La setta (parte 31)

di
genere
sadomaso

Mattia uscì dal culo di Greta.
L’ultimo sfregio consistette nel farla inginocchiare e farsi pulire il cazzo che le aveva scopato il culo.
“Adesso vestiti e andatevene. Non fatevi più vedere. Simona è nostra, è mia. Resta qui perché noi la amiamo e lei è diventata una parte della comunità”.
Mattia guardò con espressione vittoriosa anche quell’uomo che stava per andarsene e che per un attimo aveva temuto che avrebbe potuto rovinargli il successo che si sentiva addosso.
Gherardo prese la parola. Non lo aveva fatto nemmeno per salutare e, a differenza di Greta, non aveva nemmeno cercato di offrire la mano per stringere quella di Mattia.
“Se ne va solo Greta, io resto qui”.
Il gelo entrò nella stanza, si materializzò tra i mobili e le pareti, addossandosi alla finestra come se volesse uscire perché lì dentro ce ne era troppo.
Gherardo non si era alzato e restò seduto.
“Vai, Greta”.
La donna era incerta, dimostrando così che quell’epilogo era a lei sconosciuto.
Mattia era frastornato, anche dalla voce calma e risoluta dell’uomo.
I due uomini della comunità guardarono il leader in attesa di istruzioni ma, loro stessi, avrebbero avuto qualche timore ad avvicinare quell’uomo, come se la sua calma e sicurezza fosse una minaccia.
Mattia non rispose. Greta uscì. Simona restò inginocchiata, nuda.
“Siediti”.
Mattia solo dopo averlo fatto si rese conto che aveva ubbidito ad un ordine.
Gherardo non guardò nessuno se non gli occhi di Mattia. Gli diede un foglio piegato in due con la sicurezza che sarebbe stato preso, aperto e letto.
Così fu.
Mattia lesse le prime righe, poi girò il foglio per quadrare velocemente il resto del contenuto.
Lo abbassò e guardò gli uomini, come se fosse in cerca di un aiuto che loro non sarebbero mai stati in grado di dargli. Nei suoi occhi gli uomini lessero lo smarrimento e questo li allarmò, in quanto era la prima volta che questo accadeva.
“Uscite tutti”.
“Ma…Mattia”.
“Uscite, ho detto!!!”
Gli uomini uscirono.
Simona era rimasta inginocchiata, impietrita.
“Anche tu”.
La voce dura e tesa non ebbe bisogno di ripetere l’ordine.
Simona raccolse le sue vesti e se ne andò.
“Cosa è questo?”
“E’ quello che vedi. E’ l’elenco di tutte le persone che attualmente risiedono qui. In fondo, lo hai visto bene, ci sono i nomi di coloro che non ci sono più, delle ragazze e dei ragazzi, diciamo, andati all’estero”.
“Cosa vuoi dimostrare con questo? Sono tutti qui con il loro consenso. Non potete farci nulla. Ci hanno provato altri prima di te. Nessun poliziotto o magistrato ci è riuscito, adesso te ne devi andare!!!”.
La voce aveva qualche incrinatura ed era insicura.
Gherardo non rispose.
“La settimana prossima, a questa stessa ora, io sarò qui e tu mi riceverai”.
“Scordatelo!!!”
La voce di Mattia non era ferma come al solito. Gli occhi avrebbero meglio chiarito l’incertezza che le corde vocali non avevano trattenuto.
Senza ulteriori parole, Gherardo si avviò all’uscita. Mattia faceva uscire dalla sua bocca parole inutili alle orecchie dell’uomo.
Il giorno dopo, con la rabbia che nel suo corpo si era moltiplicata invece di scemare, aveva mandato Simona a lavorare come schiava da soma. Doveva andare con Vincenzo nel bosco e portare sulle spalle, al ritorno, una gerla strapiena di legna. Quel percorso veniva fatto più volte ed alla fine schiavi e schiave erano sfinite per la fatica. Vincenzo si limitava a controllare e a condurre con una corda legata ai collari, usando anche il frustino se la fatica li faceva rallentare.
Aveva detto a Vincenzo che avrebbe potuto farsi succhiare il cazzo da Simona, o scoparla, insomma, farci quello che avrebbe voluto. Punendo Simona gli era sembrato di riacquisire quella autorità e sicurezza che aveva sentito traballare, come se facendole fare una gran fatica, la zia, la madre e quel coglione potessero saperlo e pentirsi della visita.
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scritto il
2026-08-13
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