La setta (parte 9)

di
genere
sadomaso

Mattia ed Ilaria, stesi sul ventre, a letto, con la lingua degli schiavi che li eccitavano leccando il culo, si parlarono a lungo.
Il racconto delle impressioni sulla nuova possibile adepta stava volgendo al termine e, di contro, stava aumentando sempre più l’eccitazione.
Ilaria aveva ancora in sospeso la scopata iniziata prima e lasciata in sospeso da quello stronzo che si divertiva sempre a stimolarla per poi fermarsi.
Nonostante le lamentele e gli improperi dei quali lo faceva destinatario, le piaceva stare in quello stato di continua e prolungata eccitazione, sapendo che era l’inizio di un gioco che sarebbe durato ore, sempre provocata con leggeri stimoli utili per tenerla costantemente in tensione.
“Avuta la nuova come schiava, credo che sia ora di vendere Elena”
La eccitava parlare di una schiava o uno schiavo programmando il suo destino in sua presenza, sicura che non sarebbe stato compreso il significato delle parole pronunciate in lingua cinese, quella dei futuri acquirenti.
“Sì Ilaria, credo sia ora, anche in assenza del suo rimpiazzo con Martina. Ormai è pronta ed il cliente ha già sollecitato l’acquisto. Ormai sono 4 anni che vive chiusa qua dentro come schiava. Non è più in grado di fare altro se non servire docilmente. E’ come il vino, più passa il tempo più è preziosa”.
“Ha accettato il prezzo che avevi richiesto?”.
“La pagherà moltissimo, l’aveva già chiesta in vendita e aveva apprezzato le sue abilità sessuali dopo che gliel’ho prestata per provarla”.
Ritenendo definito il discorso e la programmazione, si girarono, stesi sulla schiena.
Elena si dedicò al cazzo di Mattia. Prima lo baciò a lungo, con le sue labbra umide e piene che aveva imparato ad usare benissimo per dare piacere al Padrone e a coloro ai quali l’aveva prestata.
Con la lingua accarezzò tutta l’asta, ripetutamente, soffermandosi sul glande.
Infine, quando avvertì che il Padrone era giunto al colmo dell’attesa, lentamente lo fece entrare in bocca, spingendolo fino in fondo.
Fabrizio, parimenti, iniziò a leccare le grandi labbra della Padrona, in maniera morbida, avvicinandosi al clitoride, sfiorandolo, creando attesa e piacere, per poi abbandonarlo e scendere nuovamente sulle grandi labbra. Penetrò appena la figa e, lentamente con piccoli colpetti dati con la punta, salì fino al clitoride per sollecitarlo ancora senza dedicarvisi fino all’orgasmo, rimandando l’operazione dopo essersi dedicato ancora alla figa, penetrata con la lingua resa dura.
Finalmente salì nuovamente fino al clitoride sul quale si concentrò delicatamente, sfiorandolo, colpendolo con la punta rigida ripetutamente e velocemente, alternando le carezze con la lingua piena per terminare nuovamente con la punta mentre con le dita accarezzava le grandi labbra, anche entrando appena nella figa.
Mentre leccava, il ragazzo respirava il profumo del sesso eccitato, ne apprezzava gli umori che si posavano sulla lingua in maniera abbondanti, portati in bocca e assaporati, così che le papille gustative potessero dare nuova forza e vigore alla lingua, sempre assetata degli umori che trestimoniavano il piacere donato ed il successo del dono di sé alla Padrona, alla quale era dedicato ogni pensiero ed emozione del momento.
Con la mano si insinuò sotto le natiche per raggiungere il culo e accarezzarlo, penetrandolo appena, mentre la lingua entrava nel sesso.
“Spostatevi”.
Ilaria col piede allontanò Fabrizio. Elena capì che doveva levarsi il prima possibile. Scese dal letto e si inginocchiò accanto.
La donna si mise cavalcioni sul compagno e lo penetrò, trovandosi subito le sue mani sui seni e le dite sui capezzoli che li accarezzavano, strizzavano, sfioravano, preparandoli per la lingua che subito li raggiunse. Mattia si mise a sedere avendo cura di non fare uscire il cazzo e leccò il collo, le orecchie, la bocca, la lingua per scendere sui seni e sui capezzoli. L’altra mano accarezzava, sfiorandola, la schiena mentre i denti stringevano appena il colmo dei seni, ormai eretti come se volessero prima e meglio penetrare nella bocca umida.
Mattia si stese nuovamente, agevolando la penetrazione col bacino.
La voce roca di Ilaria, carica di eccitazione, ordinò a Elena di salire sul letto, tra le gambe dell’uomo.
La schiava sapeva cosa avrebbe dovuto fare. Era cosa solita che, nella sua ripetitività, le aveva consentito di acquisire esperienza e, per i Padroni, essere fonte di piacere sicuro.
Elena adorava essere coinvolta ed avvolta nel sesso dei Padroni, come se potesse in quel modo fare parte di quel momento carico e denso di intimità, assorbendo una parte di ciò che per lei rappresentavano, delle sue emozioni e del suo senso di libertà per essere stata accolta e curata in quel gruppo, innamorata del carisma del leader, al pari degli altri della comunità, sentendosi quasi una privilegiata per avere accesso diretto e quasi esclusivo alla sfera di quell’uomo che tanto emanava e trasmetteva alla gente che lo circondava.
Così si insonuò, a fatica, tra le cosce dell’uomo, cercando di raggiungere le palle ed il cazzo nella parte in cui entrava nella figa, quando Ilaria si alzava sulle ginocchia fino a farlo quasi uscire, per farsi stimolare dalla lingua della ragazza che sembrava volesse entrare anche lei in quel sesso già riempito.
La schiava leccava il glande quasi fuori dal sesso e la figa nella parte in cui circondava il cazzo pronto ad entrare.
La ragazza stava attenta perché la Padrona, senza avvisare, sarebbe scesa per farsi penetrare, costringendola ad allontanarsi appena per consentirle di farsi prendere da quel cazzo.
La Padrona sentiva il compagno sempre più carico di piacere. Si mosse sempre più velocemente divenendo per lei difficilmente rinviabile ancora quell’orgasmo che aveva iniziato a montare da qualche ora, quando lo stronzo l’aveva lasciata sospesa dopo averla leccata e penetrata sulla scrivania del suo studio.
Per Elena divenne impossibile continuare a dare piacere in quanto la donna accelerò la penetrazione fino a godere, anche grazie al pollice di Mattia che cercava il clitoride mentre la penetrava.
Ilaria si fermò ansimante muovendo appena il bacino, per godere del cazzo ancora dentro di lei. Amava troppo sentirsi piena, anche dopo l’orgasmo.
Quei lenti movimenti fecero godere anche Mattia, che le venne dentro, stringendole le natiche nelle mani che testimoniavano il culmine della sua tensione all'apice dell’orgasmo.
La frequentazione dei Padroni porta agli schiavi di poter anticipare i loro desideri, gesto che può compiacere il Padrone ma anche lo schiavo stesso, per quel senso di utilità nei gesti semplici.
Fabrizio si stese sul letto, a lato dei Padroni. Ilaria si spostò e si accovacciò sul suo viso così da far scendere nella sua bocca lo sperma che aveva dentro. Il ragazzo succhio e leccò per pulire ed asportare tutto, ingoiandolo. I primi tempi aveva fatto molta fatica ad ingerire lo sperma maschile. Non erano servite frustate, né minacce, bensì fu sufficiente la mano delicata della Padrona sul viso e la voce calda e suadente che lo invitava a compiacerla, per renderla felice e consentire a lui di essere utile al leader della comunità che lo aveva accolto ed amato.
Elena, invece, amava prendere subito in bocca quel cazzo ancora duro e bagnato e pulirlo, leccarlo delicatamente perché sapeva che dopo l’orgasmo era molto sensibile. Sentiva uscire le ultime gocce del piacere che faceva proprie, utili a lei per sentire dentro di lei quell’uomo per il quale provava un'emozione fortissima.
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2026-07-23
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