La cessione di Annette - Storia di una coppia (parte 10)

di
genere
sadomaso

Annette venne tirata al guinzaglio in un angolo della sala, un'area visibile a tutti e che le diede la sensazione di essere posta su un palco.
Doveva essere stato tutto studiato in quanto da quella posizione era esposta alla vista di tutti i commensali.
Le venne tolta la ballgag. Prima di posarla, dovette pulirla dalla sua stessa saliva con la lingua.
“Spogliati”.
L’ordine non era secco, severo o imperioso. Non serviva, non era utile alla stimolazione del suo lato esibizionistico.
Eseguì con la lentezza giusta che consentisse di apprezzare ogni centimetro di pelle resa nuda, come se levando quel tessuto, la gente in sala potesse avere accesso alla visione della sua parte più profonda, quella dove albergano i desideri, le emozioni erotiche ed una parte del suo essere, nascosto ai più nell'arco delle ordinarie giornate nelle quali consentiva un piccolo accenno con un tacco un po’ più alto, uno spacco un po’ aperto, una scollatura più evidente.
Matteo le mise in bocca alternativamente due piccoli plug che evidentemente contenevano un vibratore.
Sapevano tutti che lo scopo dell’atto non era quello di lubrificare gli oggetti per l’inserimento nei suoi buchi, posto che la sua evidente eccitazione aveva reso ogni pertugio facilmente penetrabile.
Immaginò fossero due cazzi, li lecco e li tenne in bocca di conseguenza, lasciando che lo sguardo circolasse nella sala cercando e trovando quello degli ospiti, così da accertarsi che la sua lingua che giocava con lo strumento la facesse immaginare inginocchiata tra le loro cosce.
Fausto era ancora inginocchiato nell’angolo. La catena del guinzaglio era stata attaccata ad una sporgenza nel muro che non capiva se fosse stata messa apposta o avesse altra funzione.
In quella posizione tutti avrebbero potuto vedere lei ed il marito che, così, da mero spettatore dell'esibizione e della sottomissione della moglie, ne diventava attore, visibile da tutti che sapevano sicuramente del loro coniugio, eccitandosi così di poter sfacciatamente ammirare la moglie di qualcuno reso inoffensivo in altrettanta situazione di cattività.
Quella scelta scenografica le piacue dal punto di vista erotico ma anche umano, perchè il marito non veniva così relegato a dover guardare il tutto da un buco della serratura, ma, nella sua passività, veniva reso partecipe e autore dell’eccitazione dei presenti.
Mentre Annette leccava i plugs come se stesse eseguendo una fellatio, Matteo le accarezzava il corpo,soffermandosi sui fianchi, sui seni, sulle natiche sino ad infilare le dita nella figa.
Le mani di Matteo erano le mani di tutti i presenti in sala, come se agisse in loro rappresentanza e il suo tatto trasferisse sensazioni ai presenti che ne traevano piacere ed eccitazione. In quel momento, per un attimo solo, l’uomo chiuse gli occhi e immaginò le sue dita a contatto della pelle della sua ex, della quale era ancora innamorato. Provò una fitta di nostalgia, contento che quell’esperienza in pubblico gli desse l’alibi di non avvertire il senso di colpa perché toccava altra donna.
“Inginocchiati, culo verso il pubblico e faccia a terra”.
Sergio voleva la sua massima esposizione in una situazione di sottomissione.
Annette si sentì ulteriormente colare al pensiero di essere vista e che il suo corpo non toccato fosse fonte di eccitazione per tutte quelle persone per le quali sentiva che sarebbe rimasta solo un sogno, un desiderio non soddisfatto. Avvertiva gli occhi che le passavano sulla pelle, sfiorandola, accarezzandola come mille polpastrelli che le trasmettevano brividi fino a quel momento sconosciuti.
Matteo le pose un piede sul capo e Sergio le infilò i plugs nella figa e nel culo.
I Padroni, a turno, le ordinarono di servire le portate agli ospiti in sala, quale cameriera di eccezione.
Era vestita di sole scarpe, collare e bellezza. I capelli lunghi, mossi, rossi fuoco, rossi eccitazione, le ondeggiavano mentre si muoveva tra i tavoli reggendo sulla testa tre libri che la costringevano a mantenere una posizione perfettamente eretta, così da esporre meglio i seni ed il culo.
La sua costrizione contrastò maggiormente con la posizione degli ospiti, vestiti elegantemente e comodamente seduti in attesa dei suoi servigi.
La sua attenzione nel muoversi, al guinzaglio, con i piatti in mano le faceva accelerare il respiro pur senza dimenticarsi di muoversi ancheggiando, come se quella fosse la sua natura, per essere vista, per eccitare con il suo corpo e la sua situazione, certa della protezione dello sguardo del marito, attore passivo in quella scena di erotismo famigliare mentre lei, come una diva, si concedeva ai suoi ammiratori
Lei non lo sapeva, anzi, lei non sapeva nulla di quanto sarebbe accaduto quella sera.
Quando le caddero i libri le venne spiegato che sarebbe stata punita.
Venne portata accanto al marito, ancora in ginocchio e incatenato al muro.
“Appoggia le mani alla parete”.
Tre libri caduti, tre colpi con lo scudiscio.
Non lo aveva mai provato. Il frustino sì, con quello aveva confidenza, ma lo scudiscio no. Ne aveva paura, tanta paura.
Una strana sensazione la investì, e vide sé stessa, seduta al tavolo mentre sorseggiava un prosecco intenta ad osservare l’altra sé stessa appoggiata alla parete, nuda, in attesa di essere punita.
Ancora esibizione, ancora quella strana forma di piacere sottopelle che le dava i brividi, quasi a farle venir meno la paura dello scudiscio o, meglio, le alimentasse il desiderio di essere colpita per dare spettacolo agli ospiti. Incurvò maggiormente la schiena spingendo in fuori il culo.
Nel posto in cui venne fatta mettere aveva la possibilità di guardare e di essere guardata da Fausto. Gli occhi si incrociarono e lui cercò di leggere le sue emozioni, pensando di riuscirvi nel notare il luccichio che ben conosceva e che gli venne restituito.
I coniugi vissero tutti e tre i colpi come se fossero abbracciati durante un atto sessuale.
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2026-09-18
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