale, il rapporto di amicizia avesse una certa importanza.
In questo caso, invece, quella sarebbe stata solo una schiava, quasi comprata al mercato, ad una fiera, in cui il “costo” per l’acquisto non era consistito in danaro ma in fantasie.
“Quando finisco in palestra passo da te, andiamo a mangiare una pizza e ci mettiamo d’accordo”.
Matteo aveva pensato di fermarsi in ufficio ancora qualche ora, ma l’eccitazione gli aveva fatto passare la concentrazione. Andò a casa a farsi una doccia mentre aspettava l’amico.
Sergio si definiva un perverso, in quanto provava eccitazione solo dominando una donna. Era stato lui ad introdurre Matteo in questa forma di sessualità.
Matteo aveva ancora un forte sentimento per la sua ex che, qualche mese addietro, aveva interrotto un rapporto che da troppo tempo si trascinava stancamente. Lui ne era ancora innamorato e, pur definendosi “scemo”, non aveva ancora provato il desiderio di invitare una donna per un appuntamento, in quanto gli sembrava di tradire la sua “ex”.
“Tu non sei scemo, sei un coglione”.
Sergio era molto più categorico, forte anche della sua “allergia” ai rapporti che trovava troppo claustrofobici. Figurarsi se poteva capire qualcuno che non frequentava altre donne per la motivazione addotta dal suo amico.
Matteo aveva accettato questo “gioco” perché, almeno, gli dava l’alibi di divertirsi con quella sessualità che aveva scoperto e apprezzato, senza avere un vero e proprio appuntamento. Andare con una sposata, alla presenza del marito poi, era solo sesso, anzi, era qualcosa che non sapeva definire ma, non potendoci essere interesse alcuno, non si sentiva in colpa con la ex, posto che nella sua testa il “tradimento” era quello emotivo, l’idea di poter provare interesse per altra donna.
La cosa che lo aveva maggiormente eccitato, era la totale freddezza dell’altra parte, di quella coppia che aveva sempre e solo parlato di sesso, dominio, umiliazione, pur alla presenza del marito.
Per Sergio era la relazione migliore, senza nessuna possibilità che la “tipa” potesse provare emozioni o far crescere sentimenti nei suoi confronti, posto che era sicuramente escluso che potesse essere lui a provarne per lei. Lo diceva sempre che quelle sposate sono le migliori, perché non creano problemi ed in un attimo il rapporto può essere interrotto senza conseguenze.
Matteo, che lo conosceva da anni, sapeva che dietro a questo comportamento vi era tutta la sofferenza dell’amico quando, intorno ai dieci anni, dovette assistere alla separazione dei suoi genitori. Non superò mai quel trauma e, cresciuto, rifuggì ogni possibile implicazione sentimentale per la paura di non sapere gestire le emozioni.
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