La setta (parte 30)
di
Kugher
genere
sadomaso
“Simona, vieni qui”.
Col dito indice faceva segno a terra ai suoi piedi.
Quel momento era particolare. Rappresentava un trauma per i parenti, ma era forte anche per l’adepta (o adepto, accadeva lo stesso anche con i maschi) che avrebbe dovuto rivelare cosa esattamente era diventata.
La ragazza, con una sicurezza che stupì anche Mattia, si alzò e, senza guardare la zia e Gherardo, andò vicino a Mattia e si accucciò ai suoi piedi.
In stanza c’erano anche due adepti, molto grossi, che il leader si teneva sempre a disposizione in caso di reazioni da parte dei parenti in visita.
La zia cercò di intervenire ma si fecero avanti per impedirle di avvicinarsi.
Ancora nessuna reazione da parte dell’uomo venuto con Greta il quale osservava la scena con attenzione, studiandone i particolari. Era rimasto assolutamente impassibile, come se lui sapesse di avere una forza sconosciuta al nemico e che lo lasciava tranquillo, nonostante la spavalderia dell’altro che giocava in casa. L’incrinatura nella sicurezza di Mattia si apriva sempre più e questa cosa lo innervosiva perché gli dava la sensazione di non controllare completamente la situazione.
“Simona, su, da brava, fai vedere agli ospiti come sei diventata bella”.
La schiava sorrise e si alzò in modo tale da evidenziare le movenze che voleva compiere in maniera sexy, eccitante, anticipando cosa stava per fare.
Con atteggiamento provocante si spogliò completamente, mostrando la completa nudà ed un corpo senza nemmeno un pelo.
Ai capezzoli ed alle grandi labbra aveva morsetti uniti tra loro da una catenella.
“A quattro zampe, fai vedere alla zia la tua eleganza”.
Voleva sconvolgere quelle due persone e affermare il suo potere sulla ragazza, ormai schiava.
La zia dovette essere trattenuta quando Mattia si sedette sulla schiena della ragazza e le mise il collare ed il guinzaglio, per poi tirarla a quattro zampe in giro per il locale.
Simona ancheggiava e si muoveva in maniera provocante, con la scioltezza del felino.
Il suo corpo era divenuto più tonico per i lavori manuali cui era stata sottoposta nell’ultimo anno, ma anche più magro, perché, come tutti gli altri, viveva con un costante senso di fame.
Senza cercare di essere notato, Mattia osservava quell’uomo che restava impassibile. Non aveva mai visto una reazione simile.
Fece inginocchiare la ragazza davanti alla zia e prese il frustino.
“Cara Greta, sai che non vogliamo visite di parenti, quei parenti che hanno abbandonato i loro figli o i loro nipoti, che non li hanno ascoltati ed aiutati, capiti ma, invece, li hanno giudicati. Chi sta qui, lo fa di sua spontanea volontà e perché sta bene, avendo trovato finalmente una famiglia che li accoglie, li ascolta, non li giudica e li ama. Non come voi. Dovreste vergognarvi per come avete trattato questa ragazza”.
La zia era allibita. Restava ferma, seduta sulla punta del divano. Gli occhi erano sbarrati e la bocca non voleva saperne di chiudersi, come se le parole che aveva in mente fossero ancora bloccate dal cervello e le lebbra inutilmente predisposte per esprimersi.
“Simona sarà frustata, per le prossime cinque sere, davanti alla comunità, con colpi su tutto il corpo. Smetteremo solo quando il pianto sarà disperato. Dovrà mangiare dal pavimento i nostri avanzi, e non sempre. Tutto questo sarà colpa vostra. Pensatela per le prossime cinque sere, alle 19.00, sotto la frusta a causa della vostra visita. Simona soffrirà ma trarrà piacere nel sapere che tu ti sentirai in colpa".
Finalmente la donna riuscì a parlare.
“No! no! no! ti prego”.
Quale dimostrazione del suo potere e della sottomissione della ragazza, le diede tre colpi di frustino che costrinsero Simona a piegarsi in avanti dal dolore.
Greta allungò inutilmente le mani come se quel gesto potesse proteggere sua nipote.
“Basta, basta”.
Mattia si diresse al tavolino accanto alla sua poltrona. Prese dal cassetto dei biscotti a forma di osso e ne gettò a terra uno.
Senza bisogno di ordini, Simona si chinò a raccoglierlo per mangiarlo.
“Questo è niente. Se le va bene e non avremo avanzi, mangerà questi ed altri prodotti per cani…a meno che tu non mi succhi il cazzo, adesso”.
La donna restò basita e guardò Gherardo che, ancora, rimase impassibile, con quel maledetto sguardo carico di forza, ma tranquillo, come se si sentisse inattaccabile, come se vivesse nella protezione di una casa robusta mentre fuori imperversa il temporale.
"Spogliati”.
La donna esitò e Mattia frustò ancora Simona.
Greta si alzò, si spogliò e si inginocchiò.
Mattia prese posto in poltrona e allargò le gambe.
“Tirami fuori il cazzo”.
Non era duro come lui stesso si aspettava. La presenza inquietante di quell’uomo gli aveva rovinato la festa.
Greta si chinò e cominciò a succhiare quel cazzo che, comunque, in breve tempo prese forma e consistenza.
Mattia osservò Simona ed il suo sguardo carico di odio verso la zia. Vedeva due occhi compiaciuti per l’umiliazione e la tortura cui quella persona per lei ormai estranea era sottoposta. Gli sembrava di vedere nei suoi pensieri e nelle sue emozioni il piacere derivante dalla vendetta verso coloro che l’aveva abbandonata.
Per Simona l’umiliazione di sua zia era anche una vendetta nei confronti di sua madre che nemmeno aveva avuto il coraggio di venire da lei a cercare, almeno di provare, di portarla via, di abbracciarla.
Osservò con sguardo feroce tutta la scena, anche quando Mattia prese la zia per i capelli e la fece alzare in piedi per farle posare il busto sulla scrivania.
Mattia godette ad ogni frustata che le diede mentre le scopava il culo, con forza, vigore, come se da quello dipendesse l’affermazione del suo potere sulla nipote, su di lei, sui genitori di quella schiava a terra che guardava la scena, quella schiava che presto gli avrebbe donato la casa al mare, i suoi soldi e gliene avrebbe fatti guadagnare altri prima col suo lavoro da schiava e poi con la vendita.
Si sentiva forte, potente, invincibile.
Godette con forza, provando molto più piacere di quello che solitamente provava con le schiave, una sensazione che gli derivava dal potere che stava provando, in quel momento dimentico della inquietante presenza di Gherardo.
Col dito indice faceva segno a terra ai suoi piedi.
Quel momento era particolare. Rappresentava un trauma per i parenti, ma era forte anche per l’adepta (o adepto, accadeva lo stesso anche con i maschi) che avrebbe dovuto rivelare cosa esattamente era diventata.
La ragazza, con una sicurezza che stupì anche Mattia, si alzò e, senza guardare la zia e Gherardo, andò vicino a Mattia e si accucciò ai suoi piedi.
In stanza c’erano anche due adepti, molto grossi, che il leader si teneva sempre a disposizione in caso di reazioni da parte dei parenti in visita.
La zia cercò di intervenire ma si fecero avanti per impedirle di avvicinarsi.
Ancora nessuna reazione da parte dell’uomo venuto con Greta il quale osservava la scena con attenzione, studiandone i particolari. Era rimasto assolutamente impassibile, come se lui sapesse di avere una forza sconosciuta al nemico e che lo lasciava tranquillo, nonostante la spavalderia dell’altro che giocava in casa. L’incrinatura nella sicurezza di Mattia si apriva sempre più e questa cosa lo innervosiva perché gli dava la sensazione di non controllare completamente la situazione.
“Simona, su, da brava, fai vedere agli ospiti come sei diventata bella”.
La schiava sorrise e si alzò in modo tale da evidenziare le movenze che voleva compiere in maniera sexy, eccitante, anticipando cosa stava per fare.
Con atteggiamento provocante si spogliò completamente, mostrando la completa nudà ed un corpo senza nemmeno un pelo.
Ai capezzoli ed alle grandi labbra aveva morsetti uniti tra loro da una catenella.
“A quattro zampe, fai vedere alla zia la tua eleganza”.
Voleva sconvolgere quelle due persone e affermare il suo potere sulla ragazza, ormai schiava.
La zia dovette essere trattenuta quando Mattia si sedette sulla schiena della ragazza e le mise il collare ed il guinzaglio, per poi tirarla a quattro zampe in giro per il locale.
Simona ancheggiava e si muoveva in maniera provocante, con la scioltezza del felino.
Il suo corpo era divenuto più tonico per i lavori manuali cui era stata sottoposta nell’ultimo anno, ma anche più magro, perché, come tutti gli altri, viveva con un costante senso di fame.
Senza cercare di essere notato, Mattia osservava quell’uomo che restava impassibile. Non aveva mai visto una reazione simile.
Fece inginocchiare la ragazza davanti alla zia e prese il frustino.
“Cara Greta, sai che non vogliamo visite di parenti, quei parenti che hanno abbandonato i loro figli o i loro nipoti, che non li hanno ascoltati ed aiutati, capiti ma, invece, li hanno giudicati. Chi sta qui, lo fa di sua spontanea volontà e perché sta bene, avendo trovato finalmente una famiglia che li accoglie, li ascolta, non li giudica e li ama. Non come voi. Dovreste vergognarvi per come avete trattato questa ragazza”.
La zia era allibita. Restava ferma, seduta sulla punta del divano. Gli occhi erano sbarrati e la bocca non voleva saperne di chiudersi, come se le parole che aveva in mente fossero ancora bloccate dal cervello e le lebbra inutilmente predisposte per esprimersi.
“Simona sarà frustata, per le prossime cinque sere, davanti alla comunità, con colpi su tutto il corpo. Smetteremo solo quando il pianto sarà disperato. Dovrà mangiare dal pavimento i nostri avanzi, e non sempre. Tutto questo sarà colpa vostra. Pensatela per le prossime cinque sere, alle 19.00, sotto la frusta a causa della vostra visita. Simona soffrirà ma trarrà piacere nel sapere che tu ti sentirai in colpa".
Finalmente la donna riuscì a parlare.
“No! no! no! ti prego”.
Quale dimostrazione del suo potere e della sottomissione della ragazza, le diede tre colpi di frustino che costrinsero Simona a piegarsi in avanti dal dolore.
Greta allungò inutilmente le mani come se quel gesto potesse proteggere sua nipote.
“Basta, basta”.
Mattia si diresse al tavolino accanto alla sua poltrona. Prese dal cassetto dei biscotti a forma di osso e ne gettò a terra uno.
Senza bisogno di ordini, Simona si chinò a raccoglierlo per mangiarlo.
“Questo è niente. Se le va bene e non avremo avanzi, mangerà questi ed altri prodotti per cani…a meno che tu non mi succhi il cazzo, adesso”.
La donna restò basita e guardò Gherardo che, ancora, rimase impassibile, con quel maledetto sguardo carico di forza, ma tranquillo, come se si sentisse inattaccabile, come se vivesse nella protezione di una casa robusta mentre fuori imperversa il temporale.
"Spogliati”.
La donna esitò e Mattia frustò ancora Simona.
Greta si alzò, si spogliò e si inginocchiò.
Mattia prese posto in poltrona e allargò le gambe.
“Tirami fuori il cazzo”.
Non era duro come lui stesso si aspettava. La presenza inquietante di quell’uomo gli aveva rovinato la festa.
Greta si chinò e cominciò a succhiare quel cazzo che, comunque, in breve tempo prese forma e consistenza.
Mattia osservò Simona ed il suo sguardo carico di odio verso la zia. Vedeva due occhi compiaciuti per l’umiliazione e la tortura cui quella persona per lei ormai estranea era sottoposta. Gli sembrava di vedere nei suoi pensieri e nelle sue emozioni il piacere derivante dalla vendetta verso coloro che l’aveva abbandonata.
Per Simona l’umiliazione di sua zia era anche una vendetta nei confronti di sua madre che nemmeno aveva avuto il coraggio di venire da lei a cercare, almeno di provare, di portarla via, di abbracciarla.
Osservò con sguardo feroce tutta la scena, anche quando Mattia prese la zia per i capelli e la fece alzare in piedi per farle posare il busto sulla scrivania.
Mattia godette ad ogni frustata che le diede mentre le scopava il culo, con forza, vigore, come se da quello dipendesse l’affermazione del suo potere sulla nipote, su di lei, sui genitori di quella schiava a terra che guardava la scena, quella schiava che presto gli avrebbe donato la casa al mare, i suoi soldi e gliene avrebbe fatti guadagnare altri prima col suo lavoro da schiava e poi con la vendita.
Si sentiva forte, potente, invincibile.
Godette con forza, provando molto più piacere di quello che solitamente provava con le schiave, una sensazione che gli derivava dal potere che stava provando, in quel momento dimentico della inquietante presenza di Gherardo.
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