La cessione di Annette - Storia di una coppia (parte 8)

di
genere
sadomaso

Annette si chiedeva come sarebbe stata impostata questa avventura che immaginava più dell’anima che meramente sessuale. Le indicazioni erano state date da Fausto. Per lei sarebbe stata tutta una sorpresa.
Se, da una parte, questa impostazione la lasciava tranquilla perché c’era sempre la mano protettrice del marito, che mai avrebbe fatto qualcosa che potesse urtare la sua sensibilità, dall’altra era fonte di eccitazione per il mare a lei ignoto verso il quale stava veleggiando, sentendosi più una zattera in mezzo alle onde che una nave di grandi dimensioni.
Avrebbe capito presto come il tutto si sarebbe evoluto. Si era fatta convinta che Fausto avesse voluto organizzare una suo uso così da stimolare aspetti mai approfonditamente esplorati. Probabile che lei avesse lasciato segnali di un aspetto che le avrebbe potuto interessare ma che mai, nelle loro avventura prima e dopo l’incidente che aveva reso impotente il suo amato, aveva esplorato.
L’auto si fermò dopo avere rallentato e, dopo avere compiuto una svolta di 90 gradi, era proseguita per ancora un po’ di metri.
La fecero scendere senza averle tolto la benda. Il guinzaglio tirato le diede la sensazione di essere un animale che doveva essere guidato. Colui che le era stato seduto accanto la aiutò ad uscire senza sbattere la testa. Per spingerla le mise una mano sotto il vestito per toccarle il culo.
Sentì l’aria fresca e qualche macchina passare.
Pensava di essere in un cortile ed invece era al bordo di una strada pubblica, seppur con movimento ridotto di vetture.
Il bagagliaio venne aperto e, udito il trambusto di persona che ne usciva, subito richiuso.
Si sentiva più tranquilla nel sapere che il marito era al suo fianco, sempre e come sempre.
Si concentrò sull’aria fresca che le accarezzava la lunghe gambe e le spalle lasciate scoperte dal vestito.
Il mento era ancora bagnato dalla saliva che la ballgag non era riuscita a trattenere e che, soprattutto, i suoi Padroni non avevano ritenuto di asciugare, lasciandola in quella situazione umiliante che aveva il potere di farla sentire ancor più nuda rispetto a quanto il vestito corto ed aderente già non facesse.
Restò ferma, in piedi, polsi legati dietro alla schiena. Sentiva che il guinzaglio era tenuto in mano da uno dei Padroni in quanto leggermente teso.
Rimasero fermi un tempo non misurabile dai suoi sensi acuiti dalla cecità. Anzi, la privazione di un senso importante le dilatava il tempo, amplificando i secondi trascorsi in piedi sentendo le auto che passavano e, le sembrava, rallentavano, immaginando che l’avrebbero vista e che, nella sua testa, sarebbero stati attirati principalmente dallo sporco della sua bava uscita dalla ballgag.
Sorrise a questo pensiero, posto che nella semioscurità rotta dalla sola luce artificiale, probabilmente non sarebbe nemmeno stata notata. Gli sguardi dei curiosi eccitati si sarebbero sicuramente concentrati sui polsi legali, il vestito corto, il guinzaglio e la benda.
Quei secondi di immobilità le diedero la sensazione di essere esposta o, meglio, esibita.
Dopo alcuni minuti infiniti, finalmente entrarono in un locale. Venne guidata dal guinzaglio e dalla mano sul culo che le dava la direzione, facendola sentire una animale al trasporto.
Se all’aperto ed esposta agli sguardi non vedeva l’ora di entrare, adesso che il suo desiderio stava per essere realizzato, sentì il cuore battere in quanto nella protezione delle mura del locale avrebbero potuto abusare di lei, a differenza della protezione che la pubblica vista le avrebbe invece dato.
Eppure, si rese conto che all’esterno prima ed ora mentre camminava verso la “sua serata”, il cuore batteva e produceva desiderio ed eccitazione.
Si immaginò che altro filo di bava uscisse dalla sua figa.
Oltrepassò altra porta e, fatti alcuni passi, per percorrere i quali fece ricorso a tutta la sua concentrazione, venne fermata con uno strattone ai capelli dato da colui che prima la spingeva con la mano sul culo.
Sentiva, aveva la sensazione di essere in mezzo ad una stanza.
Non sapeva perché, ma avvertiva la presenza di altre persone.
Non si aspettava questa evoluzione e il cuore iniziò a battere ulteriormente, dandole una sorta di preoccupazione. Subito pensò alla silenziosa presenza e protezione data dal marito che sicuramente sapeva cosa sarebbe successo o, almeno, l’impostazione data dai Padroni. La sensazione di timore lasciò il posto ad ulteriore eccitazione.
Riuscì così a sentirsi nuovamente osservata, esposta, nuda, sporca per la saliva che usciva dalla ballgag e, cosa che a lei sembrava visibile a tutti, al filo di bava che immaginava essere uscito dalla mutandine. Probabilmente era solo una sua impressione ma questa le dava il senso della sua nudità in quella sala della quale non vedeva nulla, ma percepiva occhi che la spogliavano e desideravano.
Ancora quella sensazione si sentirsi esposta, esibita.
Ecco, forse il cervello, in un attimo di lucidità nel marasma delle emozioni che le stavano circolando sottopelle ed in ogni spazio del cervello e dello stomaco, realizzò che quella sera avrebbero stimolato il suo lato esibizionistico.
In quell’istante di lucidità, attimo in cui il cervello riesce ad elaborare una serie infinita di informazioni e, soprattutto, di emozioni, ripensò a quanto aveva sempre avvertito alla figa quando vestiva un abito corto dal quale si vedeva il bordo della autoreggenti, oppure quando entrava in un locale vestita in maniera sexy e provocante.
Quella breve lucidità ebbe il potere di aprirle una porta per farla entrare in una stanza delle sue emozioni che non conosceva o, meglio, aveva visto solo da una finestra protetta da tendaggi, avendo guardato dentro fugacemente senza poter approfondire le sensazioni che invece vi erano contenute.
Realizzato questo, quel locale delle sue emozioni si colorò di un rosso fuoco, più acceso di quello dei suoi capelli, rosso passione, rosso eccitazione, rosso sangue che circolava velocissimo nelle sue vene affamate di quella nuova esperienza.
di
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2026-09-14
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