La setta (parte 8)

di
genere
sadomaso

Ad Elena piacevano moltissimo quei momenti nei quali comprendeva che era una componente dell’intimità dei Padroni.
Anche se le erano preclusi i significati delle parole, adorava sentirsi parte di qualcosa, come nella sua vita precedente non era capitato mai, ignorata dai genitori e viziata dai soldi che le avevano comprato solo persone interessate alle feste nella sua villa.
Non le bastava più essere cercata dagli amici nei quali vedeva solo l’interesse per quella vita, con la quale i suoi genitori si lavavano la coscienza autoconvincendosi che stavano facendo il bene della figlia.
Abituata agli agi ed al lusso, Elena aveva trovato il piacere in una vita diametralmente opposta, dedita alla schiavitù verso i Padroni in un ambiente frugale, semplice, privo di inutili orpelli ma piena di attenzioni e di persone sempre disposte ad ascolatrla.
Allargò le natiche e cercò di entrare nel culo di Mattia con la lingua tenuta rigida. Avvertì il piacere del Padrone che alzò appena il bacino per agevolare l’ingresso. La schiava ne approfittò per infilare la mano fino a raggiungere il cazzo che trovò duro, conferma della bontà del suo operato e felice di essere utile per colui che la possedeva.
I due schiavi non si erano mai guardati, ciascuno intento nel proprio lavoro.
Avevano il divieto di parlare tra loro, anche successivamente. I Padroni non volevano che si scambiassero pensieri o sensazioni per avere preso parte alla loro vita privata. Anzi, i due schiavi non avrebbero dovuto rivolgersi la parola per nessun motivo, anche quando si incontravano negli spazi della comunità.
Una volta erano stati sorpresi a discorrere. L’argomento era assolutamente innocuo ed avevano iniziato a parlare del tutto ingenuamente mentre, nudi, pulivano la casa dei Padroni.
Questi, senza mostrare di essere adirati, si fecero seguire in sala e, seduti sul divano, li fecero inginocchiare davanti a loro.
Con l’abilità che li contraddistingueva, parlarono loro e li convinsero dell’importanza di non tradire mai la fiducia, elemento essenziale in una comunità in cui tutto veniva condiviso e dove le persone non dovevano mai mettere in dubbio che le regole non fossero rispettate. Solo questo consentiva a tutti di vivere in armonia e serenità.
Li fecero sentire sporchi, come se la loro innocente chiacchierata, andando oltre alle semplici parole scambiate, avesse violato una regola fondamentale sulla quale si reggeva la comunità.
I due schiavi, senza necessità di ordine alcuno, all’unisono, pur senza avere nemmeno scambiato un cenno di intesa, si prostrarono ai loro piedi e chiesero di essere puniti per poter lavare la loro anima.
Furono fatti inginocchiare con le mani sopra la testa, in mezzo al salone, e vennero frustati sul busto e sul petto, fino a che non si accasciarono a terra, in lacrime. La prima a cedere fu Elena, che si gettò ai piedi del Padrone. Mattia pose un piede sul corpo della ragazza fino a che le frustate di Ilaria non portarono alle lacrime anche Fabrizio.
La punizione eccitò Mattia che, in piedi, pretese un pompino da Elena ancora in ginocchio. Mentre riceveva piacere, fece passare il frustino sulla schiena della ragazza che, ancora dolorante per i colpi ricevuti, ebbe dei brividi di paura.
“Offriti”.
Quella sola parola portava in sé il significato di una posizione. La ragazza si girò e, restando in ginocchio con il culo alto, appoggiò la guancia sul pavimento esponendo ed offrendo maggiormente quella parte anatomica che tanto faceva impazzire il Padrone.
La ragazza mise entrambe le mani dietro il collo e spinse i lunghi capelli biondi in avanti, oltre alla testa, in modo che fossero un prolungamento del corpo. Il collo era così ben visibile e, con esso, anche il collare.
Le braccia vennero stese parallelamente ai capelli, in attesa di essere usata dal Padrone.
Mattia si chinò e la scopò come fosse una cagna.
Prima di godere uscì e spruzzò il seme sul pavimento. Non ci fu bisogno di spiegare a Elena, la ricca ragazza bionda viziata, che avrebbe dovuto pulire con la lingua.
Anche Ilaria era eccitata. Le piacevano moltissimo le punizioni.
Godette stando seduta cavalcioni sulla faccia di Fabrizio steso a terra.
I due schiavi vennero rinchiusi in altrettante gabbie piccole e lasciati in sala, due giorni senza cibo e con pochissima acqua.
Chi ebbe modo di vederli non si astenne dal biasimarli per farli sentire ulteriormente in colpa, meritevoli del trattamento. Agli occhi di tutti, i due schiavi avevano tradito la fiducia dei due leader ed era gravissimo. Non importava il fatto in sé, importava la violazione del divieto.
Ai due leader, invece, non importava nulla della violazione come principio, a loro interessava che gli adepti imparassero a non parlare tra loro e, soprattutto, la cieca ubbidienza per non mettere in pericolo l’equilibrio della comunità.
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2026-07-21
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