La setta (parte 36)

di
genere
sadomaso

Tutto era pronto per l’arrivo di Gherardo il quale aveva espresso il desiderio di cenare in comunità. Aveva chiesto (in realtà ordinato) che venisse preparata la tavola lunga, quella bella in legno massiccio, tutta lavorata a mano che, al solo vederla, dava il senso della robustezza e del suo valore economico.
Simona era stesa, nuda, appena dopo la porta. Aveva male alla schiena. Ormai era immobile, in attesa, da oltre mezz’ora, forse più, in quanto Mattia l’aveva fatta sistemare quindici minuti prima dell’orario comunicatogli, nel timore che l’ospite arrivasse in anticipo.
La schiava avvertì che nell'aria c’era una elettricità insolita, strana. Non era la prima volta che veniva qualche ospite a cena. Mattia li chiamava i finanziatori e, spesso, la schiava avrebbe dovuto prendersi cura del loro piacere.
Tuttavia Mattia era teso, nervoso e più cercava di dissimulare questo suo stato, maggiore era ciò che nell’aria emanava e faceva respirare a chi gli stava vicino.
Passò altro tempo. Simona aveva quasi pensato di chiedere se avrebbe potuto alzarsi, sgranchirsi, muovere la schiena. Tuttavia per quella tensione che era ormai palpabile, non osò, temendo una reazione di Mattia.
Aspettò. Non le era mai capitato di essere fatta stendere a terra dietro la porta. Qualche volta era stata lasciata accucciata accanto alla poltrona, col guinzaglio legato alla gamba del mobile. Alcuni preferivano di trovarla inginocchiata con collare ed i morsetti ai capezzoli.
Anche in quel momento aveva i morsetti, ai capezzoli ed alla figa. Indossava anche polsiere e cavigliere di cuoio. Ciascun paio era legato da una catenella. Quella tra i polsi passava sul pube, in modo da essere molto visibile.
Anche quella che legava le cavigliere era posizionata bene.
Per non spostare le catenelle era necessaria l’immobilità che, a distanza di tempo, le divenne sempre più insopportabile.
Pensò quale potesse essere la sua funzione in quella posa e pensò di avere indovinato. La cosa la preoccupò, sperando che l’ospite fosse una donna, leggera. Subito dopo questo pensiero, realizzò che avrebbe potuto avere i tacchi.
Aveva quel costante senso di fame che la accompagnava tutti i giorni per tutto il giorno, anche quando aveva terminato il pasto. In quel momento, però, la tensione ebbe almeno il pregio di non fargliela avvertire.
Capì quando era arrivato il momento dal fatto che Mattia uscì per andare a ricevere l’ospite. Tornarono poco dopo e li sentì appena dietro la porta che parlavano. Non le interessava il contenuto dei discorsi, era abituata a non ascoltare, vivendo sempre nella più completa fiducia del leader.
Quando si aprì la porta, la vista dell’ospite le fece passare tutte le tensioni, la stanchezza ed il dolore. Il cuore le si fermò per riprendere a battere velocemente subito dopo quell’eterna pausa di immobilità cardiaca.
Conosceva quell’uomo o, almeno, lo aveva già visto. Sapeva che era un amico di sua zia Greta. Era con lei qualche settimana addietro, quando Mattia aveva costretto sua zia a soddisfarlo sessualmente davanti a lei. Era stato un bellissimo momento. Aveva provato rivalsa verso la sua famiglia, verso la madre che non era nemmeno andata a trovarla abbandonando definitivamente, delegando la zia alla visita dimostratasi inutile. In quell’istante si era sentita ancor più legata alla comunità e a Mattia, verso il quale sentì crescere in maniera esponenziale la riconoscenza per averla presa e salvata ed al quale aveva, in cuori suo, promesso fedeltà ed ubbidienza per averla accolta, avere creduto in lei e fatta sentire parte di qualcosa di grande.
Tuttavia non capiva il motivo della tensione nel suo Padrone, posto che l'altra volta era lui, come al solito, a gestire gli eventi.
Il linguaggio del corpo faceva però intendere che, questa volta, il controllo lo avesse quell’uomo, Gherardo. Le faceva paura, non tanto per la robustezza, quanto per il senso di potere associato all’assenza di scrupoli, quel tipo di potere invisibile ai molti che, non dovendo essere giustificato, consentiva di fare cose che una persona in vista non avrebbe potuto permettersi.
Gli occhi dell’uomo brillarono di eccitazione.
Lei non sapeva che lui la conosceva da tempo in quanto nipote di Greta, donna che anni dietro, quando era una gnocca stratosferica, si era pure scopato, con grande soddisfazione in quanto amante del sesso spinto e non convenzionale.
Uomo abituato ad essere invisibile, l’aveva osservata, quelle poche volte che aveva avuto modo di vederla a casa di Greta. Sin dalla prima volta gli aveva fatto sesso.
Vedere Simona a terra, ai suoi piedi, incatenata, gli diede un piacere diverso e maggiore da quello che si sarebbe aspettato. Forse perché nipote di quella donna con la quale si era divertito e, forse, rivedeva in lei la bellezza della zia, facendolo tornare indietro nel tempo. Forse, molto più semplicemente, dipendeva da quel qualcosa di sconosciuto ed inspiegabile che a volte pervade quando si vede una persona che stimola reazioni sessuali.
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2026-08-20
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