La cessione di Annette - Storia di una coppia (parte 12)

di
genere
sadomaso

Matteo condusse Annette verso il tavolo occupato da una signora sulla sessantina, magra, capelli bianchi raccolti in un'acconciatura curata, con lo chignon.
La signora si accorse che l’uomo stava guardando nella sua direzione e assunse una posa un po’ più eretta rispetto a quella già composta tenuta.
La schiava, nel procedere verso di lei, tenne i polsi uniti dietro alla schiena legati da immaginarie manette. Il seno, giocoforza, era offerto.
Quella donna le metteva un po’ di soggezione, diversa rispetto a quella che solitamente viene destinata ai Padroni. C’era qualcosa, nel suo portamento e nel suo sguardo, che le faceva venire desiderio di avvicinarla ma, nel contempo, le lasciava una sensazione particolare che la respingeva e, al contempo, attraeva. Istintivamente, tenne la testa leggermente china.
Non voleva sapere il nome di quella persona, nemmeno quello di battesimo. Tutto doveva conservare anonimato, così che lei fosse esposta a persone totalmente sconosciute senza alcun riferimento alla loro vita reale, così come gli altri nulla avrebbero saputo di lei.
L'impostazione di quella serata andava esattamente in quella direzione. Non poteva essere un caso e ne dedusse che Fausto aveva cercato di capire i suoi latenti desideri e li avesse comunicati ai Padroni.
Matteo si fermò appena di fianco a quella donna che stava mangiando con grande compostezza, senza mai chinare il capo e staccare i gomiti dal corpo. La tavola era ancora ordinata, il pane nell’apposito piattino ove erano anche le briciole. Il bicchiere, dal quale aveva già bevuto, appoggiato nel medesimo posto in cui era stato messo in fase di preparazione.
Ad Annette era sempre piaciuto, giocando con Fausto, cercare di dare una storia alle persone che attiravano la sua attenzione. Storie ovviamente finte, immaginarie e delle quali mai avrebbe voluto avere la conferma in quanto erano immagini sue, storie potenzialmente reali su persone sconosciute.
Quella donna avrebbe potuto essere un'aristocratica oppure una insegnante. Nonostante la compostezza, non le dava l’idea di una persona che tiene un comportamento perché osservata ma, invece, una che amava essere composta, per sé stessa, pur senza avere enormi disponibilità economiche. L’abbigliamento era bello, tipico di persona benestante ma non eccessivamente costoso. Decise che fosse una insegnante, vecchio stampo, di quelle alle quali bastava uno sguardo per rimettere in riga una classe intera.
La donna girò appena la testa per guardarla. Annette in quel momento si trovava ferma, in piedi, accanto al suo tavolo. Lo sguardo in effetti era severo, ma non autoritario.
Si sentì qualcosa alla bocca dello stomaco e immaginò quella persona con la bacchetta in mano, pronta a richiamare gli alunni senza nemmeno alzare la voce, persona avara di sorrisi e generosa con la disciplina.
Istintivamente si sentì eccitata per la severità che quella donna le mostrava. Era soggiogata dalla sua personalità, avendo timore delle punizioni in caso di errore. Le piacque molto questa sensazione. Avvertì il desiderio di compiacerla per averne l’approvazione o, almeno, anche solo la mancanza di lamentele.
Matteo la fece inginocchiare e porre carponi.
Tenendo appena la testa alzata, vide che la donna dissimulava uno sguardo distratto ma, in realtà, era attratta dalla sua posizione di sottomissione. Tuttavia, pur guardandola muovendo solo gli occhi e non la testa, quasi a non volerle dare importanza, non smise mai di mangiare, restando rigida e composta.
L’uomo si sedette sulla schiena, cavalcioni, nella parte della schiena che formava una sella naturale, anche comoda.
Annette spostò appena testa e occhi per cercare Fausto che la osservava con quella costante luce negli occhi che non l'aveva mai abbandonato. Solo un per un attimo si chiese quanto dolore si celasse dietro a quello sguardo.
Matteo non era leggero, anzi, era un uomo robusto ma non grasso. Dopo qualche minuto cominciò a farle male la schiena. L’uomo era eccitato e stava iniziando a non avvertire più sensi di colpa nei confronti della sua ex anche se si scoprì a pensare se avrebbero potuto piacerle. Tuttavia stava godendosi sempre più l’esperienza.
Alla schiava venne istintivo abbassare la testa per ridurre il numero dei muscoli impegnati.
Lo sguardo si soffermò sui piedi di quella donna che era fermi ed uniti. La gonna, lunga e scura, ma abbastanza ampia da nascondere le forme del corpo che comunque era magro, lasciava vedere le caviglie. In quella posizione, con il peso dell’uomo sulla schiena che cominciava a farle molto male, Annette si scoprì eccitata non solo per la postura sottomessa davanti ad una persona severa che la ignorava, ma anche perché si immaginò prostrata a leccare piedi, caviglie e scarpe di quella donna. Provò l’istinto di adorarla, di desiderare una carezza data col piede, anche se indossava la scarpa, per premiarla della sua devozione. Si sentì maggiormente bagnata quando immaginò di avere un suo piede sulla testa, mentre quella donna mangiava.
Il peso l’aveva portata al punto di cedimento. Le tremavano le braccia e la schiena sembrava le si volesse spezzare.
“Resisti”.
Fu la donna a parlarle. Pur avendo la testa china per la fatica, si immaginò che il capo della donna, l’insegnante severa, nemmeno si fosse girato più di tanto. Il tono era quello della sufficienza, come se le avesse detto di portarle il diario, eppure il tono era severo, tipico di persona che non si aspetta altro che l’ubbidienza.
Nonostante l’enorme sforzo, riuscì a trovare energie sufficienti per resistere ancora, pur mostrando, con il tremolio del corpo e l'inizio dei cedimenti, tutta la fatica fatta per obbedire a quell’ordine pronunciato quasi sottovoce.
Sotto sforzo si sentiva lo sguardo severo di quella donna che non voleva deludere, conscia che il premio per la sua enorme fatica era l’approvazione dell’insegnante. Immaginò che accanto al piatto vi fosse il righello e per un attimo desiderò di riceverlo, forte, sulla natica, non quale punizione, in quanto stava ubbidendo, ma quale incentivo per trovare ulteriori forze rispetto a quelle sue che, ora, aveva completamente esaurite.
Si abbassò, in posizione rannicchiata, non reggendo più nemmeno per un secondo. Matteo non agevolò il cambio di posizione e restò seduto sulla sua schiena ancora qualche secondo prima di alzarsi.
Prima di allontanarsi Annette provò istintivamente il desiderio di salutarla.
“Buona sera, Signora”.
In quella voce piena di fatica, lei stessa sentì tutta la devozione per quella donna sconosciuta.
“Brava”.
Quella semplice parola le procurò una rinnovata energia e piacere.
Le sarebbe piaciuto incontrare ancora quella donna e sottomettersi a qualsiasi sua richiesta. Si immaginò inginocchiata davanti al water sul quale lei era seduta per pulirla dopo che aveva urinato. Temette, anzi, di scoprire che non era una insegnante.
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2026-09-20
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