La setta (parte 1)
di
Kugher
genere
sadomaso
Il traffico le piaceva, sapeva di vita, di gente frenetica che correva agli appuntamenti ai quali era perennemente in ritardo, oppure di coppie che, con calma, si recavano al ristorante o al cinema, nel buio delle strade illuminate dai fari, dai lampioni e, soprattutto, dalle vetrine di quella caotica città. Si soffermò a guardare le persone che passeggiavano sull’ampio marciapiede. Alcune erano sole, altre abbracciate, altre ancora semplicemente in compagnia forse di un amico o un’amica.
Sorrise perché immaginava che il gruppo delle persone tranquille, che fossero in auto o a piedi, non avendo fretta, intralciavano il passo ai ritardatari che, invece, di fretta ne avevano eccome.
Il clacson della vettura posta dietro a quella sulla quale stava viaggiando, tipico di persona impaziente, le confermò questa sua supposizione.
Non si girò però a cercare la fonte del suono, avendo perso interesse alla circostanza.
Quel pensiero l’aveva distratta da colui che, alla guida dell’auto di grossa cilindrata, la stava facendo sentire desiderata.
Adorava quella sensazione, con tutti i costi che aveva e che lei ormai aveva imparato a conoscere.
Giacomo le stava ammirando le lunghe gambe impreziosite da quelle calze autoreggenti nere che parevano seta, il cui pizzo aveva avuto cura di lasciare intravedere dalla corta gonna.
Si stavano avvicinando al semaforo, ancora verde. Il ragazzo accelerò sperando di riuscire a passarlo, così da recuperare quel tempo inutilmente perso in auto, che lo separava dalla sua casa, dal suo frigorifero che conteneva una costosa bottiglia di champagne. Quando si era recato ad acquistare il vino, già sentendo odore del sesso di Jessica, gli avevano detto che alcuni vini italiani della Franciarta erano più pregiati e ricercati, ma a lui piaceva il suono di quella parola francese che pensava fosse in grado di completare il quadro di una persona di classe.
Mentre l’uomo accelerava, Jessica, lentamente, accavallò la gamba sinistra sulla destra, avendo cura che il silenzio in auto facesse sentire il fruscio delle calze che sfregavano tra loro.
Giacomo sollevò il piede dall’acceleratore per osservare il gesto. La speranza che restasse a lungo il verde si trasformò in eccitazione quando vide il giallo che presto si trasformò nel rosso. fermata l’auto, allungò la mano su quella coscia eccitante.
La ragazza gli sorrise e allargò le gambe solo quando si accese il verde.
Nonostante dietro si fosse scatenato un concerto ci clacson, l'uomo prima di partire entrò con la mano tra le gambe fino alla fica. Già al ristorante, quando erano usciti e le aveva messo una mano sotto il vestito, approfittando della ressa alla cassa prima di pagare, aveva avuto modo di apprezzare che le mutandine non gli avrebbero fatto perdere tempo nel levarle.
In tangenziale potè aumentare la velocità in modo da rispondere all’esigenza della sua eccitazione che premeva sui pantaloni.
Jessica allungò una mano per accertarsi dell’effetto che il suo corpo faceva sul sesso maschile. Soddisfatta di ciò che il tatto le restituiva, gli slacciò la cintura di sicurezza per poter liberare l’erezione sulla quale si chinò per prenderlo in bocca.
Istintivamente l’uomo alzò il piede dall’acceleratore. Dietro suonarono per l’improvvisa decelerazione. Si spostò sulla corsia di destra provocando altro colpo di clacson da chi lo stava superando sulla corsia sbagliata.
Mise una mano sul culo della ragazza che, lentamente, si era inserita tutto il cazzo in bocca, fino a farlo arrivare in fondo alla gola.
Era durissimo e la cosa la eccitava perché si sentiva desiderata, voluta.
Si era fatta corteggiare a lungo, anche se sapevano entrambi che era solo questione di tempo prima che lei gliela desse.
Gli aveva mandato tutti i messaggi possibili e immaginabili per fargli capire che sarebbero finiti a letto assieme, ma a lei piaceva essere corteggiata, non tanto per farsi desiderare, ma perché le piaceva moltissimo avere attenzioni, ricevere telefonate, messaggi.
Sapeva che tutto era mirato alla scopata finale, ma la facevano sentire importante.
Giacomo raggiunse col dito il sesso trovandolo bagnato, ritenendo quell’umido quale conferma del suo sex appeal. In realtà la ragazza si eccitava nel trovare il cazzo duro in quanto testimonianza del desiderio di lei, anche se solo fisico.
Succhiava e muoveva la lingua.
Aveva capito che a lui piaceva sentire il cazzo che toccava in fondo alla bocca e così lo teneva lì, in continua tensione, lo faceva toccare in gola e poi staccava appena per spingerlo nuovamente in fondo.
Con la mano lo stringeva per sentire il desiderio di lei.
Mentre aspettavano l’ascensore per salire in casa, arrivò un signore che aveva portato fuori il cane. L’uomo si stava avvicinando per salire con loro. Jessica si voltò verso il suo amante e con un tono di voce che avrebbe anche potuto essere udito dal condomino, gli chiese se a casa aveva anche lui un collare ed un guinzaglio per portarla a quattro zampe fino alla camera da letto.
La reazione di quelle parole fu testimoniata dalla mano che, posta sul culo, salì fino all’inguine approfittando del fatto che il corpo di lei avrebbe coperto l’operazione.
Durante il viaggio fino al terzo piano, Giacomo non staccò la mano dal culo della donna, protetto dal contatto fisico che il piccolo spazio giustificava.
Il loro compagno di viaggio scese al terzo piano. Fino al dodicesimo, lei si inginocchiò e cominciò nuovamente a succhiarglielo, mentre lui le schiacciava la testa sul cazzo tenendole i capelli.
La possibilità di essere visti attraverso i vetri delle porte interne mentre passavano ai piani, ebbe l’effetto di eccitarli ulteriormente.
Appena entrati in casa, Jessica si appoggiò col viso sulla porta chiusa spingendo in fuori il culo.
Giacomo sollevò la gonna e la penetrò subito, mentre le stringeva i capelli e le leccava il collo. Si tolse la cintura che le passò intorno al collo, realizzando una sorta di collare e guinzaglio. Uscì dalla figa e, strattonando il guinzaglio improvvisato, la fece abbassare con le ginocchia a terra.
“Fammi vedere come ti muovi, cagna”.
La voce tradiva un eccitazione che sapeva di sesso forte, pieno, desiderato e non rinviabile. La voglia che l’uomo aveva di lei ebbe l’effetto di eccitarla.
Nel seguirlo fino in camera ancheggiò come una cagna in calore, guadagnando qualche sculacciata e un paio di colpi con la cintura sulla schiena, utilizzata come una frusta.
Il suono del cuoio sulla pelle ebbe l’effetto di eccitare ancor di più l’uomo.
“Mettiti seduto in poltrona”.
Sapeva che la sua voce calda e sensuale aveva il potere di trasmettere la sua resa, divenendo promessa di un corpo tutto dedicato al piacere di lui.
Giacomo la stava aspettando col cazzo duro e le gambe aperte sulla poltrona in pelle marrone scuro, quasi cuoio che si attaccò al culo sudato per il caldo che stava provando.
Lei lo raggiunse come una cagna, ancheggiando a quattro zampe mentre lo guardava fisso negli occhi e la bocca semi aperta che si sarebbe allargata sul cazzo mentre entrava fino alla gola.
Per tutta la sera quella cagna l’aveva eccitato. La prese per i capelli, la fece alzare e, restando sulla poltrona, la fece mettere cavalcioni su di sé per penetrarla. Mentre agevolava col proprio bacino i movimenti della scopata, strinse le mani sul culo ottenendo un eccitantissimo lamento.
Jessica gli stava leccando le orecchie quando le godette dentro, facendo esplodere in lei tutto ciò che lei era stata in grado di accumulare nelle sue palle per tutta la serata.
Sorrise perché immaginava che il gruppo delle persone tranquille, che fossero in auto o a piedi, non avendo fretta, intralciavano il passo ai ritardatari che, invece, di fretta ne avevano eccome.
Il clacson della vettura posta dietro a quella sulla quale stava viaggiando, tipico di persona impaziente, le confermò questa sua supposizione.
Non si girò però a cercare la fonte del suono, avendo perso interesse alla circostanza.
Quel pensiero l’aveva distratta da colui che, alla guida dell’auto di grossa cilindrata, la stava facendo sentire desiderata.
Adorava quella sensazione, con tutti i costi che aveva e che lei ormai aveva imparato a conoscere.
Giacomo le stava ammirando le lunghe gambe impreziosite da quelle calze autoreggenti nere che parevano seta, il cui pizzo aveva avuto cura di lasciare intravedere dalla corta gonna.
Si stavano avvicinando al semaforo, ancora verde. Il ragazzo accelerò sperando di riuscire a passarlo, così da recuperare quel tempo inutilmente perso in auto, che lo separava dalla sua casa, dal suo frigorifero che conteneva una costosa bottiglia di champagne. Quando si era recato ad acquistare il vino, già sentendo odore del sesso di Jessica, gli avevano detto che alcuni vini italiani della Franciarta erano più pregiati e ricercati, ma a lui piaceva il suono di quella parola francese che pensava fosse in grado di completare il quadro di una persona di classe.
Mentre l’uomo accelerava, Jessica, lentamente, accavallò la gamba sinistra sulla destra, avendo cura che il silenzio in auto facesse sentire il fruscio delle calze che sfregavano tra loro.
Giacomo sollevò il piede dall’acceleratore per osservare il gesto. La speranza che restasse a lungo il verde si trasformò in eccitazione quando vide il giallo che presto si trasformò nel rosso. fermata l’auto, allungò la mano su quella coscia eccitante.
La ragazza gli sorrise e allargò le gambe solo quando si accese il verde.
Nonostante dietro si fosse scatenato un concerto ci clacson, l'uomo prima di partire entrò con la mano tra le gambe fino alla fica. Già al ristorante, quando erano usciti e le aveva messo una mano sotto il vestito, approfittando della ressa alla cassa prima di pagare, aveva avuto modo di apprezzare che le mutandine non gli avrebbero fatto perdere tempo nel levarle.
In tangenziale potè aumentare la velocità in modo da rispondere all’esigenza della sua eccitazione che premeva sui pantaloni.
Jessica allungò una mano per accertarsi dell’effetto che il suo corpo faceva sul sesso maschile. Soddisfatta di ciò che il tatto le restituiva, gli slacciò la cintura di sicurezza per poter liberare l’erezione sulla quale si chinò per prenderlo in bocca.
Istintivamente l’uomo alzò il piede dall’acceleratore. Dietro suonarono per l’improvvisa decelerazione. Si spostò sulla corsia di destra provocando altro colpo di clacson da chi lo stava superando sulla corsia sbagliata.
Mise una mano sul culo della ragazza che, lentamente, si era inserita tutto il cazzo in bocca, fino a farlo arrivare in fondo alla gola.
Era durissimo e la cosa la eccitava perché si sentiva desiderata, voluta.
Si era fatta corteggiare a lungo, anche se sapevano entrambi che era solo questione di tempo prima che lei gliela desse.
Gli aveva mandato tutti i messaggi possibili e immaginabili per fargli capire che sarebbero finiti a letto assieme, ma a lei piaceva essere corteggiata, non tanto per farsi desiderare, ma perché le piaceva moltissimo avere attenzioni, ricevere telefonate, messaggi.
Sapeva che tutto era mirato alla scopata finale, ma la facevano sentire importante.
Giacomo raggiunse col dito il sesso trovandolo bagnato, ritenendo quell’umido quale conferma del suo sex appeal. In realtà la ragazza si eccitava nel trovare il cazzo duro in quanto testimonianza del desiderio di lei, anche se solo fisico.
Succhiava e muoveva la lingua.
Aveva capito che a lui piaceva sentire il cazzo che toccava in fondo alla bocca e così lo teneva lì, in continua tensione, lo faceva toccare in gola e poi staccava appena per spingerlo nuovamente in fondo.
Con la mano lo stringeva per sentire il desiderio di lei.
Mentre aspettavano l’ascensore per salire in casa, arrivò un signore che aveva portato fuori il cane. L’uomo si stava avvicinando per salire con loro. Jessica si voltò verso il suo amante e con un tono di voce che avrebbe anche potuto essere udito dal condomino, gli chiese se a casa aveva anche lui un collare ed un guinzaglio per portarla a quattro zampe fino alla camera da letto.
La reazione di quelle parole fu testimoniata dalla mano che, posta sul culo, salì fino all’inguine approfittando del fatto che il corpo di lei avrebbe coperto l’operazione.
Durante il viaggio fino al terzo piano, Giacomo non staccò la mano dal culo della donna, protetto dal contatto fisico che il piccolo spazio giustificava.
Il loro compagno di viaggio scese al terzo piano. Fino al dodicesimo, lei si inginocchiò e cominciò nuovamente a succhiarglielo, mentre lui le schiacciava la testa sul cazzo tenendole i capelli.
La possibilità di essere visti attraverso i vetri delle porte interne mentre passavano ai piani, ebbe l’effetto di eccitarli ulteriormente.
Appena entrati in casa, Jessica si appoggiò col viso sulla porta chiusa spingendo in fuori il culo.
Giacomo sollevò la gonna e la penetrò subito, mentre le stringeva i capelli e le leccava il collo. Si tolse la cintura che le passò intorno al collo, realizzando una sorta di collare e guinzaglio. Uscì dalla figa e, strattonando il guinzaglio improvvisato, la fece abbassare con le ginocchia a terra.
“Fammi vedere come ti muovi, cagna”.
La voce tradiva un eccitazione che sapeva di sesso forte, pieno, desiderato e non rinviabile. La voglia che l’uomo aveva di lei ebbe l’effetto di eccitarla.
Nel seguirlo fino in camera ancheggiò come una cagna in calore, guadagnando qualche sculacciata e un paio di colpi con la cintura sulla schiena, utilizzata come una frusta.
Il suono del cuoio sulla pelle ebbe l’effetto di eccitare ancor di più l’uomo.
“Mettiti seduto in poltrona”.
Sapeva che la sua voce calda e sensuale aveva il potere di trasmettere la sua resa, divenendo promessa di un corpo tutto dedicato al piacere di lui.
Giacomo la stava aspettando col cazzo duro e le gambe aperte sulla poltrona in pelle marrone scuro, quasi cuoio che si attaccò al culo sudato per il caldo che stava provando.
Lei lo raggiunse come una cagna, ancheggiando a quattro zampe mentre lo guardava fisso negli occhi e la bocca semi aperta che si sarebbe allargata sul cazzo mentre entrava fino alla gola.
Per tutta la sera quella cagna l’aveva eccitato. La prese per i capelli, la fece alzare e, restando sulla poltrona, la fece mettere cavalcioni su di sé per penetrarla. Mentre agevolava col proprio bacino i movimenti della scopata, strinse le mani sul culo ottenendo un eccitantissimo lamento.
Jessica gli stava leccando le orecchie quando le godette dentro, facendo esplodere in lei tutto ciò che lei era stata in grado di accumulare nelle sue palle per tutta la serata.
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