La cessione di Annette - Storia di una coppia (parte 7)
di
Kugher
genere
sadomaso
I Padroni avevano scelto la benda dello stesso colore del vestito. La delicatezza del materiale faceva pensare alla seta.
I sensi si acuirono immediatamente. Annette adorava la cecità perché le lasciava spazio alla fantasia, i profumi (o gli odori) diventavano più intensi e le orecchie udivano suoni che altrimenti sarebbero passati inascoltati.
Venne fatta entrare nell'abitacolo per prendere posto nel sedile immediatamente dietro a quello dedicato al passeggero.
Le porte si chiusero e, nell’immediato, regnò il silenzio. Bastarono pochi secondi per cominciare ad udire qualche flebile suono del quale non capiva l’origine. La sua attenzione era stimolata moltissimo. Si sentiva la bocca dello stomaco tremare e, subito dopo, avvertì umido tra le cosce.
Le sospensioni dell’auto reagirono al peso che era stato caricato. Subito dopo sentì sbattere una lamiera. Sembrava una portiera ma il rumore proveniva dall’esterno e l’auto ebbe un leggero movimento.
Cercava di capire cosa stesse accadendo nel silenzio che la circondava. Il cervello si muoveva troppo velocemente per riuscire ad elaborare un pensiero.
Due portiere si aprirono e avvertì lo spostamento d’aria. Una persona prese posto sul sedile dell’autista ed altra accanto a lei.
Non sentì il dopobarba di Fausto. Inizialmente si preoccupò in quanto le condizioni prevedevano sempre la sua presenza. Poi realizzò che con buone probabilità era stato fatto entrare nel bagagliaio. Era quindi dietro di lei. Solo i sedili li separavano. Lui era in grado di sentire tutto. Cercò di immaginare che le parole sarebbero arrivate ovattate alle orecchie del marito.
“Allarga le cosce”.
Una mano si posò sulla sua gamba ma rimase ferma. Non seppe dire se fu delusa dal fatto che non salì verso l’inguine.
“Apri la bocca”.
Si sentì inserire tra le labbra una pallina bucata che le consentiva di respirare tranquillamente.
Raramente aveva provato le ball-gag.
Era strana la sensazione che avvertiva e che le circolava sottopelle, raggiungendo il cervello per poi uscirne e concentrarsi sullo stomaco che subito lasciava per bagnare la figa e tornare ancora al cervello per poi scendere, lasciando emozioni ad ogni tratto dove prendeva altre sensazioni, sempre diverse.
Fausto era dietro, eppure non si sentiva sola, avvertendo comunque la protezione della sua presenza anche se relegato in ambiente staccato, provocando comunque sensazioni altalenanti.
Sentiva i respiri dei due uomini che nella sua cecità le facevano vedere i loro cazzi eccitati.
Finalmente la mano salì e lei istintivamente allargò ulteriormente le cosce. Le dita raggiunsero la figa per entrare appena, quel tanto che era sufficiente per sentire l’umido che l’uomo si aspettava di trovare.
In quel momento si sentì ancor più nuda, come se stesse urlando la voglia di essere loro schiava, sicura che non potessero sentire i suoi timori ed i suoi tremolii alla bocca dello stomaco.
Si sentì offerta e aprì ancor di più le cosce sperando che quella dita entrassero per prendere possesso di lei, anticipando il cazzo o i cazzi che l'avrebbero presa per godere del suo corpo con atti egoistici tipici dei Padroni.
Adorava essere considerata un pezzo di carne, una succhiacazzi. La faceva sentire sporca e quello sporco la eccitava, la bagnava, le sembrava che potesse essere visto così da incentivare quei cazzi a godere maggiormente.
Se non avesse avuto la ballgag avrebbe dischiuso leggermente le labbra per sentirsi maggiormente offerta.
Solo in quel momento, al pensiero della sua bocca, sentì il filo di saliva che scendeva sul mento a causa della ballgag.
Immaginava il filo che scendeva ed andava a bagnare il vestito, facendo vedere ai suoi Padroni che, ora, era sporca davvero, per loro.
I sensi si acuirono immediatamente. Annette adorava la cecità perché le lasciava spazio alla fantasia, i profumi (o gli odori) diventavano più intensi e le orecchie udivano suoni che altrimenti sarebbero passati inascoltati.
Venne fatta entrare nell'abitacolo per prendere posto nel sedile immediatamente dietro a quello dedicato al passeggero.
Le porte si chiusero e, nell’immediato, regnò il silenzio. Bastarono pochi secondi per cominciare ad udire qualche flebile suono del quale non capiva l’origine. La sua attenzione era stimolata moltissimo. Si sentiva la bocca dello stomaco tremare e, subito dopo, avvertì umido tra le cosce.
Le sospensioni dell’auto reagirono al peso che era stato caricato. Subito dopo sentì sbattere una lamiera. Sembrava una portiera ma il rumore proveniva dall’esterno e l’auto ebbe un leggero movimento.
Cercava di capire cosa stesse accadendo nel silenzio che la circondava. Il cervello si muoveva troppo velocemente per riuscire ad elaborare un pensiero.
Due portiere si aprirono e avvertì lo spostamento d’aria. Una persona prese posto sul sedile dell’autista ed altra accanto a lei.
Non sentì il dopobarba di Fausto. Inizialmente si preoccupò in quanto le condizioni prevedevano sempre la sua presenza. Poi realizzò che con buone probabilità era stato fatto entrare nel bagagliaio. Era quindi dietro di lei. Solo i sedili li separavano. Lui era in grado di sentire tutto. Cercò di immaginare che le parole sarebbero arrivate ovattate alle orecchie del marito.
“Allarga le cosce”.
Una mano si posò sulla sua gamba ma rimase ferma. Non seppe dire se fu delusa dal fatto che non salì verso l’inguine.
“Apri la bocca”.
Si sentì inserire tra le labbra una pallina bucata che le consentiva di respirare tranquillamente.
Raramente aveva provato le ball-gag.
Era strana la sensazione che avvertiva e che le circolava sottopelle, raggiungendo il cervello per poi uscirne e concentrarsi sullo stomaco che subito lasciava per bagnare la figa e tornare ancora al cervello per poi scendere, lasciando emozioni ad ogni tratto dove prendeva altre sensazioni, sempre diverse.
Fausto era dietro, eppure non si sentiva sola, avvertendo comunque la protezione della sua presenza anche se relegato in ambiente staccato, provocando comunque sensazioni altalenanti.
Sentiva i respiri dei due uomini che nella sua cecità le facevano vedere i loro cazzi eccitati.
Finalmente la mano salì e lei istintivamente allargò ulteriormente le cosce. Le dita raggiunsero la figa per entrare appena, quel tanto che era sufficiente per sentire l’umido che l’uomo si aspettava di trovare.
In quel momento si sentì ancor più nuda, come se stesse urlando la voglia di essere loro schiava, sicura che non potessero sentire i suoi timori ed i suoi tremolii alla bocca dello stomaco.
Si sentì offerta e aprì ancor di più le cosce sperando che quella dita entrassero per prendere possesso di lei, anticipando il cazzo o i cazzi che l'avrebbero presa per godere del suo corpo con atti egoistici tipici dei Padroni.
Adorava essere considerata un pezzo di carne, una succhiacazzi. La faceva sentire sporca e quello sporco la eccitava, la bagnava, le sembrava che potesse essere visto così da incentivare quei cazzi a godere maggiormente.
Se non avesse avuto la ballgag avrebbe dischiuso leggermente le labbra per sentirsi maggiormente offerta.
Solo in quel momento, al pensiero della sua bocca, sentì il filo di saliva che scendeva sul mento a causa della ballgag.
Immaginava il filo che scendeva ed andava a bagnare il vestito, facendo vedere ai suoi Padroni che, ora, era sporca davvero, per loro.
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