La finestra (parte 2)

di
genere
sadomaso

“Stendetevi a passatoia!”.
Schiavo 1 e schiavo 2 si disposero come era stato loro ordinato.
Finché ebbero il compito di dare piacere con la lingua, pur nella costrizione della postura, avevano avuto una certa autonomia della quale, adesso, era giunto il momento di privarli.
Gianna ora voleva quel piacere sadico che è possibile cogliere nelle fessure di un rapporto, entrando nei meandri della mente e dei ruoli di gioco, per eccedere nel dominio, fonte autonoma di piacere.
Schiavo 1 e schiavo 2 si erano stesi vicino alla parete e paralleli ad essa. Schiavo 1 aveva le gambe allargate, sdraiato sulla schiena, così da consentire a schiavo 2, anch'esso sdraiato sulla schiena, di stendersi mettendo la testa a terra vicino alle palle del suo amico, così da formare una linea unica con i loro corpi esposti.
Gianna li ammirò da lontano e vide ciò che le scatenava profondi piaceri: due corpi stesi in modo da formare una passatoia.
Si avvicinò a schiavo 2, apprezzando il cazzo duro di schiavo 1, vicino alla testa dell’amico.
Mise la suola davanti alla bocca del ragazzo così che egli potesse leccarla. Il tacco entrò poi nella bocca, simulando la penetrazione fallica.
Da quando aveva chiuso il rapporto con Remo, non era più stata penetrata, perlomeno da un uomo. Il suo piacere derivava dalla lingua o dal vibratore, che a volte usava da sola o mentre godeva del dolore o dell’umiliazione inflitta ai giovani schiavi.
Le dava uno strano piacere anche simulare la penetrazione con oggetti nei buchi dei ragazzi. Lo faceva quasi con rabbia, forse per non essere più riuscita ad avere un cazzo dentro di sé.
Dalla bocca della schiavo 2 si spostò di poco sul cazzo teso dello schiavo 1, torturandolo con la suola e facendogli molto male, ma non abbastanza, evidentemente, da fargli perdere turgore.
Quel tipo doveva essere un masochista vero. Il dolore misto all’umiliazione lo eccitava, e anche molto.
Il suo amico un po’ meno, ma sembrava che anch’egli avrebbe potuto regalarle belle emozioni, sensazioni sempre diverse, da quando la sua amica Elena l’aveva introdotta verso quel tipo di sesso.
Confidandosi con lei, una sera, durante una cena all'aperto sotto un pergolato, aveva detto che la separazione da Remo l’aveva scossa e, da allora, non riusciva più ad avere una rapporto sessuale completo con uomo, pur provando nostalgia per l’orgasmo provocato da altra persona dentro di lei.
Elena l’aveva così introdotta in un club sadomaso. La prima sera era stata presa dalla tentazione di uscire, scappare da quel luogo buio che sembrava entrarle dentro pur spaventandola. Non era pronta a vedere uomini e donne su un palco mentre venivano frustati, o altri che venivano portati a 4 zampe da Padroni e Padrone che li tenevano al guinzaglio. Eppure, respinta, si sentiva attratta da quelle scene che la ipnotizzavano e che, trattenendola, la incitavano a prendere il soprabito nero e uscire all’aria aperta.
Elena aveva insistito e, piano piano, aveva imparato ad apprezzare ciò che quella sessualità sapeva donarle.
Se ne era innamorata o, benché capisse che era il termine sbagliato, se ne sentiva rapita, presa, lanciata in aria come sulle montagne russe con quella adrenalina tipica che crea dipendenza.
Si era prima riconosciuta e poi conosciuta, così da apprezzare nel dettaglio e nelle pieghe dei rapporti psicologici ciò che quel rapporto poteva dare.
Ancora non riusciva ad instaurare rapporti umani, così i suoi schiavi erano, appunto, solo schiavi. Non avevano nomi e, se le venivano detti, li dimenticava subito.
In quel momento si era messa tra le gambe di schiavo 2 e stava torturando il suo sesso con la suola delle scarpe. A differenza di schiavo 1, il suo cazzo ne risentì.
Gli mise così un piede sul ventre e salì su di lui, pensando sulla suola e poi sul tacco. Voleva sentire e vedere il suo dolore, voleva respirare la sua sottomissione e, specularmente, il proprio dominio.
Sentì una scarica di piacere che le partì dalla nuca per arrivarle dritta al sesso passando dallo stomaco.
Mise l’alto piede sul petto e, facendo una camminata, portò l’altro sul ventre di schiavo 1 e, ancora, il piede sul petto.
In 4 passi aveva calpestato due corpi.
Vedeva solo dolore e dominio. Non provò nemmeno a ricordare i nomi di quei due tipi conosciuti la sera prima. Non le interessavano e a loro aveva dato un nome falso.
Se li era portati a casa ma aveva preteso che fossero bendati. Una volta uno schiavo si era presentato a casa sua e aveva suonato il campanello. Aperta la porta lo aveva trovato nudo ed in ginocchio.
Da allora pretendeva di bendarli così che non sapessero arrivare a casa sua.
Aveva anche pensato di portarli in una B&B o in un albergo.
Aveva però desistito, voleva che quei pezzi di carne le dessero piacere in casa sua, tra le sue cose, tra quelle mura che avevano ospitato la sua vita con Remo, come se potessero servire per scacciare quella presenza che non voleva andarsene e la tormentava ancora.
La cosa che le faceva rabbia era che non riusciva nemmeno a dare a lui la colpa esclusiva della cessazione del rapporto. Sapeva che lei aveva colpa, sapeva che entrambi avevano un carattere forte al limite da essere incompatibili. Eppure si erano amati e, ne era sicura, si amavano ancora. Lei, perlomeno, lo amava ancora, anche se non riusciva ad ammetterlo perché la cosa le faceva paura e le dava dolore.
Per questo non voleva e non riusciva ad essere penetrata. Si sentiva ancora sua così come sperava che, specularmente, lui si sentisse ancora suo.
La faceva incazzare questa situazione nonostante fosse passato oltre un anno, un anno in cui nessun cazzo era entrato dentro e nel quale lei si era circondata solo di corpi che le davano piacere tra quelle mura che le ricordavano il piacere derivante dal sentimento prima che dalla carne.
Camminò ancora su schiavo 1 e su schiavo 2.
Lo fece 6, 7, 8, 9, 10, 11 volte. Schiavo 1 aveva il cazzo che sembrava stesse esplodendo. Schiavo 2 invece lo aveva molle.
Non le importava, non le importava un cazzo dei loro cazzi perchè tanto non si sarebbe fatta penetrare.
Scese.
Mise il tacco nella bocca di schiavo 1.
“schiavo 2, in ginocchio dietro di me”.
di
scritto il
2026-04-21
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