La setta (parte 32)
di
Kugher
genere
sadomaso
Mentre Mattia lavorava alla scrivania, aveva ai suoi piedi Elena.
La rabbia gli faceva ancora compagnia ma aveva iniziato a lasciare sempre più spazio alla preoccupazione.
Aveva la sensazione alla bocca dello stomaco tipica di chi sa che sta per accadere qualcosa di brutto ma non cosa. L’attesa sa essere peggiore delle certezze.
Aveva cercato di sfogarsi facendoselo inutilmente succhiare da Elena, fino a che aveva rinunciato e punito la ragazza con qualche frustata, come se la responsabilità dell’insuccesso fosse dipesa da lei.
Suonò il telefono, l’unico apparecchio in dotazione del campo disponibile all’uso suo e di Ilaria, non altri.
Era la questura. Gli vennero comunicati nomi di persone della comunità che in quel momento si trovavano fuori, alcuni per cercare nuovi adepti, altri erano bravi a chiedere l'elemosina e, così, portare una certa quantità di soldi in comunità. L’interlocutore fece i nomi di tutti coloro che erano usciti la mattina, tranne tre. Comunicò che li avevano arrestati per spaccio di droga.
Mattia era allibito. Non era mai circolata droga lì dentro. Troppo pericoloso.
Chiese notizie dei tre che mancavano ma non seppero dargli risposta.
Prima di coinvolgere avvocati, si recò personalmente in questura. Nonostante le sue insistenze non gli avevano fatto parlare con nessuno degli arrestati. Sapeva che sarebbero stati affidati ad un avvocato di ufficio. Doveva impedire che parlassero con estranei.
Si rivolse ad Antonio, un avvocato che già lo aveva assistito e che, oltre ai soldi, aveva avuto la possibilità di usare alcuni schiavi del campo, meglio se giovani e depilati.
Ancor prima di avere notizie da Antonio, il giorno dopo, ricevette un'altra telefonata.
L’interlocutore fece i nomi dei tre che mancavano.
Erano stati arrestati in un'operazione di antiterrorismo.
Mattia non riuscì a parlare.
Al momento nel campo aveva tenuto nascosto tutto. Ne aveva parlato solo con Ilaria. Non sapevano cosa fare.
Istintivamente Mattia mise in connessione questi eventi con la visita di Gherardo.
Non era finita.
Il giorno dopo ancora ricevette la notizia che era stato sequestrato un conto alle Isole Cayman intestato solo a suo nome. Di quello non avrebbe potuto parlarne ad Ilaria in quanto non sapeva della sua esistenza, di quello come di altro conto corrente nel Liechtenstein, anch’esso sotto sequestro.
I due leader si fecero vedere in comunità il meno possibile, giusto per non dare adito a voci incontrollate. Un occhio esperto avrebbe potuto vedere nei loro occhi e sentire nella loro voce una tensione sino ad allora ignota. Già altre volte avevano vissuto momenti di difficoltà, ma avevano sempre avuto il controllo della situazione.
Questa volta no, si sentivano come ghermiti dalle sabbie mobili, come se fossero in una tormenta notturna in un bosco pieno di pericoli che non potevano vedere e sentire, ma che c’erano, sapevano della loro esistenza, sapevano che sarebbero stati colpiti ma non dove e quando né, soprattutto, come.
La settimana successiva si presentò alla porta Gherardo che venne subito fatto entrare.
“Che cazzo hai fatto stronzo”.
Mattia lo assalì subito. Non aveva fatto presenziare Ilaria per il timore che si parlasse di quei due conti correnti nei paradisi fiscali ed a lei ignoti.
La cosa aveva infastidito la donna che, per la prima volta, lo guardò con sospetto o, meglio, con gli occhi di chi di punto in bianco smette di avere completa fiducia. Quello fu il momento in cui il rapporto si incrinò in quanto in una gestione come quella, la fiducia era cosa essenziale.
Gherardo si mise comodo in poltrona e assunse la postura che, nel linguaggio del corpo, lasciava intendere che il padrone, lì dentro, era lui, relegando l’altro quasi come un ospite, nemmeno gradito.
Con la sua voce calma e sicura, gelò Mattia.
“Ci sono poteri nascosti, che sfuggono a tutti, ramificati in tutti i poteri dello Stato. Gente che non ha nome, visi o residenze. Arriviamo a tutti e siamo in grado di muovere tutto. Possiamo muovere stampa, social, televisioni. In un attimo potreste avere tutti gli occhi puntati contro. Nessun arresto per schiavitù né per tratta delle bianche o dei bianchi. Siete dei principianti, al pari degli illusionisti nei circhi. Lasciate tracce di voi dappertutto. Potete lottare e vincere contro la magistratura, con la palla del consenso degli adepti. Ma non potete resistere contro il fango, quello vi entra lento nelle case e copre tutto, inesorabilmente e nonostante i sacchi di sabbia alle porte, vi sporca le pareti e si insinua in ogni dove, anche nei vostri rapporti (o, meglio, non rapporti) umani. Vi separa e crea distanze tra di voi che diverranno incolmabili e quando penserete di avere pulito casa vi arriverà altro fango, da altra parte, più molle, viscido, che vi entra anche nei vestiti e si trascina via tutte le cose dalle vostre case senza che voi possiate fermare nulla. Vi passeranno allo scanner. Il vostro passato personale sarà rivoltato come un calzino e si verrà a sapere anche cose che non sono mai accadute. Entreranno qui e troveranno droga, armi rubate, prostituzione. Possiamo falsificare prove e fare trovare tutto. Sarete in prima pagina sui quotidiani e all’apertura dei telegiornali. Salteranno fuori tutti i conti all’estero nei quali saranno depositati i proventi di attività illecite che nemmeno riuscite ad immagine e per le quali sarete alla gogna, prima che alla sbarra”.
Mattia rimase zitto, immobile.
Gherardo andò avanti rispondendo ad una domanda che nessuno gli aveva fatto.
“Vogliamo usare i vostri alloggi, che sono puliti. Manderete in alcuni viaggi alcuni dei vostri che dovranno portare qualcosa che nessuno conosce e, se li beccano, a noi non arriveranno mai, perché noi non esistiamo. A te non interessa sapere cosa. Interessa solo sapere che se vi beccano inizierà ad arrivarvi il fango perché ci resterete stritolati solo voi, o, anzi, solo tu e quella bella puttana della tua compagna che, peraltro, non mi sembra di vedere qui dentro, quella puttana esclusa dall’intestazione dei tuoi conti correnti all’estero. Useremo la vostra comunità per altre cose che vi diremo e ci aspettiamo sempre il sì. In cambio potrai fare quello che vorrai basta che non attiri l’attenzione”
Un attimo di silenzio lungo ore.
“Se accetto?”.
“Hai sbagliato la domanda. Il “se” non è contemplato. I tuoi cani sono già stati rilasciati, proprio mentre entravo qui. I conti restano bloccati. Tanto hai ancora quello intestato anche alla puttana, alla quale immagino tu non abbia raccontato dei tuoi due personali dai quali l’hai esclusa”.
La rabbia gli faceva ancora compagnia ma aveva iniziato a lasciare sempre più spazio alla preoccupazione.
Aveva la sensazione alla bocca dello stomaco tipica di chi sa che sta per accadere qualcosa di brutto ma non cosa. L’attesa sa essere peggiore delle certezze.
Aveva cercato di sfogarsi facendoselo inutilmente succhiare da Elena, fino a che aveva rinunciato e punito la ragazza con qualche frustata, come se la responsabilità dell’insuccesso fosse dipesa da lei.
Suonò il telefono, l’unico apparecchio in dotazione del campo disponibile all’uso suo e di Ilaria, non altri.
Era la questura. Gli vennero comunicati nomi di persone della comunità che in quel momento si trovavano fuori, alcuni per cercare nuovi adepti, altri erano bravi a chiedere l'elemosina e, così, portare una certa quantità di soldi in comunità. L’interlocutore fece i nomi di tutti coloro che erano usciti la mattina, tranne tre. Comunicò che li avevano arrestati per spaccio di droga.
Mattia era allibito. Non era mai circolata droga lì dentro. Troppo pericoloso.
Chiese notizie dei tre che mancavano ma non seppero dargli risposta.
Prima di coinvolgere avvocati, si recò personalmente in questura. Nonostante le sue insistenze non gli avevano fatto parlare con nessuno degli arrestati. Sapeva che sarebbero stati affidati ad un avvocato di ufficio. Doveva impedire che parlassero con estranei.
Si rivolse ad Antonio, un avvocato che già lo aveva assistito e che, oltre ai soldi, aveva avuto la possibilità di usare alcuni schiavi del campo, meglio se giovani e depilati.
Ancor prima di avere notizie da Antonio, il giorno dopo, ricevette un'altra telefonata.
L’interlocutore fece i nomi dei tre che mancavano.
Erano stati arrestati in un'operazione di antiterrorismo.
Mattia non riuscì a parlare.
Al momento nel campo aveva tenuto nascosto tutto. Ne aveva parlato solo con Ilaria. Non sapevano cosa fare.
Istintivamente Mattia mise in connessione questi eventi con la visita di Gherardo.
Non era finita.
Il giorno dopo ancora ricevette la notizia che era stato sequestrato un conto alle Isole Cayman intestato solo a suo nome. Di quello non avrebbe potuto parlarne ad Ilaria in quanto non sapeva della sua esistenza, di quello come di altro conto corrente nel Liechtenstein, anch’esso sotto sequestro.
I due leader si fecero vedere in comunità il meno possibile, giusto per non dare adito a voci incontrollate. Un occhio esperto avrebbe potuto vedere nei loro occhi e sentire nella loro voce una tensione sino ad allora ignota. Già altre volte avevano vissuto momenti di difficoltà, ma avevano sempre avuto il controllo della situazione.
Questa volta no, si sentivano come ghermiti dalle sabbie mobili, come se fossero in una tormenta notturna in un bosco pieno di pericoli che non potevano vedere e sentire, ma che c’erano, sapevano della loro esistenza, sapevano che sarebbero stati colpiti ma non dove e quando né, soprattutto, come.
La settimana successiva si presentò alla porta Gherardo che venne subito fatto entrare.
“Che cazzo hai fatto stronzo”.
Mattia lo assalì subito. Non aveva fatto presenziare Ilaria per il timore che si parlasse di quei due conti correnti nei paradisi fiscali ed a lei ignoti.
La cosa aveva infastidito la donna che, per la prima volta, lo guardò con sospetto o, meglio, con gli occhi di chi di punto in bianco smette di avere completa fiducia. Quello fu il momento in cui il rapporto si incrinò in quanto in una gestione come quella, la fiducia era cosa essenziale.
Gherardo si mise comodo in poltrona e assunse la postura che, nel linguaggio del corpo, lasciava intendere che il padrone, lì dentro, era lui, relegando l’altro quasi come un ospite, nemmeno gradito.
Con la sua voce calma e sicura, gelò Mattia.
“Ci sono poteri nascosti, che sfuggono a tutti, ramificati in tutti i poteri dello Stato. Gente che non ha nome, visi o residenze. Arriviamo a tutti e siamo in grado di muovere tutto. Possiamo muovere stampa, social, televisioni. In un attimo potreste avere tutti gli occhi puntati contro. Nessun arresto per schiavitù né per tratta delle bianche o dei bianchi. Siete dei principianti, al pari degli illusionisti nei circhi. Lasciate tracce di voi dappertutto. Potete lottare e vincere contro la magistratura, con la palla del consenso degli adepti. Ma non potete resistere contro il fango, quello vi entra lento nelle case e copre tutto, inesorabilmente e nonostante i sacchi di sabbia alle porte, vi sporca le pareti e si insinua in ogni dove, anche nei vostri rapporti (o, meglio, non rapporti) umani. Vi separa e crea distanze tra di voi che diverranno incolmabili e quando penserete di avere pulito casa vi arriverà altro fango, da altra parte, più molle, viscido, che vi entra anche nei vestiti e si trascina via tutte le cose dalle vostre case senza che voi possiate fermare nulla. Vi passeranno allo scanner. Il vostro passato personale sarà rivoltato come un calzino e si verrà a sapere anche cose che non sono mai accadute. Entreranno qui e troveranno droga, armi rubate, prostituzione. Possiamo falsificare prove e fare trovare tutto. Sarete in prima pagina sui quotidiani e all’apertura dei telegiornali. Salteranno fuori tutti i conti all’estero nei quali saranno depositati i proventi di attività illecite che nemmeno riuscite ad immagine e per le quali sarete alla gogna, prima che alla sbarra”.
Mattia rimase zitto, immobile.
Gherardo andò avanti rispondendo ad una domanda che nessuno gli aveva fatto.
“Vogliamo usare i vostri alloggi, che sono puliti. Manderete in alcuni viaggi alcuni dei vostri che dovranno portare qualcosa che nessuno conosce e, se li beccano, a noi non arriveranno mai, perché noi non esistiamo. A te non interessa sapere cosa. Interessa solo sapere che se vi beccano inizierà ad arrivarvi il fango perché ci resterete stritolati solo voi, o, anzi, solo tu e quella bella puttana della tua compagna che, peraltro, non mi sembra di vedere qui dentro, quella puttana esclusa dall’intestazione dei tuoi conti correnti all’estero. Useremo la vostra comunità per altre cose che vi diremo e ci aspettiamo sempre il sì. In cambio potrai fare quello che vorrai basta che non attiri l’attenzione”
Un attimo di silenzio lungo ore.
“Se accetto?”.
“Hai sbagliato la domanda. Il “se” non è contemplato. I tuoi cani sono già stati rilasciati, proprio mentre entravo qui. I conti restano bloccati. Tanto hai ancora quello intestato anche alla puttana, alla quale immagino tu non abbia raccontato dei tuoi due personali dai quali l’hai esclusa”.
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