La voglia matta di Laura cresce (quarta parte)
di
Massimo FKR
genere
dominazione
Elin si godette gli ultimi sorsi della sua granita, guardandomi con un'espressione soddisfatta. Pagò il conto e mi fece cenno di alzarmi. Camminare per Corso Umberto con la pelle dell'interno cosce umida e la minigonna leggermente impregnata fu un'autentica tortura psicologica, un promemoria di quanto fossi ormai totalmente vulnerabile ai suoi desideri.
Rientrate in hotel, Elin mi congedò con una carezza provocatoria sulla guancia e un sussurro: «A più tardi, piccola. Fatti trovare aperta».
Varcai la soglia della nostra suite con le gambe ancora leggermente tremanti. Il mio fidanzato era già lì, disteso sul letto con il laptop portatile aperto. Non appena sentì scattare la serratura, sollevò lo sguardo, studiando immediatamente la mia postura e il disordine della mia camicia sbottonata.
«Allora? Com'è andato il pomeriggio con la svedese?», chiese con un sorriso, usando quel tono distaccato che alimentava il suo senso di controllo.
Con il cuore a mille e le guance che tornavano a farsi rosse, mi avvicinai al letto. Senza omettere alcun dettaglio, gli raccontai tutto: la sfrontatezza di Elin nella boutique, la scelta di farmi spogliare a cabina aperta davanti alla commessa, il gioco perverso al tavolino del bar in mezzo alla folla e l'orgasmo incontrollabile che mi aveva strappato senza nemmeno sfiorarmi. Più parlavo, più vedevo i suoi occhi accendersi di una luce torbida e compiaciuta.
«Ha fatto bene», commentò lui, passandosi una mano sulle labbra. «Ti sta plasmando a dovere per stasera. E il vestito che ti ha comprato?».
Aprii la borsa della boutique ed estrassi l'abito di pelle nera. Glielo mostrai, illustrandogli la particolarità della zip a doppio cursore. Il suo sguardo famelico si posò sul capo: «Indossalo. Voglio vederti».
Mi sfilai i vestiti del pomeriggio e infilai l'abito di pelle, che aderì come una seconda pelle evidenziando il seno e lasciando le cosce scoperte per metà. Il mio fidanzato si alzò, si avvicinò e mi afferrò per i fianchi, respirando il profumo della pelle nera.
«Sei uno spettacolo, Laura. L'inglese ha organizzato le cose in grande: andremo a cena in una villa privata ed esclusiva su Capo Taormina».
Ci sistemammo e ultimammo i preparativi, ma appena prima di uscire dalla stanza, il mio fidanzato andò al comodino e prese il plug anale. Mi ordinò di mettermi a pancia in giù sul bordo del letto. Nonostante la lubrificazione naturale che continuavo a produrre per l'eccitazione con cui bagnò il plug, l’inserimento tese i muscoli del mio fondoschiena, provocandomi una scarica di piacere misto a una sottile sofferenza. La presenza dell'oggetto metallico nel mio sedere premeva contro le pareti interne, stimolando di riflesso la mia vulva e facendomi bagnare ancora di più, inzuppando l'interno cosce.
Il tragitto in auto verso la villa fu un supplizio erotico. Ogni curva, ogni avvallamento dell'asfalto trasferiva le vibrazioni dell'auto direttamente all’ano, che lentamente si stava aprendo. Questo mi costrinse a contrarre i muscoli e ad arrivare a destinazione in uno stato di eccitazione a dir poco febbrile.
La villa su Capo Taormina era una dimora da sogno, sospesa tra le rocce e il mare scuro della sera. Venimmo accompagnati direttamente sulla terrazza panoramica, dove l'inglese, Karl ed Elin ci stavano già aspettando attorno a un tavolo elegantemente bandito. Elin era mozzafiato nel suo abito scuro e fluido e, come promesso, l'assenza del reggiseno si percepiva da come il tessuto assecondava le sue forme sinuose.
Non appena ci videro arrivare, gli sguardi del gruppo si inchiodarono su di me e sul mio audace vestito di pelle. L'inglese accennò un brindisi, mentre Elin si alzò immediatamente dal suo posto, venendomi incontro piena di desiderio.
«Benvenuta, Laura. Sei splendida... ma questo vestito ha troppi segreti custoditi», disse con la sua voce calda e l'accento nordico.
Senza chiedere il permesso, sollevò la mano e afferrò il cursore superiore della mia zip. Con un movimento lento e deliberato, lo tirò verso il basso, abbassando la chiusura lampo fino a metà del seno, lasciando che la scollatura a V si spalancasse generosamente e mettesse a nudo la parte interna dei miei seni turgidi. Ma Elin non aveva finito. Abbassò le mani fino all'orlo inferiore dell'abito e afferrò il secondo cursore. Lo tirò verso l'alto con precisione chirurgica, aprendo la zip inferiore fin quasi alle grandi labbra della vulva, lasciando esposto l'interno delle mie cosce già bagnate per l’eccitazione.
Davanti a quella visione, la donna svedese allungò le dita curate, facendole scivolare con decisione sotto il lembo di pelle nera per tastare la mia intimità. Le sue dita incontrarono immediatamente l'abbondante liquido che colava caldo lungo la pelle, ma nel muoversi verso il perineo, i suoi polpastrelli urtarono la base metallica del giocattolo inserito nel mio retro.
Elin sgranò gli occhi azzurri, un brivido di pura eccitazione le attraversò il volto e si voltò verso il tavolo con un sorriso malizioso. Senza ritrarre le dita, afferrò con decisione il mio fianco coperto di pelle nera e mi costrinse a girami. Con una spinta ferma, Elin mi fece inchinare in avanti sul bordo del tavolo, con il busto abbassato, i palmi delle mani tesi a cercare un appoggio sulla tovaglia e le gambe leggermente divaricate. In quella posizione, la minigonna di pelle nera si sollevò del tutto sul retro, esibendo le mie natiche, ancora infiammate dal trattamento della mattina.
«Apri le gambe» e a quel punto il vestito si spalancò completamente scoprendo ancora di più i glutei.
«Absolutely incredible... Guarda qui, Karl! Venite a vedere!», esclamò Elin ad alta voce, attirando l'attenzione degli uomini. «La nostra piccola fanciulla è già praticamente pronta ad accoglierci!».
I due uomini si avvicinarono di qualche passo per vedere distintamente il mio culo con al centro il gioiello e la vulva gonfia, aperta e bagnata, che rifletteva la luce a testimonianza della mia totale e incondizionata sottomissione ai loro desideri.
Trattenni il fiato con la faccia rivolta verso il basso, sentendo i muscoli pelvici contrarsi convulsamente attorno al metallo mentre il liquido intimo, sollecitato dalla posizione e dalla vergogna, continuava a scivolare caldo fuori dalla fica.
L'inglese tese la mano verso il tavolo, afferrando il suo calice di champagne con un'eleganza che contrastava ferocemente con la volgarità della situazione. Fece un passo in avanti, avvicinandosi al mio fondoschiena ancora esposto, e abbassò lo sguardo sul gioiello d'acciaio che brillava tra le mie natiche rosso fuoco.
Un sorriso cinico gli si dipinse sul volto mentre faceva ruotare leggermente le bollicine nel bicchiere di cristallo.
«Signori», esordì l'inglese, mantenendo quella sua impeccabile e distaccata pronuncia britannica che rendeva l'atmosfera ancora più surreale. «Direi che la serata non potrebbe iniziare sotto auspici migliori. Guardate che magnifico corpo abbiamo l'onore di avere al nostro tavolo ancor prima che vengano serviti gli antipasti».
Karl, rimasto in piedi a pochi centimetri da Elin, annuì vistosamente con gli occhi accesi di bramosia, mentre il mio fidanzato osservava la scena compiacendosi del controllo che stava esercitando su di me attraverso gli sguardi degli altri.
L'inglese sollevò il calice guardando la coppia svedese e poi il mio ragazzo, per poi abbassare deliberatamente il bicchiere fino a sfiorare quasi la mia pelle nuda.
«Propongo un brindisi», esclamò con tono perentorio e squillante, «Un brindisi alla nostra giovane disponibile amica che renderà questa cena assolutamente indimenticabile per tutti noi».
I calici di Karl ed Elin si scontrarono con un suono secco e cristallino sopra la mia schiena inarcata, mentre io, con le mani appoggiate sulla tovaglia e la faccia rivolta verso il basso, sentivo il cuore rimbombare selvaggiamente nelle orecchie.
Elin guardò Laura con un sorriso malizioso, poi spostò gli occhi sul fidanzato della ragazza, che per tutti i presenti restava semplicemente il suo "datore di lavoro".
«Molto bene Laura, ora che abbiamo brindato è il momento di far vedere a tutti noi quanto sei brava», esordì Elin con la sua voce profonda. Fece una breve pausa, godendosi l'effetto delle sue parole sul suo viso. «Voglio vedere come ti prendi cura del tuo capo. Mostraci se, come ci è stato detto, sei così capace con la bocca».
Prima che qualcuno potesse replicare, la donna svedese andò verso un divanetto di vimini, afferrò uno dei grandi cuscini bianchi e lo posizionò con cura sul pavimento della terrazza, proprio ai piedi della seduta. Successivamente, alzò lo sguardo verso l'uomo, indicando il posto libero accanto a lei.
«Accomodati pure qui», disse Elin, invitando il fidanzato a sedersi. Poi fissò di nuovo Laura, indicando il cuscino a terra. «E tu, in ginocchio qui sopra».
Il fidanzato di Laura sentì una scarica di adrenalina stringergli lo stomaco. La situazione stava prendendo una piega diversa rispetto al suo piano iniziale di usare subito il vibratore su Elin, ma l'idea di essere venerato dalla sua ragazza davanti a quegli spettatori solleticava profondamente il suo feticismo. Cercando di mantenere un freddo distacco, si avvicinò al divanetto e si sedette, allargando leggermente le gambe.
Laura rimase immobile per un secondo, con il cuore che le rimbombava nel petto. Il plug metallico nel suo sedere sembrava farsi sempre più pesante a ogni respiro. Guardò il suo fidanzato, sperando in un segnale, ma nei suoi occhi vide solo una lucida ed egoistica eccitazione.
Con le gambe tremanti, la ragazza fece un passo avanti e si calò lentamente sul cuscino bianco. Nel momento in cui si inginocchiò, Elin le disse di aprire le gambe il più possibile, esponendo completamente la sua intimità rasata alla vista di Karl e dell'inglese, che si erano avvicinati.
Il fidanzato portò le mani alla cintura, sganciandola lentamente sotto lo sguardo attento di Elin, che si era sporta in avanti sul divano per non perdersi un solo istante della sottomissione di Laura.
Mentre Laura si trovava in ginocchio sul cuscino bianco, con gli occhi fissi sul sesso del fidanzato, lo spazio attorno a lei si restrinse bruscamente. Karl e l’inglese si mossero stringendo il cerchio. Si posizionarono ai lati della ragazza, trasformando la sua posizione già vulnerabile in una vera e propria gabbia. I loro pantaloni eleganti sfioravano quasi Laura, costringendola a percepire la loro presenza e il calore che emanavano i loro corpi, eccitati da quella visione ravvicinata. Da quella posizione, i due uomini avevano una visuale totale sulla scollatura spalancata dell'abito e, soprattutto, sulla zip inferiore aperta che mostrava le cosce e la fica.
Ma un vero brivido scosse la schiena della ragazza un istante dopo. Elin si alzò dal divanetto con un movimento fluido e felino e si portò alle spalle di Laura. La svedese si accucciò dietro a lei, e allungò le braccia, facendo scivolare le mani lungo i fianchi di Laura per poi risalire verso l'alto, afferrandole con decisione i capelli biondi alla base della nuca per tenerle la testa ferma, pronta a guidarne i movimenti.
«Adesso datti da fare», sussurrò Elin, con la sua voce profonda che le fece accapponare la pelle. «Siamo tutti con te. Fai vedere al tuo datore di lavoro e a noi quanto vali».
Il fidanzato, seduto sul divanetto, guardò la scena con il cuore a mille. Vedere la sua donna bloccata ai lati dai due uomini d'affari e letteralmente sottomessa dal corpo e dalle mani di Elin superava ogni sua più spinta fantasia. Sentendo la presa di Elin che spingeva dolcemente la testa di Laura in avanti, l'uomo tese i muscoli del bacino, offrendosi completamente alla bocca della ragazza.
Laura sentì la pressione del plug metallico nel sedere farsi quasi dolorosa per la tensione. Intrappolata tra le gambe di Karl e dell'inglese, con il corpo di Elin che la schiacciava da dietro e le dita della svedese intrecciate tra i suoi capelli, non aveva più alcuna via di fuga. Laura schiuse lentamente le labbra e accolse dentro di sé il sesso del fidanzato che, sebbene già turgido, scomparve quasi interamente nella sua bocca.
«Non usare le mani», le ordinò subito Elin all'orecchio, mantenendo le dita saldamente intrecciate tra i suoi capelli biondi per dettare il ritmo. «Voglio che tu usi solo le labbra e la lingua per eccitarlo».
Laura obbedì in silenzio, chiudendo gli occhi e iniziando a succhiarlo con movimenti lenti e ritmici.
Mentre la ragazza era concentrata nel suo compito, Elin fece scivolare la mano dai suoi capelli lungo la schiena fasciata dalla pelle nera. Arrivata al bordo inferiore dell'abito, la svedese afferrò il tessuto e, con un movimento deciso, lo sollevò del tutto lungo i glutei di Laura, intenzionata a scoprirla completamente davanti agli uomini.
L'inglese emise un profondo sospiro di ammirazione, chinandosi ancora di più per osservare il contrasto tra il plug, la pelle nuda e la pelle del vestito mentre Karl annuì con gli occhi eccitati. Il fidanzato di Laura, sul divanetto, sentì il proprio sesso iniziare a gonfiarsi ancora di più nella bocca della ragazza.
Elin non si fermò. Fece scivolare l’altra mano in avanti, passando sotto le cosce di Laura fino a raggiungere la sua intimità. Non appena le sue dita toccarono la carne soffice, la svedese emise una leggera risata eccitata.
«E’ un lago, la fica è completamente aperta», sussurrò Elin, premendo i polpastrelli bagnati contro la vulva di Laura e cominciando a massaggiarla con movimenti circolari. «Sente gli sguardi su di sé e guardate come reagisce. Il suo corpo è un invito continuo, chissà quanti cazzi sarebbe in grado di soddisfare stasera».
Quelle parole, la presenza del plug e lo stato di eccitazione di Laura, abbatterono ogni residuo freno da parte degli ospiti. L'inglese e Karl, ormai completamente catturati dalla vulnerabilità della ragazza, decisero di non limitarsi più a guardare. Muovendosi quasi all'unisono, i due uomini allungarono le mani verso il corpetto aperto dell'abito di pelle nera. Karl da un lato e l’inglese dall'altro afferrarono e modellarono con decisione il seno di Laura, concentrandosi sui capezzoli. La pressione e le carezze decise dei due uomini fecero sussultare la ragazza, che emise un mugolio soffocato, costretta com'era a mantenere la bocca serrata attorno al sesso del fidanzato.
Nel frattempo, Elin continuò a gestire la situazione dalle spalle di Laura muovendo le mani sulle zone più sensibili. Con una si spinse più a fondo sul davanti, andando a stimolare con precisione il clitoride di Laura, che rispose con un fremito immediato delle cosce. Contemporaneamente, con l'altra mano, afferrò la base metallica del plug, iniziando a esercitare una leggera e calcolata pressione verso l'esterno, tirandolo parzialmente per amplificare la stimolazione interna e la tensione dei muscoli della ragazza.
Sotto quell’attacco, Laura si ritrovò completamente sopraffatta: le dita di Elin sul davanti e la trazione del metallo dietro, la presa decisa dei due uomini sul seno crearono un vortice di stimoli intollerabile. Il fidanzato, testimone ravvicinato di quella sottomissione totale dal suo posto sul divanetto, sentì il proprio sesso gonfiarsi, pulsando contro le labbra della ragazza che cercava disperatamente di mantenere il controllo del ritmo nonostante i conati e l’orgasmo che stava montando dentro di lei.
Poco dopo, l’intensità della stimolazione simultanea divenne insostenibile, raggiungendo il punto di non ritorno. Il corpo di Laura si irrigidì improvvisamente sul cuscino bianco e, con un sussulto violento che le scosse la schiena, esplose in un orgasmo travolgente. Un'ondata di umori caldi le bagnò interamente la fica, scorrendo lungo la mano della svedese, che continuava a stimolarla.
Laura emise un gemito soffocato contro il sesso del fidanzato, mentre i suoi muscoli si contraevano in preda ai brividi del piacere.
La terrazza ripiombò in un silenzio carico di tensione, rotto solo dal respiro affannato della ragazza. L'inglese osservò la scena con il suo solito aplomb, ma con uno sguardo visibilmente indurito dalla piega degli eventi.
«Elin, guarda cos'è successo», commentò ironicamente, rompendo il silenzio. «A quanto pare, la nostra bellissima ospite ha dimenticato il suo ruolo. Invece di far godere chi la paga, ha pensato solo al proprio piacere. Non è questo il motivo per cui è stata ingaggiata stasera. Trovo che questa mancanza di professionalità sia inaccettabile» fissando Laura dall'alto. «Forse dovrebbe essere punita per aver anteposto il suo godimento a quello del suo datore di lavoro».
Elin recepì subito la provocazione dell'inglese. Con un movimento deciso della nuca, afferrò con più forza i capelli di Laura e la tirò bruscamente all'indietro, staccando la sua bocca dal sesso del fidanzato, che rimase scoperto e turgido e quasi pulsante sotto la luce della terrazza.
La svedese si spostò di lato, liberando la mano dalle gambe della ragazza e sollevandola davanti al suo viso. Le dita di Elin erano lucide e completamente ricoperte dagli umori intimi di Laura.
«Hai sentito? Ti comporti come una ragazza molto viziata e senza controllo», sussurrò Elin, mostrandole il palmo della mano a pochi centimetri dagli occhi. Con un tono che non ammetteva repliche, le ordinò: «Adesso puliscimi. Non voglio vedere una sola goccia, usa la lingua e ripulisci ogni dito, finché la mia mano non sarà perfettamente asciutta».
«Ha perfettamente ragione, sir», esordì il fidanzato, alzandosi in piedi e rimettendo il suo cazzo nei pantaloni «La disciplina viene prima di tutto e il nostro intrattenimento dovrebbe avere la precedenza».
Con un movimento studiato, infilò la mano nella tasca interna della giacca e tirò fuori un piccolo astuccio, estraendone una catenella metallica portata da Roma da cui pendevano le tre pinze a morsa regolabili. Mostrò l'oggetto all'inglese, porgendoglielo con un cenno d'intesa. «Suggerisco di applicare queste. Serviranno a ricordarle qual è il suo ruolo per il resto della serata».
L'inglese sollevò le sopracciglia, visibilmente compiaciuto dall'iniziativa. Prese l'oggetto tra le mani, saggiando il peso della catenella, e fece un passo verso Laura. «Ottima idea. Direi che è la giusta punizione prima di metterci a tavola».
Con un cenno, l’inglese ordinò a Laura di alzarsi dal cuscino. La ragazza obbedì a fatica, con le gambe ancora scosse dai brividi dell'orgasmo e il plug metallico che premeva contro i muscoli tesi del sedere. Rimase in piedi davanti a lui, con l'abito di pelle nera chiuso solo all’altezza dell’ombelico.
L'inglese si avvicinò, concentrandosi inizialmente sul petto scoperto della ragazza. Con gesti lenti e precisi, applicò le prime due pinze direttamente sui capezzoli turgidi di Laura. Non appena le morse metalliche si serrarono sulla pelle sensibile, stringendola con forza, Laura non riuscì a trattenersi ed emise un lungo mugolio soffocato, inarcando leggermente il busto all'indietro per l'improvvisa scarica di dolore.
Senza perdere tempo, l'inglese fece scivolare la mano più in basso lungo la catenella, fino a raggiungere la terza pinza. Si chinò leggermente, individuando il clitoride di Laura, ancora estremamente sensibile e gonfio dopo l'orgasmo appena vissuto. Con precisione applicò l'ultima morsa proprio in quel punto. Il dolore fu immediato e acuto: Laura strinse i pugni lungo i fianchi piegando le ginocchia e cacciò un gemito profondo, mentre le lacrime le pungevano gli occhi per l'intensità dello stimolo che le bloccava il respiro.
«Ecco fatto. Ora sarai molto più attenta ai tuoi doveri di escort», commentò l'inglese facendo un passo indietro.
Elin, che aveva assistito alla scena con le braccia conserte e un sorriso soddisfatto, si avvicinò a Laura per sistemarla. Afferrò i cursori della zip e, con movimenti fluidi, richiuse l'abito di pelle nera sia sopra che sotto. Il tessuto aderente tornò a coprire il corpo della ragazza, sigillando all'interno la presenza del plug, la catenella e le tre pinze che continuavano a mordere la sua carne.
Karl ed Elin si diressero verso il tavolo, seguiti dall'inglese e dal fidanzato di Laura. Tutti e quattro si accomodarono per l'inizio della cena, mentre Laura prese posto accanto al suo "datore di lavoro", rigida e immobile, consapevole che ogni suo movimento sarebbe stato una sofferenza.
Il servizio dei camerieri iniziò con discrezione mentre la cena entrava nel vivo. L'atmosfera si era fatta apparentemente più tranquilla, ma la tensione erotica continuava a pulsare sotto la superficie. Durante le prime portate, l'inglese e Karl intavolarono una conversazione d'affari con il fidanzato di Laura, ma gli sguardi del gruppo tornavano continuamente sulla ragazza. Laura veniva invitata ripetutamente dai tre uomini a svuotare i suoi bicchieri, una richiesta perentoria che la costringeva a continui movimenti del busto, amplificando la pressione delle pinze nascoste sotto l'abito di pelle nera.
Verso la fine della cena, Elin si alzò da tavola con un movimento lento e felino, aggirando il tavolo fino a posizionarsi esattamente dietro la sedia di Laura. Senza che nessuno dicesse una parola, le mani della svedese scesero sul cursore superiore del vestito e abbassarono bruscamente la zip, spalancando il corpetto fino sotto l'ombelico e mettendo nuovamente in mostra il petto di Laura sotto le luci della terrazza, con le prime due mollette metalliche ancora saldamente applicate.
Elin si chinò in avanti e, con dita fredde e precise, afferrò le piccole viti di regolazione delle pinze. Una alla volta, le ruotò con decisione, facendo stringere le morse sui capezzoli di Laura fino al massimo della loro forza. La ragazza inarcò la schiena contro lo schienale, soffocando un lamento acuto mentre il dolore le mozzava il respiro.
«Bene, ora che l'attenzione è quella giusta», sussurrò Elin all'orecchio di Laura, con una calma glaciale. «Tira su la zip da sotto in modo che il vestito sia il più possibile aperto, mostrati bene a tutti e poi vai sotto il tavolo. Ho voglia di provare anch’io il vibratore».
Laura, con le lacrime agli occhi per la stretta al petto, aprì la zip inferiore, e dopo essersi mostrata scivolò lentamente sotto la grande tavola imbandita, scomparendo alla vista del gruppo. Un istante dopo, Elin si risedette al suo posto. Non appena fu comoda sulla sedia, la svedese allargò le gambe sotto, offrendo la sua intimità nuda alla ragazza e modificando improvvisamente i piani.
«C'è però un cambio di programma», ordinò Elin dall'alto, guardando Laura tra le ombre del tavolo. «Prima di inserire il vibratore, voglio che tu mi lecchi finché non arrivo all'orgasmo. Solo a quel punto potrai metterlo».
Laura rimase immobile per qualche istante, con il cuore a mille. Non aveva mai toccato né leccato una donna in vita sua, e la vista ravvicinata del corpo della svedese la bloccò. Elin notò immediatamente quell'esitazione. Senza mostrare la minima pazienza, allungò la mano sotto il tavolo, individuò la catenella metallica che pendeva dal petto e la afferrò con decisione, dandole uno strappo secco verso di sé.
La trazione simultanea delle tre pinze provocò a Laura una fitta così lancinante da farla urlare per il dolore, un grido che rimbombò cupo sotto il legno del tavolo. Capendo che non c'era alcuna via di scampo, Laura annullò ogni resistenza, si sporse in avanti e poggiò le labbra sulla carne calda di Elin, iniziando l'opera con la lingua.
Dall'alto, gli uomini seguivano la scena attraverso le reazioni della svedese. «Fai un buon lavoro, non correre», la incitò l'inglese con tono autoritario, mentre il fidanzato di Laura annuiva, assaporando la totale sottomissione della sua donna. Basandosi sulle espressioni del viso di Elin e sui suoi respiri sempre più corti, i tre uomini iniziarono a dare suggerimenti a voce alta a Laura, ordinandole di premere di più, di rallentare o di usare la punta della lingua nei punti giusti.
La svedese iniziò a inarcare il bacino sulla sedia, stringendo le dita attorno al bordo del tavolo. Dopo pochi minuti di stimolazione intensa, Elin ebbe un orgasmo violento e improvviso che la scosse completamente, bagnando con i suoi umori intimi il viso e le labbra di Laura.
Non appena l'onda di piacere si placò, Karl si chinò verso il basso e passò a Laura il vibratore. Con le dita ancora tremanti, la ragazza prese il dispositivo e lo inserì senza sforzo nella vagina di Elin. Il comando del piccolo telecomando passò quindi nelle mani dei tre uomini, che iniziarono a passarselo a turno sul tavolo, regolando la frequenza e la intensità del motore per prolungare il piacere della svedese.
«Vieni fuori da lì, adesso abbiamo finito con la cena», ordinò Elin con la voce tremante per le nuove sollecitazioni.
Laura strisciò fuori dal tavolo, sfinita. Elin le afferrò un braccio e la invitò imperiosamente a piegarsi in avanti sul tavolo, proprio di fianco alla sua sedia, e le scoprì il sedere. Con un movimento rapido e deciso, Elin afferrò la base del plug metallico e lo tirò fuori dal sedere di Laura con uno strappo secco, strappandole un nuovo grido.
La svedese si voltò verso il marito, con uno sguardo carico di spudorato trionfo: «Karl, prendila pure, se lo è meritato. Adesso è tutta tua, faglielo sentire».
Karl si alzò prontamente dalla sedia, gli occhi fissi sulla figura di Laura piegata sul tavolo. Elin si sporse in avanti e, con gesti esperti stimolò rapidamente il sesso del marito, portandolo alla massima turgidità in pochi istanti. Senza perdere altro tempo, Karl si posizionò alle spalle di Laura, afferrandola saldamente per i fianchi inserendo con decisione il proprio sesso nel sedere di lei.
L'impatto fu immediato e molto doloroso, nonostante il plug l’avesse già aperta. Laura strinse i denti, premendo i palmi delle mani contro la superficie di legno del tavolo per non cedere sulle gambe. La penetrazione profonda tese al massimo i muscoli anali, ma l'effetto peggiore si ripercosse sulla catenella. A ogni spinta di Karl, il movimento del corpo di Laura la faceva oscillare, provocando continui movimenti alle tre pinze collegate sul davanti. Ogni spinta del partner svedese si trasformava in una vera e propria sofferenza.
Laura iniziò a lamentarsi apertamente, impossibilitata a trattenere i gemiti. Un dolore insopportabile le arrivava dalle sue parti più sensibili: la stretta acuta e bruciante sui capezzoli, la morsa lacerante sul clitoride ipersensibile e il cazzo di Karl che le stava dilaniando il culo. Dall'altro lato del tavolo, l'inglese osservava la scena sorseggiando il suo champagne, visibilmente soddisfatto dalla cura con cui la punizione veniva eseguita. Il fidanzato di Laura, rimasto seduto di fianco a lei, guardava la sua donna sussultare e lamentarsi sotto i colpi dello svedese, assaporando fino in fondo quel misto di gelosia e profonda eccitazione che lo scenario gli stava offrendo.
Elin, con il vibratore che continuava a ronzare e a trasmetterle scosse sotto il controllo del telecomando, si chinò sul viso di Laura, accarezzandole i capelli.
«Asseconda il ritmo di mio marito e goditi il suo cazzo, non senti quanto è grande?», le sussurrò con un sorriso, godendosi i lamenti che la ragazza continuava a emettere a ogni movimento. «Questo è solo l'inizio della nostra notte a Capo Taormina».
Karl raggiunse il culmine con un'ultima spinta decisa, lasciando andare un respiro pesante mentre si staccava dal corpo di Laura. Immediatamente, per evitare che il seme fuoriuscisse, Elin intervenne rapidamente: afferrò il plug metallico dal tavolo e lo inserì nuovamente e con decisione nel sedere della ragazza. L'oggetto freddo strappò a Laura un altro grido, sigillando il buco già duramente provato dalla penetrazione.
L'inglese si alzò in piedi e guardò il gruppo.
«Lo spettacolo sulla terrazza è stato eccellente», esordì l'uomo, posando il calice ormai vuoto sul tavolo. «Ma la brezza marina inizia a rinfrescare l'aria. Trovo che sia arrivato il momento di trasferirsi all'interno, nella camera da letto».
Rientrate in hotel, Elin mi congedò con una carezza provocatoria sulla guancia e un sussurro: «A più tardi, piccola. Fatti trovare aperta».
Varcai la soglia della nostra suite con le gambe ancora leggermente tremanti. Il mio fidanzato era già lì, disteso sul letto con il laptop portatile aperto. Non appena sentì scattare la serratura, sollevò lo sguardo, studiando immediatamente la mia postura e il disordine della mia camicia sbottonata.
«Allora? Com'è andato il pomeriggio con la svedese?», chiese con un sorriso, usando quel tono distaccato che alimentava il suo senso di controllo.
Con il cuore a mille e le guance che tornavano a farsi rosse, mi avvicinai al letto. Senza omettere alcun dettaglio, gli raccontai tutto: la sfrontatezza di Elin nella boutique, la scelta di farmi spogliare a cabina aperta davanti alla commessa, il gioco perverso al tavolino del bar in mezzo alla folla e l'orgasmo incontrollabile che mi aveva strappato senza nemmeno sfiorarmi. Più parlavo, più vedevo i suoi occhi accendersi di una luce torbida e compiaciuta.
«Ha fatto bene», commentò lui, passandosi una mano sulle labbra. «Ti sta plasmando a dovere per stasera. E il vestito che ti ha comprato?».
Aprii la borsa della boutique ed estrassi l'abito di pelle nera. Glielo mostrai, illustrandogli la particolarità della zip a doppio cursore. Il suo sguardo famelico si posò sul capo: «Indossalo. Voglio vederti».
Mi sfilai i vestiti del pomeriggio e infilai l'abito di pelle, che aderì come una seconda pelle evidenziando il seno e lasciando le cosce scoperte per metà. Il mio fidanzato si alzò, si avvicinò e mi afferrò per i fianchi, respirando il profumo della pelle nera.
«Sei uno spettacolo, Laura. L'inglese ha organizzato le cose in grande: andremo a cena in una villa privata ed esclusiva su Capo Taormina».
Ci sistemammo e ultimammo i preparativi, ma appena prima di uscire dalla stanza, il mio fidanzato andò al comodino e prese il plug anale. Mi ordinò di mettermi a pancia in giù sul bordo del letto. Nonostante la lubrificazione naturale che continuavo a produrre per l'eccitazione con cui bagnò il plug, l’inserimento tese i muscoli del mio fondoschiena, provocandomi una scarica di piacere misto a una sottile sofferenza. La presenza dell'oggetto metallico nel mio sedere premeva contro le pareti interne, stimolando di riflesso la mia vulva e facendomi bagnare ancora di più, inzuppando l'interno cosce.
Il tragitto in auto verso la villa fu un supplizio erotico. Ogni curva, ogni avvallamento dell'asfalto trasferiva le vibrazioni dell'auto direttamente all’ano, che lentamente si stava aprendo. Questo mi costrinse a contrarre i muscoli e ad arrivare a destinazione in uno stato di eccitazione a dir poco febbrile.
La villa su Capo Taormina era una dimora da sogno, sospesa tra le rocce e il mare scuro della sera. Venimmo accompagnati direttamente sulla terrazza panoramica, dove l'inglese, Karl ed Elin ci stavano già aspettando attorno a un tavolo elegantemente bandito. Elin era mozzafiato nel suo abito scuro e fluido e, come promesso, l'assenza del reggiseno si percepiva da come il tessuto assecondava le sue forme sinuose.
Non appena ci videro arrivare, gli sguardi del gruppo si inchiodarono su di me e sul mio audace vestito di pelle. L'inglese accennò un brindisi, mentre Elin si alzò immediatamente dal suo posto, venendomi incontro piena di desiderio.
«Benvenuta, Laura. Sei splendida... ma questo vestito ha troppi segreti custoditi», disse con la sua voce calda e l'accento nordico.
Senza chiedere il permesso, sollevò la mano e afferrò il cursore superiore della mia zip. Con un movimento lento e deliberato, lo tirò verso il basso, abbassando la chiusura lampo fino a metà del seno, lasciando che la scollatura a V si spalancasse generosamente e mettesse a nudo la parte interna dei miei seni turgidi. Ma Elin non aveva finito. Abbassò le mani fino all'orlo inferiore dell'abito e afferrò il secondo cursore. Lo tirò verso l'alto con precisione chirurgica, aprendo la zip inferiore fin quasi alle grandi labbra della vulva, lasciando esposto l'interno delle mie cosce già bagnate per l’eccitazione.
Davanti a quella visione, la donna svedese allungò le dita curate, facendole scivolare con decisione sotto il lembo di pelle nera per tastare la mia intimità. Le sue dita incontrarono immediatamente l'abbondante liquido che colava caldo lungo la pelle, ma nel muoversi verso il perineo, i suoi polpastrelli urtarono la base metallica del giocattolo inserito nel mio retro.
Elin sgranò gli occhi azzurri, un brivido di pura eccitazione le attraversò il volto e si voltò verso il tavolo con un sorriso malizioso. Senza ritrarre le dita, afferrò con decisione il mio fianco coperto di pelle nera e mi costrinse a girami. Con una spinta ferma, Elin mi fece inchinare in avanti sul bordo del tavolo, con il busto abbassato, i palmi delle mani tesi a cercare un appoggio sulla tovaglia e le gambe leggermente divaricate. In quella posizione, la minigonna di pelle nera si sollevò del tutto sul retro, esibendo le mie natiche, ancora infiammate dal trattamento della mattina.
«Apri le gambe» e a quel punto il vestito si spalancò completamente scoprendo ancora di più i glutei.
«Absolutely incredible... Guarda qui, Karl! Venite a vedere!», esclamò Elin ad alta voce, attirando l'attenzione degli uomini. «La nostra piccola fanciulla è già praticamente pronta ad accoglierci!».
I due uomini si avvicinarono di qualche passo per vedere distintamente il mio culo con al centro il gioiello e la vulva gonfia, aperta e bagnata, che rifletteva la luce a testimonianza della mia totale e incondizionata sottomissione ai loro desideri.
Trattenni il fiato con la faccia rivolta verso il basso, sentendo i muscoli pelvici contrarsi convulsamente attorno al metallo mentre il liquido intimo, sollecitato dalla posizione e dalla vergogna, continuava a scivolare caldo fuori dalla fica.
L'inglese tese la mano verso il tavolo, afferrando il suo calice di champagne con un'eleganza che contrastava ferocemente con la volgarità della situazione. Fece un passo in avanti, avvicinandosi al mio fondoschiena ancora esposto, e abbassò lo sguardo sul gioiello d'acciaio che brillava tra le mie natiche rosso fuoco.
Un sorriso cinico gli si dipinse sul volto mentre faceva ruotare leggermente le bollicine nel bicchiere di cristallo.
«Signori», esordì l'inglese, mantenendo quella sua impeccabile e distaccata pronuncia britannica che rendeva l'atmosfera ancora più surreale. «Direi che la serata non potrebbe iniziare sotto auspici migliori. Guardate che magnifico corpo abbiamo l'onore di avere al nostro tavolo ancor prima che vengano serviti gli antipasti».
Karl, rimasto in piedi a pochi centimetri da Elin, annuì vistosamente con gli occhi accesi di bramosia, mentre il mio fidanzato osservava la scena compiacendosi del controllo che stava esercitando su di me attraverso gli sguardi degli altri.
L'inglese sollevò il calice guardando la coppia svedese e poi il mio ragazzo, per poi abbassare deliberatamente il bicchiere fino a sfiorare quasi la mia pelle nuda.
«Propongo un brindisi», esclamò con tono perentorio e squillante, «Un brindisi alla nostra giovane disponibile amica che renderà questa cena assolutamente indimenticabile per tutti noi».
I calici di Karl ed Elin si scontrarono con un suono secco e cristallino sopra la mia schiena inarcata, mentre io, con le mani appoggiate sulla tovaglia e la faccia rivolta verso il basso, sentivo il cuore rimbombare selvaggiamente nelle orecchie.
Elin guardò Laura con un sorriso malizioso, poi spostò gli occhi sul fidanzato della ragazza, che per tutti i presenti restava semplicemente il suo "datore di lavoro".
«Molto bene Laura, ora che abbiamo brindato è il momento di far vedere a tutti noi quanto sei brava», esordì Elin con la sua voce profonda. Fece una breve pausa, godendosi l'effetto delle sue parole sul suo viso. «Voglio vedere come ti prendi cura del tuo capo. Mostraci se, come ci è stato detto, sei così capace con la bocca».
Prima che qualcuno potesse replicare, la donna svedese andò verso un divanetto di vimini, afferrò uno dei grandi cuscini bianchi e lo posizionò con cura sul pavimento della terrazza, proprio ai piedi della seduta. Successivamente, alzò lo sguardo verso l'uomo, indicando il posto libero accanto a lei.
«Accomodati pure qui», disse Elin, invitando il fidanzato a sedersi. Poi fissò di nuovo Laura, indicando il cuscino a terra. «E tu, in ginocchio qui sopra».
Il fidanzato di Laura sentì una scarica di adrenalina stringergli lo stomaco. La situazione stava prendendo una piega diversa rispetto al suo piano iniziale di usare subito il vibratore su Elin, ma l'idea di essere venerato dalla sua ragazza davanti a quegli spettatori solleticava profondamente il suo feticismo. Cercando di mantenere un freddo distacco, si avvicinò al divanetto e si sedette, allargando leggermente le gambe.
Laura rimase immobile per un secondo, con il cuore che le rimbombava nel petto. Il plug metallico nel suo sedere sembrava farsi sempre più pesante a ogni respiro. Guardò il suo fidanzato, sperando in un segnale, ma nei suoi occhi vide solo una lucida ed egoistica eccitazione.
Con le gambe tremanti, la ragazza fece un passo avanti e si calò lentamente sul cuscino bianco. Nel momento in cui si inginocchiò, Elin le disse di aprire le gambe il più possibile, esponendo completamente la sua intimità rasata alla vista di Karl e dell'inglese, che si erano avvicinati.
Il fidanzato portò le mani alla cintura, sganciandola lentamente sotto lo sguardo attento di Elin, che si era sporta in avanti sul divano per non perdersi un solo istante della sottomissione di Laura.
Mentre Laura si trovava in ginocchio sul cuscino bianco, con gli occhi fissi sul sesso del fidanzato, lo spazio attorno a lei si restrinse bruscamente. Karl e l’inglese si mossero stringendo il cerchio. Si posizionarono ai lati della ragazza, trasformando la sua posizione già vulnerabile in una vera e propria gabbia. I loro pantaloni eleganti sfioravano quasi Laura, costringendola a percepire la loro presenza e il calore che emanavano i loro corpi, eccitati da quella visione ravvicinata. Da quella posizione, i due uomini avevano una visuale totale sulla scollatura spalancata dell'abito e, soprattutto, sulla zip inferiore aperta che mostrava le cosce e la fica.
Ma un vero brivido scosse la schiena della ragazza un istante dopo. Elin si alzò dal divanetto con un movimento fluido e felino e si portò alle spalle di Laura. La svedese si accucciò dietro a lei, e allungò le braccia, facendo scivolare le mani lungo i fianchi di Laura per poi risalire verso l'alto, afferrandole con decisione i capelli biondi alla base della nuca per tenerle la testa ferma, pronta a guidarne i movimenti.
«Adesso datti da fare», sussurrò Elin, con la sua voce profonda che le fece accapponare la pelle. «Siamo tutti con te. Fai vedere al tuo datore di lavoro e a noi quanto vali».
Il fidanzato, seduto sul divanetto, guardò la scena con il cuore a mille. Vedere la sua donna bloccata ai lati dai due uomini d'affari e letteralmente sottomessa dal corpo e dalle mani di Elin superava ogni sua più spinta fantasia. Sentendo la presa di Elin che spingeva dolcemente la testa di Laura in avanti, l'uomo tese i muscoli del bacino, offrendosi completamente alla bocca della ragazza.
Laura sentì la pressione del plug metallico nel sedere farsi quasi dolorosa per la tensione. Intrappolata tra le gambe di Karl e dell'inglese, con il corpo di Elin che la schiacciava da dietro e le dita della svedese intrecciate tra i suoi capelli, non aveva più alcuna via di fuga. Laura schiuse lentamente le labbra e accolse dentro di sé il sesso del fidanzato che, sebbene già turgido, scomparve quasi interamente nella sua bocca.
«Non usare le mani», le ordinò subito Elin all'orecchio, mantenendo le dita saldamente intrecciate tra i suoi capelli biondi per dettare il ritmo. «Voglio che tu usi solo le labbra e la lingua per eccitarlo».
Laura obbedì in silenzio, chiudendo gli occhi e iniziando a succhiarlo con movimenti lenti e ritmici.
Mentre la ragazza era concentrata nel suo compito, Elin fece scivolare la mano dai suoi capelli lungo la schiena fasciata dalla pelle nera. Arrivata al bordo inferiore dell'abito, la svedese afferrò il tessuto e, con un movimento deciso, lo sollevò del tutto lungo i glutei di Laura, intenzionata a scoprirla completamente davanti agli uomini.
L'inglese emise un profondo sospiro di ammirazione, chinandosi ancora di più per osservare il contrasto tra il plug, la pelle nuda e la pelle del vestito mentre Karl annuì con gli occhi eccitati. Il fidanzato di Laura, sul divanetto, sentì il proprio sesso iniziare a gonfiarsi ancora di più nella bocca della ragazza.
Elin non si fermò. Fece scivolare l’altra mano in avanti, passando sotto le cosce di Laura fino a raggiungere la sua intimità. Non appena le sue dita toccarono la carne soffice, la svedese emise una leggera risata eccitata.
«E’ un lago, la fica è completamente aperta», sussurrò Elin, premendo i polpastrelli bagnati contro la vulva di Laura e cominciando a massaggiarla con movimenti circolari. «Sente gli sguardi su di sé e guardate come reagisce. Il suo corpo è un invito continuo, chissà quanti cazzi sarebbe in grado di soddisfare stasera».
Quelle parole, la presenza del plug e lo stato di eccitazione di Laura, abbatterono ogni residuo freno da parte degli ospiti. L'inglese e Karl, ormai completamente catturati dalla vulnerabilità della ragazza, decisero di non limitarsi più a guardare. Muovendosi quasi all'unisono, i due uomini allungarono le mani verso il corpetto aperto dell'abito di pelle nera. Karl da un lato e l’inglese dall'altro afferrarono e modellarono con decisione il seno di Laura, concentrandosi sui capezzoli. La pressione e le carezze decise dei due uomini fecero sussultare la ragazza, che emise un mugolio soffocato, costretta com'era a mantenere la bocca serrata attorno al sesso del fidanzato.
Nel frattempo, Elin continuò a gestire la situazione dalle spalle di Laura muovendo le mani sulle zone più sensibili. Con una si spinse più a fondo sul davanti, andando a stimolare con precisione il clitoride di Laura, che rispose con un fremito immediato delle cosce. Contemporaneamente, con l'altra mano, afferrò la base metallica del plug, iniziando a esercitare una leggera e calcolata pressione verso l'esterno, tirandolo parzialmente per amplificare la stimolazione interna e la tensione dei muscoli della ragazza.
Sotto quell’attacco, Laura si ritrovò completamente sopraffatta: le dita di Elin sul davanti e la trazione del metallo dietro, la presa decisa dei due uomini sul seno crearono un vortice di stimoli intollerabile. Il fidanzato, testimone ravvicinato di quella sottomissione totale dal suo posto sul divanetto, sentì il proprio sesso gonfiarsi, pulsando contro le labbra della ragazza che cercava disperatamente di mantenere il controllo del ritmo nonostante i conati e l’orgasmo che stava montando dentro di lei.
Poco dopo, l’intensità della stimolazione simultanea divenne insostenibile, raggiungendo il punto di non ritorno. Il corpo di Laura si irrigidì improvvisamente sul cuscino bianco e, con un sussulto violento che le scosse la schiena, esplose in un orgasmo travolgente. Un'ondata di umori caldi le bagnò interamente la fica, scorrendo lungo la mano della svedese, che continuava a stimolarla.
Laura emise un gemito soffocato contro il sesso del fidanzato, mentre i suoi muscoli si contraevano in preda ai brividi del piacere.
La terrazza ripiombò in un silenzio carico di tensione, rotto solo dal respiro affannato della ragazza. L'inglese osservò la scena con il suo solito aplomb, ma con uno sguardo visibilmente indurito dalla piega degli eventi.
«Elin, guarda cos'è successo», commentò ironicamente, rompendo il silenzio. «A quanto pare, la nostra bellissima ospite ha dimenticato il suo ruolo. Invece di far godere chi la paga, ha pensato solo al proprio piacere. Non è questo il motivo per cui è stata ingaggiata stasera. Trovo che questa mancanza di professionalità sia inaccettabile» fissando Laura dall'alto. «Forse dovrebbe essere punita per aver anteposto il suo godimento a quello del suo datore di lavoro».
Elin recepì subito la provocazione dell'inglese. Con un movimento deciso della nuca, afferrò con più forza i capelli di Laura e la tirò bruscamente all'indietro, staccando la sua bocca dal sesso del fidanzato, che rimase scoperto e turgido e quasi pulsante sotto la luce della terrazza.
La svedese si spostò di lato, liberando la mano dalle gambe della ragazza e sollevandola davanti al suo viso. Le dita di Elin erano lucide e completamente ricoperte dagli umori intimi di Laura.
«Hai sentito? Ti comporti come una ragazza molto viziata e senza controllo», sussurrò Elin, mostrandole il palmo della mano a pochi centimetri dagli occhi. Con un tono che non ammetteva repliche, le ordinò: «Adesso puliscimi. Non voglio vedere una sola goccia, usa la lingua e ripulisci ogni dito, finché la mia mano non sarà perfettamente asciutta».
«Ha perfettamente ragione, sir», esordì il fidanzato, alzandosi in piedi e rimettendo il suo cazzo nei pantaloni «La disciplina viene prima di tutto e il nostro intrattenimento dovrebbe avere la precedenza».
Con un movimento studiato, infilò la mano nella tasca interna della giacca e tirò fuori un piccolo astuccio, estraendone una catenella metallica portata da Roma da cui pendevano le tre pinze a morsa regolabili. Mostrò l'oggetto all'inglese, porgendoglielo con un cenno d'intesa. «Suggerisco di applicare queste. Serviranno a ricordarle qual è il suo ruolo per il resto della serata».
L'inglese sollevò le sopracciglia, visibilmente compiaciuto dall'iniziativa. Prese l'oggetto tra le mani, saggiando il peso della catenella, e fece un passo verso Laura. «Ottima idea. Direi che è la giusta punizione prima di metterci a tavola».
Con un cenno, l’inglese ordinò a Laura di alzarsi dal cuscino. La ragazza obbedì a fatica, con le gambe ancora scosse dai brividi dell'orgasmo e il plug metallico che premeva contro i muscoli tesi del sedere. Rimase in piedi davanti a lui, con l'abito di pelle nera chiuso solo all’altezza dell’ombelico.
L'inglese si avvicinò, concentrandosi inizialmente sul petto scoperto della ragazza. Con gesti lenti e precisi, applicò le prime due pinze direttamente sui capezzoli turgidi di Laura. Non appena le morse metalliche si serrarono sulla pelle sensibile, stringendola con forza, Laura non riuscì a trattenersi ed emise un lungo mugolio soffocato, inarcando leggermente il busto all'indietro per l'improvvisa scarica di dolore.
Senza perdere tempo, l'inglese fece scivolare la mano più in basso lungo la catenella, fino a raggiungere la terza pinza. Si chinò leggermente, individuando il clitoride di Laura, ancora estremamente sensibile e gonfio dopo l'orgasmo appena vissuto. Con precisione applicò l'ultima morsa proprio in quel punto. Il dolore fu immediato e acuto: Laura strinse i pugni lungo i fianchi piegando le ginocchia e cacciò un gemito profondo, mentre le lacrime le pungevano gli occhi per l'intensità dello stimolo che le bloccava il respiro.
«Ecco fatto. Ora sarai molto più attenta ai tuoi doveri di escort», commentò l'inglese facendo un passo indietro.
Elin, che aveva assistito alla scena con le braccia conserte e un sorriso soddisfatto, si avvicinò a Laura per sistemarla. Afferrò i cursori della zip e, con movimenti fluidi, richiuse l'abito di pelle nera sia sopra che sotto. Il tessuto aderente tornò a coprire il corpo della ragazza, sigillando all'interno la presenza del plug, la catenella e le tre pinze che continuavano a mordere la sua carne.
Karl ed Elin si diressero verso il tavolo, seguiti dall'inglese e dal fidanzato di Laura. Tutti e quattro si accomodarono per l'inizio della cena, mentre Laura prese posto accanto al suo "datore di lavoro", rigida e immobile, consapevole che ogni suo movimento sarebbe stato una sofferenza.
Il servizio dei camerieri iniziò con discrezione mentre la cena entrava nel vivo. L'atmosfera si era fatta apparentemente più tranquilla, ma la tensione erotica continuava a pulsare sotto la superficie. Durante le prime portate, l'inglese e Karl intavolarono una conversazione d'affari con il fidanzato di Laura, ma gli sguardi del gruppo tornavano continuamente sulla ragazza. Laura veniva invitata ripetutamente dai tre uomini a svuotare i suoi bicchieri, una richiesta perentoria che la costringeva a continui movimenti del busto, amplificando la pressione delle pinze nascoste sotto l'abito di pelle nera.
Verso la fine della cena, Elin si alzò da tavola con un movimento lento e felino, aggirando il tavolo fino a posizionarsi esattamente dietro la sedia di Laura. Senza che nessuno dicesse una parola, le mani della svedese scesero sul cursore superiore del vestito e abbassarono bruscamente la zip, spalancando il corpetto fino sotto l'ombelico e mettendo nuovamente in mostra il petto di Laura sotto le luci della terrazza, con le prime due mollette metalliche ancora saldamente applicate.
Elin si chinò in avanti e, con dita fredde e precise, afferrò le piccole viti di regolazione delle pinze. Una alla volta, le ruotò con decisione, facendo stringere le morse sui capezzoli di Laura fino al massimo della loro forza. La ragazza inarcò la schiena contro lo schienale, soffocando un lamento acuto mentre il dolore le mozzava il respiro.
«Bene, ora che l'attenzione è quella giusta», sussurrò Elin all'orecchio di Laura, con una calma glaciale. «Tira su la zip da sotto in modo che il vestito sia il più possibile aperto, mostrati bene a tutti e poi vai sotto il tavolo. Ho voglia di provare anch’io il vibratore».
Laura, con le lacrime agli occhi per la stretta al petto, aprì la zip inferiore, e dopo essersi mostrata scivolò lentamente sotto la grande tavola imbandita, scomparendo alla vista del gruppo. Un istante dopo, Elin si risedette al suo posto. Non appena fu comoda sulla sedia, la svedese allargò le gambe sotto, offrendo la sua intimità nuda alla ragazza e modificando improvvisamente i piani.
«C'è però un cambio di programma», ordinò Elin dall'alto, guardando Laura tra le ombre del tavolo. «Prima di inserire il vibratore, voglio che tu mi lecchi finché non arrivo all'orgasmo. Solo a quel punto potrai metterlo».
Laura rimase immobile per qualche istante, con il cuore a mille. Non aveva mai toccato né leccato una donna in vita sua, e la vista ravvicinata del corpo della svedese la bloccò. Elin notò immediatamente quell'esitazione. Senza mostrare la minima pazienza, allungò la mano sotto il tavolo, individuò la catenella metallica che pendeva dal petto e la afferrò con decisione, dandole uno strappo secco verso di sé.
La trazione simultanea delle tre pinze provocò a Laura una fitta così lancinante da farla urlare per il dolore, un grido che rimbombò cupo sotto il legno del tavolo. Capendo che non c'era alcuna via di scampo, Laura annullò ogni resistenza, si sporse in avanti e poggiò le labbra sulla carne calda di Elin, iniziando l'opera con la lingua.
Dall'alto, gli uomini seguivano la scena attraverso le reazioni della svedese. «Fai un buon lavoro, non correre», la incitò l'inglese con tono autoritario, mentre il fidanzato di Laura annuiva, assaporando la totale sottomissione della sua donna. Basandosi sulle espressioni del viso di Elin e sui suoi respiri sempre più corti, i tre uomini iniziarono a dare suggerimenti a voce alta a Laura, ordinandole di premere di più, di rallentare o di usare la punta della lingua nei punti giusti.
La svedese iniziò a inarcare il bacino sulla sedia, stringendo le dita attorno al bordo del tavolo. Dopo pochi minuti di stimolazione intensa, Elin ebbe un orgasmo violento e improvviso che la scosse completamente, bagnando con i suoi umori intimi il viso e le labbra di Laura.
Non appena l'onda di piacere si placò, Karl si chinò verso il basso e passò a Laura il vibratore. Con le dita ancora tremanti, la ragazza prese il dispositivo e lo inserì senza sforzo nella vagina di Elin. Il comando del piccolo telecomando passò quindi nelle mani dei tre uomini, che iniziarono a passarselo a turno sul tavolo, regolando la frequenza e la intensità del motore per prolungare il piacere della svedese.
«Vieni fuori da lì, adesso abbiamo finito con la cena», ordinò Elin con la voce tremante per le nuove sollecitazioni.
Laura strisciò fuori dal tavolo, sfinita. Elin le afferrò un braccio e la invitò imperiosamente a piegarsi in avanti sul tavolo, proprio di fianco alla sua sedia, e le scoprì il sedere. Con un movimento rapido e deciso, Elin afferrò la base del plug metallico e lo tirò fuori dal sedere di Laura con uno strappo secco, strappandole un nuovo grido.
La svedese si voltò verso il marito, con uno sguardo carico di spudorato trionfo: «Karl, prendila pure, se lo è meritato. Adesso è tutta tua, faglielo sentire».
Karl si alzò prontamente dalla sedia, gli occhi fissi sulla figura di Laura piegata sul tavolo. Elin si sporse in avanti e, con gesti esperti stimolò rapidamente il sesso del marito, portandolo alla massima turgidità in pochi istanti. Senza perdere altro tempo, Karl si posizionò alle spalle di Laura, afferrandola saldamente per i fianchi inserendo con decisione il proprio sesso nel sedere di lei.
L'impatto fu immediato e molto doloroso, nonostante il plug l’avesse già aperta. Laura strinse i denti, premendo i palmi delle mani contro la superficie di legno del tavolo per non cedere sulle gambe. La penetrazione profonda tese al massimo i muscoli anali, ma l'effetto peggiore si ripercosse sulla catenella. A ogni spinta di Karl, il movimento del corpo di Laura la faceva oscillare, provocando continui movimenti alle tre pinze collegate sul davanti. Ogni spinta del partner svedese si trasformava in una vera e propria sofferenza.
Laura iniziò a lamentarsi apertamente, impossibilitata a trattenere i gemiti. Un dolore insopportabile le arrivava dalle sue parti più sensibili: la stretta acuta e bruciante sui capezzoli, la morsa lacerante sul clitoride ipersensibile e il cazzo di Karl che le stava dilaniando il culo. Dall'altro lato del tavolo, l'inglese osservava la scena sorseggiando il suo champagne, visibilmente soddisfatto dalla cura con cui la punizione veniva eseguita. Il fidanzato di Laura, rimasto seduto di fianco a lei, guardava la sua donna sussultare e lamentarsi sotto i colpi dello svedese, assaporando fino in fondo quel misto di gelosia e profonda eccitazione che lo scenario gli stava offrendo.
Elin, con il vibratore che continuava a ronzare e a trasmetterle scosse sotto il controllo del telecomando, si chinò sul viso di Laura, accarezzandole i capelli.
«Asseconda il ritmo di mio marito e goditi il suo cazzo, non senti quanto è grande?», le sussurrò con un sorriso, godendosi i lamenti che la ragazza continuava a emettere a ogni movimento. «Questo è solo l'inizio della nostra notte a Capo Taormina».
Karl raggiunse il culmine con un'ultima spinta decisa, lasciando andare un respiro pesante mentre si staccava dal corpo di Laura. Immediatamente, per evitare che il seme fuoriuscisse, Elin intervenne rapidamente: afferrò il plug metallico dal tavolo e lo inserì nuovamente e con decisione nel sedere della ragazza. L'oggetto freddo strappò a Laura un altro grido, sigillando il buco già duramente provato dalla penetrazione.
L'inglese si alzò in piedi e guardò il gruppo.
«Lo spettacolo sulla terrazza è stato eccellente», esordì l'uomo, posando il calice ormai vuoto sul tavolo. «Ma la brezza marina inizia a rinfrescare l'aria. Trovo che sia arrivato il momento di trasferirsi all'interno, nella camera da letto».
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