La setta (parte 12)

di
genere
sadomaso

Martina venne lasciata da Franco sulla porta dell’abitazione dei due leader.
Entrò e venne guidata dalla loro voce fino al salotto.
Ebbe un attimo di esitazione, che non sfuggì ai suoi ospiti, quando varcò la soglia del locale e vide due persone sedute comodamente sul divano, in una apparente scena di normalità domestica, non fosse stata per la ragazza nuda, stesa a terra a svolgere la funzione di loro tappeto poggiapiedi.
Superò il momento, ormai quasi abituata alla normalità delle scene di sottomissione, ed entrò.
Si concentrò su Ilaria, donna dall’elegante portamento. Era seduta in maniera regale e poggiava i piedi su quella ragazza come se le stesse facendo un piacere.
I capelli rossi, lunghi e mossi, le circondavano il viso rendendolo ancora più bello.
L’attenzione di Martina, ormai dimentica della ragazza poggiapiedi come fosse un dettaglio ordinario, si spostò sullo sguardo della donna, trovandolo sereno e penetrante, come se, al pari di Mattia, volesse leggerle l’anima per capirla, conoscerla, il tutto con quella rilassatezza nello sguardo che infondeva tranquillità.
Le parve normale ed ospitale il fatto che Ilaria si alzò in piedi sul corpo della ragazza tappeto e le andò incontro, scalza, per salutarla, presentarsi e stringerle la mano.
Aveva piedi e caviglie bellissime, appena rivelate dal lungo vestito che, seppur ordinario, non riusciva a nascondere la bellezza di quel corpo.
La trovò affabile e gentile, capace di farla sentire al centro dell’attenzione, come se fosse la persona che più aspettavano per il piacere di stare con lei.
“Che piacere finalmente poterti conoscere. Mattia mi ha parlato tanto di te, della tua anima pulita e dei tuoi occhi spenti ma pieni di potenziale calore”.
Nessuno le aveva mai detto una cosa simile e si sentì come se facesse parte di quell’ambiente da tempo e si trovasse tra persone che la conoscevano e non la giudicavano.
Elena divenne un accessorio, un tappeto, ignorata. Quella scena di forte dominazione era il prezzo che lei era disposta a pagare per sentirsi avvolta, abbracciata da quella voce morbida e da quelle mani asciutte che tenevano strette le sue, con lo sguardo che le accarezzava il cuore.
Ilaria tornò a sedersi accanto al suo uomo, poggiando nuovamente un piede sul viso e un altro sui morsetti della schiava tappeto.
Solo in quel momento Martina si accorse degli strumenti di tortura e della normalità dei piedi che li schiacciavano, trasmettendo dolore che veniva denunziato dal viso sofferente della ragazza.
Non si accorse nemmeno che era rimasta in piedi a parlare con loro, invece comodamente seduti. Trovava normale quella differenza tra lei e loro, come se riconoscesse quella autorità che le imponeva di non sedersi, quale gesto di rispetto davanti alla loro forza.
Mentre parlava, i suoi occhi andavano spesso ai capezzoli torturati da quei bellissimi piedi nudi.
“Se vuoi sapere il motivo di questa tortura, chiedi. Non trattenere domande dentro di te perché la non risposta alla non domanda potrebbe generare in te false convinzioni che, poi, potrebbero viziare i tuoi pensieri”.
Anche Ilaria, al pari di Mattia, aveva la capacità di capire le sue sensazioni ed i suoi pensieri. Mattia usava rispondere anticipando la sua domanda. Ilaria, invece, la invitava a chiedere serenamente, senza veli.
“Martina cara, è possibile dire e chiedere tutto, ma con i dovuti modi scevri da ogni pregiudizio”.
“Hai ragione, scusa. devo imparare che in questa comunità regna la serenità tra le persone e che anche le cose più insolite possono avere una risposta convincente”.
I due ospiti gradirono la predisposizione della ragazza ad essere convinta dalla loro spiegazione.
Difficilmente una persona rinuncia ad essere accolta e amata a vantaggio di altri in posizioni diverse dalla sua.
di
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2026-07-25
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