La setta (parte 16)

di
genere
sadomaso

Quell’uomo, evidentemente pericoloso, metteva inquietudine a Martina, unico tra tutti quelli che aveva conosciuto.
Con tutta la tensione per la responsabilità che si sentiva addosso, complice la paura di non essere in grado di servire, cominciò il suo lavoro.
Andava in cucina e poi, assieme agli altri, tutti in fila ordinata, portava i piatti per poggiarli davanti ai commensali. Tutti avevano parole gentili e ringraziavano sorridendole.
Era sempre maggiormente tesa quando doveva servire Mattia ed Ilaria, nei confronti dei quali provava un timore che definiva reverenziale.
Si sentì gelare dentro quando fece cadere sulla tovaglia un alimento mentre, dalla terrina, lo stava servendo in un piatto. Il tutto proprio quasi davanti a Ilaria.
Restò ferma, in attesa, non sapendo se continuare o attendere gli eventi.
“Vieni qui”.
La voce di Ilaria era, al solito, calda, avvolgente, come una mano guantata tesa verso di lei per prendere la sua e attirarla a sé.
"Inginocchiati”.
La donna vide la tensione nella nuova schiava.
“Stai tranquilla Martina, hai sbagliato, non sei stata attenta e non hai avuto sufficiente rispetto verso colui che ha preparato il cibo e ha lavato la tovaglia. Non preoccuparti, imparerai e, tu sai, le punizioni servono per fare un reset, lavare l’errore e andare avanti. Comprendi, cara?”
La ragazza fece un segno affermativo.
Ilaria le diede uno schiaffo e poi porse per un bacio la mano usata per la punizione.
Martina si scoprì ad essere grata per quel gesto. Prese la mano tra le sue con la delicatezza che pensava meritasse e la baciò.
Ilaria la tranquillizzò ulteriormente dandole una carezza.
“Martina, qui non buttiamo via nulla. L’alimento che hai fatto cadere non può essere preso dal commensale. Sarebbe un gesto di poco rispetto verso di lui fargli mangiare un prodotto caduto. Prendilo e gettalo a terra alla schiava”.
Martina sentì un brivido. Non era una sorta di rivalsa per la gelosia verso quella ragazza destinata a servire la coppia che lei aveva imparato ad apprezzare. Non seppe identificarlo, ma lo collocò tra l’eccitazione, anche se le sembrava strana una eccitazione per qualcosa che avrebbe dovuto compiere un’altra persona.
Con la dita, non ritenendo di usare posate pulite per un alimento caduto, anche se solo sulla tovaglia, prese il pezzo di carne e lo fece cadere ai piedi di Mattia. Si chiese perché non si fosse chinata per posarlo a terra, ma non trovò la risposta. Vide Elena che la guardò dal basso con quei suoi occhioni da cane. Spostandosi appena, raggiunse l’alimento e, con la bocca, lo prese da terra.
Martina trovò molto intimo il gesto di Mattia che si era chinato per dare una carezza sulla testa alla schiava.
Cercò di stare molto più attenta e, come solitamente accade, maggiore è l’attenzione maggiore è il timore di sbagliare e, così, aumenta anche la tensione con la quale si compiono i gesti.
Gli altri servi e serve si muovevano con naturalezza tra i tavoli, portando piatti e servendo le persone. Mentre era in attesa di servire altre pietanze, Martina si soffermò a vedere quella scena che sembrava assolutamente naturale.
Ciascun commensale, ad ogni piatto servito, non mancava mai di ringraziare e di sorridere, facendo venir meno la distanza tra chi, nuda, ha portato il piatto e chi, vestito e seduto, lo ha ricevuto.
Mentre osservava rapita dalle proprie emozioni, venne richiamata dal rumore tipico di un piatto caduto. Nessuno alzò la voce per protestare. Senza la necessità di essere chiamata, la serva si recò accanto a Mattia e si inginocchiò in attesa di conoscere la punizione.
Il leader la mandò sul palco dove, inginocchiata, dovette attendere che finisse di consumare la pietanza prima di raggiungerla.
Venne chiamato sul palco anche colui il cui piatto era stato fatto cadere a terra.
“Silvia, la tua disattenzione ha fatto sì che una intera pietanza debba essere buttata via. I cocci del piatto rotto ne rendono impossibile la consumazione, pena il pericolo di farsi male. Uomini e donne hanno lavorato inutilmente per quella porzione che è divenuta inutile.
Ciò che è stato buttato verrà sostituito con la tua cena che dovrai portare a Giovanni, l’uomo che non hai servito. E’ però anche giusto che Giovanni ti aiuti nel tuo nutrimento. Dovrai succhiargli il cazzo e la tua unica fonte energetica sarà lo sperma che lui ti donerà. Quando avrai ingoiato, pulirai a terra togliendo tutti i cocci e, con la lingua, dovrai pulire il pavimento dalle tracce di unto”.
Silvia, camminando sulle ginocchia, si avvicinò a Giovanni e, estratto il cazzo, iniziò a fargli il pompino.
Mattia tornò al suo posto.
La gente ricominciò a mangiare senza prestare più attenzione a ciò che stava accadendo sul palco.
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2026-07-29
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