La finestra (parte 1)

di
genere
sadomaso

Gianna amava il caldo, quello secco, che si stende sulla pelle e la carezza, che si insinua sotto di essa e raggiunge i muscoli per abbracciarli ed avvolgerli e dirigersi, poi, verso le ossa così da dare calore a tutto il corpo, quel calore che durante i mesi invernali le era mancato da morire, al punto da cercarlo nelle saune, quelle nordiche, nelle quali la nudità è un obbligo e dove si sente libera, pulita dal sudore che esce e che le da la sensazione di pulizia interiore, perché tutte le tossine escono e vengono lavate dall’acqua gelida che la aspetta una volta uscita da quella stanza dove la temperatura regna sovrana.
Gianna ama l’aria, quella pulita che sa di cielo e di erba e di quel lago che è possibile vedere dalla finestra alla quale è affacciata, appoggiata con i gomiti sul davanzale per farsi accarezzare da leggero vento che, attirato dalla corrente che tutte le finestre aperte creano, entra in casa per portare ossigeno e profumo di natura all’interno dell’abitazione.
E’ ancora innamorata di quella casa, appartenuta ai nonni e trascurata dai genitori che si erano recati in città, perché è lì che c’era il lavoro, quello che le ha consentito, con fatica e sacrifici, di studiare, laurearsi, prendere un master in economia e, così, trovare un lavoro che le ha consentito, con altri sacrifici, di mettere mani e soldi su quella casa che, ora, era diventata la sua unica abitazione, scappata da quella città caotica, inquinata, rumorosa che nelle notti insonni non le faceva vedere le stelle.
Gianna si godette il momento e chiuse gli occhi, alzando leggermente la testa che reclinò indietro, per offrire meglio il viso ed i capelli alla carezza dell’aria.
Il passaggio dai colori del prato e del lago alla cecità, la portò a concentrarsi sulla lingua che in quel momento le stava accarezzando il buco del culo.
La posizione appoggiata al davanzale le consentiva di tenere le lunghe gambe dritte e divaricate, così da consentire allo schiavo 1 di leccarla dietro.
Il ragazzo si era concentrato sul solco che divide le natiche e, piano piano, era arrivato al culo. La sua attenzione si era fermata sul bordo con movimenti circolari per farsi desiderare, per rendere la voglia di avere quella cazzo di lingua finalmente dentro il culo.
Ci sapeva fare quel tipo, niente da dire. Lo aveva capito la sera prima, al bar, quando aveva limonato a lungo mentre il suo amico le accarezzava l’interno coscia per cercare, senza raggiungere, la sua figa non protetta da mutandine.
Era stata tentata di dargli l’ordine di smetterla di girarci intorno e di infilare quella lingua nel culo, sicura che lo schiavo 1 avrebbe obbedito.
Tuttavia stava apprezzando il desiderio più che il traguardo.
Il ragazzo aveva la capacità di capire le sue reazioni e, così, era arrivato a varcare il buco quando lei non avrebbe più potuto resistere.
La sua lingua si era avventurata all’interno e lo stava esplorando, mentre le sue mani le sfioravano le cosce ed i glutei, provocandole brividi di piacere.
Aveva scelto bene, lui ed il suo amico, lo schiavo 2, che in quel momento era inginocchiato davanti a lei e, con la testa reclinata all’indietro, le stava leccando la figa.
Sembravano due musicisti affiatati che stavano suonando la medesima melodia, perfettamente sincroni.
Anche lo schiavo 2 l’aveva presa alla larga e si era concentrato sulle grandi labbra, mentre le mani le accarezzavano i polpacci per arrivare a sfiorare i piedi ancora contenuti in quelle scarpe nere tacco 12 che aveva comperato ad Amsterdam con il suo ex schiavo, del quale a mala pena ricordava il nome.
Anche schiavo 2 era arrivato all’ingresso della figa quando sembrava che non avrebbe più potuto attendere, e il varco era stato attraversato nello stesso identico momento in cui schiavo 1 le era entrato con la lingua nel culo.
Cazzo, aveva avuto un orgasmo in quel momento. Mai successa una cosa simile, di raggiungere l’apice del piacere con il solo desiderio, al punto che il tocco della lingua sull'obiettivo tanto agognato le aveva fatto esplodere il piacere nella figa, nella pancia ma, prima ancora, nella testa.
Aveva stretto le mani fino a che le unghie non avevano iniziato a farle male perché schiacciate contro il palmo della mano.
Il labbro inferiore era stato stretto tra i denti ed aveva aspirato con forza godendosi quanto schiavo 1 e schiavo 2 le avevano dato.
Non li aveva fermati, non subito, voleva godersi le due lingue nei suoi due buchi per far rinascere in lei altro e diverso piacere, quello che segue il primo orgasmo e che si appresta a sondare più nel dettaglio i meandri delle sue fantasie e dei suoi desideri fisici, così come chi visita una città per la seconda volta che, viste le cose principali, può soffermarsi sui dettagli apprezzando le piccole cose.
“Stendetevi a passatoia!”.
di
scritto il
2026-04-20
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