La setta (parte 41)

di
genere
sadomaso

Al termine della cena, Gherardo fece portare via dal tavolo tutto tranne le candele. Collocò accanto alla schiava un frustino.
Simona non ebbe la sensazione di avere ricevuto un ordine ma, piuttosto, una richiesta.
La sua situazione era cambiata. Da zerbino e da sgabello iniziale era diventata una serva e la sua pelle, a differenza di quella di ilaria, le era sembrata meno nuda in quella stanza in cui si respiravano tante emozioni, dall’eccitazione, all’odio, all’imbarazzo e tensione, nonché di stupore.
Ilaria venne spostata in modo che il suo capo fosse penzoloni, pur conservando il resto del corpo steso sulla tavola.
Non ci fu bisogno di ordine alcuno da parte di Gherardo nel farle aprire la bocca quando le mise il cazzo già duro davanti alla bocca.
Lo inserì senza difficoltà
Ilaria era tesa per la vista del frustino oltre che per la permanenza delle candele. Tuttavia si concentrò bene sul cazzo in modo da non fare male coi denti per la posizione innaturale.
Gherardo spingeva a fondo, fino alla gola dove fermava il membro, per godere della difficoltà della donna, implementata dalla cera sui capezzoli e sul ventre.
“Dai Mattia, eccita la tua donna, leccale la figa”.
L’uomo non osò protestare e, levato il plug, iniziò il suo lavoro, ottenendo, in breve tempo, la reazione naturale del corpo della donna nonostante la tensione e l'odio che questa stava provando.
Il rumore di sottofondo comunicò a tutti che il plug nel culo era stato acceso al massimo.
Gherardo pose una mano sul collo esposto della donna come fosse un collare. Purtroppo non poteva vederle gli occhi o, meglio, lei non poteva vedere i suoi occhi che trasmettevano eccitazione, possesso, piacere.
Ilaria stava odiando Mattia, un uomo che non la stava difendendo e, anzi, l’aveva ceduta completamente a quello stronzo.
Gherardo spinse a fondo fino a provocare un conato che ebbe l’effetto di eccitarlo maggiormente.
Impugnò il frustino con il quale colpì il ventre.
Il dolore fece chiudere i denti alla schiava che fecero male all’uomo, il quale ritrasse subito il cazzo.
“Puttana, stai attenta!!!”.
Calò tre colpi forti col frustino e la donna cercò di proteggersi con le mani. Inutile il tentativo di alzarsi, tenuta bloccata dalla mano di Gherardo sul collo.
“E’ bagnata bene la figa di questa bella gnocca?”
Ilaria odiò la risposta affermativa di Mattia, pensando che, terminata la serata, avrebbe dovuto sistemare e mettere in chiaro troppe cose.
“Bene… scendi dal tavolo e mettiti col ventre sulla tavola”.
L’operazione venne guidata tenendo la donna per i capelli. Ilaria, nonostante tutto, non accennò a ribellarsi. Voleva solamente che quella serata finisse il prima possibile così da rimediare al disastro accaduto. Avrebbe anche dovuto convincere Simona a tenere la bocca chiusa. Avrebbe pensato poi al modo, disposta anche a darle dei soldi e a cacciarla via.
“Che culo fantastico”.
La visione che la donna offrì, per quanto possibile, eccitò ancor di più Gherardo. Era una posizione che sapeva di promessa, una promessa di bellezza e di piacere, con quella figa che l’uomo vedeva umida grazie al lavoro di lingua del suo compagno.
Il cazzo entrò benissimo, come se la figa fosse solo in attesa di quello, calda, bagnata, morbida, eccitante con quelle natiche tornite e sode che continuavano ad invitare al gesto erotico che era in atto.
Gherardo impugnò i lunghi capelli della donna che, tutti spettinati, le conferivano un che di selvaggio domato.
Tenendo i capelli, mentre spingeva il cazzo a fondo nella figa, fece colare altra cera, provando ulteriore eccitazione che toccò il picco quando, spingendo ancor più forte, Gherardo utilizzò il frustino segnando quella schiena bellissima.
Al terzo colpo dato con lo strumento di tortura l’uomo godette.
Quale ulteriore sfregio, estrasse il cazzo appena in tempo per eiaculare sul pavimento, dove fece posare, in ginocchio ai suoi piedi, la donna che dovette leccare tutto.
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2026-08-26
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