La setta (parte 37)

di
genere
sadomaso

Gherardo, passata la soglia della porta, si fermò ad ammirare Simona stesa ai suoi piedi. La bellezza non era data solo dal corpo della ragazza. Contribuirono tantissimo, anche le polsiere e cavigliere di pelle nera, spesse, che trasmettevano un senso di possesso, di dominio. Le due catene che univano quegli eccitanti accessori erano abbastanza robuste da far sentire il profumo di schiavitù.
I lunghi capelli erano sistemati con cura sul pavimento, come se fluttuassero nell’acqua, morbidi, eleganti.
Ai capezzoli spiccavano i morsetti neri che, si vedeva, erano ben stretti.
Il cazzo ebbe immediata reazione, anche pensando al tempo in cui era stata in quella posizione, dolorante, in attesa di lui.
Gli diede ulteriore piacere il tentativo della schiava di muovere le mani e coprirsi il pube.
Fu un gesto istintivo nella ragazza che avvertiva il potere di quell'uomo attraverso l’insicurezza che le sembrava di percepire in Mattia.
Simona non sapeva dove fosse Ilaria ed anche questo era strano in quanto quasi sempre, almeno nelle volte in cui era stata coinvolta lei, la compagna del Padrone era sempre stata presente, soprattutto quanto l’ospite era di livello.
Si fermò subito in quanto sapeva che il suo sesso depilato era e avrebbe dovuto restare esposto ed un gesto a protezione dello stesso sarebbe stato scortese verso il Padrone. Non era tanto la punizione che sarebbe seguita ad averla fermata, quanto il timore di deludere il Padrone.
Gherardo si godette la scena preparata per lui, con cura.
Lui sapeva che avrebbe potuto avere accesso a quel corpo ogni qual volta avesse voluto. Lei, probabilmente, ne era all’oscuro, così come sicuramente ignorava che il suo intervento l’aveva salvata dall’essere venduta ad un Padrone cinese che, sicuramente, non l’avrebbe più restituita alla sua terra.
Gherardo le pose una scarpa sul ventre e se la pulì, usando la schiava come uno zerbino.
Mise a terra la scarpa ormai pulita e posò l’altra sul petto appena sotto i morsetti. La ragazza alzò lo sguardo su di lui ma abbassò subito gli occhi.
“Guardami”.
Voleva che gli vedesse gli occhi mentre posava la scarpa su ciò che aveva rappresentato il timore per la schiava. Schiacciò appena sui morsetti ed il silenzio non fu sufficiente per coprire il lieve lamento di dolore che, invece, veniva urlato dagli occhi che si chiusero stretti.
Il piede venne poi posato sul collo.
La schiava aprì nuovamente gli occhi i quali le trasmisero l’eccitazione di quell'uomo che la guardava dall’alto.
Pose nuovamente il piede a terra, riposizionò l’altro sul ventre e, pesando sulla ragazza, le camminò sopra per passare oltre.
“A quattro zampe”.
La regia della situazione era in mano a Gherardo. La schiava era concentrata e non fece caso alla passività di Mattia che, sottopelle, però, le si insinuò per lasciare una sensazione percepibile solo dal sesto senso.
Gherardo prese il guinzaglio attaccato al collare e si fece seguire dalla schiava a quattro zampe verso la poltrona che, solitamente, era destinata all’uso di Mattia.
“Mettiti a quattro zampe davanti a me”.
Gherardo, seduto in poltrona, usò la schiena della ragazza per appoggiare sopra le gambe allungate.
Quanto era bella quella schiava con i lunghi capelli rossi verso terra che le coprivano il viso. L’uomo si allungò e fece passare i capelli della schiava dall’altro lato del viso, in modo da avere la vista di una parte del bel viso.
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2026-08-21
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