La cessione di Annette - Storia di una coppia (parte 1)

di
genere
sadomaso

Gli invitati entrarono alla spicciolata, previa verifica da parte degli organizzatori.
Il salone, dai soffitti alti, era ampio e bene illuminato. Oltre ad un lampadario enorme al soffitto, vi era anche un’illuminazione ai pilastri lungo le pareti, a fianco delle alte finestre protette da uno spesso tendaggio scuro. I tacchi colpivano il parquet con il tipico suono prodotto che si diffondeva nella sala priva di vocio.
Nessuno conosceva gli altri presenti e non avevano certo intenzione di instaurare un dialogo dal quale, poi, sarebbero conseguite le inevitabili presentazioni che, invece, volevano essere evitate.
La regola prevedeva che tutti dovessero essere muniti di maschera che avrebbe impedito il riconoscimento.
Anche l’abbigliamento, seppur elegante visto l’evento e la sala, avrebbe dovuto nascondere eventuali segni caratteristici rivelatori.
Ottimi vestiti bene combinati erano sicuramente graditi, anzi, d’obbligo. Erano invece vietati gioielli o orologi particolari diversi da quelli comunemente in commercio, benché pregiati. Eventuali tatuaggi avrebbero dovuto essere coperti.
Tutti avevano ricevuto il depliant che conteneva le regole.
Non era stato fatto ricorso ad un documento informatico, avendo gli organizzatori preferito ricorrere al cartaceo.
In esso, oltre alle modalità di accesso e al regolamento dell’asta, vi erano anche alcune fotografie che ritraevano la merce esposta. In esse la giovane donna appariva nella sua nudità, per fare apprezzare la bellezza del giovane corpo, privo di tatuaggi o gioielli, fatta eccezione per un delicato filo di perle attorno al collo abbastanza aderente da richiamare un collare.
I presenti si sedettero nelle sedie disposte a teatro assegnate ai singoli partecipanti e ben distanti tra loro, cosa che l’ampia sala consentiva. Le due coppie trovarono i loro nomi rappresentati da altrettanti nickname che avevano loro stessi comunicato, su due sedie vicine. Vi erano solo due sedie vicine con nickname evidentemente maschili.
Il silenzio che aveva caratterizzato il raggiungimento dei posti assegnati, venne sostituito da un leggerissimo brusio, dettato dal desiderio di lasciar sfogare la tensione e l’eccitazione.
Le luci in sala si attenuarono senza spegnersi completamente.
Sul palco appositamente fatto installare, alto circa mezzo metro, precedentemente al buio, vennero accese le luci ed in sala venne meno ogni genere di rumori, mentre restava percepibile solo la tensione o, meglio, l’eccitazione dei presenti.
Vi fu un paio di minuti di assoluto silenzio nel corso dei quali non accadde nulla, utili solo per far ulteriormente crescere il desiderio. Tutto era studiato per attirare l’attenzione dei presenti e, anche, per valorizzare la merce, renderla speciale, desiderabile e desiderata.
L’uomo, elegantemente vestito con un abito scuro ed una maschera di pari colore, fece il suo ingresso tenendo, al guinzaglio, una donna nuda con una massa di capelli rossi, mossi ma non ricci che le arrivavano alle spalle, sfiorandole, mentre la fronte era scoperta. Gli occhi erano coperti da una maschera il cui colore si confondeva con quello dei capelli. Della stessa tonalità anche le scarpe con il tacco molto alto che conferivano al corpo slancio ed eleganza, stante la padronanza nei movimenti. Anche il collare era dello stesso colore, così come la corda che teneva uniti i polsi dietro alla schiena.
La lucentezza della pelle, i movimenti sciolti e la tonicità del corpo alto, dichiaravano una donna di circa 30 anni, sportiva. L’atteggiamento dell’uomo, forse anche perché associato alla donna che i presenti sapevano essere coniugi, faceva presupporre un’età simile.
Non era la sede per applausi o gesti rumorosi. I presenti si limitarono a guardare ciò che veniva loro offerto, sicuri che gli sguardi rivelassero ciò che il basso ventre stava provando.
L’uomo, tirando il guinzaglio quel tanto per comunicare la sua volontà, fece fare alla donna un giro per la sala, passando tra gli ospiti abbastanza vicino da fare ammirare bene la merce e con una lentezza tale da dare il tempo per accarezzare, palpare e penetrare con gli sguardi, essendo in quella fase vietato qualsiasi tipo di contatto fisico.
Il profumo della pelle e l'eccitante ancheggiamento resero difficile ai presenti resistere alla tentazione di allungare la mano quando quel simbolo di eccitazione passò loro vicino.
La coppia, che sino ad allora non aveva parlato, ritornò sul palco. La donna si girò su stessa un paio di volte per far vedere la flessuosità del corpo accuratamente privato dei peli.
Dopo che tutti ebbero dedicato le loro attenzioni alla merce, la coppia scese nuovamente dal palco e, dopo avere sciolto la corda rossa che univa i polsi, l’uomo, con un piccolo strattone al guinzaglio, dato ad arte per essere osservato, fece porre carponi la donna. In quella posizione rifece il giro tra i pochi presenti in sala, tutti selezionati.
Di fronte a ciascun invitato, la coppia si fermava e la donna, staccando la mani dal pavimento, si metteva in ginocchio, tenendo le cosce leggermente allargate così da far vedere la figa promessa, la schiena dritta, i seni offerti, le labbra leggermente dischiuse che anticipavano obbedienza e piacere. I polsi, spontaneamente, venivano nuovamente uniti dietro la schiena. Il viso, che comunque non poteva essere osservato, leggermente chino, in segno di sottomissione.
La donna si muoveva bene carponi, come se nessun dolore potesse sentire alle ginocchia. Il corpo, flessuoso, era accattivante e seducente così da indurre negli spettatori che quell’incedere fosse cosa naturale. Le anche si muovevano perfettamente ed erano invitanti. Appena riprendeva il suo percorso, coloro davanti ai quali si era fermata in ginocchio, voltavano il viso per osservare le eccitanti movenze del culo.
Terminato il giro, nuovamente tornarono sul palco.
La donna restò in ginocchio seduta sui talloni ma con la schiena rivolta ai presenti. Appoggiò i palmi delle mani a terra. L’uomo prese un frustino collocato in una zona d’ombra sul palco.
Si pose dietro la donna e iniziò a colpire la schiena.
I dieci colpi furono intervallati da 30 lunghissimi secondi che avevano lo scopo di far godere del segno lasciato ed anticipare il prossimo, creando aspettativa. Ogni colpo successivo era sempre leggermente più forte di quello precedente.
La donna, fatta eccezione per la normale reazione a ciascuna frustata, si rimetteva subito in posizione in ubbidiente attesa.
Il decimo, l’ultimo, fu molto forte e la donna si piegò un po’ più delle altre volte, provocando un aumento del brusio carico di eccitazione.
Lo spettacolo, il cui scopo apparente era quello di eccitare, in realtà serviva ad anticipare ai presenti le potenzialità della merce.
La donna si stese a terra, sulla schiena e l’uomo, senza essersi tolto le scarpe, cominciò a camminare sul suo corpo. Prima ponendo un piede sul ventre e passando dall’altra parte. Poi le passò sopra longitudinalmente, salendo sul ventre, posando l’altro piede sullo sterno per scendere dal suo corpo sopra la testa.
Compì questo percorso, composto da due passaggi, tre volte, così da essere sicuro che fosse ben compresa la forza e la resistenza della schiava.
Ad un comando dell’uomo, la schiava si girò e, restando in ginocchio, si mise accanto alla gamba dell’uomo per essere ammirata ancora una volta, richiamando l’immagine del Padrone e della cagna fedele al suo fianco.
I presenti ebbero modo, così, di osservare la bellezza, l’eleganza, la sinuosità di quella donna eccitante che trasmetteva voglia di sesso e di dominio.
La presentazione durò circa 30 minuti, forse qualcuno di più.
Al termine, senza una parola, la coppia uscì dalla sala.
Le luci sul palco si spensero mentre quelle in sala si accesero.
Anche i presenti, evidentemente eccitati, si avviarono all’uscita senza parlare tra di loro.
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2026-09-07
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