La setta (parte 17)

di
genere
sadomaso

In Martina la tensione salì, complice anche la scena cui aveva assistito e della quale riconobbe la sensatezza, senza meravigliarsi del fatto che non si stesse stupendo più di nulla. Tutti si comportavano normalmente, come se non ci fosse nulla di strano in ciò che era appena accaduto. Questo loro atteggiamento influì inevitabilmente sulla sua percezione degli eventi.
Pochi minuti dopo fece cadere a terra il cibo che era contenuto in un piatto da lei accidentalmente rovesciato.
Si maledisse e restò come paralizzata ad osservare il cibo a terra.
La voce calma e avvolgente di Ilaria richiamò la sua attenzione e la invitò ad andare sul palco dal quale era stata presentata e attenderla a quattro zampe.
Si sentiva le orecchie fischiare, più per la delusione nell’aver sbagliato nuovamente che per il timore della punizione liberatoria.
La Padrona terminò con calma la consumazione della pietanza che aveva nel suo piatto prima di salire sul palco accanto alla ragazza in attesa.
“Forse abbiamo sbagliato ad affidarti questa responsabilità la prima sera. Due errori in pochi minuti sono troppi. E’ poco rispettoso per chi ha lavorato prima di te”.
Martina ricevette la delusione nella voce della donna come uno schiaffo che le procurò un dolore maggiore rispetto a quello provato poc’anzi.
Ilaria le diede 5 forti frustate sulla schiena e sulle natiche, lasciando vistosi segni rossi.
La punizione venne data nel silenzio generale della sala che fece maggiormente male alla ragazza, esposta in questo suo errore. Non percepì assolutamente l’irrisorietà dell’errore che in una normale serata a casa o tra amici non avrebbe meritato tutte quelle attenzioni.
Capiva che in quella comunità c’erano altre regole completamente capovolte rispetto a quelle del mondo cui era abituata ma che le consentivano, in cambio, di ricevere quell’affetto che l’aveva scaldata.
Non si rese conto del paradosso per il quale ritenne giuste le 5 frustate.
Ad ogni colpo si dimenò ed ogni colpo le sembrò rimbombare nella sala urlando e amplificando il suo errore che sentiva come un peso.
Al termine Ilaria non si mosse. Martina restò immobile non sapendo cosa fare. Poi la sua vista cadde sul piede lungo e sottile e sulla bellissima caviglia della donna.
Si chinò e baciò il piede quale ultimo atto di quell’episodio.
“Credo sia meglio che tu non prosegua nel servizio per questa sera. Ti farò mettere, a quattro zampe, a fungere da mia sedia per il resto della cena”.
Le emozioni di Martina non conobbero le sensazioni di Ilaria che si sentì bagnare la figa dall’eccitazione, convinta che lo stesso stava accadendo a Mattia.
“Prima mangia il cibo caduto”.
Non servì che qualcuno le dicesse che avrebbe dovuto mangiare quei bocconi così come aveva visto prima fare a Elena. Si mise in ginocchio e si chinò per prendere il cibo con la bocca.
“Pulisci il pavimento, dimostrando così rispetto per chi prima di te lo ha lavato”.
Martina leccò il pavimento per asportare l’unto lasciato dal cibo.
Il sapore che aveva in bocca era però quello della sconfitta, non comprendendo l’assurdità della situazione nella quale si stava trovando dentro senza capire cosa fosse, dandola per scontata e giusta.
Qualcuno spostò la sedia di Ilaria e Martina prese il suo posto, ponendosi a quattro zampe e preparandosi a ricevere il peso della donna.
Ilaria si sedette sulla sua schiena con fare regale e, nell’indifferenza di tutti, Martina si ritrovò a stare carponi, con una donna seduta su di lei intenta a mangiare il dolce che stavano servendo in quel momento.
Dopo alcuni minuti iniziò ad avvertire tutta la fatica, appagata però dalla comodità di Ilaria che, ogni tanto, la accarezzava dolcemente sulla testa.
Iniziò anche a tremare per lo sforzo. La donna seduta sopra di lei le accarezzò nuovamente il capo con un gesto che le sembrò infondere forza sufficiente per resistere e non deluderla.
Non pensò minimamente alla distanza che la separava dalle serate in ristoranti eleganti e costosi, dove l’amante di turno la portava prima di scoparla.
Avvertì l’estrema naturalezza di trovarsi in pubblico a fungere da sedia umana, accettata da tutti in quella posizione.
Ilaria guardò Mattia trovando lo sguardo che si aspettava. Oltre all’eccitazione vi era la consapevolezza di avere trovato e manipolato un’altra schiava.
di
scritto il
2026-07-30
4 8
visite
0
voti
valutazione
0
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

La setta (parte 16)

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.