La setta (parte 38)
di
Kugher
genere
sadomaso
“Fammi portare l’aperitivo”.
La frase era evidentemente rivolta a Mattia.
Simona fu scioccata quando Mattia, dopo essersi affacciato alla porta della sala per ordinare che venisse servito l’ospite, vide entrare dalla porta Ilaria, nuda, con indosso i suoi stessi accessori. Il guinzaglio le pendeva sul petto sino a raggiungere la figa depilata.
Le mani, i cui polsi erano uniti dalla catena attaccata alle polsiere, reggevano un vassoio sul quale erano appoggiati due bicchieri la cui condensa all’esterno faceva intuire quanto fosse fresco il prosecco che contenevano.
I piedi nudi di Ilaria si muovevano silenziosamente sul pavimento. L’unico suono udibile era quello provocato dalla catena che strisciava sul pavimento.
Simona aveva il cuore a mille perché quella scena alla quale stava assistendo era il capovolgimento di tutta la sua realtà.
Ilaria si chinò, quale brava serva, verso Mattia seduto sul divano per consentirgli di prendere il suo bicchiere.
Quando fu il turno di Gherardo, invece, si inginocchiò, alzando appena il vassoio.
L’uomo la guardò con la stessa noncuranza con la quale si osservano i camerieri che portano un piatto in un affollato ristorante.
Ilaria, mentre gli uomini bevevano, restò inginocchiata seduta sui talloni, le ginocchia leggermente divaricate in modo che si potesse intravedere la figa.
Tenne in mano il vassoio che, così, divenne il tavolino sul quale il nuovo Padrone poteva appoggiare il bicchiere tra un sorso e l’altro.
La ciotolina con le patatine posata sul vassoio retto dalla donna, erano ad esclusivo beneficio di Gherardo il quale, mentre parlava con Mattia, vi attingeva distrattamente.
L’eccitazione dell’ospite era palpabile tanto quanto il nervosismo di Mattia e di Ilaria.
Simona dovette assistere allo stravolgimento nelle sue viscere per quella situazione che non capiva. I suoi Padroni ridotti a schiavi era l’inversione di ogni realtà, convinzione, fondamenta del suo essere in quella comunità, basata su un ordine che assicurava a tutti benessere e tranquillità.
Gherardo iniziò a parlare di cose futili, alle quali Mattia rispondeva a monosillabi.
Prima di prendere nuovamente il bicchiere dal vassoio retto da Ilaria, dedicò attenzione ai morsetti che le stringevano i capezzoli. Giocò a lungo torcendoli e tirandoli. Le schiave della comunità erano abituate al dolore. Ilaria no, quindi emise un lamento che eccitò il suo attuale Padrone.
Mentre si divertiva col suo dolore e la sua sottomissione, continuò a parlare come se in realtà si trovassero in un bar in centro, di quelli eleganti che Mattia e la sua compagna usavano frequentare lontani dalle ristrettezze imposte nella comunità.
Gherardo, con tono leggero, cominciò a parlare di cose serie.
“Stanno per arrivare molti, moltissimi miei amici alle Cayman. Si fermeranno poco, giusto il tempo di prendere i passaporti per poter espatriare”.
Ilaria e Simona non capirono. Mattia sì, l’unico a sapere del conto corrente in quel paradiso fiscale. Gherardo gli stava dicendo che una notevole quantità di denaro sarebbe transitata sul suo conto.
Mattia gli aveva dovuto consegnare i codici di accesso di tutti i conti, anche di quelli non sequestrati. Si chiese se si trattavano di fondi neri, di corruzione o altro. Poi se ne disinteressò, più timoroso che Gherardo non avrebbe mantenuto la promessa di non usare quei codici per far sparire i soldi della comunità.
A Mattia, ormai, interessava solo quello, tenere i danari e, terminata quella storia del cazzo nella quale ci si era trovato, quando gli avessero sbloccato tutti i conti correnti segreti, se ne sarebbe andato da qualche parte senza farsi più trovare, nemmeno dalla sua compagna.
Sapeva benissimo che, ormai, era bruciato.
Probabilmente era tutta colpa di quella stronza di Simona che, ignara di tutto, aveva una zia che conosceva quello stronzo, senza sapere evidentemente il potere che aveva.
Bastardi tutti. Per colpa di quella puttana si era giocato il suo gingillo che, oltre ai soldi, gli dava anche tanta eccitazione per il controllo su tutte quelle persone che, senza saperlo, erano diventate suoi schiavi.
Ilaria tacque nel sentire quelle comunicazioni. Il dolore ai capezzoli e l’umiliazione per la situazione non le impedirono di far viaggiare i pensieri alla velocità che riusciva a dare loro. Era chiaro che il riferimento alle Cayman fosse un messaggio in codice. Un dubbio atroce iniziò a insinuarsi dentro di lei e prendeva sempre più spazio, complice anche quella strana sensazione che già aveva percepito dal comportamento di quell’uomo che vedeva sempre meno come il suo compagno.
Mattia sapeva che Ilaria aveva già iniziato ad insospettirsi. Il suo timore più grande non era tanto quanto avrebbe potuto pensare quella donna, quanto il fatto che il comportamento di Gherardo gli faceva pensare che, alla fine, lo avrebbe buttato a mare facendogli perdere tutto. Questo gli sconvolgeva le viscere.
Dai pantaloni leggeri di Gherardo era visibilissimo tutto il piacere che gli dava poter avere uno sgabello umano e quella donna inginocchiata accanto, i cui capezzoli erano tormentati a piacimento.
La serata sarebbe stata ancora lunga, lunga tanto quanto la sua eccitazione.
Prese il bicchiere e lo svuotò. Lo pose sul vassoio ancora retto da una Ilaria sempre più stanca di quella posizione e le strizzò ancora una volta i morsetti ai capezzoli.
“Vai a prepararti per la cena”.
La donna, il cui sguardo era basso per nascondere la rabbia che aveva dentro, si alzò e si diresse in sala.
La frase era evidentemente rivolta a Mattia.
Simona fu scioccata quando Mattia, dopo essersi affacciato alla porta della sala per ordinare che venisse servito l’ospite, vide entrare dalla porta Ilaria, nuda, con indosso i suoi stessi accessori. Il guinzaglio le pendeva sul petto sino a raggiungere la figa depilata.
Le mani, i cui polsi erano uniti dalla catena attaccata alle polsiere, reggevano un vassoio sul quale erano appoggiati due bicchieri la cui condensa all’esterno faceva intuire quanto fosse fresco il prosecco che contenevano.
I piedi nudi di Ilaria si muovevano silenziosamente sul pavimento. L’unico suono udibile era quello provocato dalla catena che strisciava sul pavimento.
Simona aveva il cuore a mille perché quella scena alla quale stava assistendo era il capovolgimento di tutta la sua realtà.
Ilaria si chinò, quale brava serva, verso Mattia seduto sul divano per consentirgli di prendere il suo bicchiere.
Quando fu il turno di Gherardo, invece, si inginocchiò, alzando appena il vassoio.
L’uomo la guardò con la stessa noncuranza con la quale si osservano i camerieri che portano un piatto in un affollato ristorante.
Ilaria, mentre gli uomini bevevano, restò inginocchiata seduta sui talloni, le ginocchia leggermente divaricate in modo che si potesse intravedere la figa.
Tenne in mano il vassoio che, così, divenne il tavolino sul quale il nuovo Padrone poteva appoggiare il bicchiere tra un sorso e l’altro.
La ciotolina con le patatine posata sul vassoio retto dalla donna, erano ad esclusivo beneficio di Gherardo il quale, mentre parlava con Mattia, vi attingeva distrattamente.
L’eccitazione dell’ospite era palpabile tanto quanto il nervosismo di Mattia e di Ilaria.
Simona dovette assistere allo stravolgimento nelle sue viscere per quella situazione che non capiva. I suoi Padroni ridotti a schiavi era l’inversione di ogni realtà, convinzione, fondamenta del suo essere in quella comunità, basata su un ordine che assicurava a tutti benessere e tranquillità.
Gherardo iniziò a parlare di cose futili, alle quali Mattia rispondeva a monosillabi.
Prima di prendere nuovamente il bicchiere dal vassoio retto da Ilaria, dedicò attenzione ai morsetti che le stringevano i capezzoli. Giocò a lungo torcendoli e tirandoli. Le schiave della comunità erano abituate al dolore. Ilaria no, quindi emise un lamento che eccitò il suo attuale Padrone.
Mentre si divertiva col suo dolore e la sua sottomissione, continuò a parlare come se in realtà si trovassero in un bar in centro, di quelli eleganti che Mattia e la sua compagna usavano frequentare lontani dalle ristrettezze imposte nella comunità.
Gherardo, con tono leggero, cominciò a parlare di cose serie.
“Stanno per arrivare molti, moltissimi miei amici alle Cayman. Si fermeranno poco, giusto il tempo di prendere i passaporti per poter espatriare”.
Ilaria e Simona non capirono. Mattia sì, l’unico a sapere del conto corrente in quel paradiso fiscale. Gherardo gli stava dicendo che una notevole quantità di denaro sarebbe transitata sul suo conto.
Mattia gli aveva dovuto consegnare i codici di accesso di tutti i conti, anche di quelli non sequestrati. Si chiese se si trattavano di fondi neri, di corruzione o altro. Poi se ne disinteressò, più timoroso che Gherardo non avrebbe mantenuto la promessa di non usare quei codici per far sparire i soldi della comunità.
A Mattia, ormai, interessava solo quello, tenere i danari e, terminata quella storia del cazzo nella quale ci si era trovato, quando gli avessero sbloccato tutti i conti correnti segreti, se ne sarebbe andato da qualche parte senza farsi più trovare, nemmeno dalla sua compagna.
Sapeva benissimo che, ormai, era bruciato.
Probabilmente era tutta colpa di quella stronza di Simona che, ignara di tutto, aveva una zia che conosceva quello stronzo, senza sapere evidentemente il potere che aveva.
Bastardi tutti. Per colpa di quella puttana si era giocato il suo gingillo che, oltre ai soldi, gli dava anche tanta eccitazione per il controllo su tutte quelle persone che, senza saperlo, erano diventate suoi schiavi.
Ilaria tacque nel sentire quelle comunicazioni. Il dolore ai capezzoli e l’umiliazione per la situazione non le impedirono di far viaggiare i pensieri alla velocità che riusciva a dare loro. Era chiaro che il riferimento alle Cayman fosse un messaggio in codice. Un dubbio atroce iniziò a insinuarsi dentro di lei e prendeva sempre più spazio, complice anche quella strana sensazione che già aveva percepito dal comportamento di quell’uomo che vedeva sempre meno come il suo compagno.
Mattia sapeva che Ilaria aveva già iniziato ad insospettirsi. Il suo timore più grande non era tanto quanto avrebbe potuto pensare quella donna, quanto il fatto che il comportamento di Gherardo gli faceva pensare che, alla fine, lo avrebbe buttato a mare facendogli perdere tutto. Questo gli sconvolgeva le viscere.
Dai pantaloni leggeri di Gherardo era visibilissimo tutto il piacere che gli dava poter avere uno sgabello umano e quella donna inginocchiata accanto, i cui capezzoli erano tormentati a piacimento.
La serata sarebbe stata ancora lunga, lunga tanto quanto la sua eccitazione.
Prese il bicchiere e lo svuotò. Lo pose sul vassoio ancora retto da una Ilaria sempre più stanca di quella posizione e le strizzò ancora una volta i morsetti ai capezzoli.
“Vai a prepararti per la cena”.
La donna, il cui sguardo era basso per nascondere la rabbia che aveva dentro, si alzò e si diresse in sala.
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