La cessione di Annette - Storia di una coppia (parte 5)
di
Kugher
genere
sadomaso
Fausto e Annette erano eccitatissimi, ciascuno nelle modalità che il proprio corpo gli consentiva.
La donna era decisamente bagnata, in un modo che inizialmente aveva avuto quasi vergogna ad ammettere col marito. Tuttavia la situazione andava vissuta assieme e, si erano sempre detti, ciascuno avrebbe dovuto conoscere le sensazioni dell’altro.
Annette si sentiva in colpa per la situazione che, sapeva, non dipendeva da lei ma che, tuttavia, la vedeva protagonista mentre suo marito era solo spettatore.
Quando glielo disse cercò nei suoi occhi la verità che avrebbe potuto non essere contenuta nelle parole che avrebbe detto.
Invece non notò discrepanze. Vide nei suoi occhi la gioia per le emozioni che sua moglie stava provando e avrebbe provato.
La donna si preparò come da ordini ricevuti, continuando ad interrogarsi cosa avessero proposto quei due che aveva provocato l’attenzione di Fausto. Sapeva che il marito andava sempre oltre al semplice atto sessuale, ma cercava di far sì che lo stesso soddisfacesse altri aspetti della persona. Questa sua peculiarità l’aveva fatta innamorare, la costante attenzione per la persona, per le sue motivazioni, le sue emozioni.
Il vestito era bianco, aderente, corto, molto corto, così che evidenziasse le sue natiche ed il ventre piatto, pur con l’eccitante eleganza che quell’abito aveva.
Si guardò il seno che avrebbe voluto appena più grande.
“A me quelle tette sono sempre piaciute”.
Cazzo quanto amava quell’uomo, che riusciva sempre a capire i suoi pensieri e a darle supporto.
Il colore dell’abito, non certo da sera, aveva però lo scopo di evidenziare maggiormente l’abbronzatura della pelle. Annette era orgogliosa del colore integrale che il sole aveva donato al suo corpo grazie alle ore trascorse a farsi accarezzare dai suoi raggi priva di indumento alcuno.
La mail nulla diceva circa le mutandine.
Fausto guardò la moglie mentre osservava l’interno del cassetto dedicato ad ospitare l’intimo.
“Penserai mica che possa essere necessario, con quel vestito, fatto apposta perché l'intimo non vi sia”.
La battuta, pronunciata con allegria, conteneva nel tono di voce l’eccitazione per le implicazioni tutt’altro che implicite.
Annette si girò a guardarlo e la sua espressione denunciò l’eccitazione che dalla pancia e dalla figa arrivava agli occhi.
Fausto la abbracciò da dietro e le leccò il collo.
“Al limite rischi di bagnare il sedile dell’auto”.
Sciolsero il dubbio sulle autoreggenti, convenendo entrambi della loro inopportunità. Quelle calze servono quando il vestito le possa nascondere o, al limite, evidenziare solo con determinate mosse volute e dedicate.
In quel vestito eccessivamente corto, avrebbero dato di Annette un'immagine volgare, evidenziando troppo ciò che il vestito già aveva il compito di far notare.
Le scarpe erano le stesse indossate la sera dell'esposizione della merce. Il rosso richiamava quello dei capelli, come se fossero due parentesi colorate all’interno delle quali vi era il corpo che prometteva piaceri.
L’appuntamento era in un parcheggio pubblico.
L’agitazione aumentò all’approssimarsi dell’ora prevista per l’appuntamento. Erano arrivati con una buona mezz’ora di anticipo e, dal momento in cui spensero l’auto, ogni minuto sembrò un’ora.
Ogni volta venivano presi da timori e, con l’avvicinarsi dell’incontro per la nuova esperienza, l’eccitazione ed il desiderio di scappare crescevano in egual misura.
Era tesa Annette, la principale preda dell’esperienza, ma anche Fausto, ogni volta timoroso sia per quanto avrebbe potuto accaderle, sia perché introdurre persone nuove in un rapporto è sempre un rischio. Non si è mai solo corpi, cazzi, fruste e fighe. C’è sempre altro, soprattutto quando il contatto dei corpi, anche se appartenenti a menti sconosciute, abbatte una intimità, un livello di difesa che, poi, non è più possibile ricostruire, solo tamponare o respingere.
Quel vestito aveva il potere di rendere Annette più nuda della sola pelle. Ciò che copriva risultava ancora più esposto alla vista ed ai desideri.
Videro arrivare l’auto che coincideva con il modello ed il colore.
Erano puntuali.
Fausto e Annette davano una grandissima importanza al rispetto dell’orario. Non tanto per il tempo concordato che va rispettato, quanto perché è un indice di affidabilità, uno dei pochi che, sommati ad altri, aiutano a delineare l’altra o, in questo caso, le altre persone che devono essere conosciute attraverso una somma di piccoli gesti, frasi, atti, fatti, che aiutano a capire se l’emozione verso l’ignoto, indispensabile per provare emozioni, è comunque supportata da una accettabile soglia di rischio.
Il rischio è elemento di queste avventure. Non esiste avventura senza rischio. Il rischio sa essere eccitante con quella piccola dose di timore che inizia a scorrere sottopelle per raggiungere ogni cellula in grado di dare emozioni e sensazioni.
Tre lampeggi, pausa, tre lampeggi. Nel linguaggio morse era la lettera “s” ripetuta due volte, la S di schiava.
Erano loro.
Il parcheggio era molto illuminato. Ogni tanto arrivava qualche auto, senza che l’afflusso fosse però rilevante.
Lo spazio era ampio ed i lampioni davano la giusta luce, idonea per garantire sicurezza in chi parcheggia e si dirige verso il luogo dell’appuntamento oppure, come nel loro caso, per illuminare tutto ciò che il vestito rivela, come una frase erotica sulla quale è passato un evidenziatore giallo in una pagina completamente bianca.
Conoscevano quella zona, dedicata agli uffici, frequentatissima di giorno e un po’ meno di notte.
Scesero e si diressero verso quell’auto. I due Padroni rimasero a fianco della vettura dalla quale erano scesi, ma dietro ai fari, così che fosse possibile vedere solo le silhouette ma non i volti, le espressioni, le fattezze.
La camminata sul tacco 12 rosso fu volontariamente fluida, elegante, come se scivolasse su quell’asfalto che restituiva il rumore degli pneumatici di altre vetture che arrivavano e illuminavano Annette mentre si dirigeva verso quella vettura e quell’avventura.
Qualche automobilista si fermava, lasciando che i fari rivelassero la bellezza di quella donna e l’eleganza della camminata, sicura per chi vedeva ma che trasmetteva, all’anima della coppia, tante vibrazioni quanti erano i passi che li avvicinavano a quei fari fissi.
La scena, il luogo, le luci portavano ad esibire quella donna ma anche ciò cui stava andando in contro.
Annette si sentì maggiormente nuda perché le pareva che gli involontari spettatori avrebbero potuto leggere i suoi desideri.
La donna era decisamente bagnata, in un modo che inizialmente aveva avuto quasi vergogna ad ammettere col marito. Tuttavia la situazione andava vissuta assieme e, si erano sempre detti, ciascuno avrebbe dovuto conoscere le sensazioni dell’altro.
Annette si sentiva in colpa per la situazione che, sapeva, non dipendeva da lei ma che, tuttavia, la vedeva protagonista mentre suo marito era solo spettatore.
Quando glielo disse cercò nei suoi occhi la verità che avrebbe potuto non essere contenuta nelle parole che avrebbe detto.
Invece non notò discrepanze. Vide nei suoi occhi la gioia per le emozioni che sua moglie stava provando e avrebbe provato.
La donna si preparò come da ordini ricevuti, continuando ad interrogarsi cosa avessero proposto quei due che aveva provocato l’attenzione di Fausto. Sapeva che il marito andava sempre oltre al semplice atto sessuale, ma cercava di far sì che lo stesso soddisfacesse altri aspetti della persona. Questa sua peculiarità l’aveva fatta innamorare, la costante attenzione per la persona, per le sue motivazioni, le sue emozioni.
Il vestito era bianco, aderente, corto, molto corto, così che evidenziasse le sue natiche ed il ventre piatto, pur con l’eccitante eleganza che quell’abito aveva.
Si guardò il seno che avrebbe voluto appena più grande.
“A me quelle tette sono sempre piaciute”.
Cazzo quanto amava quell’uomo, che riusciva sempre a capire i suoi pensieri e a darle supporto.
Il colore dell’abito, non certo da sera, aveva però lo scopo di evidenziare maggiormente l’abbronzatura della pelle. Annette era orgogliosa del colore integrale che il sole aveva donato al suo corpo grazie alle ore trascorse a farsi accarezzare dai suoi raggi priva di indumento alcuno.
La mail nulla diceva circa le mutandine.
Fausto guardò la moglie mentre osservava l’interno del cassetto dedicato ad ospitare l’intimo.
“Penserai mica che possa essere necessario, con quel vestito, fatto apposta perché l'intimo non vi sia”.
La battuta, pronunciata con allegria, conteneva nel tono di voce l’eccitazione per le implicazioni tutt’altro che implicite.
Annette si girò a guardarlo e la sua espressione denunciò l’eccitazione che dalla pancia e dalla figa arrivava agli occhi.
Fausto la abbracciò da dietro e le leccò il collo.
“Al limite rischi di bagnare il sedile dell’auto”.
Sciolsero il dubbio sulle autoreggenti, convenendo entrambi della loro inopportunità. Quelle calze servono quando il vestito le possa nascondere o, al limite, evidenziare solo con determinate mosse volute e dedicate.
In quel vestito eccessivamente corto, avrebbero dato di Annette un'immagine volgare, evidenziando troppo ciò che il vestito già aveva il compito di far notare.
Le scarpe erano le stesse indossate la sera dell'esposizione della merce. Il rosso richiamava quello dei capelli, come se fossero due parentesi colorate all’interno delle quali vi era il corpo che prometteva piaceri.
L’appuntamento era in un parcheggio pubblico.
L’agitazione aumentò all’approssimarsi dell’ora prevista per l’appuntamento. Erano arrivati con una buona mezz’ora di anticipo e, dal momento in cui spensero l’auto, ogni minuto sembrò un’ora.
Ogni volta venivano presi da timori e, con l’avvicinarsi dell’incontro per la nuova esperienza, l’eccitazione ed il desiderio di scappare crescevano in egual misura.
Era tesa Annette, la principale preda dell’esperienza, ma anche Fausto, ogni volta timoroso sia per quanto avrebbe potuto accaderle, sia perché introdurre persone nuove in un rapporto è sempre un rischio. Non si è mai solo corpi, cazzi, fruste e fighe. C’è sempre altro, soprattutto quando il contatto dei corpi, anche se appartenenti a menti sconosciute, abbatte una intimità, un livello di difesa che, poi, non è più possibile ricostruire, solo tamponare o respingere.
Quel vestito aveva il potere di rendere Annette più nuda della sola pelle. Ciò che copriva risultava ancora più esposto alla vista ed ai desideri.
Videro arrivare l’auto che coincideva con il modello ed il colore.
Erano puntuali.
Fausto e Annette davano una grandissima importanza al rispetto dell’orario. Non tanto per il tempo concordato che va rispettato, quanto perché è un indice di affidabilità, uno dei pochi che, sommati ad altri, aiutano a delineare l’altra o, in questo caso, le altre persone che devono essere conosciute attraverso una somma di piccoli gesti, frasi, atti, fatti, che aiutano a capire se l’emozione verso l’ignoto, indispensabile per provare emozioni, è comunque supportata da una accettabile soglia di rischio.
Il rischio è elemento di queste avventure. Non esiste avventura senza rischio. Il rischio sa essere eccitante con quella piccola dose di timore che inizia a scorrere sottopelle per raggiungere ogni cellula in grado di dare emozioni e sensazioni.
Tre lampeggi, pausa, tre lampeggi. Nel linguaggio morse era la lettera “s” ripetuta due volte, la S di schiava.
Erano loro.
Il parcheggio era molto illuminato. Ogni tanto arrivava qualche auto, senza che l’afflusso fosse però rilevante.
Lo spazio era ampio ed i lampioni davano la giusta luce, idonea per garantire sicurezza in chi parcheggia e si dirige verso il luogo dell’appuntamento oppure, come nel loro caso, per illuminare tutto ciò che il vestito rivela, come una frase erotica sulla quale è passato un evidenziatore giallo in una pagina completamente bianca.
Conoscevano quella zona, dedicata agli uffici, frequentatissima di giorno e un po’ meno di notte.
Scesero e si diressero verso quell’auto. I due Padroni rimasero a fianco della vettura dalla quale erano scesi, ma dietro ai fari, così che fosse possibile vedere solo le silhouette ma non i volti, le espressioni, le fattezze.
La camminata sul tacco 12 rosso fu volontariamente fluida, elegante, come se scivolasse su quell’asfalto che restituiva il rumore degli pneumatici di altre vetture che arrivavano e illuminavano Annette mentre si dirigeva verso quella vettura e quell’avventura.
Qualche automobilista si fermava, lasciando che i fari rivelassero la bellezza di quella donna e l’eleganza della camminata, sicura per chi vedeva ma che trasmetteva, all’anima della coppia, tante vibrazioni quanti erano i passi che li avvicinavano a quei fari fissi.
La scena, il luogo, le luci portavano ad esibire quella donna ma anche ciò cui stava andando in contro.
Annette si sentì maggiormente nuda perché le pareva che gli involontari spettatori avrebbero potuto leggere i suoi desideri.
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