La setta (parte 11)
di
Kugher
genere
sadomaso
Mattia si alzò dal tavolo che li aveva ospitati.
La padrona di casa ricevette un altro bacio casto che ricambiò, spostandosi civettulamente i lunghi capelli neri dietro alle orecchie spingendo appena avanti i seni per toccare il petto dell’uomo.
Questi accarezzò il viso di Martina che, nel frattempo si era alzata. Solo allora si rese conto che accanto a loro c’era anche Franco, del quale se ne era dimenticata totalmente avvolta dalla personalità del leader.
“Fermati con noi, se vuoi, a cena”.
Martina si sentì nuovamente letta nell’anima in quanto, nel momento in cui si erano alzati, provò dispiacere al pensiero di dover uscire da quel campo così avvolgente.
Non si stupì di cominciare a trovare naturalezza nel vedere 5 persone giovani, ragazze e ragazzi, trasportare una pesante gerla piena di pesante legna, guidati da un uomo che li teneva al guinzaglio.
Lei accettò la situazione, completamente, senza più porsi domande, avvolta dall’egoistico piacere di sentirsi accolta e accettata, senza rendersi conto che tale coinvolgimento non era accettazione di lei per com’era, ma, in ultima analisi, per ciò che avrebbe potuto dare alla comunità.
Il prezzo di sentirsi capita ed accolta era l’accettazione di quella scena di schiavitù. Non ebbe reazioni quando tra le mani del capo carovana vide un frustino con il quale colpì la ragazza troppo lenta.
“Mi farebbe molto piacere, grazie”.
Mattia si rivolse a Franco.
“Amico mio, abbiamo una graditissima ospite”.
Si rivolse a Martina con quegli occhi magnetici.
“Franco ti porterà all’ingresso e ti darà il cellulare così che tu possa mandare un sms a tua madre per avvisarla che ti fermi a cena con amici e che, se dovessi fare tardi, deciderai di fermarti a dormire qui”.
Martina sorrise per il riferimento all’sms, come se non conoscesse l’uso di WhatsApp.
Non si accorse che l’aveva invitata a scrivere e non a chiamare, così da non creare un contatto con la madre pur avendole trasmesso il senso di preoccupazione nell’avvisare il genitore.
Implicitamente l’aveva invitata a fermarsi per la notte e lei si sentì dentro una tranquillità tale che sapeva che avrebbe accettato.
“Passa a trovarmi prima di andare a cena, così ti presento Ilaria che non mi sembra tu abbia mai conosciuto”.
Un passetto in più nel sentirsi accolta, voluta.
Avrebbe voluto cambiarsi, essere bella, prima di andare a casa di Mattia. Provò una strana sensazione nel pensare che avrebbe visto nuovamente Elena, accucciata ai piedi, nuda. Ripensò al suo sguardo e cercò di immaginare il proprio.
“Dove posso trovare un bagno per sistemarmi un poco prima di cena?”
Dallo sguardo di Franco avvertì l’inutilità della propria domanda, come se non servisse sistemarsi per cena.
“Intendi una doccia?”
Capì in quel momento che per loro era più importante la pulizia quale rispetto di sé e degli altri.
“Vieni, puoi farla da me”.
Martina si stupì di sé stessa quando si accorse di avere accettato senza nemmeno pensare al possibile doppio senso di quell’offerta, come fosse cosa naturale ospitare qualcuno per una doccia senza dover necessariamente avere il secondo fine di una scopata.
Questa sensazione la lasciò tranquilla e, nuovamente, si scoprì stupita di sé stessa quando si accorse, dopo essersi spogliata ed infilata nel box-doccia, di non avere chiuso la porta del bagno.
Mattia aveva avvisato Ilaria che, prima di cena, sarebbe passata da loro la nuova potenziale adepta.
I loro corpi si toccavano fianco a fianco seduti sul divano.
Stesa sulla schiena a terra, nuda, c’era Elena. I Padroni poggiavano i piedi sul suo corpo, come fosse un tappeto comodo e caldo.
Ai capezzoli della ragazza c’erano applicati due morsetti che, a giudicare dalla sua espressione, dovevano essere stretti.
Ilaria aveva un piede sulla bocca della schiava per offrirlo alle attenzioni della sua lingua. L’altro piede era posato sui morsetti coi quali, distrattamente, giocava, procurando ulteriore dolore alla ragazza e divertimento a lei.
Mattia aveva entrambi i piedi sul ventre.
Parlavano in cinese, come erano soliti fare quando i discorsi erano caratterizzati dalla riservatezza.
“Credo che Martina sia vicina a diventare una nuova adepta. L’uso della sua bellezza e sensualità era solo un’armatura per difenderla dalla sua eccessiva fragilità. Il corpo le consentiva di essere accettata dagli uomini senza il rischio che questi potessero guardala dentro e capire. Aveva ragione Franco, aveva visto bene. Quell’uomo ha un istinto naturale”.
“Vero. Dovresti ricompensarlo in qualche modo”.
“Pensavo di prestargli Elena. La guarda sempre in un modo strano. Credo che gli piaccia e scoparla potrebbe essere un buon incentivo”.
“Come ha reagito la ragazza nel vedere gli schiavi incatenati ai lavori forzati che portavano la legna?”
“Inizialmente era perplessa ma non scioccata. Poi credo abbia accettato il tutto. Non ha cambiato espressione nemmeno quando il capo carovana ha frustato Monica che, come al solito, è la bestia da soma più lenta del gruppo”.
“Se il capo carovana era Vincenzo, immagino che la gerla di Monica sia stata riempita più delle altre per farlo divertire”.
Mattia sorrise per confermare la circostanza.
“Vediamo questa sera come reagisce alla cena e, adesso, all’immagine della schiava sotto i nostri piedi”.
La padrona di casa ricevette un altro bacio casto che ricambiò, spostandosi civettulamente i lunghi capelli neri dietro alle orecchie spingendo appena avanti i seni per toccare il petto dell’uomo.
Questi accarezzò il viso di Martina che, nel frattempo si era alzata. Solo allora si rese conto che accanto a loro c’era anche Franco, del quale se ne era dimenticata totalmente avvolta dalla personalità del leader.
“Fermati con noi, se vuoi, a cena”.
Martina si sentì nuovamente letta nell’anima in quanto, nel momento in cui si erano alzati, provò dispiacere al pensiero di dover uscire da quel campo così avvolgente.
Non si stupì di cominciare a trovare naturalezza nel vedere 5 persone giovani, ragazze e ragazzi, trasportare una pesante gerla piena di pesante legna, guidati da un uomo che li teneva al guinzaglio.
Lei accettò la situazione, completamente, senza più porsi domande, avvolta dall’egoistico piacere di sentirsi accolta e accettata, senza rendersi conto che tale coinvolgimento non era accettazione di lei per com’era, ma, in ultima analisi, per ciò che avrebbe potuto dare alla comunità.
Il prezzo di sentirsi capita ed accolta era l’accettazione di quella scena di schiavitù. Non ebbe reazioni quando tra le mani del capo carovana vide un frustino con il quale colpì la ragazza troppo lenta.
“Mi farebbe molto piacere, grazie”.
Mattia si rivolse a Franco.
“Amico mio, abbiamo una graditissima ospite”.
Si rivolse a Martina con quegli occhi magnetici.
“Franco ti porterà all’ingresso e ti darà il cellulare così che tu possa mandare un sms a tua madre per avvisarla che ti fermi a cena con amici e che, se dovessi fare tardi, deciderai di fermarti a dormire qui”.
Martina sorrise per il riferimento all’sms, come se non conoscesse l’uso di WhatsApp.
Non si accorse che l’aveva invitata a scrivere e non a chiamare, così da non creare un contatto con la madre pur avendole trasmesso il senso di preoccupazione nell’avvisare il genitore.
Implicitamente l’aveva invitata a fermarsi per la notte e lei si sentì dentro una tranquillità tale che sapeva che avrebbe accettato.
“Passa a trovarmi prima di andare a cena, così ti presento Ilaria che non mi sembra tu abbia mai conosciuto”.
Un passetto in più nel sentirsi accolta, voluta.
Avrebbe voluto cambiarsi, essere bella, prima di andare a casa di Mattia. Provò una strana sensazione nel pensare che avrebbe visto nuovamente Elena, accucciata ai piedi, nuda. Ripensò al suo sguardo e cercò di immaginare il proprio.
“Dove posso trovare un bagno per sistemarmi un poco prima di cena?”
Dallo sguardo di Franco avvertì l’inutilità della propria domanda, come se non servisse sistemarsi per cena.
“Intendi una doccia?”
Capì in quel momento che per loro era più importante la pulizia quale rispetto di sé e degli altri.
“Vieni, puoi farla da me”.
Martina si stupì di sé stessa quando si accorse di avere accettato senza nemmeno pensare al possibile doppio senso di quell’offerta, come fosse cosa naturale ospitare qualcuno per una doccia senza dover necessariamente avere il secondo fine di una scopata.
Questa sensazione la lasciò tranquilla e, nuovamente, si scoprì stupita di sé stessa quando si accorse, dopo essersi spogliata ed infilata nel box-doccia, di non avere chiuso la porta del bagno.
Mattia aveva avvisato Ilaria che, prima di cena, sarebbe passata da loro la nuova potenziale adepta.
I loro corpi si toccavano fianco a fianco seduti sul divano.
Stesa sulla schiena a terra, nuda, c’era Elena. I Padroni poggiavano i piedi sul suo corpo, come fosse un tappeto comodo e caldo.
Ai capezzoli della ragazza c’erano applicati due morsetti che, a giudicare dalla sua espressione, dovevano essere stretti.
Ilaria aveva un piede sulla bocca della schiava per offrirlo alle attenzioni della sua lingua. L’altro piede era posato sui morsetti coi quali, distrattamente, giocava, procurando ulteriore dolore alla ragazza e divertimento a lei.
Mattia aveva entrambi i piedi sul ventre.
Parlavano in cinese, come erano soliti fare quando i discorsi erano caratterizzati dalla riservatezza.
“Credo che Martina sia vicina a diventare una nuova adepta. L’uso della sua bellezza e sensualità era solo un’armatura per difenderla dalla sua eccessiva fragilità. Il corpo le consentiva di essere accettata dagli uomini senza il rischio che questi potessero guardala dentro e capire. Aveva ragione Franco, aveva visto bene. Quell’uomo ha un istinto naturale”.
“Vero. Dovresti ricompensarlo in qualche modo”.
“Pensavo di prestargli Elena. La guarda sempre in un modo strano. Credo che gli piaccia e scoparla potrebbe essere un buon incentivo”.
“Come ha reagito la ragazza nel vedere gli schiavi incatenati ai lavori forzati che portavano la legna?”
“Inizialmente era perplessa ma non scioccata. Poi credo abbia accettato il tutto. Non ha cambiato espressione nemmeno quando il capo carovana ha frustato Monica che, come al solito, è la bestia da soma più lenta del gruppo”.
“Se il capo carovana era Vincenzo, immagino che la gerla di Monica sia stata riempita più delle altre per farlo divertire”.
Mattia sorrise per confermare la circostanza.
“Vediamo questa sera come reagisce alla cena e, adesso, all’immagine della schiava sotto i nostri piedi”.
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