La cessione di Annette - Storia di una coppia (parte 11)
di
Kugher
genere
sadomaso
Annette, mentre serviva le pietanze agli ospiti, cercò di guardarli, vedere nei loro occhi, cercare di dare loro una storia, renderle persone oltre che spettatori.
Girando tra i tavoli, sempre con i libri sulla testa che le davano ulteriore peso come fossero delle catene, sentiva di essere al centro dell’attenzione, della serata, unica vera protagonista, ammirata, desiderata eppure, a parte i due Padroni, nessuno l’aveva toccata se non con il proprio desiderio e lo sguardo che percorreva tutta la sua pelle.
Sapeva che inevitabilmente, voltando le spalle, l’attenzione sarebbe stata posata, oltre che sulla curva dei fianchi e sul culo, anche sui segni rossi lasciati dallo scudiscio.
Si immaginava ancor più eccitante, segnata dal proibito che ha sempre la funzione di alimentare il desiderio.
Appena poteva cercava Fausto, lo vedeva e le piaceva saperlo lì, a guardare il suo piacere. Quell’uomo in tutti gli anni trascorsi dall’incidente che lo aveva reso impotente, non aveva mai smesso di guardarle dentro, di cercare di capirla e di scoprire lati che nemmeno lei stessa aveva individuato. Era stato bravo ad individuare il desiderio latente di esibizionismo, scommettendo su quell’aspetto e, come suo (loro) solito, lo aveva spinto al massimo.
La cena era appena iniziata e si domandò come sarebbe proseguita. Si chiese se i due Padroni l’avrebbe scopata, cosa vedevano in lei e con quale animo l’avrebbero posseduta.
Lei non sapeva dell’amore che Matteo provava ancora per la donna che lo aveva lasciato, né del dolore di Sergio che aveva vissuto la separazione dei genitori come il fallimento di tutti i rapporti, vedendoli precari e fragili, tutti produttori di solo dolore.
Si accorse di non sapere nulla di loro. La mancata conoscenza li trasformò in meri strumenti per la soddisfazione erotica. Tale si vedeva lei stessa per loro non riuscendo a dare loro una storia, al punto da rinunciarvi per vederli solo come Padroni.
Si sentiva libera e quegli occhi addosso da parte di sconosciuti le diedero una sensazione di forza, di potenza, sentì di essere lei ad avere in mano la situazione perché tutti dipendevano dal suo corpo e dalle sue reazioni, unica attrice di una recitazione teatrale.
Mentre serviva i piatti cercò negli occhi dei commensali le loro emozioni, le loro storie. Li vide eccitati e pensò che chi li aveva scelti si era dato cura di trovare persone speculari all’esibizionismo, non semplici ammiratori del bello.
In un momento di pausa rimpianse la mancata partecipazione attiva di Fausto. Le mancava il sesso con lui anche se era riuscita a sentirsi dentro lui quando venivano coinvolte altre persone nelle loro avventure sessuali. Ma non era la stessa cosa, era solo un palliativo per un dolore forte sicuramente in lui, ma altrettanto stritolante per lei. Le mancava la sua pelle calda e sudata quando scopavano, magari al rientro dal ristorante ove lei si era recata senza mutandine e, al rientro, appena chiusa la porta lui la prendeva spingendola con la schiena contro la parete per alzarle il vestito e scoparla lì, attaccata al muro, fino a che lei non gli cingeva il bacino con le gambe avvolte alla sua vita, con quel cazzo duro e desideroso di lei dentro, che la penetrava.
Cazzo se le mancavano quel cazzo, la passione di suo marito e la forza con la quale ancora la desiderava nonostante gli anni di matrimonio sommati al fidanzamento prima.
Lui le aveva sempre detto, prima dell’incidente che lo aveva reso impotente, che a lei bastava una mossa seducente per alimentare in lui il desiderio e la voglia di sesso.
Lo amava ancora follemente, anche se aveva il timore che presto o tardi lui avrebbe potuto ingelosirsi, soprattutto da quando avevano iniziato a coinvolgere ragazzi giovani.
Questo lei aveva notato, nonostante lui avesse sempre giurato di non avere gelosia nel suo cuore.
La scelta delle persone da coinvolgere nei loro giochi erotici era sempre caduta su uomini molto più anziani o molto più giovani di lei, come se Fausto avesse voluto non metterla di fronte a uomini appetibili per una storia duratura.
Le persone della loro età, per poter essere coinvolte nei giochi erotici, potevano essere solo coppie. In quel caso il pericolo non c’era.
Lei si sentiva in colpa perché godeva nonostante lui non potesse, come se lo avesse allontanato dalla cordata della vita, per andare in posti in cui lui non avrebbe potuto arrivare.
Il suo senso di colpa la avvicinava ancor di più a lui, timorosa di fargli male oltre al dolore che era già costretto a sopportare. Per questo, guardandolo in ginocchio incatenato alla parete mentre lei si godeva la scoperta di questo suo lato esibizionistico sino ad allora ignorato, gli cercava gli occhi e si sentiva scoppiare il cuore nel vedere in essi la luce del suo piacere, che se lui fosse parte attiva in quella nuova avventura.
Matteo la chiamò, cercandone l’estremità del guinzaglio.
“Vieni, gli ospiti devono essere intrattenuti mentre cenano”.
Stava per ricevere la risposta alla domanda che si era posta poc’anzi.
Stava per iniziare altro giro su nuove montagne russe.
Girando tra i tavoli, sempre con i libri sulla testa che le davano ulteriore peso come fossero delle catene, sentiva di essere al centro dell’attenzione, della serata, unica vera protagonista, ammirata, desiderata eppure, a parte i due Padroni, nessuno l’aveva toccata se non con il proprio desiderio e lo sguardo che percorreva tutta la sua pelle.
Sapeva che inevitabilmente, voltando le spalle, l’attenzione sarebbe stata posata, oltre che sulla curva dei fianchi e sul culo, anche sui segni rossi lasciati dallo scudiscio.
Si immaginava ancor più eccitante, segnata dal proibito che ha sempre la funzione di alimentare il desiderio.
Appena poteva cercava Fausto, lo vedeva e le piaceva saperlo lì, a guardare il suo piacere. Quell’uomo in tutti gli anni trascorsi dall’incidente che lo aveva reso impotente, non aveva mai smesso di guardarle dentro, di cercare di capirla e di scoprire lati che nemmeno lei stessa aveva individuato. Era stato bravo ad individuare il desiderio latente di esibizionismo, scommettendo su quell’aspetto e, come suo (loro) solito, lo aveva spinto al massimo.
La cena era appena iniziata e si domandò come sarebbe proseguita. Si chiese se i due Padroni l’avrebbe scopata, cosa vedevano in lei e con quale animo l’avrebbero posseduta.
Lei non sapeva dell’amore che Matteo provava ancora per la donna che lo aveva lasciato, né del dolore di Sergio che aveva vissuto la separazione dei genitori come il fallimento di tutti i rapporti, vedendoli precari e fragili, tutti produttori di solo dolore.
Si accorse di non sapere nulla di loro. La mancata conoscenza li trasformò in meri strumenti per la soddisfazione erotica. Tale si vedeva lei stessa per loro non riuscendo a dare loro una storia, al punto da rinunciarvi per vederli solo come Padroni.
Si sentiva libera e quegli occhi addosso da parte di sconosciuti le diedero una sensazione di forza, di potenza, sentì di essere lei ad avere in mano la situazione perché tutti dipendevano dal suo corpo e dalle sue reazioni, unica attrice di una recitazione teatrale.
Mentre serviva i piatti cercò negli occhi dei commensali le loro emozioni, le loro storie. Li vide eccitati e pensò che chi li aveva scelti si era dato cura di trovare persone speculari all’esibizionismo, non semplici ammiratori del bello.
In un momento di pausa rimpianse la mancata partecipazione attiva di Fausto. Le mancava il sesso con lui anche se era riuscita a sentirsi dentro lui quando venivano coinvolte altre persone nelle loro avventure sessuali. Ma non era la stessa cosa, era solo un palliativo per un dolore forte sicuramente in lui, ma altrettanto stritolante per lei. Le mancava la sua pelle calda e sudata quando scopavano, magari al rientro dal ristorante ove lei si era recata senza mutandine e, al rientro, appena chiusa la porta lui la prendeva spingendola con la schiena contro la parete per alzarle il vestito e scoparla lì, attaccata al muro, fino a che lei non gli cingeva il bacino con le gambe avvolte alla sua vita, con quel cazzo duro e desideroso di lei dentro, che la penetrava.
Cazzo se le mancavano quel cazzo, la passione di suo marito e la forza con la quale ancora la desiderava nonostante gli anni di matrimonio sommati al fidanzamento prima.
Lui le aveva sempre detto, prima dell’incidente che lo aveva reso impotente, che a lei bastava una mossa seducente per alimentare in lui il desiderio e la voglia di sesso.
Lo amava ancora follemente, anche se aveva il timore che presto o tardi lui avrebbe potuto ingelosirsi, soprattutto da quando avevano iniziato a coinvolgere ragazzi giovani.
Questo lei aveva notato, nonostante lui avesse sempre giurato di non avere gelosia nel suo cuore.
La scelta delle persone da coinvolgere nei loro giochi erotici era sempre caduta su uomini molto più anziani o molto più giovani di lei, come se Fausto avesse voluto non metterla di fronte a uomini appetibili per una storia duratura.
Le persone della loro età, per poter essere coinvolte nei giochi erotici, potevano essere solo coppie. In quel caso il pericolo non c’era.
Lei si sentiva in colpa perché godeva nonostante lui non potesse, come se lo avesse allontanato dalla cordata della vita, per andare in posti in cui lui non avrebbe potuto arrivare.
Il suo senso di colpa la avvicinava ancor di più a lui, timorosa di fargli male oltre al dolore che era già costretto a sopportare. Per questo, guardandolo in ginocchio incatenato alla parete mentre lei si godeva la scoperta di questo suo lato esibizionistico sino ad allora ignorato, gli cercava gli occhi e si sentiva scoppiare il cuore nel vedere in essi la luce del suo piacere, che se lui fosse parte attiva in quella nuova avventura.
Matteo la chiamò, cercandone l’estremità del guinzaglio.
“Vieni, gli ospiti devono essere intrattenuti mentre cenano”.
Stava per ricevere la risposta alla domanda che si era posta poc’anzi.
Stava per iniziare altro giro su nuove montagne russe.
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