La setta (parte 40)
di
Kugher
genere
sadomaso
In sala da pranzo Ilaria era stesa sul lungo tavolo da pranzo.
Come le era stato ordinato, indossava solo autoreggenti e decollete nere.
Le cosce leggermente allargate facevano vedere la figa completamente depilata. Sul punto Gherardo non aveva dovuto dare particolari istruzioni, sapendo che la donna odiava i peli sul corpo femminile. Infatti pretendeva che tutte le schiave fossero completamente depilate. Era ovvio pensare che lo stesso fosse valso anche per lei.
Simona, quando fu fatta alzare in piedi ed ebbe modo di vedere come era sistemata la sua Padrona, assistette alla vista di un pilastro in granito che si sgretolava, uno di quei pilastri che costituivano le colonne della sua “fede” in quel posto, in quei rapporti coltivati in tutto il tempo che, volontariamente, era stata in quella comunità. Gli altri pilastri erano già danneggiati. Quello che si sgretolò definitivamente in quel momento era già stato minato da quanto aveva sentito dei conti correnti segreti. Cadendo, aveva rovesciato l’altare sul quale erano accuratamente state posate tutte le certezze che aveva acquisito lì dentro e che, improvvisamente, si rese conto essere costruite sul nulla.
Non ebbe lontanamente l’idea di allontanarsi in quanto ancora sotto shock per quanto appreso e visto. Le sembrava di essere una persona dentro ad un automa, una persona che iniziava ad avere vista propria ma, ancora, intrappolata in quello strumento che era il suo corpo, ancora abituato ad obbedire.
Gherardo le indicò un tavolo a parte sul quale erano state posate le pietanze che avrebbero costituito la cena della serata.
Sul lato lungo della tavola sulla quale era stesa Ilaria, vi erano sedie e altrettanti coperti per due soli commensali.
“Mattia, mi sembra che quella stragnocca di Ilaria abbia la figa asciutta. Sarebbe un peccato che non fosse adeguatamente pronta ad accogliere il mio cazzo. Su, leccala mentre Simona prende confidenza con le portate da servire”.
Il sorriso di Gherardo fu il frutto delle mute ed inutili occhiate di odio dei due leader.
Mattia eseguì fino a quando il vero Padrone della serata non gli ordinò di prendere posto sulla sedia.
Gherardo mise un dito sulla figa mostrando soddisfazione nel trovarla sufficientemente umida.
“Mattia, su, per solidarietà verso la schiava della serata, mettiti anche tu tutto nudo, così fai compagnia alla povera Ilaria”.
Tutto stava precipitando troppo velocemente. Ilaria si stava facendo mille domande sulle conseguenze disastrose.
Mattia invece ebbe la certezza definitiva che quella serata sarebbe stata decisiva, anzi, sicuramente l’ultima nella comunità.
Continuava a conservare la speranza che volesse solo distruggere la sua reputazione (a quella di Ilaria non pensava) ma che sarebbe riuscito, al termine della cena, a scappare prelevando i soldi dal conto corrente intestato anche a Ilaria oltre che dall’unico esclusivamente intestato a lui e non sequestrato.
Gherardo si sedette. Strinse ulteriormente i morsetti che già stavano torturando i capezzoli della donna.
La donna, abituata ad infliggere dolore ma non a sopportarlo, ebbe un lamento ad alta voce, con l’effetto di far crescere il cazzo di Gherardo un poco in più rispetto a quanto già non fosse eccitato.
Allungò una mano e ancora infilò un dito nella figa che stava iniziando ad asciugarsi.
Ilaria si ritrovò davanti alla bocca un plug. Conosceva quel prodotto e sapeva che conteneva anche un viratore.
“Bagnalo bene, cagnetta”.
L’oggetto trovò poi alloggiamento nella figa.
Un altro plug entrò nella sua bocca. Quando fu sufficientemente inumidito, venne consegnato a Simona.
“Da brava, inseriscilo nel culo a questa tua collega”.
Altri affondi per la coppia che, parallelamente, distrussero in via definitiva l’altare psicologico che quei due erano riusciti a costruire in Simona.
“Portami anche le candele".
Mattia era più nervoso e sulle spine, che imbarazzato.
Ilaria lo guardava aspettandosi di trovare altro tipo di espressioni.
I candelabri in argento erano bellissimi. Gherardo adorava quel materiale che sapeva essere caldo, avvolgente, senza alcuna patina di ossidazione che, immaginava, era stata tolta con il lavoro a mano delle schiave di palazzo, sotto l’occhio attento della Padrona che, avendo imparato a conoscerla, non aveva lesinato frustate per il lavoro sicuramente non eseguito ad arte come da lei voluto.
Le candele erano accese da tempo.
Ne impugnò una e fece colare la cera sui capezzoli già sofferenti e sul clitoride.
L’urlo di Ilaria ottenne l’effetto di eccitare Gherardo e di scuotere Simona.
“Simona, portami l’antipasto”.
La ragazza notò che nei suoi confronti usava il nome di battesimo mentre per Ilaria solo epiteti dispregiativi. Ebbe la sensazione di sentirsi meno nuda.
“Ottimo, posa i salumi sul ventre di questa schiava”.
Prima di mangiare accese i vibratori nella figa e nel culo.
“Forza Mattia, serviti”.
Per prendere il cibo sul ventre della donna, Gherardo schiacciava la forchetta più del necessario, così da arrivare alla pelle della donna che si contorceva.
“Stai ferma, da brava”.
L’uomo incentivò il suo invito all’immobilità con una forte tirata ai morsetti.
Il dolore venne manifestato con qualcosa di più di un lamento sottovoce ma di meno di un urlo.
“Ferma ho detto”.
Altra tirata fino a che la donna non fermò il corpo.
Anche il primo, penne all'arrabbiata, venne steso nell'incavo del ventre del piatto umano.
Il cibo era ancora caldo e provocò un contorcimento.
“GIà che ti stai muovendo ti diamo un’altra scossa, dai”.
Mattia venne invitato a versare altra cera sui capezzoli e sulla figa.
Ilaria provò odio verso Mattia.
Terminato il “piatto”, Gherardo si chinò sul ventre della schiava per leccare tutto il sugo.
Salì al seno e ai capezzoli dopo avere tolto la cera solidificata.
Come le era stato ordinato, indossava solo autoreggenti e decollete nere.
Le cosce leggermente allargate facevano vedere la figa completamente depilata. Sul punto Gherardo non aveva dovuto dare particolari istruzioni, sapendo che la donna odiava i peli sul corpo femminile. Infatti pretendeva che tutte le schiave fossero completamente depilate. Era ovvio pensare che lo stesso fosse valso anche per lei.
Simona, quando fu fatta alzare in piedi ed ebbe modo di vedere come era sistemata la sua Padrona, assistette alla vista di un pilastro in granito che si sgretolava, uno di quei pilastri che costituivano le colonne della sua “fede” in quel posto, in quei rapporti coltivati in tutto il tempo che, volontariamente, era stata in quella comunità. Gli altri pilastri erano già danneggiati. Quello che si sgretolò definitivamente in quel momento era già stato minato da quanto aveva sentito dei conti correnti segreti. Cadendo, aveva rovesciato l’altare sul quale erano accuratamente state posate tutte le certezze che aveva acquisito lì dentro e che, improvvisamente, si rese conto essere costruite sul nulla.
Non ebbe lontanamente l’idea di allontanarsi in quanto ancora sotto shock per quanto appreso e visto. Le sembrava di essere una persona dentro ad un automa, una persona che iniziava ad avere vista propria ma, ancora, intrappolata in quello strumento che era il suo corpo, ancora abituato ad obbedire.
Gherardo le indicò un tavolo a parte sul quale erano state posate le pietanze che avrebbero costituito la cena della serata.
Sul lato lungo della tavola sulla quale era stesa Ilaria, vi erano sedie e altrettanti coperti per due soli commensali.
“Mattia, mi sembra che quella stragnocca di Ilaria abbia la figa asciutta. Sarebbe un peccato che non fosse adeguatamente pronta ad accogliere il mio cazzo. Su, leccala mentre Simona prende confidenza con le portate da servire”.
Il sorriso di Gherardo fu il frutto delle mute ed inutili occhiate di odio dei due leader.
Mattia eseguì fino a quando il vero Padrone della serata non gli ordinò di prendere posto sulla sedia.
Gherardo mise un dito sulla figa mostrando soddisfazione nel trovarla sufficientemente umida.
“Mattia, su, per solidarietà verso la schiava della serata, mettiti anche tu tutto nudo, così fai compagnia alla povera Ilaria”.
Tutto stava precipitando troppo velocemente. Ilaria si stava facendo mille domande sulle conseguenze disastrose.
Mattia invece ebbe la certezza definitiva che quella serata sarebbe stata decisiva, anzi, sicuramente l’ultima nella comunità.
Continuava a conservare la speranza che volesse solo distruggere la sua reputazione (a quella di Ilaria non pensava) ma che sarebbe riuscito, al termine della cena, a scappare prelevando i soldi dal conto corrente intestato anche a Ilaria oltre che dall’unico esclusivamente intestato a lui e non sequestrato.
Gherardo si sedette. Strinse ulteriormente i morsetti che già stavano torturando i capezzoli della donna.
La donna, abituata ad infliggere dolore ma non a sopportarlo, ebbe un lamento ad alta voce, con l’effetto di far crescere il cazzo di Gherardo un poco in più rispetto a quanto già non fosse eccitato.
Allungò una mano e ancora infilò un dito nella figa che stava iniziando ad asciugarsi.
Ilaria si ritrovò davanti alla bocca un plug. Conosceva quel prodotto e sapeva che conteneva anche un viratore.
“Bagnalo bene, cagnetta”.
L’oggetto trovò poi alloggiamento nella figa.
Un altro plug entrò nella sua bocca. Quando fu sufficientemente inumidito, venne consegnato a Simona.
“Da brava, inseriscilo nel culo a questa tua collega”.
Altri affondi per la coppia che, parallelamente, distrussero in via definitiva l’altare psicologico che quei due erano riusciti a costruire in Simona.
“Portami anche le candele".
Mattia era più nervoso e sulle spine, che imbarazzato.
Ilaria lo guardava aspettandosi di trovare altro tipo di espressioni.
I candelabri in argento erano bellissimi. Gherardo adorava quel materiale che sapeva essere caldo, avvolgente, senza alcuna patina di ossidazione che, immaginava, era stata tolta con il lavoro a mano delle schiave di palazzo, sotto l’occhio attento della Padrona che, avendo imparato a conoscerla, non aveva lesinato frustate per il lavoro sicuramente non eseguito ad arte come da lei voluto.
Le candele erano accese da tempo.
Ne impugnò una e fece colare la cera sui capezzoli già sofferenti e sul clitoride.
L’urlo di Ilaria ottenne l’effetto di eccitare Gherardo e di scuotere Simona.
“Simona, portami l’antipasto”.
La ragazza notò che nei suoi confronti usava il nome di battesimo mentre per Ilaria solo epiteti dispregiativi. Ebbe la sensazione di sentirsi meno nuda.
“Ottimo, posa i salumi sul ventre di questa schiava”.
Prima di mangiare accese i vibratori nella figa e nel culo.
“Forza Mattia, serviti”.
Per prendere il cibo sul ventre della donna, Gherardo schiacciava la forchetta più del necessario, così da arrivare alla pelle della donna che si contorceva.
“Stai ferma, da brava”.
L’uomo incentivò il suo invito all’immobilità con una forte tirata ai morsetti.
Il dolore venne manifestato con qualcosa di più di un lamento sottovoce ma di meno di un urlo.
“Ferma ho detto”.
Altra tirata fino a che la donna non fermò il corpo.
Anche il primo, penne all'arrabbiata, venne steso nell'incavo del ventre del piatto umano.
Il cibo era ancora caldo e provocò un contorcimento.
“GIà che ti stai muovendo ti diamo un’altra scossa, dai”.
Mattia venne invitato a versare altra cera sui capezzoli e sulla figa.
Ilaria provò odio verso Mattia.
Terminato il “piatto”, Gherardo si chinò sul ventre della schiava per leccare tutto il sugo.
Salì al seno e ai capezzoli dopo avere tolto la cera solidificata.
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