Il compleanno di Monica (parte 1)

di
genere
sadomaso

Il sole finalmente riscaldava i corpi, i muri ed il mare dopo un inverno che sembrava non volesse finire mai. A Monica piaceva quel calore che le accarezzava le gambe e le braccia.
Si sentiva allegra e leggera. I primi caldi le facevano sempre questo effetto e le sembrava che il suo corpo e, con esso, i suoi desideri, trovassero quella stessa energia che dava ai prati un verde più pieno.
Gli uccelli, in quel cielo reso azzurro limpido da quello stesso leggero venticello che le accarezzava i capelli rossi lasciati sciolti, le davano un senso di ritrovata libertà dagli ambienti chiusi e dai pesanti vestiti invernali.
Marco la seguiva. Gli piaceva starle dietro di qualche passo per poterle ammirare il culo che la donna, sapientemente, sapeva muovere nel salire gli scalini che li stavano portando alla città vecchia, in mezzo a stretti vicoli nei quali il sole asciugava le pietre della pavimentazione solo a mezzogiorno, quando poteva finalmente entrare in quella zona lasciata in ombra per gran parte della giornata, come se volesse dare una sorta di intimità agli amanti che dalla piazza illuminata si trovavano in un ambiente stretto, quasi buio, intimo.
Si erano presi entrambi una giornata di libertà dai rispettivi uffici. Monica, contrariamente a quanto avesse pensato, non aveva dovuto insistere per convincere Marco a prendersi un giorno di ferie.
Era il suo compleanno e voleva regalarsi una giornata spensierata in un periodo in cui il vero lusso è il tempo che insistentemente insegue le persone, ricordando appuntamenti, scadenze, telefonate, con un incalzare sempre più pressante, come se negli ultimi anni le ore si fossero accorciate rispetto ai canonici 60 minuti ai quali, probabilmente, qualcuno aveva rubato preziosi secondi a ciascuno di essi.
Si era vestita in maniera quasi casta, trovando uno sguardo deluso nell’uomo quando l’aveva vista uscire dal portone.
“Vorrai mica salire sulla mia auto vestita così?”
“Perché, mi vuoi forse dire che non sto bene?”
Solo in quel momento l’uomo si accorse del campo minato nel quale era appena entrato.
“Il tuo bellissimo corpo merita tessuti parimenti pregiati, ai quali deve essere affidato il compito di coprire scoprendo, così da evidenziare, ad ogni tua elegante movenza, quanto quei vestiti non dovrebbero coprire ma, bensì, rivelare a nutrimento degli occhi sconosciuti che possono così trarre vigore dall’ammirar cotanta fresca beltade”.
Monica sorrise allegra, mentre gli dava un bacio sulle labbra non abbastanza veloce da non consentirle di accarezzarle con la punta della lingua prima di salire in auto.
“Ti ho scelto anche per questa tua innata paraculaggine”
“...oltre che per le mie leggendarie capacità amatorie”
“...e naturalmente anche per il tuo ingenuo ottimismo”.
Saliti in auto, Marco le accarezzò le gambe salendo con la mano che venne fermata dalla donna la quale, per compensare il limite imposto, si diresse verso la bocca dell’uomo tenendo le labbra dischiuse mentre spingeva in avanti i seni.
Sapeva che lui non gradiva le calze color carne e restò delusa quando non sentì le lamentele quale testimonianza della riuscita della sua provocazione.
Lasciata la piazza assolata, Monica guidò Marco verso un vicoletto della città medievale. Davanti a loro, in fondo, un uomo era appena uscito dallo spazio ristretto e, in sua sostituzione, era appena entrata una coppia anziana, come se si fossero scambiati il testimone da portare in quella viuzza.
Monica, con un movimento reso esperto dai tanti giochi di seduzione all’aperto in luoghi pubblici, alzò la gonna a beneficio della vista di Marco, rivelando che le calze color carne erano sorrette da reggicalze. La pelle nuda delle cosce era tale anche sul culo, non coperto da inutili mutandine. Sapeva che Marco adorava i contrasti e sapeva che quell’abbigliamento quasi casto, in un vicolo ombreggiato i cui spazi ristretti creavano quell’intimità utile per la fugace complicità tra loro.
Le calze color carne divennero improvvisamente sensuali, confermando il gioco sessuale che anticipava ciò che sarebbe accaduto nella segreta protezioni delle mura domestiche.
Marco le si avvicinò come se volesse solo starle vicino in quello spazio ristretto che, tra pochi metri, avrebbe causato la necessità dell’appoggio al muro per consentire alla coppia che stava arrivando di poter passare nella direzione opposta.
Coprendo la donna lateralmente con parte del proprio corpo, affidando alla gonna nella parte anteriore il compito di coprire le nudità, approfittò della necessità di fermarsi per consentire a coloro che stavano incrociando, di poter passare. In quel momento di immobilità e attesa, Marco cercò il solco delle natiche e, con un dito, penetrò il sesso della donna.
Spinse verso l’alto per affondare la parte anatomica. Mentre incrociarono i passanti che li avevano raggiunti, il dito uscì quel tanto per poterle accarezzare il clitoride.
Monica cercò di restare impassibile, mentre quello stronzo decise di intavolare discorso con la coppia anziana per chiedere la strada più corta verso la cattedrale, fingendo di non capire bene, così da prolungare i dialoghi e lo sfioramento delle grandi labbra e del clitoride.
Prima di riprendere il cammino, pizzicò appena un labbro della figa. Salutò quei gentili signori fingendo di togliersi un pelo dalle labbra mentre, davanti a loro, assaporò gli umori che erano rimasti sulle dita.
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2026-04-09
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